PENSIONI D’ORO: mai toccare i diritti acquisiti della casta politica ( e non solo) !

Scritto il alle 14:42 da Danilo DT

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Si predica bene e si razzola male. PENSIONI D’ORO, guai a toccarle!

Ci sono quelle situazioni che magari, a livello di impatto economico, non sono nemmeno così significative come tante altre voci di bilancio. Però sono tremendamente importanti a livello di etica e di esempio, visto che diventano figlie di quei diritti acquisiti che hanno mandato a ramengo il paese e che riguardano gli “intoccabili” o presunti tali.
E invece a noi, lavoratori figli di nessuno, ci aumentano l’Irpef, l’IMU, la TASI e tutto il resto.
Da mesi si parla delle cosiddette “Pensioni d’oro” e dell’assurdo privilegio che rappresentano (senza poi dimenticare che certi personaggi intoccabili della casta politica hanno non una ma PIU’ pensioni d’oro).
Leggete quanto scritto ieri sul Corriere, una news che mi ha semplicemente DISGUSTATO perché ci ha fatto vedere quella che è l’Italia e anche il NUOVO che avanza. E questo sarebbe l’esempio che bisogna dare?

VERGOGNA! Vergognatevi tutti, banda di politici corrotti, incapaci e lobbisti. Continuate a raccontarci le belle storie, a promettere mari e monti e soprattutto rivoluzioni condite da maggiore equità, promettendo una miglior gestione del bene comune. Ecco, ecco come viene gestito il bene comune, ecco dove vanno a finire i MIEI contributi INPS che, alla mia età pensionabile, non mi permetteranno di campare con la pensione. Anche se temo che proprio NON ci sarà una pensione. E io devo dire grazie a questa banda di delinquenti patentati?
Parliamo di numeri, eccoci quanto ci costerà questa allegra bischerata a favore degli intoccabili dalle Pensioni d’Oro.

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Nel 2014 il giochino costerà 2 milioni di euro: nel 2024 addirittura 493. In un anno. Per un totale nel decennio di 2 miliardi e 603 milioni di euro. A godere di questo regalo, calcola l’Inps, saranno circa 160 mila persone. Quelle che, pur avendo raggiunto nel dicembre 2011 i quarant’anni di anzianità, hanno potuto scegliere di restare in servizio fino ai 70 o addirittura ai 75 anni. In gran parte docenti universitari, magistrati, alti burocrati dello Stato…

La legge 214 del 2011 voluta dal ministro Elsa Fornero, che si riprometteva di «togliere ai ricchi per dare ai poveri», diceva infatti all’articolo 24 che dal primo gennaio 2012 anche i nuovi contributi dei dipendenti che avevano costruito la loro pensione tutta col vecchio sistema retributivo, perché avevano già più di 18 anni di anzianità al momento della riforma Dini del ‘95, dovevano esser calcolati con il sistema contributivo.

«In ogni caso per i soggetti di cui al presente comma», aggiungeva però il testo originario suggerito dall’Inps, «il complessivo importo della pensione alla liquidazione non può risultare comunque superiore a quello derivante dall’applicazione delle regole di calcolo vigenti prima dell’entrata in vigore del presente comma».
Arabo, per chi non conosce il linguaggio burocratico. Proviamo a tradurlo senza entrare nei tecnicismi: quelli che potevano andarsene con il vitalizio più alto (40 anni di contributi) ma restavano in servizio potevano sì incrementare ancora la futura pensione (più soldi guadagni più soldi versi di contributi quindi più alta è la rendita: ovvio) ma non sfondare l’unico argine che esisteva per le pensioni costruite col vecchio sistema: l’80 per cento dell’ultimo stipendio. Poteva pure essere una pensione stratosferica, ma l’80 per cento della media delle ultime buste paga non poteva superarlo.

Quelle quattro righe della «clausola di salvaguardia» che doveva mantenere l’argine, però, sparirono. E senza quell’argine, i fortunati di cui dicevamo possono ora aggiungere, restando in servizio con stipendi sempre più alti, di anno in anno, nuovi incrementi: più 2 per cento, più 2 per cento, più 2 per cento… Al punto che qualcuno (facendo «marameo» alla maggioranza dei cittadini italiani chiamati in questi anni a enormi sacrifici) potrà andarsene fra qualche tempo in pensione col 110 o il 115% dell’ultimo stipendio. Per tradurlo in cifre: il signor Tizio Caio che già potrebbe andare in pensione con 33.937 euro al mese potrà riceverne invece, grazie a questa «quota D», 36.318.

Chi le fece sparire, quelle righe, non si sa. E certo non era facile accorgersi del taglio in un testo logorroico di quasi 18 mila parole più tabelle. Un testo cioè lungo quasi il doppio del «Manifesto del partito comunista» di Marx ed Engels, il doppio esatto della Carta Costituzionale, cinque volte di più del discorso di inaugurazione del Concilio Ecumenico Vaticano II. Per non dire del delirio burocratese. Con l’apparizione ad esempio dei commi 13-quinquies e 13-sexies e 13-septies e 13-octies e 13-novies e perfino 13-decies. Ciascuno dei quali impenetrabile per chiunque non sia vaccinato contro la burocratite acuta.

«Quante più parole si adopera in distendere una legge, tanto più scura essa può diventare», diceva tre secoli fa l’abate Ludovico Muratori. Parole d’oro: la rimozione di quelle poche righe che arginavano abnormi aumenti delle pensioni d’oro, come ha scoperto l’Inps, hanno prodotto l’effetto perverso che il misterioso autore del taglio doveva aver diabolicamente calcolato.

Secondo una tabella riservata fornita al governo dai vertici dell’Istituto di previdenza, infatti, 160 mila persone circa potranno godere sia dei vantaggi del vecchio sistema retributivo sia di quelli del «nuovo» sistema contributivo. E tutto ciò, se non sarà immediatamente ripristinata quella clausola di salvaguardia, causerà un buco supplementare nelle pubbliche casse di 2 milioni quest’anno, 11 l’anno prossimo, 44 fra due anni, 93 fra quattro e così via. Fino a una voragine fra nove anni di 493 milioni di euro. Per un totale complessivo, come dicevamo, di oltre due miliardi e mezzo da qui al 2024. Per capirci: una somma dieci volte superiore ai soldi necessari a mettere in sicurezza una volta per tutte Genova dal rischio idrogeologico e dalle continue alluvioni.
Dello stupefacente meccanismo ideato da Sissa Nassir per farsi dare un’enormità dallo Shah di Persia sorrise anche Dante Alighieri che nella Divina Commedia, per spiegare quanto il numero degli angeli crescesse a dismisura, scrisse «L’incendio suo seguiva ogne scintilla / ed eran tante, che ‘l numero loro / più che ‘l doppiar de li scacchi s’immilla».

I cittadini italiani, però, tanta voglia di poetare oggi non hanno. E forse sarebbe il caso che il governo prendesse subito sul serio l’allarme dell’Inps. Andando a ripristinare quelle righette vergognosamente fatte sparire .

Ma secondo voi il Governo avrà il coraggio per farlo?

(Source: CdS) 

STAY TUNED!

Danilo DT

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2 commenti Commenta
perplessa
Scritto il 13 novembre 2014 at 03:11

non capisco che c’entra la casta politica con il sistema retributivo o contributivo. i vitalizi sono calcolati sul solo periodo prestato al parlamento, etc. e con un calcolo ben diverso dagli altri cittadini. lo scandalo è quello, dovrebbero addizionare quel periodo a quello prestato in altre attività come vale per tutti con la totalizzazione, e con le stesse regole degli altri. in quanto al fatto invece che chi aveva maturato poco meno dei 40 anni di lavoro al 31 dicembre 2011 siano calcolati i periodi effettuati in più col contributivo, non mi pare affatto scandaloso. scandalosa era la finestra mobile che posticipava la pensione a quindici mesi dopo il raggiungimento del requisito, per cui i soggetti erano costretti a lavorare versando contributi a fondo perduto. quello che scrivi del 110 per cento è ridicolo. al 31/12/2011 è congelata la quota retributiva, pertanto ai soggetti che vanno in pensione dopo la legge cosiddetta Fornero, non viene affatto dato l’80%, ma quello che avevano maturato, come ovvio. a questa in effetti si aggiunge il montante contributivo in base ai contributi effettivamente versati da quella data in poi, moltiplicati per il coefficente. facciamo un esempio concreto: pinca pallina al 31/12/2011 aveva maturato 39 anni di contributi per cui ha accantonato una percentuale circa del 79% di retributivo.rimane congelato. a questo si aggiunge il il contributivo. è potuta andare in pensione con la pensione anticipata con 41 e 6 mesi il primo giugno 2014. avrà 2 anni e 6 mesi di montante contributivo supponiamo pigli 30.000 euro di stipendio lordo, quindi versa 10.000 euro l’anno. in 2 anni e mezzo 25.000 euro che vanno moltiplicati per il coefficente che chiunque può vedere sul sito dell’inps. http://www.inps.it/portale/default.aspx?sID=%3b0%3b7661%3b8031%3b8033%3b&lastMenu=8033&iMenu=1&iNodo=8033&p4=2&bi=22&link=Coefficiente%20di%20trasformazione per raggiungere il 110% della sua retribuzione lorda, maturando col contributivo il 32% della sua retribuzione di 30.000 euro, quanti decenni dovrebbe lavorare più dei 40, me lo spieghi? (se campa…) in quanto invece a pinco pallino, deve aspettare i 42 e 6 almeno e non c’è ancora andato in pensione. prima di parlare di pensioni, bisogna studiare bene le regole, se no è meglio stare zitti

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perplessa
Scritto il 13 novembre 2014 at 22:35

sarei curiosa di sapere qual’è la prima fonte dalla quale scaturisce questa supenda news. un altro cavallo di troia per mettere le mani sulle pensioni “di bronzo”, con il beneplacito dei fessacchiotti che non fanno i conti sulla LORO PENSIONE. posso dire qual’è tutto ste grasso che cola sulla MIA pensione. Sono andata in pensione il primo settembre con la pensione anticipata, 38 anni retributivo, il resto arrivando a 41,7 mesi tutti lavorati senza riscatti, col contributivo. sono un normale lavoratore dipendente. posso distribuire copia del calcolo della pensione inviatomi dall’inps. retribuzione ultima 36.664,47, pensione 25.576,97. Dov’è tutto il grasso che cola, non è difficile fare i conti. le pensioni d’oro non sono un mondo a parte. se cambi la legge, la cambi anche agli altri coglioni che hanno avuto tutto ste grasso che cola. mi sono veramente rotta, senza eufemismi di tutta questa fasulla propaganda sulle pensioni d’oro. le pensioni d’oro scaturiscono da stipendi d’oro. qua sta il nocciolo della questione, capoprima. sono meritati sti stipendi? in molti casi NO. questo è il parere, in secondo luogo,la consulta ha fatto giusti rilievi. non si può tassare un contribuente in maniera diversa da un altro. il punto è che l’aliquota più elevata, grazie principalemnte l governo D’alema, è diminuita di 8 punti in questi ultimi anni. Pertanto si riporti al 51 com’era prima, tassando non solo pensioni, ma anche stipendi d’oro. che sono numericamente di più in totale, e l’erario ci guadagna.

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