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MACROECONOMIA e ORO: a caccia dei nuovi minimi ma la storia non si ripete

Scritto il alle 09:10 da Roy Reale

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Se guardiamo al quadro di mercato, è evidente una debolezza strutturale di tutte le commodity. E questa debolezza colpisce anche l’oro, che anche per questioni di tasso inflazione non gode di grandi favori. Ma facciamo attenzione a basarci solo sul passato… [Guest Post]

Uno dei compiti dell’analista finanziario è quello di ricercare le tendenze di fondo che muovono gli andamenti dei mercati. Per farlo si avvale dello studio dei ricorsi storici, ciclici e statistici, cercando quindi di anticipare i trend di lungo periodo.

Supponiamo di trovarci oggi nel lontano 1981. In quell’anno le quotazioni dell’oro crollarono – letteralmente – dai picchi dell’anno precedente. Nel 1980, la FED di Paul Volcker aveva alzato i tassi d’interesse portandoli al 20%. Questo scatenò la recessione a livello mondiale ma i tassi d’inflazione furono gradualmente ridotti come da obiettivo della FED. Le quotazioni dell’oro subirono però una pesante battuta d’arresto e, ora come oggi, gli investitori si chiedevano “i prezzi dell’oro hanno toccato il fondo?”

Evidentemente se lo chiedevano anche i piani alti statunitensi. Attorno alla metà del 1981 il Presidente USA, Ronald Reagan, istituì la Gold Commission per investigare il da farsi ed essa respinse ogni possibilità di ritorno al regime monetario “Gold Standard” per gli USA.

In effetti le quotazioni dell’oro si erano mosse al rialzo di oltre il 2.000% dall’abbandono del Gold Standard Exchange da parte degli USA, nell’agosto del 1971 (le quotazioni decollarono da $35 per oncia a oltre 800,00 nel 1980, a causa del debito interno, dell’inflazione, della perdita di fiducia nel dollaro e da almeno 15 anni di espansione monetaria ininterrotta – dal 1960 al 1975 – a causa della guerra nel Vietnam). Sarebbe stato del tutto cieco e “antiamericano” bloccare nuovamente il rapporto di cambio tra oro e dollaro.

Le condizioni per uno storico rialzo dell’oro erano però terminate: i mercati avevano riacquisito fiducia nel dollaro americano dopo gli imponenti rialzi dei tassi della FED. Nei successivi 20 anni le quotazioni dell’oro rimasero “laterali”, all’interno di una tendenza di mercato indefinita, dopo aver toccato un minimo al ribasso del 65% rispetto ai picchi del 1980. Nonostante alcuni ribassi significativi dal 1986, il biglietto verde fu agevolato dagli ingenti flussi di capitali globali che confluivano sui mercati obbligazionari, sui mercati a termine USA – futures – delle commodities e sui mercati azionari (nonostante il crack dell’ottobre 1987), determinandone uno storico rafforzamento nei confronti di tutte le altre valute mondiali. Dal 1989 al 1991 si disgregava “L’impero del Male” (URSS e nazioni del Patto di Varsavia), cadeva il Muro di Berlino e iniziava la cosiddetta era “Unipolare” degli USA: l’Occidente era rimasto l’unico grande “player” globale, in grado di dettare l’agenda politica, geopolitica, militare, finanziaria ed economica del mondo. Le condizioni politiche, finanziarie ed economiche del ciclo storico che parte dal 1980 a inizio 2000, quindi, furono tutte favorevoli agli USA e al biglietto verde. L’economia americana usciva vincitrice dalla Guerra Fredda e si “finanziarizzava” in modo definitivo.

Iniziava l’era delle bolle azionarie nel settore Biotech ed informatico (bolla delle cosiddette dotcom) al Nasdaq di New York, bolle finanziarie che attiravano in USA capitali speculativi da tutto il pianeta rafforzando costantemente il biglietto verde; l’indice Dow Jones raggiungeva per la prima volta nella storia quota 10.000 e la Globalizzazione a guida USA si estendeva a tutto il pianeta. Fino ad arrivare ai giorni nostri.

Attualmente l’oro, dopo il picco di settembre 2011, ha perduto circa il 40% del suo valore (ma dal 2000 al 2011 aveva corso al rialzo di circa il 600%): se il metallo giallo dovesse replicare il ribasso del 65% registrato dal 1980 in poi, dovrebbe calare ancora del 25% rispetto al 2011.

Pertanto, sebbene i fondamentali dell’economia non sono favorevoli a un rialzo dell’oro nell’immediato – il complesso delle materie prime è ai minimi da 13 anni; il prezzo del petrolio WTI oscilla costantemente sui $40,00 al barile; l’economia della Cina è in deciso rallentamento e l’inflazione ufficiale è sotto controllo – è molto probabile che la storia non si ripeta: il debito pubblico e privato mondiale non è mai stato così elevato in un periodo di relativa pace e il debito pubblico americano è detonato dalla crisi del 2008 oltre 18 mila miliardi di dollari rispetto ai 907 miliardi del 1980. Insomma: non sono più presenti le condizioni geopolitiche, finanziarie ed economiche riscontrate all’inizio degli anni ’80 del secolo scorso, ovvero un paio di decenni di movimenti laterali dei prezzi dell’oro.

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Negli Usa aumentano le vendite annue di monete d’oro e d’argento da investimento

Nonostante un calo mensile in Agosto, la Zecca degli Stati Uniti ha registrato un solido fatturato in monete d’oro vendute l’ottavo mese dell’anno. Secondo gli ultimi dati presenti sul suo sito internet, in agosto sono state vendute 101.500 once di monete auree “American Eagle Bullion”, in calo del 40% rispetto al mese di luglio; tuttavia, le vendite annue sono in crescita del 306% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Anche le monete auree “American Buffalo”, con 20.000 once vendute in agosto (in calo rispetto alle 32.000 once di luglio), mantengono una buona performance (in agosto 2014 ne erano state vendute 8.000 once). Durante il mese di agosto i prezzi dell’oro sono aumentati del 4% su base mensile, con un massimo registrato nei contratti a termine (futures) per dicembre, che hanno toccato i $1.169,80 per oncia in data 24 agosto. A luglio, invece i prezzi dell’oro avevano toccato un minimo a sei anni, a $1.085,50 per oncia.

Sempre in agosto, i prezzi dell’argento sono diminuiti dell’1,39% su base mensile (i prezzi dell’argento sono risultati molto più volatili di quelli dell’oro, in agosto), con i prezzi nei contratti a termine per dicembre che hanno toccato i $13,91 per oncia (per poi salire fino a un massimo di $15,77). La Zecca degli Stati Uniti ha registrato un totale di vendite di monete in argento, in agosto, pari a 4 milioni 935 mila once, contro le 2 milioni 88 mila once registrate nello stesso mese dell’anno precedente.

Riproduzione riservata

ROY REALE

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