LIQUIDITA’: costo o opportunità? Citofonare Warren Buffett

Scritto il alle 14:17 da Danilo DT

Spero che i tanti amici consulenti che seguono il blog non mi odino per quello che sto per scrivere e che va anche un po’ in controtendenza su cosa magari stanno facendo fare ai clienti.

Nel post precedente parlavo di liquidità in modo lato, e del sentiment degli operatori. Intanto però, anche se i più pensano che il mercato abbia toccato picchi estremi a livello di valutazione, si continua a far aumentare il rischio ai risparmiatori. Perché la liquidità, detenuta sul conto corrente rappresenta un costo.

Italiani: grandi risparmiatori con debito aggregato ragionevole

Io aggiungerei, però, che può anche essere un’opportunità. Premessa: il volume del risparmio italiano è tra i più elevati al mondo. Filo di retto con la montagna del debito pubblico? Sicuramente. Le attività finanziarie detenute dagli italiani sono di poco superiori ai 4 mila miliardi, due volte e mezzo il Prodotto interno lordo (Pil). Le attività reali, perlopiù immobili, oltrepassano i 6 mila miliardi. Debito privato basso ed in linea di massima passività finanziarie delle famiglie pari a circa il 60 % del reddito disponibile. Nel complesso quindi accettabile se guardiamo a molti altri paesi del Vecchio Continente.

Quindi debito aggregato (pubblico più privato) che fa meno impressione se paragonato con gli altri competitor europei. Di conseguenza, c’è poco debito privato e c’è molto risparmio, e il Bel Paese continua a restare piazza ambitissima per i prodotti di investimento.

Ma se l’Italia è il paese delle “formiche”, diventa quindi anche normale che ci siano grosse disponibilità da investire sui conti correnti, magari dovute a titoli lasciati andare a scadenza oppure prese di profitto su determinati asset finanziari. E poi la crisi di fiducia. Rendimenti al lumicino ma anche sistema bancario che preoccupa e quindi il risparmiatore che resta in stand by.

Permettetemi una critica. Se quanto vi ho scritto sopra è vero, dovremmo però pretendere dal mercato e dalle società di gestione una maggiore professionalità. Quante sono le gestioni patrimoniali presenti sul mercato? Innumerevoli. E quante sono difendibili come rapporto rischio-rendimento-costi? Ben poche. Ecco la verità.

Al nostro sistema finanziario manca una cosa, spesso e volentieri (non sempre, per fortuna, visto che qualcosa di buono si può ancora trovare): la qualità. Questo dal lato dei gestori. E dal lato dei risparmiatori? Inutile dirlo: un po’ più di cultura finanziaria. Quanti clienti sono ancora della vecchia scuola del BOT e della cedola del BTP? Oggi i tempi sono cambiati. E le banche lo sanno bene. Infatti sono loro che stanno spingendo il piede sull’acceleratore con i rispettivi clienti. In che modo? Dando loro maggiore cultura finanziaria. Si ma facendo cosa? Beh, convincendoli che lasciare i soldi sul conto corrente è un costo e che la svalutazione eroderà il capitale.

Vero, ma è anche vero che la liquidità è una risorsa tattica e quando il mercato non presenta vere occasioni e quando ci si ritrova con trend che tendono ad indebolirsi, la liquidità merita di essere seriamente rivalutata.

Ed invece no, il sistema oggi punta tutto sui fondi e sulle commissioni che possono generare. Dati Assogestioni: primo semestre del 2017, raccolta gestita a + 56,5 miliardi con un monte gestito pari a 2 mila miliardi. Si, quassi come l’ammontare di tutto il debito pubblico italiano.

A dare una bella accelerata ci hanno pensato i PIR (piani individuali di risparmio) di cui abbiamo copiosamente parlato, una vera “gallina dalle uova d’oro” per il sistema, con un sistema commissionale importante che resta annegato dalla formula quinquennale l quale confonde le idee al cliente e mescola i costi con i possibili guadagni che non saranno tassati.

In attesa di Mifid2 che dovrebbe mettere un po’ di ordine anche in ambito costi e trasparenza, occorre però sempre e comunque muoversi con prudenza, visto che ormai per tutti sembra tornato il tantra del “vincere facile”. E magari imparare da chi ha un po’ più di esperienza.

Il Berkshire Hathaway Inc., il fondo di investimento gestito da Buffett da oltre cinquant’anni, alla fine del secondo trimestre dell’anno deteneva una quantità record di liquidità libera – 100 miliardi di dollari, secondo quanto riferito dalla stessa società.
Il dato mette in evidenza sì la straordinaria capacità di raccogliere capitale dimostrata nel corso degli anni, è anche un onere. Poiché Berkshire non paga un dividendo e raramente effettua buyback sulle proprie azioni, Buffett è sotto pressione per trovare modi per investire quei fondi.
Il problema? L’elenco delle aziende di cui Warren Buffett vorrebbe comprare le azioni è molto, molto piccolo. [Source] 

Ecco se proprio lui, il guru di Omaha non si fida del mercato, magari qualche campanellino dovrebbe farcelo suonare. E non pensiamo di perdere il treno. Ce ne saranno anche degli altri, di certo più confortevoli e meno affollati che vi porteranno verso i veri vostri obbiettivi di investimento. E non al “Gratta e Vinci” del guadagno facile che, la storia insegna, non ha mai portato molta fortuna…

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia.
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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4 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 22 agosto 2017 at 21:41

Warren Buffet è nato nel 1930, ha “solo” 87 anni. Pare viva “quasi” asceticamente e non si sia quasi mai spostato da Omaha un posto del kaiser che fa sembrare qualsiasi paese della bassa del Pò una specie di paese delle fiabe, In essenza un arci miliardario totalmente incapace di apprezzare la vita come la maggior parte di quella categoria che ampie porzioni della popolazione invidia in quanto a sua volta non capisce una sega di niente. E’ la misura di questa epoca di cerebrolesi.

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Scritto il 22 agosto 2017 at 21:54

Certo, anche se io penso che ormai abbia un ruolo di facciata….

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john_ludd
Scritto il 23 agosto 2017 at 09:35

Da­ni­lo DT,

da un punto di vista operativo senza dubbio, ma al suo livello sono le relazioni che contano, le telefonate con la stretta cerchia dei CEO che contano, i mega capi al vertice del governo, tutti quelli con i quali scambiare favori. Questo è sicuramente ancora compito suo, alla faccia dei deficienti che sono e restano convinti che è una questione di talento. O sei dentro le mura del castello oppure sei fuori, altro che abilità.

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