La crisi che verrà… 10 anni DOPO. E il cash è ai minimi storici.

Scritto il alle 10:20 da Danilo DT

Eccoci qui, a fine 2017, a celebrare uno di quegli anniversari “scomodi”, quelli della grande crisi, la crisi immobiliare amplificata dalla crisi subprime e tutto quello che ha comportato.
Sul noto sito americano The Hill, viene appunto celebrata tale data con un articolo, ma la cosa che ho trovato interessante, e che deve servire da insegnamento, sono le frasi di quelli che 10 anni fa “contavano sul serio”….

George W. Bush : “I was surprised by the sudden crisis. My focus had been kitchen-table economic issues like jobs and inflation. I assumed any major credit troubles would have been flagged by the regulators or rating agencies. … We were blindsided by a financial crisis that had been more than a decade in the making.”

Ben Bernanke: “Clearly, many of us at the Fed, including me, underestimated the extent of the housing bubble and the risks it posed.” He cited psychological factors rather than low interest rates, a “tidal wave of foreign money,” and complacency among decision-makers.

Timothy Geithner: “failures of foresight were primarily failures of imagination… our visions of darkness still weren’t dark enough.”

Henry Paulson: “we believed the problem was largely confined to subprime loans. … (Then) the problems were coming far more quickly.” (Source >> The Hill) 

Leggete bene tra le righe e se volete traducetevelo in italiano. Le parole più usate sono “sorpresa”, “sottovalutare”, “non immaginare”, “incredulità”. Ovvero un quadro di mercato che mai si sarebbe immaginato potesse accadere. Col senno di poi, tutti si sono detti “non poteva andare diversamente”. Ma quando eravamo sul campo, 10 anni fa, eravamo in pochi a parlarne.

Non voglio essere autocelebrativo ma chi mi seguiva già allora, si ricorderà che avevamo avvisato per tempo. Ma poco importa, il passato è passato, siamo stati bravi ed anche sicuramente fortunati nella previsione. Ma ora dobbiamo guardare avanti.

I moniti delle frasi sopra descritte devono servire come messaggio di allerta. Oggi una recessione non è preventivata, non è prevista, non è visibile dagli indicatori, non è ipotizzabile da una serie di previsioni che restano molto positive, comprese quelle sugli utili aziendali USA che prevedono anche per il 2018 crescite MOLTO importanti.
E non sono nemmeno qui a dirvi che domani arriva il finimondo, abbiamo capito che ci sono degli elementi che purtroppo condizionano il mercato e lo rendono non di facile lettura, soprattutto in ambito di vera “inversione di tendenza”. L’unica cosa che possiamo fare è allertare. Sappiamo che siamo seduti su una mina vagante, che potrebbe esplodere da un momento all’altro. Ma sappiamo anche che il percorso rialzista di mercati ed economie non è finito e può ancora continuare.

L’investitore a questo punto dovrebbe porsi una questione.
Il vecchio equilibrio tra rischio e rendimento, oggi rende ragionevole una esposizione sui mercati finanziari? Oppure conviene cercare delle coperture utilizzando magari il cash come asset class preponderante, più strategie long short o market neutral, visto che il mercato obbligazionario può proteggere solo i sognatori?
Ma permettetemi un ultimo appunto proprio sul cash. Infatti diventa sempre interessante, in chiave CONTRARIAN, vedere la percentuale di cash presente nei portafogli degli investitori.
Qui parliamo di un broker molto importante ma pur sempre americano e quindi, per molti, potrebbe non fare testo. In realtà invece lo considero affidabile perché, inutile che ce la contiamo, al momento sono sempre gli USA che comandano.
Bene, guardate la componente cash presente nei portafogli dei clienti di Charles Schwab.

Perché è molto interessante? Perché la media storica è 15,6% ed oggi siamo a 11,1%. Perché è il livello più basso visto dal 1995, ben al di sotto proprio dei numeri avuti nel periodo pre crisi subprime. Perché è la conferma che il mercato è iper-confidente. E questo è un segnale contrarian sempre molto interessante.
Vendere a man bassa? Certo che no, però ponetevi la questione che vi ripropongo.

L’attuale rapporto rischio-rendimento presente sui mercati, giustifica un’esposizione importante diretta, in presenza di un quadro unidirezionale?

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia.
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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4 commenti Commenta
alplet
Scritto il 29 dicembre 2017 at 10:59

Di solito si dice: ” Se tutti hanno comprato, chi volete che compri?”.

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ddb
Scritto il 29 dicembre 2017 at 11:17

La mia personale risposta è NO (ma obbligatoriamente si).
Del resto come investire i risparmi? Quali alternative?
Cash sul c/c (anche se non è un investimento)? Rischioso
Cash sotto il materasso (anche se non è un investimento)? Rischioso
Titoli di stato? Rischioso
Immobili? Rischioso
Non rimane che il mondo delle azioni.
De resto, qualora dovesse fare uno storno “importante”, le banche centrali riattiverebbero i QE.

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ddb
Scritto il 29 dicembre 2017 at 12:39

Ricordo di aver letto qualche mese fa un articolo su un giornale economico dove era segnalato l’abbondanza di cash in mano ai fondi.
Questo era interpretato come segnale di imminente storno dei mercati (il ragionamento del giornalista era: hanno molto cash perché fuori dal mercato; fuori dal mercato perché si aspettano uno storno; dopo possibile rientro).
Il bello della statistica è che ognuno di noi può trovare i dati che corroborano la propria tesi e/o dare il significato che più gli aggrada.

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Scritto il 29 dicembre 2017 at 14:36

ddb@​finanza,

Il problema sta nel fatto che valutare il cash sul mercato diventa un’ara a doppio taglio in tempi di QE

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