Occhio al BITCOIN: il fenomeno del momento

Scritto il alle 23:07 da Danilo DT

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Sono ormai settimane che non si fa altro che di parlare del Bitcoin, la “moneta virtuale” che per mille motivi, ha preso il sopravento e, soprattutto, ha conquistato una valutazione impressionante. Oltre agli evidenti motivi speculativi, ci sono anche delle motivazioni particolari. Innanzitutto, come vi avevo spiegato QUI, il Bitcoin è diventato di moda soprattutto in Oriente, ovvero in Cina, dove la moneta virtuale viene abbondantemente usata per aggirare i limiti imposti dal governo in ambito di investimenti all’estero.
E poi è diventato un eccellente strumento per evadere il fisco. In India ad esempio si usa per il “nero” dopo che il governo ha messo fuori corso le banconote di grosso taglio. In Giappone, invece, ha assunto un valore ancora più importante, essendo praticamente diventato una moneta alternativa allo Yen per i pagamenti commerciali più tradizionali.
Il grafico parla da sé. Un’accelerazione paurosa e, ritengo, non giustificabile.

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A marzo valeva meno di 800 $, ora viaggia sopra i 2500 $. E pensate che solo un anno fa, toccava i 352 $. Boom… Quotazioni esplose, una moda che tutti vogliono seguire, una nuova moneta che tutti vogliono comprare. E ovviamente, come è gusto che sia, quando tutti operano su un asset, ecco sopraggiungere anche lo strumento più democratico della finanza, l’ETF, che dovrebbe partire a giorni sulla borsa USA. E questo non potrà che generare ulteriore volatilità ad un asset già di per se molto volatile, aggiungendo un attore sul mercato che muoverà montagne di Bitcoin.

Insomma, una storia di successo che al momento non è destinata a fermarsi. Ma attenzione, sapete esattamente cosa c’è dietro al bitcoin? Chi amministra questa asset class? E quindi cosa c’è dietro alla cosiddetta “blockchain”? Ho deciso di proporvi un articolo scritto dall’amico Massimo Chiriatti, esperto della materia, che potrebbe essere illuminante. O quantomeno rendervi un po’ più consapevoli su cosa sta realmente accadendo.

Cerchiamo di andare oltre il fatto che la “blockchain non richiede un amministratore”, soprattutto analizziamone le conseguenze.
La blockchain non ha un amministratore. Ne ha diversi, scelti casualmente, che in ogni caso durano solo pochi secondi. Se una transazione è stata scritta sul registro, allora vuol dire che il mittente aveva i diritti per muovere l’asset (era davvero il proprietario) ed ha rispettato le regole per il trasferimento.
Una transazione richiede semplicemente:

– una rete di partecipanti (possono essere macchine o persone)
– una risorsa, fisica o digitale, che si trasferisce tra i partecipanti
– e soprattutto un processo, che definisca le procedure e gli obblighi per chi effettua la transazione nel registro.

Vediamo cosa c’è dentro questo registro. C’è solo la risposta a questa domanda: “Come è rappresentato nel mondo digitale il cambiamento di stato della risorsa (materiale o immateriale), e quando è accaduto?”

Il protocollo informatico usato e l’algoritmo del consenso scrivono permanentemente lo stato della risorsa. Tutto il trasferimento accade rimpiazzando gli umani con il codice informatico. Quando non ci sono umani non è richiesta la fiducia.
È sottratta all’azione umana (hard coded) anche l’esecuzione degli smart contracts, nel senso che si legano gli attori alle conseguenze delle clausole che hanno accordato in precedenza.

Nella sua forma più pura, ossia quando ci sono in ballo le criptomonete, il trasferimento del valore avviene automaticamente e non si può più cancellare l’informazione. Si realizza pertanto la cosiddetta immutabilità.
Con l’immutabilità separiamo la lettura dell’informazione dalla sua scrittura.
Quando si deve riscrivere un’informazione su un database tradizionale c’è il “lock” (per prevenire scritture contemporanee da parte di più utenti), ma nei sistemi dove si possono solo aggiungere informazioni (append-only) nessuno può mettere il lock, proprio come nella blockchain.
Quindi nessuno deve attendere, e diventa possibile scalare con un database distribuito. Se invece creiamo dei supernodi essi saranno di proprietà di qualcuno, un privato per esempio, e comunque saranno localizzati in uno Stato.
La proprietà implica un potere di controllo.

Da qui in poi non ci sono più diritti per le persone. Non c’è il diritto all’oblio, non possiamo chiedere la censura o l’interruzione dell’esecuzione di uno smart contract a nessun giudice o autorità. Se c’è disaccordo nella governance c’è solo il consenso algoritmico che la risolve.

Con la blockchain, noi e le macchine siamo allo stesso tempo attori e osservatori; non ci sono amministratori in quanto non è una rete gerarchica. È una scelta difficile disegnarla in tal modo, perché se si utilizza una qualsiasi terza parte essa deve avere un’identità. E di conseguenza non ci può essere confidenzialità del dato e neanche rispetto della privacy.

Facciamo due esempi. Una fonte di consenso è quello raggiunto nel mondo fisico. L’altra fonte di consenso è quello che c’è scritto sul registro condiviso.
Cosa succede se per qualche caso non sono sincronizzati? Accade che l’oggetto è nella disponibilità di un soggetto quando dovrebbe essere posseduto da un altro. La blockchain rivelerà che l’oggetto appartiene a una persona, anche se l’oggetto ha cessato di esistere.

Facciamo un altro esempio con le auto usate. Crediamo a quello che è misurato dal contachilometri della vettura (che però ha registrato tutti i suoi spostamenti precedenti, tutte le manutenzioni programmate e chilometraggio nel registro).
In questo caso, la lettura fisica del contachilometri non avrà valore, perché conta quello che riporta la blockchain.
È importante avere piena consapevolezza sul fatto che l’informazione contenuta nel registro condiviso non è la verità, ma deve essere presa per verità, perché le abbiamo dato la priorità rispetto al mondo fisico.

Siamo davvero disposti a questa sottomissione?

Credo che in queste righe qualche dubbio debba venirci in mente. Discorso della sottomissione a parte, è evidente che ci sono delle logiche che potrebbero essere discutibili a livello di sicurezza. O sbaglio?

Se si vuol impiegare la blockchain, la responsabilità e la sicurezza è tutta personale; non esiste il custode, né il debitore né il creditore, né il cliente né il venditore.
Per tali motivi la blockchain, specialmente quella con le criptovalute, dovrebbe essere solo usata se abbiamo ben compreso l’opportunità (e il rischio) di spostare la responsabilità dall’amministratore alla rete; dall’intermediario al proprietario. (Source)

Già sento gli estimatori del Bitcoin in fermento. Lo spazio dei commenti è a vostra disposizione. E sia ben chiaro, non è un atto di accusa nei confronti del Bitcoin (che alla luce di quanto scritto potrebbe non aver concluso il suo trend rialzista) ma semplicemente un ragionamento che vuole mettere un po’ di consapevolezza a quella blockchain che sembra invalicabile ma che forse, qualche carenza anche lei ce l’ha.

PS: occhio all’area dei commenti e alle precisazioni di Massimo Chiriatti.

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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1 commento Commenta
Scritto il 6 giugno 2017 at 23:52

Vi pubblico un’email ricevuta dall’autore del bell’articolo Massimo Chiriatti.

Ciao Danilo,
grazie per la condivisione dell’articolo.
Dato che la materia è complessa, provo qui a condividere il mio parere sulle tue considerazioni.
Non concordo sull’uso criminoso dei bitcoin (per evadere etc.) ma resta solo un mio parere.

Il punto più importante è il seguente, non concordo sul titolo, poi tu scrivi:
“sapete esattamente cosa c’è dietro al bitcoin? Chi amministra questa asset class?”

Qui è necessario distinguere: l’articolo parla sull’immutabilità degli smart contracts sulla blockchain, non di bitcoin.
Il tuo titolo invece parla di bitcoin.

Se vuoi ne parliamo, purtroppo c’è confusione perché Bitcoin (ossia l’infrastruttura di cui parlavo nell’articolo) viene scambiata per bitcoin (con la minuscola, che rappresenta la moneta e la speculazione che menzioni all’inizio).

Quindi il mio suggerimento è “okkio al titolo”, valuta se non è necessario un edit, altrimenti rischia di essere fuorviante.
Tutto ciò per evitare che gli estimatori più caldi di me possano accendere un flame che poi è difficile spegnere
Grazie.

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