MACROECONOMIA e ORO: i motivi della discesa della sua quotazione

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GUEST POST: , e deflussi dagli ETF.. Il solito barometro settimanale dell’oro e gli avvenimenti più importanti della settimana e il ruolo dell’oro nei portafogli di investimento e degli investitori istituzionali.

Da inizio anno, il prezzo dell’oro e’ in discesa di circa il 25% rispetto al picco storico toccato nel settembre 2001, quando l’oro arrivo’ a prezzare $1.921,00 per oncia.

Possiamo rintracciare le cause della caduta dei prezzi nei continui e reiterati commenti pubblici rilasciati dai governatori della FED, circa un possibile ridimensionamento (tapering) degli acquisti di assets finanziari da parte della Banca Centrale Statunitense.

Altre cause sono riscontrabili nel deflusso di oro fisico da parte dei fondi ETF e in una minore domanda globale di metallo giallo (ma su scala globale), nonche’ dalle ripetute manipolazioni ribassiste effettuate dagli speculatori professionali presso il mercato “futures” Comex di New York.

Dobbiamo altresi’ tenere in considerazione che il lingotto giunge al prezzo attuale dopo dodici (dicesi dodici) anni consecutivi di continui rialzi. Una correzione (seppure accentuata), quindi, e’ da considerarsi naturale; nessun mercato (che sia azionario, obbligazionario, delle commodities, immobiliare, valutario, ecc) corre sempre al rialzo.

Data la forte correlazione tra il prezzo dell’oro e la quotazione del dollaro americano (tra i due assets esiste un rapporto inverso: l’espansione del primo provoca una contrazione del biglietto verde e viceversa), abbiamo studiato la quotazione del dollaro sul lungo periodo, cercando di determinarne il trend futuro.

Come potete esaminare dal grafico qui sotto (che prende in considerazione il prezzo del dollaro dal 1983 a oggi), la trendline rossa indica chiaramente che il declino del dollaro e’ lungi dall’essere terminato.

Il dollaro, rispetto all’oro, puo’ essere stampato in quantita’ illimitata, a prescindere dal lingotto e dagli aumenti di produttivita’ al quale deve essere correlata la stampa del denaro stesso.

L’oro, per converso, non puo’ essere estratto in quantita’ illimitata.

Se teniamo presente il pessimo stato dell’economia a stelle e strisce, e l’enorme debito accumulato a livello Federale e a livello di ogni singolo Stato componente gli USA, nonche’ il livello di debito di ciascun cittadino americano e impresa a stelle e strisce, dobbiamo dedurne che e’ tutto debito che non potra’ essere mai piu’ ripagato e sul quale continuera’ a gravare il peso degli interessi da corrispondere ai creditori (in primo luogo la Cina, il maggior possessore di titoli di stato USA).

Ne deduciamo che il declino del valore del dollaro e’ appena iniziato. Anche nel prossimo decennio assisteremo quindi a un ulteriore degradamento della moneta amercana e, quindi, ad una rivalutazione del prezzo dell’oro, a cui e’ strettamente correlato.

Per rimanere negli USA, l’Agenzia Reuters, ci informa che molti cittadini che hanno contratto mutui ipotecari, sono di fatto gia’ insolventi e non sono in grado di rientrare dalle linee di credito richieste ai rispettivi istituti finanziari.

Bank Of America, J.P. Morgan e Wells Fargo, sembrano essere le banche piu’ esposte. Pertanto, nei prossimi mesi potremmo assistere a nuovi “salvataggi pubblici” — BAILOUTS — (con i soldi dei contribuenti americani) nel caso di possibili fallimenti di questi tre colossi, a causa di un nuova esplosione finanziaria legata all’erogazione di mutui.

In alternativa, in caso di deterioramento finanziario delle banche di cui sopra, le Autorita’ potrebbero prendere in considerazione il “salvataggio dall’interno” — BAIL-IN — degli istituti, confiscando di fatto parte dei depositi e conti correnti degli azionisti e allungando le scadenze dei pagamenti dei bonds, decurtando anche i tassi delle cedole.

Gli azionisti, potrebbero assistere a un drammatico calo delle quotazioni delle azioni nelle loro mani e non ricevere piu’ alcun “stacco” di dividendo, magari per anni.

In Cina, per converso, si sta assistendo a una vera e propria corsa all’oro da parte di istituzioni e da parte del risparmiatore retail.

Si approfitta dei prezzi bassi per fare incetta di metallo giallo.

Sia in Cina che in tutta l’Asia Orientale, la domanda (soprattutto di gioielli e di oro da investimento) rimane piu’ forte e robusta che mai.

Dal 15 – 16 aprile (data del “flash crash” speculativo contro l’oro, consumato al Comex di New York, che fece crollare il prezzo del 10% in due giorni), la domanda di oro in Cina e’ piu’ che triplicata.

La piu’ grande catena di distribuzione di gioielli in Cina, la Chow Tai Fook Jewellery Group, e’ stata costretta a ricostituire in grande fretta le scorte di oro per fare fronte alle richieste dei propri clienti. Chow Tai Fook ha visto le vendite di gioelli, monete e lingotti, salire del 49% nel primo semestre del 2013, rispetto al semestre dell’anno precedente.

Costituita nel 1929 nella citta’ meridionale di Guangzhou, essa prende il nome del suo fondatore, Mr. Chow: “Tai Fook”, invece, nella lingua cinese significa, “Grande Benedizione”.

Nel mese di ottobre, la Cina ha acquistato ben 100 tonnellate di oro, provenienti direttamente dal porto di Hong Kong; si tratta del sesto mese consecutivo di rialzi negli acquisti di metallo giallo, per soddisfare una domanda senza alcun precedente.

Non solo in Cina vi e’ la corsa all’oro; il Fondo Monetario Internazionale ha comunicato che nel mese di ottobre le Banche Centrali hanno continuato a diversificare le proprie riserve, investendo in oro fisico.

La Turchia ha acquistato 12,994 tonnellate di oro fisico; il Kazakhstan a portato le proprie riserve (assai modeste, invero) a 2,4 tonnellate, mentre l’Azerbaijan ne ha acquisite 2 tonnellate in ottobre.

La Germania ha diminuito le proprie riserve auree (di una piccola quantita’), a 108,9 milioni di once contro le precedenti 109,01 milioni del mese di settembre.

La diminuzione e’ stata causata dalle vendite di monete nazionali d’investimento presso concessionari locali autorizzati alla vendita di oro da investimento a privati.

Riccardo G. – Deshgold

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Commenti (n° 2)Commenta

  1. alfio200 scrive:

    Gli Stati Uniti, come l’Unione Sovietica nella sua fase finale, sono predominanti ormai solo a livello militare. Manca l’equivalente statunitense dell’Iraq, dove gli americani sconfissero agevolmente gli iracheni armati e consigliati dai russi, dimostrando che l’armamento sovietico era ormai superato.

    Un attacco all’Iran e un eventuale ritiro (stile Vietnam) per le ingenti perdite subite, sancirebbe la fine degli Stati Uniti come potenza imperiale e quindi del dollaro coma valuta di scambio internazionale.

    Quanto all’oro…previsioni sul breve e sul lungo? Mantenere, vendere per poi acquistare sulla debolezza, mantenere e poi acquistare sulla debolezza, vendere?

    E sul dollaro?

  2. perplessa scrive:

    http://www.investireoggi.it/economia/il-venezuela-ipoteca-loro-accordo-tra-maduro-e-goldman-sachs/
    beh, allora l’oro secondo investire oggi non c’è più. e l’oro della banca d’italia fisicamente dove sta?ho guardato adesso nel sito della banca d’italia ma non ho visto. quali sono i paesi che l’oro ce l’hanno in casa propria?