MERCATI contro FED: cosa aspettarsi dal futuro?

Scritto il alle 11:11 da Danilo DT

fed_balance_sheet_equity_spxOrmai ho ripetuto fino alla noia cosa sta accadendo sui mercati monetari. Banche centrali sempre protagonista ma in modo dinamico, nel senso che il loro ruolo tende a cambiare a seconda del tipo di banca centrale.
Resta sempre molto espansiva la BoJ (Giappone) con il suo Abenomics, torna ad essere espansiva anche la PBoC (Cina) che teme un rallentamento troppo accentuato, apre i rubinetti invece la nostrana BCE (Eurozona) mentre FED (USA) e BoE (Gran Bretagna) fermano la fase espansiva e si preparano ad una fase che diventerà, nel tempo , restrittiva.
Date sul cambiamento di rotta al momento non ce ne sono. Proprio ieri, su Piano Inclinato, mi domandavo quali fossero gli effetti di questa inversione di politica monetaria.
Il post ve lo ripropongo qui sotto.

Credo sia ormai conosciuta da tutti quale sia la strategia della FED diretta da Janet Yellen.
Si è cercato negli ultimi mesi di comunicare, nel modo il più preciso, tutti i passaggi previsti, anche creando delle scalette temporali (vedi tapering) al fine di “tranquillizzare” il mercato, abbattere la volatilità, evitare qualsiasi speculazione ribassista destabilizzante e far capire a tutti che la FED c’è, ha le idee chiare, sostiene e aiuta l’economia ed i mercati finanziari.

Forse dire che la FED abbia le idee chiare è un po’ un eufemismo.
In realtà la FED non è per nulla sicura che le cose possano andare come lei vorrebbe. Ma giustamente continua a tenere banco con questo “grande bluff”, e non potrebbe essere altrimenti, visto che la Yellen già in diverse puntate ha detto chiaramente che la crescita economica non è poi così solida.
Le scommesse, come scritto in questo post, sono tutte su come e quando la FED alzerà i tassi. Per alcuni la data prevista è già nei primi mesi del 2015, per altri invece occorrerà attendere la fine dell’anno prossimo. In questo post non voglio scomodare la sfera di cristallo e quindi non vado oltre.
Quello che voglio portare alla vostra conoscenza è però questa situazione che ora vi espongo.

Exit strategy? E poi?

Ci sono alcuni scenari che ormai possono essere definite come certezze. Il Quantitative Easing è ufficialmente terminato (tapering) ed a breve saremo “nella terra di mezzo” che ci separerà, come detto, dal primo rialzo dei tassi.
Quindi, il bilancio FED è destinato quantomeno a fermare la sua espansione.
Poi, molto probabilmente, quando ci saranno delle scadenze di titoli, la Federal Reserve NON li rinnoverà ed in questo modo il suo bilancio dovrebbe cominciare a sgonfiarsi.
Uso il condizionale perché TUTTO è possibile, non escludo nulla, anche se questo scenario è decisamente il più realistico che possiamo ritrovarci di fronte.
Ma se il bilancio FED si sgonfia…che fine faranno i mercati?

Il grafico che vi presento mette a confronto 4 interessanti fattori:

A) Bilancio FED
B) Margin Debt
C) Tasso Titolo governativo USA 10yr
D) SP 500

SPX MARGIN DEBT 10YR TNOTE RATE FED BALANCE SHEET

Come potete vedere il rapporto tra Bilancio FED, Margin Debt e SP 500 è veramente impressionante. Anche se sono tre elementi che teoricamente non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro, si scopre in realtà che invece non sono per nulla indipendenti.
Resta il rendimento del titolo di stato 10yr USA che fino ad un certo punto seguiva la stessa tendenza (che ovviamente era inversa), per poi prendere una strada diversa a causa di inflazione, rendimento basso che lo rendeva poco appetibile e prospettive dei tassi.
Se il Bilancio FED frena, non è che la borsa USA si ritroverà a frenare, magari anche violentemente? E se a quel punto aumenta la volatilità, il margin debt (denaro preso a prestito per speculare in borsa) non potrebbe scendere, enfatizzando ulteriormente la correzione? E inoltre, siccome i tassi aumenteranno, sarà ancora conveniente prendere denaro a prestito per speculare?
Questi sono solo alcuni spunti che meritano sicuramente degli approfondimenti. Intanto però diamo un po’ di spazio all’evidenza. E in questo grafico, di certo, l’evidenza non manca.

Il rischio quindi di una frenata degli asset più rischiosi non è da escludere e visto che Wall Street resta il benchmark assoluto e che difficilmente è ipotizzabile una forte de correlazione con il resto del mondo, alloraè importante mantenere elevato lo stato di allerta.

Il rischio, secondo me, è che un cambiamento di “mood” della banca centrale più importante del pianeta, possa procurare quello che si chiama “effetto domino” anche descritto nel post sopra citato.
Ma oltre a questi dati, è importante anche citare il rischio che resta sempre molto elevato su una particolare asset class, ovvero i bond High Yield.
Se infatti si mettono le basi di una exit strategy e ci si prepara ad una serie di (futuri) rialzi di tassi, è indubbio il fatto che i titoli più rischiosi subiranno con “effetto leva” tali rialzi. Inoltre un aumento di percezione del rischio finanziario (oggi irragionevolmente basso) non farà che enfatizzare il fenomeno.
Nel grafico che vi propongo trovate sia l’andamento dell’indice Barclays US Corporate High Yield e lo spread tra lo stesso indice e il rendimento degli US Treasuries.

barclays us corporate high yield gap vs treasuryCome potete vedere rimaniamo vicini ai minimi assoluti sia in ambito di rendimento che di percezione del rischio, anche se il mercato già si sta muovendo.
Se infatti mettiamo a confronto la borsa USA (lo SP500) e il rapporto tra HY /Treasury, notiamo che si è aperto un gap non proprio ben augurante, con gli HY che iniziano a peggiorare sensibilmente il loro trend, il che non è un bel segnale per l’azionario

gap tra SPX e rischio high yield

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Danilo DT

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1 commento Commenta
lorepi
Scritto il 24 settembre 2014 at 16:34

Carissimo Danilo,
leggo con piacere questo post che però mi lascia alcuni dubbi. Secondo quello che scrivi potrebbe essere alle porte un’ importante correzione sul mercato obbligazionario, seguita poi da una medesima su quello azionario. Drammatico, ed aggiungo inusuale, sarebbe una correzione contemporanea su entrambi i mercati.
Il dubbio nasce però dal comportamento delle materie prime. A parte una fiammata da Novembre 2013 a Luglio 2014, sembra che abbiano ripreso la strada della discesa.
Se le materie prime scendono, l’ obbligazionario scende e pure l’ azionario…dove investiranno le mani forti???
Non credi sia più probabile un bel crollo dell’ obbligazionario 8questo si), ancora per qualche mese una galoppatina dell’ azionario (ovviamnete mi riferisco a quello Americano, per il nostro no comment) e poi, ma ancora lo considero molto prematuro, il crollo dell’ azionario e ripartenza delle materie prime?
Saluti
Lorenzo

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