Ma allora forse non è solo tutta colpa dell’Euro

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In questo blog ho spesso ospitato eccellenti articoli di amici lettori che erano alcuni Pro Euro ed altri Contro Euro.
E penso che questo tipo di bipolarismo sia ormai una normalità sui siti che trattano economia e finanza.
Io credo che troppo spesso si tenda a generalizzare, cadendo anche in uno sterile vittimismo, senza voler approfondire troppo la questione e capire cosa è realmente accaduto e perché, in fondo, la colpa non è sempre e solo dell’Euro.

Roma, 18 set. (Adnkronos) – “L’Italia e’ in coma. E’ l’esplosione del debito privato, in prevalenza delle nostre banche verso la Bce, originatosi nel regime a cambi fissi dell’euro, a rendere insostenibile il nostro debito pubblico. Bisogna guardare alla bilancia commerciale oltre che al debito pubblico. Solo se si riconosce che l’ingresso nell’euro ha tarpato le ali alla gia’ scarsa competitivita’ italiana si potra’ iniziare un vero dibattito. L’euro ha agito da acceleratore della crisi”.

Quindi in questo articolo spezzerò una lancia a favore della moneta unica, e non me ne vogliano gli amici anti-Europeisti. Parliamo di bilancia dei pagamenti. 

L’Ufficio statistico dell’OECD  fornisce periodicamente degli ottimi dati che devono essere presi in considerazione per poter tastare attivamente il polso della ripresa economica. E tra le tante cose analizzate c’è appunto anche il saldo dei pagamenti correnti che ci permette di vedere i vari squilibri commerciali, nella fattispecie all’interno dell’Eurozona.
Guardate il grafico. Parte proprio dal 2000 e non a caso. Qui sono illustrate le prime 8 economie.

Saldi partite correnti Eurozona

Come è ampiamente visibile, in particolar modo dall’inizio fino al 2011, una profonda spaccatura del grafico. Abbiamo un’Europa del nord, con Germania e Olanda a comandare, che è costantemente a credito. Ed un’Europa del Sud invece che è costantemente in negativo. Il primo commento che viene alla mente è quasi banale.

“Ovvio! E’ il Nord che cresce e il Sud invece subisce. Il Nord è in costante surplus e si nutre del deficit altrettanto costante del Sud. In altre parole l’Euro ha avvantaggiato i tedeschi ed ha crocifisso i paesi del Mediterraneo, Italia in primis”.

Ma poi attenzione. Arriva il 2012 e guardate cosa succede. Una situazione che sembra anomala. Mentre Germania ed Olanda continuano nella loro corsa rialzista di crescita, molti paesi dell’Eurozona “cambiano polarità” e passano dall’altra parte. Tutti tranne la Francia (beh, lo diciamo da tempo che Parigi ha qualche problemino) e un po’ la Grecia.
Il grafico diventa magicamente disequilibrato. La logica avrebbe voluto un “ribilanciamento” o per lo meno una limitazione degli stati più virtuosi, in risposta ad un miglioramento delle partite correnti dei paesi più deboli. Invece no.
E questo avviene non solo a causa della politica di austerity (che ovviamente colpisce anche i consumi e le importazioni). Forse c’è un qualcosa in più, che va oltre al solo territorio dell’Euro. Forse c’è una cosa che si chiama MONDO, la quale ha ancora il suo peso e la sua importanza nelle dinamiche economiche dei paesi dell’Eurozona.

MORALE: ovviamente questo è solo un aspetto del problema, però credo sia giusto dare a Cesare quel che è di Cesare. Proprio come ho detto in apertura. Tanto per cominciare il grafico che vi ho presentato è la chiara testimonianza che NON era l’Euro il motivo dei disequilibri finanziari dei paesi. Forse la causa era una diversa qualità economica dei singoli stati? Chissà…  Quindi, al posto di continuare a piangersi addosso, sarebbe corretto cercare le cause della crisi NON sempre e solo nell’Euro, ma su cosa si è fatto negli ultimi 15 anni per migliorare il nostro paese, renderlo più competitivo, abbassare il debito e provare a creare un FUTURO.

Oggi l’Italia è malata, molto malata. Si poteva fare moltissimo per non arrivare in questo stato. Ma la malapolitica e le lobby hanno rovinato il tessuto economico e sociale di quello che poteva essere un gioiello all’interno dell’Eurozona. Invece ora siamo diventati quasi il simbolo dell’inefficienza, dell’incapacità gestionale e della corruzione. Gli zimbelli insomma.

E allora, anziché dare la colpa sempre e solo all’Euro, abbiamo l’umiltà di dare la colpa anche ad altri fattori. E soprattutto, visto che molto probabilmente non ci sono congiure contro di noi, non ci sono sette sataniche che hanno riempito di spilli il Bel Paese, sarebbe l’ora di guardare in faccia la realtà e AGIRE.

Nel mio profilo di twitter, troverete una frase di un grande scienziato:

L’unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla. (A. Einstein)

Anziché nasconderci dietro al nulla responsabilizzando SOLO l’Euro, come detto in apertura, diamoci da fare, se vogliamo tirarci fuori dalla melma, prima che sia troppo tardi. E facciamolo puntando su di noi, un popolo che ha una storia dietro che ci ha sempre voluti gloriosi e forti. Cerchiamo di non essere da meno. A partire dalla classe politica.

A questo proposito leggetevi questo articolo di Taleb, l’inventore de “il Cigno Nero”. Quantomai pertinente con la situazione sopra descritta.

Decentralizzazione del potere… (…)Taleb indica quattro punti per cui l’Italia è «antifragile», in un certo senso un paese ideale come capacità di resitere ai «cigni neri».

1) Decentralizzazione del potere. (…)

2) Venezia. L’Italia ha un esempio fondamentale di successo nella storia: la millenaria esperienza della Repubblica di Venezia (…)

3) La Chiesa cattolica.

4) L’eredità di Roma.

Leggetelo, ne vale la pena

Stay Tuned!

Danilo DT

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Commenti (n° 35)Commenta

  1. Non dimentichiamoci pero’ che se il saldo delle partite correnti é migliorato per l’Italia questo é dovuto alla riduzione massiccia delle importazioni e non tanto ad un aumento dell’export che é rimasto piuttosto stagnate se non addirittura diminuito….

  2. gainhunter scrive:

    Ci sono due fazioni:
    - è colpa dell’Italia
    - è colpa dell’euro

    Forse non è tutta colpa dell’euro, ma anche nostra = Forse non è tutta colpa nostra, ma anche dell’euro.

    L’importante è aprire la mente e togliersi quelle certezze che a volte fungono da paraocchi.

    Magari aggiungiamo la globalizzazione, e soprattutto consideriamo l’evoluzione da una situazione A a una situazione B e non solo lo stato della situazione B (esempio: debito pubblico).

    E quindi:
    - basta uscire dall’euro con questa classe politica?
    - basta cambiare la classe politica o è necessario uscire dall’euro?

    P.S.: Quoto lampo13 (sei sempre “lampo”?), basta uccidere la domanda interna per migliorare il saldo…

  3. bimbogigi scrive:

    lampo13@finanza:
    Non dimentichiamoci pero’ chese il saldo delle partite correnti é migliorato per l’Italia questo é dovuto alla riduzione massiccia delle importazioni e non tanto ad un aumento dell’export che é rimasto piuttosto stagnate se non addirittura diminuito….

    Concordo pienamente ed è gravissimo non tenerne conto!!! Già così cambiano radicalmente le prospettive dell’articolo. E aggiungo: se non ripartono i consumi interni, l’export da solo serve a gran poco. E fino a quando staremo in un sistema come questo, i consumi interni non hanno nessuna possibilità di crescere! Punto. Insomma, si è capito da che parte sto :-)

  4. Vincent Vega scrive:

    per meglio comprendere le dinamiche in area euro, sarebbe opportuno scomporre in saldi delle partite correnti intra ed extra euro :wink:

    ps: non è che dopo 11 anni negativi si posso gioire per 2 non negativi :lol:

  5. dfumagalli scrive:

    L’Euro è una lunga corsa a tappe.

    Gli organizzatori devono pianificarla bene ed in una stagione buona per le corse, i partecipanti devono arrivare ben allenati e con bici competitive.

    Nel caso specifico, gli organizzatori sono andati giù duro con l’imposizione misure recessive agli stati (specialmente del sud) ma molti di questi ultimi sono arrivati mal allenati e con bici con le sgomme sgonfie.

    O, nel nostro caso, senza bici e quindi a piedi.

  6. gainhunter:
    Ci sono due fazioni:
    - è colpa dell’Italia
    - è colpa dell’euro

    Forse non è tutta colpa dell’euro, ma anche nostra = Forse non è tutta colpa nostra, ma anche dell’euro.

    L’importante è aprire la mente e togliersi quelle certezze che a volte fungono da paraocchi.

    Magari aggiungiamo la globalizzazione, e soprattutto consideriamo l’evoluzione da una situazione A a una situazione B e non solo lo stato della situazione B (esempio: debito pubblico).

    E quindi:
    - basta uscire dall’euro con questa classe politica?
    - basta cambiare la classe politica o è necessario uscire dall’euro?

    P.S.: Quoto lampo13 (sei sempre “lampo”?), basta uccidere la domanda interna per migliorare il saldo…

    BRAVO! Hai centrato perfettamente l’obiettivo di questo post.

  7. andrea4891 scrive:

    a’ Danilooo, e l’Hindenburg Omen come sta ??!!

    anche su quello hai cambiato idea ??!!

  8. Concordo con i commenti degli altri amici..
    Anche io tendenzialmente vedo il bicchiere mezzo vuoto e temo che questo riequilibrio (apparente) del saldo delle partite correnti sia purtroppo dovuto solo e soltanto al fatto che i periferici (o PIIGS come andava di moda fino a qualche tempo fa, prima che i “maiali” dimagrissero) sono diventati degli esportatori netti
    Quest sarebbe ancora più grave perchè significherebbe che i consumi (che dovrebbero essere il traino della ripresa) sono ulteriormente peggiorati…

    andrea4891@finanzaonline,

    Se anche DT è diventato rialzista, forse è la volta buona che viene giù tutto, non solo l’Hindenburg :D

  9. andrea4891@finanzaonline,

    Sta bene e ti manda i saluti!

  10. sono d’accordo con Danilo. D’altronde l’Europa, per come è stata architettata, avrebbe dovuto spronare le aree meno competitive a diventarlo di più per stare a galla. Ammettere che molti prodotti tedeschi sono migliori di quelli italiani obbliga l’italia a migliorare da questo punto di vista.
    Se stiamo nell’euro dobbiamo rinunciare alle aspettative passate e sostituirle con altre meno rosee: dovremo diventare più rpoduttivi, lavorare di più prendendo lo stesso reddito o anche meno, migliorare l’efficienza di processi produttivi e apparati come quello pubblico. Potrebbe essere un opportunità da lasciare ai nostri figli.
    L’alternativa è uscire dall’euro senza comprenderne bene le conseguenze e tenendo i nostri problemi per decenni a venire

    se noi italiani ci rendiamo conto che non potremmo mai raggiungere la qualità dei prodotti e dell’efficienza tedesca ci converrà uscire, altrimenti occorrerà rimboccarsi le maniche e migliorare questo paese .. tutto dipende da quanta voglia hanno ancora gli italiani di soffrire e sudare come hanno fatto i nostri padri…

    la cosa problematica è che all’italia manca uno degli asset competitivi più importanti: manca l’humus culturale, etico e morale , e questo non si ricostruisce dall’oggi al domani..

  11. lacan2@finanza: sono d’accordo con Danilo. D’altronde l’Europa, per come è stata architettata, avrebbe dovuto spronare le aree meno competitive a diventarlo di più per stare a galla. Ammettere che molti prodotti tedeschi sono migliori di quelli italiani obbliga l’italia a migliorare da questo punto di vista.Se stiamo nell’euro dobbiamo rinunciare alle aspettative passate e sostituirle con altre meno rosee: dovremo diventare più rpoduttivi, lavorare di più prendendo lo stesso reddito o anche meno, migliorare l’efficienza di processi produttivi e apparati come quello pubblico. Potrebbe essere un opportunità da lasciare ai nostri figli.L’alternativa è uscire dall’euro senza comprenderne bene le conseguenze e tenendo i nostri problemi per decenni a venirese noi italiani ci rendiamo conto che non potremmo mai raggiungere la qualità dei prodotti e dell’efficienza tedesca ci converrà uscire, altrimenti occorrerà rimboccarsi le maniche e migliorare questo paese .. tutto dipende da quanta voglia hanno ancora gli italiani di soffrire e sudare come hanno fatto i nostri padri…la cosa problematica è che all’italia manca uno degli asset competitivi più importanti: manca l’humus culturale, etico e morale , e questo non si ricostruisce dall’oggi al domani..

    Bravo Lacan…..manca l’humus culturale, etico e morale….e si cercano facili scorciatoie :roll:

  12. Tra qualche giorno diremo che la colpa sarà del $ che si svaluta troppo.

  13. Lavora di più e guadagna di meno….ottima ricetta per motivare la gente

  14. Danilo DT:
    lampo13@finanza,

    MAI detto questo

    non mi riferivo a quanto scritto da te ma da Lacan2. Il vero problema dell’Italia per me é la scarsa produttività del lavoro e il fatto di lavorare di più e guadagnare meno é la ricetta per aumentare la produttività: é dispèosto il paese ad imboccare questa via poco motivante? Per me no….mission impossible!!!!

  15. lampo13@finanza,

    Danilo DT,

    Bhe in germania sembra che funzioni benissimo.

  16. kry@finanza,

    Anzi, volenti o nolenti la strada sarà quella e …… il lavoro averne.

  17. E’ limitato dare la colpa della nostra situazione solo all’euro; la prima grossa responsabilità e di quei politici (Prodi in testa) che ci hanno fatto entrare, solo per una questione di status, in una comunità di Stati e di moneta unica, quando sapevano benissimo (altrimenti che professori erano) che il nostro paese per cultura e disequilibri interni non era pronto e/o adeguato a tale passo.
    Nessuno può negare che per anni siamo passati da una svalutazione all’altra per mantenere un minimo di competitività al nostro sistema industriale, cosi come i nostri politici (la “setta” come li ho definiti recentemente) per delinquenza e/o per ricerca del voto hanno sempre messo le mani nelle casse dello stato.
    “Mani pulite” c’è stato prima dell’euro e “mani sporche” è continuato anche con l’euro, anzi con la responsabilizzazione delle Regioni abbiamo amplificato il numero dei mangia soldi a spese dei contribuenti.
    Su questo deprimente scenario aggiungete la globalizzazione e le importazioni selvagge da paesi che hanno fatto del “dumping valutario” la loro arma più devastante, aggredendo quei paesi come il nostro la cui produzione, salvo rare eccezioni, aveva un valore aggiunto fortemente condizionato dalla quota del costo del lavoro e non avevano sostenibili barriere tecnologiche.
    Si potrebbe stare qui ad aggiungere altre considerazioni, ma ritengo che aver spinto l’Italia nella moneta comune sia stato uno dei passi peggiori della nostra storia politica.

  18. Chissà se faranno mai mea culpa per quell’infausto passo che hanno fatto fare al paese. Sarebbe forse chiedere troppo.

  19. Ma scusate che colpa ne ha l’euro se in 40 abbiamo buttato soldi in :
    1) progetti inefficienti, improduttivi, distruttivi…
    2) abbiamo assunto gente per fare nulla
    3) ci siamo indebitati oltre misura

    Ora diamo la colpa all’euro per nascondere il fatto che abbiamo fatto schifo per 40 anni?? Bah mi sembra abbastanza ipocrita. Inutile dire che una volta eravamo i migliori, ok eravamo anche i migliori stampatori di carta igienica in circolazione. Ora che c’è la crisi i nodi vengono al pettine, la realtà sbatte sul muso alle cicale che hanno preso in giro le formiche per tanto tempo.
    E’ così anche nelle piccole cose, solo che le persone saltano per aria prima, mentre gli stati potendosi “dopare” a piacere ci mettono più tempo, ma alla fine il risultato non cambia.

  20. gainhunter scrive:

    Danilo DT,

    :-)

    *Svalutazione:
    Il fatto che l’Italia non aveva materie prime e svalutava per “fregare” il lavoro ai tedeschi, per i quali diventava più conveniente far lavorare gli italiani che lavorarle loro, non conta niente? Questo è stato un fattore che ha causato svalutazione e aumento del debito; poi ci hanno preso gusto e hanno sperperato; ma quanto conta uno e quanto conta l’altro?

    *Sprechi e classe politica indecente:
    Il fatto che Spagna, Grecia, Portogallo e in parte anche Francia hanno perso tutti competitività nei confronti della Germania vuol dire che anche in questi paesi hanno una classe politica indecente come la nostra e hanno sperperato come noi, oppure è successo qualcos’altro di più influente sui risultati per far sì che i paesi del Nord mettessero il turbo con l’euro?

    *Competitività:
    Ne abbiamo discusso qui: http://intermarketandmore.finanza.com/italia-occorre-aumentare-la-competitivita-subito-tagliare-tasse-sul-lavoro-ma-anche-cambiare-mentalita-57270.html

    Lavora di più e guadagna di meno è quanto ha fatto la Germania negli ultimi 10 anni.
    Günther Wallraff scrive: “La settimana lavorativa di 35 ore sembra ormai irraggiungibile… i dipendenti lavorano più di 40 ore… i giorni di vacanza vengono ridotti, decurtati o semplicemente non più garantiti… non si paga più la tredicesima e chi entra nel mondo del lavoro riceve solo contratti a termine… aumenta il numero dei working poor, di coloro che pur avendo un impiego a tempo pieno devono comunque richiedere un sussidio per arrivare alla fine del mese… Flessibilità e deregolamentazione sono le parole chiave dei datori di lavoro, dietro alle quali è in agguato lo smantellamento dei diritti dei dipendenti… le conquiste dei movimenti operai e sindacali vengono abbattute una dopo l’altra” [Germania anni dieci]
    Questo è per dirlo in parole, ma i numeri dicono lo stesso.
    E poi questo: http://orizzonte48.blogspot.it/2012/12/per-chinon-guardasse-solo-google-e.html

    Il fatto che gli stipendi IN MEDIA sono più alti è relativo, perchè sono una media e perchè la variazione (da un momento A a un momento B) incide più del valore finale.

    E quindi, quanto pesa il guadagno di competitività in violazione di Maastricht attuato a scapito della plebe teutonica e di tutti gli altri stati europei e quanto pesano invece la cultura, gli sperperi di denaro pubblico, i mancati investimenti?

    *Tassi
    Lo ripeto ancora: nel confronto con gli altri paesi l’Italia è stata svantaggiata dall’abbassamento dei tassi e dell’inflazione degli anni 90 perchè gli altri hanno potuto fare investimenti maggiori avendo un debito/pil minore. Già questo fatto ha di per sè influito negativamente rispetto agli altri paesi e avrebbe richiesto una gestione qualitativamente superiore agli altri paesi. Poi aggiungeteci pure quello che avete già detto sulla qualità della politica.

    Ce ne sarebbero anche altri di fattori, ma il senso è: potete quantificare il peso dei singoli fattori e dire: è colpa di questo, no quest’altro ha influito di più?
    Se due teste come Bagnai e Giannino non sono ancora riuscite a identificare inequivocabilmente se c’è stato o meno il famigerato “dividendo dell’euro”, sfido chiunque a identificare la causa prima della situazione economica dell’Italia di oggi. :-)

  21. Avete ragione la colpa non è dell’Euro. Il fatto è che noi popoli mediterranei siamo corrotti, non ce va de lavorà. Siamo tutti mafiosi e pensiamo solo alla famiglia e poi non abbiamo nemmeno i capelli biondi e gli occhi azzurri. Per me è colpa del clima . Qui fa più caldo e te fa passa la voia de lavorà . Lo diceva pure Tommasi di Lampedusa. Spero proprio sappiate chi era. Quando la Francia uscirà dall’euro ne riparleremo.

  22. Giannino chi ? Quello delle lauree e dei Master falsi, non delaa partecipazione allo zecchino d’oro, falsa pure quella. Vedo che segui dei buoni maestri.

  23. gainhunter,

    Lavora di più e guadagna di meno è quanto ha fatto la Germania negli ultimi 10 anni. Lampo13 Scrive:
    17 ottobre 2013 alle 16:31
    Lavora di più e guadagna di meno….ottima ricetta per motivare la gente
      
    Danilo DT Scrive:
    17 ottobre 2013 alle 16:33
    lampo13@finanza,
    MAI detto questo
      Kry Scrive:
    17 ottobre 2013 alle 17:06
    lampo13@finanza,
    Danilo DT,
    Bhe in germania sembra che funzioni benissimo. GRAZIE PER AVER AVVALORATO LA MIA IPOTESI. CIAO.

  24. gainhunter scrive:

    paolo41la prima grossa responsabilità e di quei politici (Prodi in testa) che ci hanno fatto entrare

    In merito a questo le mie domande sono:
    - cosa sarebbe successo se l’Italia fosse rimasta fuori e avessero fatto l’euro senza l’Italia?
    - era possibile far naufragare il progetto euro?
    - come sarebbe andata con l’Italia nell’euro se la Germania avesse rispettato il trattato di Maastricht evitando di fare dumping salariale?

    gioc@finanzaonline,

    Sì, lui. Non seguo lui, ascolto le varie campane e mi faccio delle idee. 8)

  25. gainhunter scrive:

    kry@finanza,

    Ciao Kry
    Direi che è più che un’ipotesi :wink:
    Tra i tanti dubbi che mi pongo questo è il meno vacillante.

  26. gainhunter,

    A proposito di dubbi ti faccio leggere la mail che avevo inviato nell’agosto 2011 a dream. Erano i primi giorni che leggevo intermaketandmore.——Salve D.T. sono un appasionato di economia e vi seguo sul blog da circa un mese. Mi scuso se forse risulto un pò confusionario nell’ esprimere il mio modo di vedere le cose. Innanzi tutto credo che essere pessimisti e realisti voglia dire essere rassegnati (e come non esserlo visto il paese in cui viviamo) e questo lascia anche mè perplesso perchè risulta difficile attuare una stategia perlomeno difensiva. In tutto questo stato di cose (o caos) so che in finanza prima o poi gli eccessi di qualsiasi tipo siano si riequilibrano. Quello che non riesco a capire è come mai tutti hanno paura dell’ inflazione,che probabilmente è il miglior rimedio nella situazione attuale di tutti indebitati. Io credo che nei periodi passati come negli anni 70 i debiti non fossero cosi massicci e allora c’era si il problema di difendere i risparmi, ma adesso che risparmi difendiamo che nessuno più riesce a mettere via niente ,anche perchè a differenza degli anni 90 i risparmi in questi ultimi anni sono stati un debito visto quello che rendevano e costavano come deposito titoli. Quello che mi sconcerta è che dagli errori di solito si trae l’esperienza per non sbagliare ulteriormente,ma a me sembra che si continuino a fare gli stessi errori partendo dal Giappone che per più di 10 anni ha sacrificato la crescita economica per salvare gli errori finanziari delle banche. Nel settembre 2001 l’occidente aveva l’occasione di dire basta al petrolio e cercare delle valide alternative coraggiose come ha fatto il Brasile. Comunque la vedo molta dura perchè l’economia è stata fatta girare solo sulla crescita dell’edilizia e adesso ci sono un sacco di capannoni industriali vuoti (e chi ha il coraggio di riempirli e con che genere di attività) delle case non ne parliamo, i negozi piano piano chiudono e quelli che aprono sono solo estetiste e kebab,certo che se l’economia Italiana si basa su questo altro che fritti. A continuare a pensare possono esserci tante paure ma la cosa che mi sorprende di più è che pochissime persone sono consapevoli di quello che potrebbe succedere e questo lo si può notare quando si va nei posti di villeggiatura o in locali come le pizzerie e gelaterie che sono spesso piene di clienti,e comunque essere consapevoli ci da solo il vantaggio di non restare storditi per poter accennare una pur timida reazione su quello che sarà possibile fare. Nei prossimi mesi se non dovessero succedere cose eclatanti sono curioso di vedere come la Germania pensa di continuare a produrre auto di alta gamma e gli Stati Uniti con un PIL che non cresce come vorrebbe che % di rapporto si troverebbe con il debito e del Giappone come mai non se ne parla mai (del suo debito)? Io non sono molto afferrato sulla finanza moderna (short-long-svap-cowered-cds e chi più ne ha più ne metta) ma sarei curioso di vedere le reazioni di questi derivati al verificarsi di uno scenario in cui nell’arco temporale di 6/9 mesi ci trovassimo con un inflazione del 6/8 %(come in Turchia) una borsa che prima perde probabilmente il 10/15% e poi comincia a salire per allinearsi al valore dei prezzi inflazionati. Spero di non essere stato noioso e nello stesso tempo spero di aver dato qualche spunto per dei suoi prossimi articoli e colgo l’occasione per fare i complimenti per il lavoro svolto quotidianamente.  Grazie. ———- Allora non esistevano i miracoli dei QE e LTRO. Ciao.

  27. idleproc scrive:

    La domanda è quali sono stati gli interessi italiani che ci hanno portato nell’euro e alle cessioni di sovranità sul controllo dei mercati e di politica economica?

    Un limitato gruppo della grande “imprenditoria” abituata a fare sovraprofitti a mezzo grandi opere, cattedrali nel deserto, espansione della spesa pubblica sul nulla, parassiti globali dello scambio ineguale e parte della finanza che voleva giocare nella bisca.
    +
    La grande totalità del sistema politico-clientelare espanso su tutto il pubblico sovradimensionato che poteva a mezzo vantaggio iniziale euro tirare a campare ed espandersi ancora evitando di fare riforme strutturali di efficienza sistemica che ne avrebbero compromesso l’esistenza come oligarchia.
    La nostra appartenenza alla zona euro limita le nostre capacità di autodifesa, blocca la nostra possibilità di fare politica economica e le riforme che NOI stabiliamo siano indispensabili, non quelle pro domo altrui.
    Ovviamente bisogna cambiare classe politica e rifare la PA.
    Oggi abbiamo gli stessi problemi che avevamo prima di entrare nell’euro, un sistema produttivo quasi distrutto, perdita di capitale accumulato nel pubblico e nel privato ogni giorno che passa e aggravati dall’appartenenza alla zona euro dove gli amici non esistono. Tutti si fanno i fatti loro.

    sarà banale ma io la vedo così e bisogna uscirne.

  28. idleproc scrive:

    Ps. avvertitemi quando siete diventati tutti rialzisti… che io scappo…

    La crisi comunque sta nel reale globale, ha fatto per ora solo esplodere un po’ spazzatura finanziaria accumulata dai creativi.
    Allo stato attuale non mi pare di vedere inversioni di tendenza o nuovi motori dello sviluppo accesi al posto di quelli vecchi quasi fermi… di solito storicamente è sempre stato così dopo aver attraversato una crisi con queste caratteristiche.

  29. gainhunter scrive:

    kry@finanza,

    Tutti dubbi leciti ;)

    La cosa più importante però è continuare a porsi delle domande; alle domande seguono le ipotesi; poi si osserva quello che succede, si leggono le notizie, i dati statistici, e si vede se le ipotesi vengono confermate o meno; e allora si capisce un po’ meglio la realtà. :-)

  30. gainhunter,

    Ciao, grazie e buona giornata.

  31. gainhunter,

    non dimenticare che non ci volevano nell’EU e che qualcuno ha fatto carte false per entrarci, accettando fra l’altro un cambio di valuta lira/euro penalizzante. Sai altrettanto benissimo che siamo stati sacrificati in molte successive decisioni a favore dei paesi del nord: l’esempio più classico è stato nel settore agricolo (quello delle quote latte è parossistico), ma non dimenticherei la mancata politica difensiva contro l’invasione dei prodotti extra-euro (mi vengono in mente di getto il tessile anziché la cantieristica, ma i settori produttivi interessati sono molti altri), il tutto perché altri stati, Germania in testa, dovevano difendere le loro esportazione extra-EU. Infine tendiamo a sottovalutare l’abnorme costo che assorbiamo per sostenere una pletora di burocrati super pagati che ormai hanno burocratizzato qualsiasi decisione salvo essere sempre “cattivi” con i paesi del sud per qualsiasi minima infrazione della loro burocrazia.

  32. idleproc scrive:

    Grisù sull’oro.

    Mi sembra interessante, non so se stiano proprio ragionando su di un ritorno alla parità aurea, su di un paniere, un allarme sulla fluidità dei mezzi monetari di scambio… comunque una dichiarazione del genere nelle varie interpretazioni che si possono dare…

    http://www.zerohedge.com/news/2013-10-17/draghi-gold-i-never-thought-it-wise-sell

  33. gainhunter scrive:

    paolo41,

    Quoto al 99%!
    Per quanto riguarda le carte false, ho letto il punto di vista di un ministro greco dell’epoca, il quale sostiene che le operazioni che avrebbero reso non in regola la Grecia erano preventivamente state autorizzate dall’UE. Poi in realtà è tutto da vedere…
    Per quanto riguarda l’Italia, era perfettamente in regola con i criteri della burocrazia europea perchè le operazioni di swap, su cui alcuni hanno sollevato dubbi, all’epoca erano legittime.

    In ogni caso, a mio parere l’euro non andava fatto, non c’erano garanzie che non sarebbe avvenuto quello che invece è avvenuto.