Non esiste Blockchain senza Bitcoin – Parte 2

Scritto il alle 10:46 da Marco Dal Prà

Continuiamo con il nostro lento avvicinamento al concetto per cui una blockchain, al fine di archiviare dati in modo, sicuro abbia bisogno di una moneta al proprio interno. Una moneta il cui valore sia affidato al libero mercato.

Seconda parte non tecnica ma destinata a togliersi qualche sassolino dalle scarpe, cosa che altri sapientemente hanno già fatto da tempo.

Per quanto riguarda la prima puntata [Link Qui] abbiamo visto gli elementi fondamentali di una blockchain dal punto di vista tecnico, anche se ho cercato di adottare un linguaggio alla portata di tutti.

Torniamo ora sulla nostra strada: capire perché una blockchain non può funzionare senza una propria moneta, anche se va contro tutto quello che vi hanno raccontato fino a ieri e che continueranno a raccontare anche domani.

Abbiate pazienza ma ci arriveremo.

 

Nuove Tendenze, Nuova Nebbia

Forse lo avete notato anche voi, ma il termine blockchain ultimamente è molto alla moda, oserei dire che è persino inflazionato. Lo si sta usando per pubblicizzare qualunque prodotto o iniziativa.

Ma questa “inflazione” di blockchain non ha senso, perché la blockchain ha anche i suoi lati negativi.

Proviamo ad elencarli in modo sommario :

  • è molto lenta,
  • richiede tanti nodi per essere affidabile e sicura,
  • i nodi devono essere sparpagliati in tutto il pianeta per non essere censurabili
  • per lo stesso motivo i nodi devono essere gestiti da persone diverse
  • per apporre le firme digitali c’è un elevato consumo energetico,
  • i dati archiviati non sono più cancellabili, quindi aumenta sempre di più lo spazio occupato,
  • non è gestibile in modo centralizzato,
  • per aggiornare il software bisogna avere il consenso di tutti i nodi,
  • necessita di programmatori molto specializzati (e quindi rari),
  • impegna continuamente la rete per mantenere allineati degli archivi,
  • ecc…

In breve, le applicazioni blockchain andrebbero usate “con moderazione”, solo quando strettamente necessarie.

Al contrario, un database centralizzato, come ad esempio quello di una banca o di una anagrafe comunale, è molto più efficiente, più veloce, più facile da gestire e da aggiornare.

Quindi non ha senso proporre la Blockchain per qualsiasi cosa :  è solamente un pretesto per farsi vedere innovativi, perché magari ormai i prodotti che avete a catalogo sono superati.

Quindi niente di meglio che proporre un database centralizzato e chiamarlo blockchain privata in cloud, così usiamo i paroloni che stanno andando di moda e torniamo a vendere come ai bei tempi (ormai andati).

Si annebbia la vista del cliente per vendergli fischi anziché fiaschi.

Tutto nella norma.

 

La Blockchain vi serve o no ?

Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario. (cit. George Orweel)

La blockchain ha comunque dei lati positivi: è un archivio non censurabile, non cancellabile, è trasparente, non ha confini geografici, è accessibile a tutti e da qualsiasi parte del mondo.

Inoltre è sempre online, non ha orari di chiusura, non ci sono scioperi né settimane bianche; non viene scalfito dai blackout, non è attaccabile da virus o hacker, è l’esempio della massima affidabilità, ecc…

Soltanto che le uniche blockchain che permettono di fare tutte queste cose sono quelle pubbliche, quelle delle criptovalute, come ad esempio Bitcoin, Litecoin, Ethereum, Eos, ecc..ecc…

Non serve venderle, esistono già !

Basta solamente usarle e semmai costruirci attorno delle applicazioni specifiche per il cliente.

Tutto completamente diverso da quanto si faceva e si usava fino a ieri: non ci sono più server da installare e non c’è nemmeno da pensare al Backup, visto che la blockchain è già replicata in centinaia di computer intorno al mondo.

Per molti certamente incombe la spada di Damocle di un reset tecnologico su tutto quello  che ha fatto fino a ieri.

Aggiornasi sarà un obbligo e chi si ferma è perduto.

 

La prossima puntata

Bene, dopo questo elenco di concorrenti perduti, ci fermiamo.

La prossima puntata vedremo perché una blockchain non può funzionare senza una propria moneta, tirando le somme di tutto quello che ci siamo detti fino a qui.

Vedrete che gli elementi fondamentali sono semplici e quando avrete il quadro completo tutto vi sarà più chiaro.

 

—>  Link alla Terza Parte

 

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2 commenti Commenta
pdf79
Scritto il 27 febbraio 2019 at 20:42

Ciao grazie dei post interessanti potresti se vuoi, spiegare meglio il concetto espresso qui:
“Soltanto che le uniche blockchain che permettono di fare tutte queste cose sono quelle pubbliche, quelle delle criptovalute, come ad esempio Bitcoin, Litecoin, Ethereum, Eos, ecc..ecc…
Non serve venderle, esistono già !
Basta solamente usarle e semmai costruirci attorno delle applicazioni specifiche per il cliente.”
Non riesco a capire come si fa ad utilizzare per esempio il bitcoin per fare altro dato che diversi soggetti potrebbero volerlo utilizzare per fare cose diverse.
Grazie mille per una tua eventuale risposta o successivo post.

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Scritto il 2 marzo 2019 at 15:02

pdf79@finanza,

Domanda lecita.
La blockchain, come detto è Un registro di eventi.
in parole “tecniche” è un “log” firmato digitalmente.
Che ci possiamo fare (oltre pagamenti) ?
Faccio due esempi con Bitcoin,
1) Invio un pagamento ad un amico, di valore zero, ma nella causale ci scrivo “Oggi a Venezia è una bella giornata”.
Questa frase resterebbe per sempre archiviata nella blockchain di Bitcoin con tanto di data e ora.
2) ci potrei scrivere una cosa così 3e564fb5cf832f39e930e19
che potrebbe essere la firma digitale di un software “brevettato” oppure del traking di un pacco arrivato a Londra.
Dato che la blockchain è di libero accesso a chiunque, potrebbe consultarla anche un sofware gestionale (per vedere la prova di consegna del pacco), oppure un sito internet (per vedere quando è stato depositato un brevetto).
ecc…
Questo è un esempio molto semplice
https://eternitywall.it/

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