Per evitare che l’Italia sia la Grecia di domani

Scritto il alle 12:42 da Danilo DT

Tutti gli occhi sono puntati in questi ultimi giorni alla crisi Grecia e ai vari piani di salvataggio del paese ellenico. La fiducia incassata da Papandreou ha messo le basi per un’approvazione anche del pacchetto fiscale che porterà un’austerity senza precedenti. I greci ovviamente non ne vogliono sapere ma…non c’è alternativa per evitare il fallimento.
Vi chiedo però, oggi, di provare a guardare un po’ avanti. Ma non alla Grecia. All’Italia.


Le società di rating hanno già tuonato più volte minacciando downgrading a causa della bassa crescita economica. In effetti il problema proprio della crescita economica NON è assolutamente da sottovalutare.
In questo ambito, vi propongo un’interessante lettura tratta da il sito LaVoce.info:

TORNARE A CRESCERE, UN OBBLIGO PER L’ITALIA

La malattia del nostro paese è la bassa crescita. È questo ciò che rende ‘Italia vulnerabile alla crisi del debito pubblico. Il governo dovrebbe perciò agire contemporaneamente su due piani: precisare quali misure di aggiustamento intende adottare da qui alla fine della legislatura per rispettare gli impegni presi senza rimandarle ai posteri; e indicare un’agenda di riforme strutturali a costo zero per le casse dello Stato che ci mettano nelle condizioni di tornare a crescere nei prossimi dieci anni. Noi continueremo a offrire il nostro contributo costruttivo aggiornando le proposte già su questo sito e formulandone di nuove.
Il nostro Paese è affetto dalla malattia della bassa crescita. È l’unico paese dell’area Ocse a non avere conosciuto un incremento del reddito pro-capite negli ultimi dodici anni e rischia di tornare ai livelli di reddito precedenti la Grande Recessione solo nel 2020 (l’orizzonte programmatico dei Piani nazionali di riforma). La peggiore performance dell’Italia rispetto anche a paesi che hanno subito in questi anni shock molto più forti (scoppio di bolle immobiliari, crisi di grandi banche, devastanti catastrofi naturali) segnala che il problema della bassa crescita è legato a ragioni strutturali, da tempo messe in luce su questo sito, quali la mancata liberalizzazione di molti mercati di prodotti e servizi, incluse le professioni; la carenza di investimenti in ricercae in istruzione; un mercato del lavoro bloccato, che tiene fuori molti, spesso i più istruiti; una tassazione squilibrata che grava quasi solo sui fattori produttivi e su chi paga davvero le tasse, barriere alla crescita, più che alla nascita, delle imprese, e così via.

NON BASTA LA RAGIONERIA

È proprio la bassa crescita che rende l’Italia vulnerabile alla crisi del debito pubblico. Le preoccupazioni di chi dovrebbe comprare i nostri titoli di Stato riguardano la sostenibilità dell’aggiustamento fiscale richiesto al nostro paese per rispettare gli impegni già presi: bilancio in pareggio nel 2014, riduzione del debito pubblico lungo il sentiero contemplato dal nuovo Patto di stabilità e crescita. Con un tasso di crescita dell’1 per cento questo aggiustamento richiederebbe, dal punto di vista contabile, avanzi primari attorno al 4,5 per cento del prodotto interno lordo per molti anni, che rischiano di deprimere ulteriormente la crescita. Il dibattito politico sembra del tutto ignorare il fatto che, senza una crescita significativa dei redditi delle famiglie, l’aggiustamento è tecnicamente impossibile. Chi ha in mano le leve della politica economica è chiamato oggi ad agire contestualmente su due piani, tra di loro strettamente collegati:

» Precisare quali misure il governo intende adottareda qui alla fine della legislatura (non sarebbe credibile scaricare l’aggiustamento sull’esecutivo che verrà al termine naturale della legislatura) per rispettare gli impegni presi;

» Definire un’agenda, uno scadenzario, di riforme strutturali a costo zero per le casse dello Stato che ci mettano nelle condizioni di tornare a crescere nei prossimi dieci anni.

Procedendo subito su questa strada potremmo riuscire a ridurre la spesa per interessi sul debito pubblico rendendo l’aggiustamento meno oneroso. Ad esempio, se dimezzassimo lo spread coi bund tedeschi (portandolo a 80 punti base) potremmo conseguire fin da subito risparmi di 3 miliardi di euro, che salirebbero a 6 miliardi nel 2012, per poi stabilizzarsi a 12 miliardi, quasi un punto di Pil. Una ragione in più per non rinviare ulteriormente l’aggiustamento, ma anzi anticiparlo, proprio per renderlo meno pesante.

COSA SIGNIFICA ESCLUDERE LE PENSIONI

Nel definire i contenuti della manovra, bene essere consapevoli dei suoi effetti distributivi. Se non si vogliono aumentare ulteriormente le tasse e si vuole sostenere la crescita, occorrerà concentrare l’aggiustamento sulla spesa corrente (che conta per poco meno del 50 per cento del prodotto interno lordo). Questa è fatta per quasi il 50 per cento di pensioni e di oneri sul debito pubblico (che non possiamo toccare, ma solo sperare di abbassare con comportamenti virtuosi). Questo significa che se il governo intende escludere dall’aggiustamento le pensioni e non vuole aumentare le tasse, dovrà procedere a tagli della spesa per istruzione, sanità, giustizia e degli altri beni pubblici superiori al 10 per cento in un triennio per raggiungere l’obiettivo di una riduzione di circa 2 punti e mezzo (di Pil) del disavanzo. Eventuali tagli di tasse dovranno essere accompagnati dalla riduzioni della spesa per beni pubblici ancora più consistenti.

Parole che condivido e che devono però farci pensare. La revisione del patto di Stabilità comporterà per il nostro paese e per gli italiani, una serie di grandi sacrifici. La chiave di tutto però è proprio la crescita economica. Infatti il Patto di Stabilità, che deve ancora essere definito nei termini e nei dettagli, prevede però il ritorno dei paesi facenti parte l’Unione Europea ad un rapporto debito/PIL pari al 60%.
Questo è il quadro attuale e previsionale di alcuni dei più importanti membri.

Come potete vedere dal grafico, il limite del 60% costringerà diversi paesi ad un forte Piano di Austerity.
E come è ben noto a tutti, l’Italia non sarà da meno… anzi, così per gioco, facciamo due conti.

L’Europa della Crisi

Oggi il rapporto debito/Pil dell’Italia si aggira sul 120%. L’ipotesi che gira nelle sale operative è che il piano di rientro prevederà il ritorno al 60% del rapporto debito/PIL entro 20 anni.
Il rapporto debito/PIL è composto però da un denominatore assolutamente statico (PIL) e un numeratore “dinamico” (Debito).

Nell’ipotesi di un PIL statico (come purtroppo è oggi), per rientrare al 60% occorre, nell’arco di 20 anni, recuperare e diminuire il debito quantomeno per il 3% all’anno : ma come possiamo pretendere tutto ciò senza crescita economica? E’ una follia. E’ assolutamente necessario far ripartire la crescita economica. E non solo perché le multe saranno salatissime, ma soprattutto perchè si rischia di diventare la Grecia del domani…

Ecco quindi perché si chiede al Governo attuale e futuro, di qualsiasi colore, sponda, idea politica, di capire l’importanza del momento. Occorre fare di più, ma molto molto di più. Tagli assolutamente mirati (la politica in primis), incentivi per la crescita e fare il possibile per smuovere i numeri del Pil al rialzo.
Certo, so benissimo che la coperta è cortissima, so benissimo che saranno necessari sacrifici. Però questi sacrifici, se fatti da TUTTI, potranno essere anche accettati.
Come scritto in un post da Anonimocds tempo fa,  l’Italia ha un tesoretto che si sta esaurendo. Si tratta del tasso di risparmio, che è collassato del 50%, e nel frattempo il debito medio delle famiglie è salito del 55%.

Avevamo un tasso di risparmio elevatissimo. Oggi siamo molto più cicale e meno formice. I dati Adusbef parlano chiaro: Boom del debito delle famiglie, risparmi che collassano di un 50%.
Infatti negli ultimi 5 anni, il debito medio delle famiglie è salito del 55% (da 595 a 923 miliardi di Euro) mentre il nostro “tesoretto”, il nostro polmone di risparmio, è sceso da 60 a 31 miliardi di Euro.
Quindi anche la scusa che ci sarà anche la crisi, ma noi siamo un popolo di formichine, sta per diventare fuorviante. Occorre tenerne conto.

Quindi se la crisi non si è ancora abbattuta sul nostro paese come invece è successo in altri stati, ringraziamo anche il nostro tesoretto. Ma i tempi stanno cambiando. Occorre agire. Subito. Altrimenti sarà tardi.

Che dite, signori, cominciamo dalla POLITICA?

…i nostri onorevoli percepiscono un vitalizio all’incirca triplo di quello dei loro colleghi europei. Poi non mancano le differenze su indennità, spese di viaggio, di segreteria, sui portaborse e l’assistenza sanitaria, ma la voce vitalizi spicca sulle altre. il privilegio meno giustificato di cui godono gli «italians» sono proprio i vitalizi. Un diritto che per anni poteva essere maturato dopo appena un giorno di legislatura, ma che ora, dopo la riforma Violante ed una successiva stretta del 2007, viene percepito a 65 anni o al sessantesimo compleanno per chi abbia fatto almeno due legislature. Proprio nel 2007 fu tolta infatti la possibilità di riscattare i periodi vacanti versando i contributi figurativi, lasciando con un palmo di naso tutti quelli entrati a Montecitorio nel 2006 ed usciti nel 2008 con la caduta del governo Prodi. Malgrado ciò, nel bilancio della Camera la voce «fondo vitalizi» pesa e non poco, con un rapporto di «1 a 9» tra contributi versati e spesa corrente… (Source)

STAY TUNED!

DT

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36 commenti Commenta
7voice
Scritto il 23 giugno 2011 at 12:56

tutto buono quello che dici , ma non è lo snodo x far scattare in avanti questo dannato paese ! è ORA DI FINIRLA CON QUEST’IMPRENDITORI ASSISTITI ! BASTA . CONTRIBUTO IN BOLLETTA X L’ENERGIE RINNOVABILI ? è CHE IMPRENDITORI SONO ? SE DOBBIAMO CONTRIBUIRE A FARE GLI IMPIANTI ? EBBENE CHE LE SOCIETà SIANO TUTTE PUBBLICHE ! BASTA CON QUESTA POLITICA MARCIA E COLLUSA ! è POI RICORDATEVI : CON UNA BOLLETTA PETROLIFERA DI 50 MLD ANNUI NON ANDIAMO DA NESSUNA PARTE ! CON IL PETROLIO A 90 $ LA CRESCITA C’è LA SCORDIAMO ! ENERGIA A BASSO COSTO , QUESTA è LA VIA DELL’ELDORADO ! SE NO IL DEFAULT è SOLO QUESTIONE DI TEMPO ! AUTO AD ARIA COMPRESSA X LE CITTà , è INSISTERE CON IL PROGETTO ROSSI (ENERGY CATALYZER) ALLORA SI PARLERà DI BOOM ECONOMICO ! CHI DICE TASSE E PATRIMONIALI ? NON è ALTRO CHE UN SERVO DELLA TEORIA DI ROCKFELLER E SUOI ACCOLITI (BILDERBERG) !

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gilgamesh
Scritto il 23 giugno 2011 at 13:37

Premesso che le pensioni sono tra le prime cose che toccherei (non parliamo poi di quelle di deputati, politici e istituzionali, oltre ai baby pensionati), perchè chiaramente non sostenibili, vorrei vedere qualsiasi coalizione politica che sia in grado di fare tagli del genere (istruzione, giustizia, sanità e, appunto pensioni) senza cadere il giorno successivo all’aver solo paventato l’idea di questi.

Secondo me non ci sarà nessuna forza politica in grado di farlo e quindi si andrà avanti depauperando pian piano l’immensa ricchezza patrimoniale (privata), tra una tassa qui e una tassa lì, finchè non si arriverà al default. Ovviamente default “controllato” (magari inflazione), perchè se salta l’Italia altro che Grecia. Ma gli italiani sono i primi a non volere una riduzione del debito pubblico, perchè significherebbe perdere tanti privilegi che ora si danno addirittura per scontati e per questo i giovani, in minoranza, trovato poco spazio (posto fisso, contratto a tempo indeterminato e dignitoso, pensioni, sanità pubblica, istruzione pubblica, società pubbliche… e magari pure tasse basse…a casa mia si dice “la botte piena e la moglie ubriaca”).

Per l’utente sopra. Simpatica questa frase: “EBBENE CHE LE SOCIETà SIANO TUTTE PUBBLICHE ! BASTA CON QUESTA POLITICA MARCIA E COLLUSA !”, perchè se è pubblica chi pensi che amministri la società? :mrgreen:

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gilgamesh
Scritto il 23 giugno 2011 at 13:39

Oppure ovviamente, invece del default, si fa in stile Grecia, cioè da un giorno all’altro si spende quanto si ha e di conseguenza da un giorno all’altro si ha un notevole peggioramente degli standard di vita (per carità, non finiamo come il Congo…con tutto il rispetto per i congolesi… però di certo non come si vive ora).

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ciotantocul
Scritto il 23 giugno 2011 at 13:43

facciamo finta che io sia un imprenditore che ha investito 1 milione di euro nella sua attivita’.
Stamattina mi sono svegliato ed ho il pensiero che dovro’ andare in azienda e produrre. Produrre perche’ ho 10 dipendenti da far lavorare (li conosco tutti comprese le loro famiglie) e devo procurarmi commesse (ed in questo momento diciamo che si fa’ un po’ di fatica), poi devo preoccuparmi di creare economie nella produzione perche’ il mio prezzo di vendita sia concorrenziale (il mio concorrente e’ il mondo e non tutti usano le stesse mie regole normative e fiscali), poi ,sacrificando margini, vendo e mi devo preoccupare che il compratore paghi (e ahime’ non sempre accade). E’ sera e diciamo che la giornata e’ andata ‘bene’, suona il campanello l’esattore che mi dice: ‘Ok! dammi il 50% di quello che hai guadagnato….”.
Ora facciamo finta che io investa in ‘equity’. Oggi mi sono svegliato ed il mio pensiero e’ di sondare il ‘sentiment’ poi decidere se il mio milione metterlo long o short da qualche parte. Decido prendo qualche rischio e via. Stasera se la giornata e’ andata male ho un credito di imposta, se invece e’ andata bene arrivera’ l’esattore che mi chiedera’ il 12,5%.
La differenza non sta’ solo nell’imposta che ho pagato….ma nel fatto che nel primo caso 10 famiglie hanno cenato come me, che indirettamente hanno lavorato con me altre decine di persone, che forse ho seminato indirettamente la correttezza del rispetto delle regole della convivenza, che ho avuto la possibilita’ di enfatizzare le mie capacita’ con il lavoro e le competenze e che certo la vita mi ha regalato anche oggi coscienza di me’ stesso, nuove amicizie ed empatia….nel secondo caso….no!
Diceva A.Einstein “Non puo’ essere la stessa mente che ha creato un problema a risolverlo”.
Scusate l’intrusione

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andrea.mensa
Scritto il 23 giugno 2011 at 13:59

guardate qui:
http://motherjones.com/politics/2011/06/speedup-americans-working-harder-charts
da 30 anni a questa parte l’1% PIù RICCO HA AUMENTATO IN TERMINI REALI il proprio reddito del 240% mentre i lavoratori si trovano sullo stesso livello, quando la produttività è aumentata dell’80%.
le risorese per pagare il debito, vogliamo cominciare a prenderle dovge ci sono ?
vogliamo far partecipare TUTTI al risanamento , compresi quell’1% ?

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mumble
Scritto il 23 giugno 2011 at 14:02

ciotantocul@finanzaonline,

Se avessi un milione di euro ( ma anche meno) proverei sicuramente a fare ciò che fà lei.
Credo che siano molto pochi coloro che frequentano questo blog è possiedono tali cifre ( capaci di creare il problema).

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alfio200
Scritto il 23 giugno 2011 at 14:05

Ci vorrebbe Pinochet…

è stato infatti l’unico dittatore della storia che abbia consentito il passaggio dalla dittatura alla democrazia (in realtà anziche perseguitarlo in vecchiaia, avrebbero dovuto fargli un monumento).

I nostri politici riusciranno a fare come Pinochet? Ne dubito. Resteranno ancorati ai loro privilegi fino al default totale della nazione (minuscolo), dopo di che, se ne andranno a godersi i soldi in Svizzera.

Quanto alla crecita economica, in qualità di autonomo a contatto con altri autonomi, posso affermare che basterebbe la semplificazione delle regole ovvero fare in modo che nel 2012 si paghino tasse e contributi in base a quello che si è guadagnato (effettivamente) nel 2011. Esattamente ciò che avviene negli altri paesi del mondo!

Via gli anticipi di Novembre, via gli studi di settore, intesi come “presunzione di reddito”, via la tassa sul magazzino ovvera la tassa sull’invenduto cioè sulla perdita, via le multe (salatissime) per semplici errori di contabilità e quant’altro. Insomma via la frustrazione e la paura di chi vuole mettersi in proprio.

Il tutto, a costo zero!

Perchè non succede? Perchè questo è un paese (sempre minuscolo) completamente statalizzato e un sifatto paese ha il terrore dell’iniziativa privata, dall’artigiano alla multinazionale. Un paese statalizzato vuole i dipendenti e infatti tutti gli incentivi sono a favore del lavoro dipendente (ed esempio, sgravi alle imprese che…assumono). Oppure vuole il privato che fa affari passando per la politica tramite bustarelle o mettendo politici incapaci o dirigenti, ugualmente incapaci, indicati dai politici alla guida dell’azienda.

Il disastro è inevitabile.

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hironibiki
Scritto il 23 giugno 2011 at 14:52

Ma si può evitare veramente il default dell’Italia? Impossibile allo stato attuale, e nel futuro non vedo politiche (di nessun partito e colore) capaci di rilanciare l’economia.
Troppi gli interessi (dei politici).
Date uno sguardo veloce qui:
http://www.wallstreetitalia.com/article/1156326/casta-ci-costa-troppo-basta-privilegi-a-questa-gente.aspx
Questi ci manderanno veramente al default!

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aquilifer
Scritto il 23 giugno 2011 at 14:58

http://borsaitaliana.it.reuters.com/article/foreignNews/idITLDE75L05N20110622

Pimco prevede per la Grecia e altri paesi della zona euro un default sovrano nella cornice dell’attuale crisi sul debito.

penso che quando lo dichiara anche Pimco il fallimento ci sara davvero con ripercussioni a livello mondiale, ma la cosa balorda e che gli analisti di pimco dicono anche altri paesi dell area euro,
ma per l italia fortuna nostra leggendo qua e la non ce una proespettiva di default
http://icebergfinanza.splinder.com/post/24747207/italia-il-tempo-degli-avvoltoi
Sinteticamente siamo il primo paese al mondo nel riparmio delle famiglie e quello occidentale con il più basso livello di debito privato se pur in aumento. Come ha scritto ieri Daniele sul forum, il livello di risorse e la resilienza del sistema produttivo italiano sono primari.

Come giustamente fa notare Daniele, ci sono studi che mettono a fuoco l’autonomia (calcolata in settimane) di cui godrebbero le famiglie rimaste senza lavoro. In relazione ai risparmi, alla struttura sociale, alle possibilità relative al possesso di beni produttivi agricoli, il nostro Paese primeggia.

Non vi è altro paese in Europa con alle spalle una riforma del sistema pensionistico come la nostra, andate a dare un’occhiata alla duration del nostro debito pubblico, alla sua composione, al fabbisogno a breve, alle scadenze, alla sua struttura.

Guardate chi lo detiene, le percentuali, date un’occhiata alla dinamica del debito pubblico e del deficit in questi anni di crisi e confrontatela con gli altri paesi, cercate il livello di leverage, di indebitamento del sistema finanziario italiano, la sua esposizione e soprattutto date un’occhiata a chi ci rimetterebbe in termini di CDS e esposione nel caso di un nostro default. Potrei andare avanti ancora per molto ma mi fermo qui.

In settimana una nuova tornata di dati legati all’immobiliare americano dal punto di vista fondamentale l’attuale primario centro di gravità permanente della crisi insieme alla ormai strutturale decadenza del mercato del lavoro.

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paolo41
Scritto il 23 giugno 2011 at 16:38

come ho già detto in altre occasioni, a mio avviso, l’1% è già un risultato eccezionale se consideriamo quanto viene fatto al nero (mafia inclusa) e, ancora più importante (almeno per le persone oneste), che in Italia …si sono ridotte enormemente i siti produttivi per effetto delle delocalizzazioni.
ciotantocul@finanzaonline,
se l’imprenditore che hai descritto ricerca un po’ di garanzie per il suo futuro, in questo momento, dovrebbe considerare l’alternativa di delocalizzare in Svizzera o in qualche paese dei balcani.

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7voice
Scritto il 23 giugno 2011 at 17:08

gilgamesh@finanza, tu non hai messo a fuoco bene ciò che ho scritto io ? ebbene l’imprenditore è colui che rischia di proprio ! gli impianti a regime hai diritto di prendere qualcosa ! se no , cambia mestiere è vatti a prostituire parassita ! infatti in italia se ne hanno i cojoni pieni di questi ladruncoli sponsorizzati dalle segreterie politiche ! vuoi fare la politica ? deve essere a costo zero x la collettività ! BASTA FINANZIARE TUTTO QUESTO CIARPAME FALLITO !
:roll: :roll: :roll:

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7voice
Scritto il 23 giugno 2011 at 17:11

cancellare tutte le province, tutta questa gente con svariati incarichi ? fuori dai cojoni , è la gente deve uscire dal sonno delle stronzate della televisione !BASTA ,SEQUESTRARE TUTTI I CONTI RICONDUCIBILI A QUESTA GENTAGLIA ! è ORA DI SBATTERE PURE QUALCUNO A QUALCHE MURO !

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nervifrank
Scritto il 23 giugno 2011 at 17:45

7voice@finanza,

e perdindirindina!

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tommy271
Scritto il 23 giugno 2011 at 18:41

7voice@finanza: gilgamesh@finanza, tu non hai messo a fuoco bene ciò che ho scritto io ? ebbene l’imprenditore è colui che rischia di proprio ! gli impianti a regime hai diritto di prendere qualcosa ! se no , cambia mestiere è vatti a prostituire parassita ! infatti in italia se ne hanno i cojoni pieni di questi ladruncoli sponsorizzati dalle segreterie politiche ! vuoi fare la politica ? deve essere a costo zero x la collettività ! BASTA FINANZIARE TUTTO QUESTO CIARPAME FALLITO !   

Forse ricordo male … ma mi sembra che le inchieste di “tangentopoli” hanno rivelato che il mondo imprenditoriale era direttamente colluso con quello politico.
Strabico o manicheo?

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tommy271
Scritto il 23 giugno 2011 at 18:44

alfio200@finanza: Ci vorrebbe Pinochet…è stato infatti l’unico dittatore della storia che abbia consentito il passaggio dalla dittatura alla democrazia (in realtà anziche perseguitarlo in vecchiaia, avrebbero dovuto fargli un monumento).I nostri politici riusciranno a fare come Pinochet? Ne dubito. Resteranno ancorati ai loro privilegi fino al default totale della nazione (minuscolo), dopo di che, se ne andranno a godersi i soldi in Svizzera.Quanto alla crecita economica, in qualità di autonomo a contatto con altri autonomi, posso affermare che basterebbe la semplificazione delle regole ovvero fare in modo che nel 2012 si paghino tasse e contributi in base a quello che si è guadagnato (effettivamente) nel 2011. Esattamente ciò che avviene negli altri paesi del mondo!
Via gli anticipi di Novembre, via gli studi di settore, intesi come “presunzione di reddito”, via la tassa sul magazzino ovvera la tassa sull’invenduto cioè sulla perdita, via le multe (salatissime) per semplici errori di contabilità e quant’altro. Insomma via la frustrazione e la paura di chi vuole mettersi in proprio.Il tutto, a costo zero!Perchè non succede? Perchè questo è un paese (sempre minuscolo) completamente statalizzato e un sifatto paese ha il terrore dell’iniziativa privata, dall’artigiano alla multinazionale. Un paese statalizzato vuole i dipendenti e infatti tutti gli incentivi sono a favore del lavoro dipendente (ed esempio, sgravi alle imprese che…assumono). Oppure vuole il privato che fa affari passando per la politica tramite bustarelle o mettendo politici incapaci o dirigenti, ugualmente incapaci, indicati dai politici alla guida dell’azienda.Il disastro è inevitabile.  

Il tuo esempio storico è poco calzante, ma sorvoliamo.
Comunque abbiamo buone idee per uscire dalla recessione … :mrgreen:

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antipatix
Scritto il 23 giugno 2011 at 18:54

Per evitare che l’Italia sia la Grecia di domani…

http://originis.myblog.it/archive/2010/01/13/islanda-se-non-riusciremo-a-pagare-il-debito-beh-non-lo-pagh.html

Fare come ha fatto l’iSlanda:

“il Parlamento (dopo una consultazione referendaria) ha adottato una risoluzione che prevede che il governo offra al massimo il 6% della crescita del suo PIL per rimborsare il debito contratto. E se la crescita economica non sarà puntuale… l’Islanda non pagherà nulla!”

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7voice
Scritto il 23 giugno 2011 at 18:57

tommy271@finanza,

x me quelli non sono imprenditori , sono crati da questo sistema fasullo in essere! BASTA TOGLIERE I FINANZIAMENTI AI PARTITI , VUOI FARE POLITICA ? DEVE ESSERE A COSTO ZERO ! NON TI CONVIENE ? TROVATI UN LAVORO PARASSITA !

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7voice
Scritto il 23 giugno 2011 at 18:59

antipatix@finanzaonline, l’islanda ??? è cosa sono nel mondo costoro ? ma la vogliamo finire di portare esmpi di vaccari
:mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

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tommy271
Scritto il 23 giugno 2011 at 19:02

antipatix@finanzaonline: Per evitare che l’Italia sia la Grecia di domani…http://originis.myblog.it/archive/2010/01/13/islanda-se-non-riusciremo-a-pagare-il-debito-beh-non-lo-pagh.htmlFare come ha fatto l’iSlanda:“il Parlamento (dopo una consultazione referendaria) ha adottato una risoluzione che prevede che il governo offra al massimo il 6% della crescita del suo PIL per rimborsare il debito contratto. E se la crescita economica non sarà puntuale… l’Islanda non pagherà nulla!”  

L’Islanda il debito lo ha scaricato all’esterno ed ha una propria moneta .
Non è possibile per Italia e Grecia.

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lampo
Scritto il 23 giugno 2011 at 21:36

E’ evidente che la coperta è troppo piccola… e di tagli oramai non se ne possono fare.
Cosa volete che distruggiamo ancora dell’italia: la scuola è già messa male (eravamo ai primi posti qualche decina di anni fa), il welfare non parliamone, le pensioni…sempre più basse (a parte i soliti privilegiati… e quel milione di amministratori che abbiamo in giro per l’italia. Sì il dato è corretto… non allarmatevi).
Ripeto quello che sostenevo nel mio post: evasione fiscale e vedere di sfruttare il nostro patrimonio artistico, culturale ed archeologico. Idem per quello delle specialità enogastronomiche (settore però è già in sviluppo ed esportazione… oltre ad aumento di fatturato).
Ci sarebbe un altro settore: ridurre il fatturato della prima azienda italiana, ovvero la mafia. Mi pare però… che sia destra che sinistra… non ci riescano. Anzi… in questi ultimi anni il fatturato (ovviamente stimato) è aumentato enormemente… ovviamente togliendo risorse all’economia che “vive alla luce del sole”

Il problema però è che abbiamo perso, come sempre, un treno: quello di abbattere il debito pubblico in un periodo storico di tassi d’interesse al minimo.
Adesso sò caxxi amari!

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Scritto il 23 giugno 2011 at 21:55

antipatix@finanzaonline,
Ha già risposto Tommy. Siamo in UE e con l’Euro.

Voilà, mani legate…..

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mumble
Scritto il 23 giugno 2011 at 23:08

Italiani al confine con la svizzera

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mumble
Scritto il 23 giugno 2011 at 23:17

Code verso la Francia

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mumble
Scritto il 23 giugno 2011 at 23:21

Io provo ad andare in Libia, ci sono meno code :!: :(

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schwefelwolf
Scritto il 23 giugno 2011 at 23:40

alfio200@finanza,

Condivido. La vicenda italiana non può avere – in condizioni normali – un happy end. Ci vorrebbe un miracolo: un’incursione di “marziani” che instaurino una dittatura immediata e comincino a “ripulire” il porcaio messo in piedi, in questi ultimi 50-60 anni, da una “banda bassotti” di politicanti tanto incapaci quanto corrotti, a capo di una pletora di clientele, lobby, parassiti, assistiti e saprofiti. Ma i “marziani” non esistono – e se esistessero, sarebbero gli unici a venir espulsi da questo ‘paese’.
L’aspetto piú brutto – a mio avviso – è che quasi tutti (questi cleptocrati) sanno cosa sarebbe (stato) necessario per rimettere in carreggiata il carro che andava sempre piú scivolando nella melma del fossato: severa lotta alla corruzione, meritocrazia rigorosa, “sistema” nel senso centro-europeo del termine (strutture, organi di formazione, ordine pubblico, certezza del diritto etc.): ma è ovvio che milioni di persone che vivono – piú o meno lussuosamente – della NON-applicazione di queste linee, non sono affatto (ne saranno mai) disponibili a modificare questo stato di cose. E’ come un cancro: non accetterà mai di “auto-estirparsi”. Questo sistema italiano (che, a giudicare dalla politica di Tremonti, mi sembra già abbastanza terminale) finirà come tutti i tumori: morendo con il paziente, dopo averne prosciugato anche le ultime linfe vitali. E dopo di loro il diluvio…

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Scritto il 24 giugno 2011 at 00:21

schwefelwolf@finanza,

ALLEGRIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA :mrgreen:

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schwefelwolf
Scritto il 24 giugno 2011 at 02:03

Dream Theater,

Mi dispiace, ma proprio non riesco a trovare la minima traccia di qualcosa che mi possa far credere alla possibilità di un recupero. Temo che Ricolfi abbia ragione: il punto-di-non-ritorno è ormai stato superato. Non credo nella possibilità di recuperare risorse da investire in un piano di rilancio (investimenti in ricerca, incentivi alla PMI, snellimento dell’amministrazione etc.). Se anche ci si riuscisse (andando ovviamente a spennare – per l’ennesima volta, quei poveracci che hanno ancora due penne da strappare > e lo vedremo presto, con l’imminente manovra di Tremonti) , scommetterei che il “malloppo” cosí ragranellato verrebbe/verrà dirottato verso i soliti rigagnoli della corruzione e dell’assistenzialismo clientelare.

Ma anche se miracolosamente intervenissero i famosi “marziani” di cui sopra: come potrebbero tagliare gli sprechi – se da questi sprechi (baby pensioni, finti invalidi, statali assunti per guardare le nuvole, amici-parenti-parentini-parentoni imboscati in migliaia di micro-strutture pseudoamministrative) se da questi sprechi dipende in realtà il sostentamento di x (3, 4, 5?) milioni di individui che si troverebbero – improvvisamente – senza fonte di reddito?
E cosa direbbero le decine di migliaia di studenti di sociologia-pedagogia-politologia, se i “marziani” gli dicessero che devono passare a ingegneria, agraria o informatica, o in alternativa andare ad imparare un mestiere (fornaio, tornitore, saldatore etc.) – oppure trovare qualcun altro che li mantenga, perché lo Stato non ha soldi da buttare per finanziare i sogni universitari (la “ricerca” = posto) di tanti perditempo?
Questi sono solo due aspetti, due esempi, due anelli di una lunghissima catena di problemi, carenze, degenerazioni che si sono ormai incancreniti nella società italiana. Mi rendo conto che andare a mettere il dito in queste piaghe non possa causare allegria. Me ne dispiaccio…

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Scritto il 24 giugno 2011 at 08:23

schwefelwolf@finanza,

Beh, sono ben cosciente che quanto tu dici corrisponde a verità. Inutile rimanere nascosti dietro ad un dito. Il problema Italia è molto grave ma la cosa che mi fa preoccupare è che non si sta facendo nulla per curare un malato che non potrà che peggiorare.
Sembra quasi che si voglia arrivare al punto dove l’intervento dovrà essere quasi drammatico, simil Grecia, per intenderci. E fino ad allora, staremo qui a contarcela, a barcamenarsi, facendoci le pacche sulle spalle per la brillante crescita economica (?????!!!??!?!) e per il miglioramento dei conti pubblici. Tutte balle. Più si tarda un intervento radicale e peggio sarà. Ma non per chi dirige la baracca. Per NOI italiani cittadini pagatori di tasse e consumatori.

:(

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7voice
Scritto il 24 giugno 2011 at 09:20

Dream Theater, ma chi paga in questo paese ? io vedo gente che parte x ferie , crociere , è sollazzi vari ! noooooooooo affanc. DEFAULT è VIA TOGLIAMO DAL KAISER QUESTO POPOLO INCAPACE NEMMENO DI RACCOGLIERE LA MONNEZZA X LE STRADE
!

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hironibiki
Scritto il 24 giugno 2011 at 09:58

Intanto si apprende che per il PONTE SULLO STRETTO abbiamo già speso 250 Milioni di euro ed è tutto fermo. Spese previste per realizzarlo 6-7 miliardi.

http://www.corriere.it/cronache/11_giugno_24/il-ponte-di-Messina-250-milioni-e-non-si-fara-sergio-rizzo_1f39efc2-9e24-11e0-b150-aadf3d02a302.shtml

Ma chi ci crede che VERAMENTE l’Italia sarà in grado di rimettere i conti in ordine? AHAHAHAH
si ride per non piangere :|

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7voice
Scritto il 24 giugno 2011 at 10:43

hironibiki@finanza, il prossimo (se ci sarà) governo deve lapidare finanziariamente tutti questi porci che hanno fregato fino adesso! sopratutto chi tiene conti all’estero ! BISOGNA PULIRLI è MANDARLI A FARE IN KIUL IN ALTRO PAESE !

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antipatix
Scritto il 24 giugno 2011 at 15:47

tommy271@finanza,

scusate un po’…

-ma se il debito greco è “interno” perche si agitano tutti gli “esterni”?
-ristamperanno la dracma

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antipatix
Scritto il 24 giugno 2011 at 16:06

7voice@finanza,

L’esempio dell’Islanda è, a prescindere dalle dimensioni della sua economia, estremamente rivoluzionario in quanto ha scardinato il principio base “bancario”: la crescita con i debiti.

Gli islandesi hanno rimandato al mittente le proposte del FMI & Co di altri debiti per pagare i debiti (fatti dalla speculazione) ed hanno fatto fallire le banche (non pagando i debiti con l’estero) senza trascinare nel baratro la nazione.

La cosa buffa è che lo stesso Fondo Monetario ha ammesso che il fallimento bancario ha rivitalizzato l’economia nazionale e persino gli investitori internazionali hanno ricominciato a coprare debito islandese… bla bla bla….

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schwefelwolf
Scritto il 26 giugno 2011 at 01:45

antipatix@finanzaonline,

L’esempio dell’Islanda è – a mio avviso – estremamente interessante per anche per un altro motivo: dove esiste un sistema autenticamente democratico (come anche in Svizzera) il popolo ha la possibilità di difendersi dalle porcate dei propri politici – e con un referendum decide di non accettare che gli vengano accollati i debiti delle banche e di insistere perché paghi chi ha sbagliato (e non presenti e future generazioni di innocenti).

Se la dottoressa Merkel avesse chiesto ai suoi cittadini-contribuenti di votare sugli interventi a sostegno dell’euro (bail out Grecia in primis) la risposta sarebbe stata – come indirizzo – identica a quella dei cittadini islandesi.

La differenza è che nella “democraticissima” Germania (come in Francia e in Italia) le decisioni non vengono prese dal popolo ma dalle lobby e dai loro “amici” nei vari partiti. La Merkel sa che i tedeschi non sono del tutto rincretiniti e che non approvano affatto l’idea di dover mantenere a tempo indeterminato i fratelli greci (poi eventualmente anche i fratelli portoghesi, quindi spagnoli e via dicendo) – e penso (ma questa è una mia pura illazione) che abbia paura di tendere troppo – seguendo per questa strada – un arco che, spezzandosi, potrebbe dimostrarsi estremamente pericoloso, particolarmente in un popolo come quello tedesco, che storicamente tende a scelte estreme: estremamente buono e tranquillo fino a un certo momento, poi estremamente duro e determinato in un altro. Ricordo la frase di Churchill: i tedeschi – o li hai ai piedi (come adesso), o li hai al collo (come nel ’40). Fino ad ora il voto di protesta (contro la Merkel) è andato a favore dei verdi e dei socialdemocratici – ma continuando di questo passo aumenta il rischio che il voto si sposti verso le estreme. E questa sarebbe – visto che i tedeschi non hanno l’arma del referendum (democraticamente proibito dalla “costituzione” post-bellica) – l’unica possibilità che avrebbero di difendersi da chi li vuole costringere a investire sempre piú risorse (a debito) per mantenere inefficienze altrui. Sarebbe una soluzione piuttosto rischiosetta. Meglio, molto meglio la soluzione islandese…

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tommy271
Scritto il 26 giugno 2011 at 23:31

antipatix@finanzaonline: tommy271@finanza,
scusate un po’…-ma se il debito greco è “interno” perche si agitano tutti gli “esterni”?
-ristamperanno la dracma  

Il debito greco è in Euro, marginalmente in altre valute.
In teoria, essendo l’Euro la valuta adottata in sostituzione della Dracma, in caso di ritorno alla vecchia moneta il debito in Euro potrebbe essere riconvertito nella nuova moneta nazionale.

Gli “esterni” si agitano perchè il debito pubblico è sostanzialmente nelle loro mani, con tutte le ripercussioni del caso su “periferici” e banche.

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Scritto il 27 giugno 2011 at 00:27

tommy271@finanza,

Domani un interessante approfondimento con una soluzione che…merita secondo me profonda considerazione… :wink:

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