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MONTE dei PASCHI: parte l’aumento di capitale e la conversone dei bond subordinati. Che fare?

Scritto il alle 07:45 da Danilo DT

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Ok ok… cerchiamo di fare chiarezza. Sono tante le email che ho ricevuto ultimamente e che mi chiedono dei pareri su MPS e sull’operazione sia di conversione dei bond subordinati che dell’aumento di capitale.
Partiamo proprio dal bond subordinato, quello che rappresenta a tutti gli effetti il tassello fondamentale, senza il quale crolla tutto il castello (di carta).

Per intenderci è il bond subordinato con questo codice ISIN (a scanso di equivoci). IT0004352586.
La conversione “volontaria” è fondamentale in quanto andrebbe a reperire quelle risorse che poi andrebbero ad integrare l’aumento di capitale vero e proprio e, conseguenza non di poco conto, andrebbero ad influire anche sulle decisioni del Qatar e di un suo eventuale impegno finanziario nei confronti dell’istituto senese.

Potenzialmente, questo bond subordinato (scadenza 2018 a tasso variabile) potrebbe portare ad una conversione pari a 2 miliardi di Euro. Ma è tutto teorico in quanto la conversione non è obbligatoria ma volontaria. E chi decide lo deve fare in breve tempo.

Dopo aver ottenuto l’OK della Consob, i possessori del suddetto bond avranno tempo fino al 21 dicembre per convertire.
Perché il dettaglio “Consob” non è di poco conto? Perché si è scoperto che, alla faccia dell’adeguatezza, la maggior parte dei possessori di tali bond non avrebbe il profilo adatto per effettuare la conversione.
Ma tu, risparmiatore, metti una firmetta e la conversione ti aspetta!Te ne assumi la responsabilità, arrivederci e grazie.

La conversione

Una volta accettata quindi l’operazione. Il bond viene valutato “100” e poi convertito in azioni. Ma a quale prezzo? Non si sa ancora, come letto dai giornali la forchetta dell’aumento sarà tra 1 euro e 24,9 euro. Per fare i conti sarà semplice. Immaginate di avere incassato il nominale e con la cifra ottenuta, quando si sapranno gli estremi dell’aumento di capitale, basterà dividere il capitale nominale (che non verrà versato ai possessori dei bond, sia ben chiaro) con il prezzo dell’aumento ed avrete il numero di azioni che vi spettano.

L’aumento di capitale di Mps si aprirà lunedì 19 e si chiuderà giovedì 22 dicembre alle 14. È quanto si legge nel prospetto pubblicato dalla banca. Per l’offerta pubblica, dedicata per il 30% agli azionisti e per il 5% al pubblico indistinto, il termine è mercoledì 21 alle 14, mentre ci saranno 24 ore in più per il collocamento istituzionale (per il 65% dell’offerta globale). Per il pubblico indistinto si adotteranno i «parametri più cautelativi (più bassi)» Mifid per la valutazione di adeguatezza, che sarà «bloccante» per chi avrà esito negativo. (La Stampa) 

Ma che succede se invece l’operazione fallisce per scarso successo? C’è il rischio che arrivi l’intervento pubblico.

(…) Qualora la conversione in azioni non dovesse portare i frutti sperati, (…) è chiaro che il tentativo di ricapitalizzare il Monte dei Paschi solo con i privati naufragherebbe, spalancando le porte al cosiddetto Piano B, leggi l’intervento dello Stato, con un decreto che sarebbe varato dal consiglio dei Ministri tra giovedì o venerdì. Le norme europee non consentono più di salvare un istituto di credito solo con fondi pubblici ma esiste una strada per aggirare l’ostacolo, l’articolo 32 della direttiva Ue sulle banche, che consente un aumento di capitale pubblico precauzionale per le banche che, come nel caso di Mps, non abbiano superato gli stress test ma siano solventi.(…)

E questo è il caso di Monte dei Paschi. Ma attenzione, l’intervento pubblico non sarà indolore. Anzi sarà dolorosissimo per azionisti ed obbligazionisti subordinati, ovvero proprio coloro che magari non avevano aderito alla conversione.

(…) il paracadute pubblico prevede la conversione forzata di tutte le obbligazioni in nuove azioni azzerando, di fatto, il capitale investito. Per i piccoli risparmiatori si riaprirebbe il calvario già vissuto in occasione del salvataggio di Banca Etruria, Carife, Carichieti e Banca Marche. Il fondo interbancario a fine novembre, a circa un anno dal salvataggio, aveva proceduto al rimborso di circa seimila domande per 15 milioni di euro a fronte di 130mila risparmiatori coinvolti. Il Tesoro punta quindi ad evitare una precipitazione degli eventi che potrebbe avere ripercussioni negative anche per altre banche che saranno probabilmente chiamate a nuove ricapitalizzazioni come Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Al Mef stanno esaminando tutte le opzioni, compresa quella del piano Passera mai esaminato dai vertici di Mps dopo la scelta di affidare l’operazione per l’aumento di capitale a Jp Morgan. (Source) 

Insomma, quello che è il “Piano B” rappresenta l’incertezza assoluta, ma anche un provvedimento che sarà urgente e quindi non ci sarà modo di badare al sottile. Morale: sarà un bel massacro, l’ennesimo anche se per azionisti ed obbligazionisti subordinati il Calvario è già iniziato da un bel po’.

E quindi?

 

Bene, a questo punto so già che mi chiederete: e allora che conviene fare?

a) Se NON converto vuol dire che miro al rimborso del nominale a scadenza. E questa ipotesi diventa probabile se la conversione verrà fatta in modo massiccio.
b) Se invece voglio USCIRE posso anche provare a vendere. Il prezzo si aggira sui 50, ovvero perdita della metà del nominale investito. Questi almeno sono “sicuri”, sempre che si trovi un compratore in questi giorni.
c) Se infine NON voglio perdere il 50% ma ho paura di perdere tutto…e voglio accettare la scommessa della nuova MPS posso quindi accettare la conversione.

Dire qual è la scelta migliore è IMPOSSIBILE.
Forse l’unica cosa che consiglierei è seguire gli eventi ed aspettare i dati per capire come si muove il mercato e poi…in bocca al lupo, anche se poi, la verità, fa male…

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STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

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5 commenti Commenta
nimbro
Scritto il 19 dicembre 2016 at 08:59

Buongiorno Danilo, una domanda a cui tu potrai rispondere: se un obbligazionista decide di convertire in azioni può, una volta in possesso delle azioni, decidere di venderle immediatamente oppure esistono dei limiti temporali di mantenimento.
Se ci fosse la possibilità di vendita immediata i nuovi azionisti potrebbero rientrare in possesso del 100% circa del capitale immediatamente.
Grazie.

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Scritto il 19 dicembre 2016 at 09:51

Nel momento in cui ne entra in possesso, potrà vendere. Ma ci vorrà qualche giorno…

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paolo41
Scritto il 19 dicembre 2016 at 10:51

ottima analisi che spero serva anche a qualche altro blog (quelli che io definisco i pifferai magici) che per motivazioni esclusivamente di parte, confondono i loro lettori…….

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ob1KnoB
Scritto il 19 dicembre 2016 at 11:06

Premesso che non ho conflitti di interesse di alcun tipo…….
Quando la toppa è peggio del buco.
1) ci sarebbe una disposizione chiara, discutibile quanto si vuole, per situazioni del genere ma si farebbe finta di non applicarla.
2) ci sarebbe un decreto all’uopo, di cui non si conoscono ne efficacia ne vaghi contorni.
3) ci sarebbe una Mifid, m..chiata galattica, che verrebbe superata per l’occasione con una firma….
4) ci sarebbe un inverosimile piano industriale ben bene pieno di se, forse di nel caso e di nell’eventualità e di cui chi dovrebbe mettere la famosa firma non conosce niente praticamente
5) tassativamente entro il 31/12? cosa è a conoscenza di BCE che noi non sappiamo? e che forse il tipo che deve mettere la famosa firmetta avrebbe diritto di sapere?
6) approvato il prospetto. E cosa c’è nel prospetto visto che non si conosce il prezzo, la modalità e l’efficacia legale del tutto?
Nel codice penale probabilmente il tutto verrebbe definito come associazione a delinquere.
Si fa un gran parlare di fake, di cattiva ed interessata informazione, ma rimango basito che anche i diretti interessati, azionisti, obbligazionisti correntisti e stake holder non abbiano gia’ svuotato le scorte di forconi da Leroy Merlin. Mi sbaglierò ma gli resterà sullo stomaco il panforte.

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Scritto il 19 dicembre 2016 at 11:11

pao­lo41,
Grazie Paolo

ob1­K­noB@fi­nan­zaon­li­ne,

Ehhhh dici bene, la degna conclusione potrebbe essere che… “comunque vada sarà un …insuccesso”.
Qui ci vorrebbe un miracolo per salvare capra e cavoli.

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