Legge di Dow: occhio alla divergenza tra DJIA e DJTA

Scritto il alle 09:59 da Danilo DT

djia-djta-WALL-STREET

La giornata di ieri ha visto il segno rosso dominare sul listino di Milano e non solo. Come volevasi dimostrare, è stata la Grecia il vero spauracchio della giornata, complice anche i volumi di scambio molto esigue, essendo una giornata festiva in molti Paesi. Le borse di Londra, Zurigo e Francoforte sono rimaste ferme. Anche Wall Street è inoltre oggi chiusa per il Memorial Day.
Lasciamo perdere la telenovela Grecia, ho già scritto molto se non addirittura troppo. Meglio aspettare l’arrivo di un accordo oppure l’annuncio del default. Vorrei però farvi notare una importante ed interessante divergenza che si è venuta a formare sui mercati. Ad essere sincero, questa “divergenza” l’ho già segnalata settimane fa (ed è stata anche citata da un lettore domenica scorsa) quando ancora necessitava di conferme. Dopo tutte queste settimane, possiamo dire che le conferme “sono chiare” e quindi il sospetto è diventato una realtà
Parliamo di un grande classico, ovvero della teoria di Dow. Credo che un po’ tutto conoscerete Charles Dow, personaggio da cui deriva anche parte del noto listino Dow Jones. Una delle teorie di Dow recita così:

Il Dow Jones Transportation Average (DJTA) è un indice formato da venti titoli azionari di azienda operanti nel settore trasporti ed è influenzato da due fattori: il volume degli affari ed i cambiamenti nei tassi di interesse.
Quando inizia la ripresa economica i magazzini sono vuoti e si richiedono materie prime per iniziare la produzione. Il volume dei trasporti aumenta e gli investitori, anticipando tale tendenza, spingono al rialzo i prezzi delle azioni dei trasporti.
In modo analogo ai massimi del ciclo economico le aziende tipicamente tendono a sovraccaricare le scorte e quando le vendite iniziano a calare riducono la domanda di materie prime. Di conseguenza il volume dei trasporti cala nettamente ed il mercato azionario reagisce in modo conforme.
Allora l’importanza della regola della teoria di Dow riguardante la conferma reciproca dei due indici dovrebbe risultare ora più chiara, dal momento che una crescita delle azioni industriali (DJIA) ha poco senso se non è associata a quelle relative ai fornitori di servizi e mezzi di trasporto. In modo analogo un incremento dell’attività sui titoli dei trasporti avrà
probabilmente un significato temporaneo se le società industriali mancano di seguire la tendenza con una crescita delle vendite e dei livelli di produzione. (Source)

Detto questo, porto alla vostra attenzione questo grafico. Nella parte superiore l’indice DJIA (industrial) assieme al DJTA (Transportation). Nella parte inferiore potete notare lo “spread” tra i due indici, associato all’indice delle materie prime. Cosa notate?

DJIA vs DJTA

djia-djta-spread

E’ evidente che il trend (grafico inferiore) si è interrotto ed oggi il DJTA è molto debole se raffrontato al DJIA. Questo significa che il mercato sta subodorando la fine o comunque un forte rallentamento del ciclo economico. Cosa dite? Ma tanto c’è il QE? La politica monetaria fornisce gli stimoli ma alla fine cosa muove la borse è sempre e solo un fattore: gli UTILI. Se avremo a che fare con una frenata, con rallentamento del trend degli utili societari, allora gli analisti dovranno rifarei conti. Dite che anche stavolta la borsa USA ne uscirebbe indenne?

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Danilo DT

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16 commenti Commenta
lorepi
Scritto il 26 maggio 2015 at 10:08

Bella storia direi Dream! Ce lo fai un post su quel bel testa e spalle rialzista (forse) praticamente identico su Cambio Eur/Usd e materie prime. Ovviamente non dico di farlo anche voi…anche perchè stò anticipando un pò i tempi e non aspetto la conferma grafica (ho però già portato a casa un buon guadagno sul primo giro di rialzo del cambio)…però vi dico cosa stò preparando.
Appena avrò conferma (dalla mia palla di vetro) della fine di quella che ritengo una semplice correzione, rientrerò sul cambio questa volta con obiettivi più ambiziosi (1,22) e aumenterò l’esposizione alle materie prime.

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john_ludd
Scritto il 26 maggio 2015 at 10:50

nell’era degli HFT, nell’era delle banche centrali che operano direttamente o indirettamente su tutti i mercati che senso hanno gli schemi statistici dell’analisi tecnica ? Una tecnica euristica che molti non riconoscono ma che al contrario ha dimostrato una notevole consistenza statistica ma… con gli stessi limiti delle statistiche “ufficiali” ovvero la riproducibilità, la stazionarietà, l’ergodicità. Ma il mondo non è stazionario e non è ergodico, non solo non esiste certezza alcuna di “ritorno alla media” o del ripetersi di altri schemi più o meno “statisticamente” affidabili; potrebbero non ripetersi mai più in un mondo che ha cambiato di stato. E se il mondo finanziario retto, governato, pilotato dalle banche centrali è un mondo che ha subito un cambio di stato è assai difficile pensare che un successivo ulteriore cambiamento di stato avvicini invece che allontanare ulteriormente il mondo di prima.

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lorepi
Scritto il 26 maggio 2015 at 12:02

john_ludd@finanza,

…al terzo rigo questo è stato l’ effetto
https://www.youtube.com/watch?v=KIg4Qhkwe2M

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ob1KnoB
Scritto il 26 maggio 2015 at 12:12

john_ludd@finanza,

Impossibie non condividere. E’ ciò che porta a constatare le divergenze tra la finanza e i suoi numeri e l’economia e le sue proporzioni. Ma la fisica dei comportamenti umani non è alla lunga gestibile con interventi monetari. Allo stato attuale ogni incremento di produttività è deflattivo, come lo è ogni futuro investimento in capacità produttiva, l’incremento di base monetaria pure (sembra paradossale ma l’evidenza è così). Fosse solo la redistribuzione delle risorse il problema basterebbe una nuova convenzione politica (cosa palesemente avversata) ed è proprio la probabilità nulla o quasi di un ritorno agli standard degli ultimi 30 anni che fà preoccupare. Possibile che non ci si renda conto che nessuno, e dicasi nessuno, di coloro che stanno pianificando, indirizzando, condizionando, il futuro della razza umana abbia mai speso una sola parola ipotizzando uno scenario che vada oltre il contingente? Pauroso.
Io non vedo scenari migliori che poche persone e macchine pensanti che li nutrono. In mezzo c’è tanta roba e non tutta bella ed ad una velocità di realizzazione che certo io non sono in grado di gestire. Ne sono consapevole ed è già un vantaggio.

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satriani
Scritto il 26 maggio 2015 at 16:59

lorepi,

@lorepi Ciao Lorepi, anticipando il fatto di concordare sulla view in generale, ti vorrei chiedere cortesemente quando secondo te sarebbe ottimale l’entrata long su Euro ….. grazie

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lorepi
Scritto il 26 maggio 2015 at 19:40

satriani@finanza,

Ciao Satriani; mettiamola così: quando IO entrerò di nuovo long sul cambio lo scriverò sul blog. Buona serata

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satriani
Scritto il 26 maggio 2015 at 20:48

lorepi,

Grazie

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misticluke
Scritto il 26 maggio 2015 at 21:05

lorepi,

Ciao lorepi, dal momento che sei così gentile, perché non scrivi sul blog anche quando entrerai short sullo S&P 500?

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lorepi
Scritto il 26 maggio 2015 at 21:55

misticluke@finanza,

Certo!

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kry
Scritto il 26 maggio 2015 at 22:07

ob1KnoB@finanzaonline,

” Allo stato attuale ogni incremento di produttività è deflattivo, come lo è ogni futuro investimento in capacità produttiva, … ” ### Secondo me è un discorso ” anche ” retroattivo già dall’epoca del luddismo forsr è sempre stato così. Probabilmente non ci si rendeva conto perchè il tutto era accompagnato dalla cattiva inflazione. Lo avevano intuito ( dire capito sarebbe troppo grossa ) già alla fine degli anni 60 solo che come risposta si è ben pensato di spostare il problema con l’assumere nella pubblica amministrazione. Ora siamo che le banche centrali con tassi a 0 si comprano il mercato dei titoli di stato e non solo. Chissà quale sarà la prossima trovata.

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Scritto il 26 maggio 2015 at 22:35

john_ludd@finanza,

Occhio però john, siamo sicuri che qui stiamo parlando di analisi tecnica? La rottura della correlazione ci dice molto di più. E’ l’antipasto delle revisioni degli utili al ribasso per le società di trasporti. Motivo? Meno merce spostata. L’anticamente della correzione generica degli utili.

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kry
Scritto il 26 maggio 2015 at 22:44

Danilo DT,

Solo per la merce spostata oppure anche per il diverso sistema di trasportare ( es. ferrovia ).

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eolo
Scritto il 27 maggio 2015 at 04:47

Uno dei pochi bloggisti che si sforza di seguire un file logico e che cerca di essere coerente
http://humblestudentofthemarkets.blogspot.it/2015/05/what-apples-to-apples-market-breadth-is.html
http://humblestudentofthemarkets.blogspot.it/2015/05/how-worried-should-you-be-about-weak-dj.html

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lorepi
Scritto il 27 maggio 2015 at 09:06

Buongiorno,
stamani mi sono svegliato con il report del mio mentore nella casella di posta e mi sono sorpreso di come sia riuscito a descrivere in poche pagine cosa vi dico io da un bel pezzo. Vi consiglio di leggerlo con molta attenzione e riflettere non tanto sulle conseguenze ma su come poter PREPARARVI e SFRUTTARE quello che scrive e che io condivido pienamente…soprattutto dalla metà in giù. Il Prof. oltre ad avermi formato come trader è anche docente di Economia e Diritto…insomma è un tipo tosto a cui dare una certa fiducia!
http://borsaprof.it/commenti_analisi.asp?id=1556
Buona giornata!

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lukeof
Scritto il 28 maggio 2015 at 10:10

eolo@finanzaonline,

Oddio….in queste condizioni un ipotetica coerenza sui “mercati” è l’ultima cosa possibile e immaginabile.

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eolo
Scritto il 28 maggio 2015 at 19:35

lukeof@finanza,
Quel tizio – http://humblestudentofthemarkets.blogspot.it/ – perlomeno ci prova, anche con autocritica, poi i risultati potranno essere discutibili.

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