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OBBLIGAZIONI: la grande corsa alla ricerca del rendimento

Scritto il alle 10:00 da Danilo DT

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La protagonista dei mercati finanziari, in questi ultimi anni, è sicuramente la liquidità, creata a dismisura dalle banche centrali sia per cercare di far ripartire inflazione ed economia ma, non dimentichiamolo mai, anche per salvare alcune situazione molto problematiche sul debito pubblico europeo, quantomeno nella prima parte del progetto di acquisto.
Quanto sta accadendo è sotto gli occhi di tutti. Ormai gli investitori europei sono abituati a parcheggiare il denaro nei titoli di stato a tassi negativi. Ma il fenomeno dei rendimenti negativi (per certi versi “difendibili” anche se in senso lato con i titoli di stato) ormai interessa non solo i “govies”, ma anche i titoli corporate, sopratutto da quanto la BCE ha deciso di ampliare il perimetro dei suoi acquisti, includendo anche le obbligazioni corporate.
Il risultato è per certi versi sconcertante. Per circa il 15% dei casi, abbiamo bond corporate a rendimento negativo, mentre solo il 20% degli stessi ha tassi di rendimento oltre l’1% (usando il benchmark Barclays Aggregate Corporate index che è un’istituzione nel settore).

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E la cosa tragicomica è che il mercato punta addirittura più in alto ancora, e quindi ad un‘ulteriore compressione degli spread e dei rendimenti. Per solida che sia, voi paghereste un’azienda per poter tenere i vostri soldi? Perchè questa è la realtà dei fatti. E a quanto sembra i risparmiatori la pensano proprio così, o per lo meno il mercato va in questa direzione, magari ad insaputa degli investitori. Infatti molto spesso si sceglie di utilizzare, non sapendo come investire il denaro, l’“expertise ed il track record” (parole che fanno molto figo…) di un gestore magari di una casa di fama, illudendosi che “la festa continui all’infinito”.

Peccato che poi il gestore dovrà per forza investire in questo mercato alle condizioni attuali, e quindi il fondo obbligazionario che può essere flessibile fin che si vuole, dovrà per forza accettare un mercato estremamente difficile. Ed i risultati saranno la diretta conseguenza di queste condizioni.

Ovviamente la “fame di rendimenti” spinge i gestori ad aumentare considerevolmente il peso di bond di peggiore qualità. In ambito governativo, ci sono ancora emissioni che offrono un po’ di rendimento, proprio come i nostri BTP più lunghi. Oppure in ambito corporate, basta concentrarsi su duration maggiori e a rating più basso per avere ancora un po’ di “ciccia”. Oppure ancora, si aumenta il peso dei bond emergenti di tutte le nature, corporate in valuta forte e locale, governativo in valuta forte e locale.

Ok, il rendimento prospettico aumenta ma...i rischi per il risparmiatore? Ormai tutti i gestori stanno sfruttando tutti i limiti a loro disposizione, alla spasmodica ricerca di un rendimento. Ma siate ben consci che non c’è una ponderazione ed un’equilibrio tra rischio e rendimento. In questa fase di mercato si è sicuramente spostati verso il primo. E coi rendimenti da fame, sommati con le commissioni da pagare, di quella famosi “ciccia” alla fine ne rimane ben poco. Mentre invece, la possibilità di intravvedere tanti cerini (da lasciare in mano al risparmiatore) non manca di certo.

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2 commenti Commenta
bano
Scritto il 2 settembre 2016 at 11:58

oltretutto e oltremodo difficile trovare rendimenti accettabili, se poi ti capita una vera truffa internazionale come nel caso delle obbligazioni portugal telecom dove in barba alle regole della fnanmza quelli del Brasile fanno i oro porci comodi, allora la frittata è fatta davvero ed invece del cerino ti ritrovi un petardo acceso in mano, ah di alternative qualcuna esiste a mio avviso, alcuni bond in valuta (rand,try rub ,reminbi,rupia) ma sempre rispettando le regole della diversificazione e della % di portafoglio,,

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pecunia
Scritto il 2 settembre 2016 at 16:05

ciao Bano! leggo te e gli altri su finanzaonline.
il caso di Pt, ex tripla B, è proprio una brutta storia

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