MPS: conversione dei bond subordinati? Elevato rischio insuccesso!

Scritto il alle 16:43 da Danilo DT

 

MPsNOvelli.jpgL’opzione data agli investitori istituzionali di convertire le obbligazioni subordinate di MPS è vista con esagerata positività. Il fatto è che la situazione è molto più grave di quanto si possa pensare e difficilmente il salvataggio si chiuderà con successo, secondo me, se non si trovano soluzioni alternative

Ormai la ricapitalizzazione del Monte dei Paschi di Siena è diventato l’ennesimo romanzo all’italiana. Suspence, trame complesse e ovviamente momenti tragi-comici.
Il primo elemento tragicomico, se mi permettete, è proprio legato all’ultimo aumento di capitale ipotizzato dal mercato. Sono girate tante cifre. L’ultima, quella più accreditata, parla di un aumento di capitale pari a 5 miliardi di Euro. Ennesima botta per gli azionisti. Ma attenzione, la cosa tragicomica sta nel valore attuale di MPS in borsa. Una cifra che si aggira, oggi ai 717 milioni di Euro.
Ora, se io sono un investitore, come faccio a digerire positivamente un’operazione che mi chiede una cifra pari a 7 volte l’attuale valore di borsa?
Ecco che quindi a qualcuno viene il dubbio.

Forse è meglio fare qualcosa di diverso. Ma cosa? Farla fallire! Ah no, quello no, ci mancherebbe. Tutto il sistema bancario italiano subirebbe un violentissimo contraccolpo e politicamente sarebbe la morte di alcuni soggetti. Bisogna inventarsi qualcos’altro. E quel qualcos’altro non ci sorprende per nulla, visto che era un’ipotesi più volte citata dal sottoscritto nei suoi precedenti post.

(…) Il mercato sembra dunque scommettere sull’ipotesi di un intervento sulle obbligazioni subordinate vendute agli investitori istituzionali che consentirebbe di ridurre l’ammontare dell’aumento di capitale necessario e finora quantificato in 5 miliardi di euro.
Secondo le ultime indiscrezioni, la banca potrebbe lanciare un’offerta sui 3 miliardi di bond subordinati in mano agli investitori istituzionali, proponendo la conversione volontaria in azioni. Non sarebbero coinvolti della manovra finanziaria i 2 miliardi di subordinati in mano alla clientela retail. La proposta sarebbe finita sul tavolo del cda della banca riunito ieri a Siena, il primo dopo la pausa estiva, per fare il punto sul maxiriassetto dell’istituto e dovrà naturalmente passare sul tavolo della Bce per essere approvata intorno alla metà del prossimo mese mentre l’ok al piano industriale è atteso il 26-27 settembre. (IG by Camilla Conti

Bene, operazione che sicuramente aiuterà a far meglio digerire l’operazione di aumento, anche perchè poi trasformerebbe i bond in capitale.Ma occhio, la banca lancia un’OFFERTA. Quindi farà una proposta che dovrà essere accettata e sottoscritta da questi istituzionali che hanno in mano le obbligazioni subordinate. Quindi, siamo poi così certi che l’operazione si chiuderà con successo?

«Ma dato che la conversione dei bond subordinati istituzionali in azioni è su base volontaria, è difficile valutare quanti investitori aderiranno e, di conseguenza, la potenziale riduzione dell’ammontare dell’aumento di capitale previsto» (Bca Akros)

Ovvio, bisogna cercare di rendere il tutto più invitante anche perchè, permettetemi, non vi ho dato un dettaglio fondamentale (di cui nessuno dispone), che cambia potenzialmente l’esito dell’operazione. Se si farà il concambio “bond subordinati contro azioni“, a quale prezzo si lancerà la proposta? Sono tutti bond che viaggiano all’incirca al 50% del loro valore e se io accetto il concambio, so che, tanto per gradire, ci rimetto la metà del capitale. E poi sono in mano al fato. Quindi, da buon obbligazionista e viste le promesse del Governo, posso anche fare un ragionamento diverso: mi tengo i bond subordinati e aspetto la restituzione del nominale a scadenza.

Una soluzione potrebbe anche essere quella di fare la proposta non solo agli istituzionali (è su base VOLONTARIA, ricordate bene) ma anche al famoso retail. A quel punto il rischio di insuccesso sarebbe ancora più pesante. E si scatenerebbe una sfiducia totale nei confronti della banca che porterebbe poi al fallimento dell’aumento di capitale. E quindi a quel punto, possiamo parlare finalmente di bail-in oppure è tabù?

Quindi, gentili amici, per molti la soluzione dei bond subordinati in mano agli istituzionali è una buona soluzione. In realtà, come spesso accade, non si sono fatti i conti con l’oste e quindi la situazione si dimostra molto più complessa e difficile di quanto si possa pensate. Problema: soluzioni alternative ne abbiamo?

Poi magari mi sbaglio sonoramente, ma questo è il mio parere e ve lo volevo scrivere.

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Danilo DT

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3 commenti Commenta
remorez
Scritto il 30 agosto 2016 at 20:02

L’investitore istituzionale (bisogna vedere chi ne ha di più di subordinate, magari alcuni sono di emanazione statale e non possono esimersi) ragiona diversamente dal retail, e sa cosa rischia. La proposta non è altro che un ricatto ; aderite altrimenti saltiamo e voi non vedrete sicuramente i 100 di nominale, saranno convertite in azioni che ci scommetto varranno 0,10. Secondo me aderiranno anche perchè queste obbligazioni non hanno alcuna garanzia diretta dello stato, il loro valore di 0,50 si basa esclusivamente sul fatto che Mps in un qualche modo si salverebbe(ma se ci basiamo sulle quattro banche saltate di fine 2015) non sicuramente le subordinate “istituzionali”, al massimo qualcuna retail

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atomictonto
Scritto il 31 agosto 2016 at 07:43

I politici tutti, in questo caso della banca toscana quelli di area centrosinistra (che non é solo il PD…), hanno i terrore del fallimento delle varie banche.
In primis perché il bail-in gli azzera il consenso nell’area dove la banca é maggiormente presente e in secundis perché la conseguente amministrazione fallimentsre controllat andrebbe a scoperchiare il maleodorante vaso di porcate che hanno fatto…é noto infatti che buona parte dei famosi NPL nelle banche Italiane sono dovuti a indicibili intrecci politica-impresa che hanno consentito per decenni a certa gente di prosperare nel lusso nonostante fossero tutti tcnicamente fallti se non proprio decotti da lustri (tra il 1980 e il 2005 oltre il 60% delle imprese italiane ha chiuso gli esercizi in perdita, la maggior parte per anni e anni di fila…gente che non ha prodotto UN euro di utile per decenni é stata continuamente foraggiata e tenuta in piedi dalle banche).

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gnutim
Scritto il 31 agosto 2016 at 09:50

Non bisogna dimenticare che questi fortunelli istituzionali oltre a vedersi ridurre di parecchio il valore dell’investimento con la conversione, si troveranno anche un bel mucchio di azioni che sottosteranno poi al nuovo aumento di capitale che minimo sarà di 3 miliardi, con una svalutazione ulteriore del valore dell’investimento….

CHE FIGATA! Ma qualcuno in galera non ci va mai?

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