OCCUPAZIONE in ITALIA: chi lavora, lavora per TRE…

Scritto il alle 09:05 da Danilo DT

Un paese poveri vecchi. Più passa il tempo, più il nostro Bel Paese si sta trasformando in un paese di poveri e anche di vecchi. E proprio questi ultimi stanno diventando i protagonisti, anche sul mondo del lavoro.

Infatti chi non ha letto proprio in queste ore le note entusiastiche sull’occupazione:

(…) Passi in avanti per l’economia italiana nel secondo trimestre 2017, con il mercato del lavoro appare caratterizzato da una prosecuzione della crescita dell’occupazione e della diminuzione della disoccupazione. (…) Le ore complessivamente lavorate crescono dello 0,5% sul trimestre precedente e dell’1,4% su base annua, confermando l’elevata intensità occupazionale della ripresa in corso. Parlando del mercato del lavoro, l’ Istat rivela che dal lato dell’offerta l’occupazione presenta una nuova crescita congiunturale (+78 mila, +0,3%) dovuta all’ulteriore aumento dei dipendenti (+149 mila, +0,9%), in oltre otto casi su dieci a termine (+123 mila, +4,8%). (…) Il tasso di disoccupazione diminuisce di 0,4 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 0,6 punti in confronto a un anno prima, con maggiore intensità per quello giovanile. (…) Le ore lavorate per dipendente crescono (+0,2%) rispetto al trimestre precedente, mentre diminuiscono su base annua (-0,7%), anche se continua la flessione del ricorso alla Cassa integrazione. (Source)

Questi sono in linea di massima i dati che ci comunica l’ISTAT, che potete anche visionare cliccando QUI .

Sembra che veramente ci sia una bella accelerata della produzione e anche del mondo del lavoro. Anche se risulterebbe evidente che tale accelerata è data dai temporanei, ovvero dagli assunti a TEMPO DETERMINATO. Dei nuovi contratti, ben 80% sono infatti a tempo determinato. Quindi si conferma (diamo a Cesare quel che è di Cesare) un aumento dell’occupazione. Ma di “bassa qualità”, anche perché il calo degli inattivi è legato proprio al fatto che, molte persone, fiduciosi di trovare OGGI un lavoro, sono passati nella categoria dei “disoccupati”.

Questi tipi di ragionamenti statistici sono apparentemente dei dettagli, ma stano a significare un miglioramento congiunturale che però non è accompagnato da un miglioramento dell’occupazione di qualità sufficiente. Ma questo è un mio parere che come sempre è discutibilissimo. Meno discutibile invece è questo grafico che prendo sempre dal sito dell’ISTAT e che è, secondo me, la chiave di tutti i ragionamenti. In altri termini, possiamo raccontarci la storia della rava e della fava. Quello che poi conta, a dire il vero, è questo. A conti fatti, udite udite, in Italia lavora solo il 38% della popolazione residente. E questo 38% si è accollato quindi tutte le magagne, oltre che la necessità di finanziare le altre categorie sociali.
Eccovi il grafico (fonte ISTAT)

E tra l’altro di questo 38%, a tempo pieno, ne troviamo solo il 30%… Spannometricamente quindi, possiamo dire che in Italia lavora un Italiano su tre.
Vogliamo parlare (nuovamente) della demografia? Vogliamo discutere su come faremo a pagare le pensioni ed il nostro debito? No, questa volta ve lo risparmio, ne abbiamo discusso già mille volte. Sintetizzo solo dicendo che la situazione è decisamente più complessa di come ci vogliono far vedere. E non credo che ci salveremo (solo) grazie al lavoro degli immigrati.

Anche perchè, ed è l’ISTAT che lo dice, ad accelerare veramente sono sempre loro: i “vecchi” che lavorano. Basi solide, cari lettori…

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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1 commento Commenta
paolo41
Scritto il 13 settembre 2017 at 12:55

alcune veloci considerazioni:
-che la fascia giovanile sia inferiore % rispetto alle altre due è scontato; caso mai occorre osservare che le fasce meno giovani sono anche le più esperte e che per essere assunti nella classe “giovani” richiede una cultura professionale decisamente più elevata di quanto era richiesta solo 15/20anni fa e la domanda da parte delle aziende non è sempre soddisfatta
-continua a essere mancante il mondo del lavoro legato all’edilizia e all’immobiliare in generale; questo è un grosso handicap specialmente nelle aree centro e sud. (mi risulta, per esempio, che in Spagna tale settore si sia ripreso dalla grave crisi che l’aveva colpito)
– rimane il problema del sud nella sua accezione più generale che non necessita di troppo ovvi commenti

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