La BCE non è la FED. E il QE non ha avuto gli stessi effetti

Scritto il alle 16:11 da Danilo DT

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Spesso torno a parlare di politica monetaria e di banche centrali. Non è perchè mi stiano particolarmente simpatiche, oppure perchè io ce l’ho in modo maniacale con loro.
In verità, come avrete anche capito dal post “Chart of the Century“, le banche centrali sono le vere protagoniste dell’economia contemporanea.
Se poi dobbiamo dirla tutta, in Europa la BCE ha veramente avuto un ruolo da protagonista ed ha mosso (e non poco) le acque, cose che invece non si è vista con quella che è una classe politica inconcludente ed ultimamente molto protezionista a livello regionale.

Come ben sapete, Draghi ci ha parlato degli obiettivi che intende perseguire e sui vincoli imposti dal contesto macroeconomico e istituzionale. Nessuna novità sul fronte dei tassi d’interesse e sul programma straordinario di acquisti di titoli obbligazionari che va sotto il nome di Quantitative Easing (QE), con il quale la Bce immette nel sistema finanziario liquidità per 80 miliardi di euro al mese (circa due volte l’intero deficit pubblico che l’Italia accumula in un anno).
Tutto va avanti come da programma, ma di questo vi ho già detto QUI.
Il segnale più importante per il mercato, sopratutto per il breve periodo, è la cancellazione dal vocabolario BCE (fino a data da destinarsi) della parola TAPERING.

BCE e QE: cosa potrebbe accadere?

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Qui sopra leggete cosa potrebbe decidere la BCE prima della data decisa come quella finale del QE, per ora. Ma in molti si stanno chiedendo cosa diavolo accadrà dopo marzo 2017, momento in cui, invece, il tapering potrebbe invece diventare il leitmotiv della politica BCE.
I segnali che comunque arrivano da Francoforte sono, secondo me, chiari. La volontà è quella di un’uscita “dolce”, progressiva ed il più possibile indolore.

Difficile pensare che anche stavolta Draghi riuscirà nell’intento. L’uscita avrebbe queste caratteristiche se, con il QE, ci fosse stato il sostegno dei governi locali e centrali (Parlamento Europeo, Eurogruppo ecc) mirato ad una politica fiscale ed un piano di riforme veramente radicale, che portasse l’UE ad essere “vera Unione”. Invece…nulla di fatto. Una soluzione HARD è da escludere perchè se venisse azzerato il flusso della liquidità immessa ogni giorno dalla Bce, il rischio sarebbe quello di una reazione a catena che si propagherebbe dai mercati finanziari all’economia reale, minando la stabilità delle finanze pubbliche e delle banche.
Allo stesse tempo, però, occorre ammettere che l’avere tassi negativi per un periodo medio lungo è antieconomico, insostenibile e pericolosissimo.

Inutile nasconderci dietro ad un fuscello, stiamo vivendo una delle bolle speculative più colossali della storia, una bolla da asset che ha drogato le quotazioni ed i mercati in tutti i settori (tranne le commodity).

Immaginate quindi il comportamento dei portafogli obbligazioni quando il bubbone esploderà. Quello che doveva difendere, distruggerà valore. E di questo, in molti, non se ne sono ancora resi conto, anche se le correzioni degli ultimi giorni stanno iniziando a svegliare molti sognatori incalliti.

Grafico Future BTP

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E se poi, oltre alla scadenza imminente del QE ci si mette anche il referendum, ecco che il rischio per i nostri BTP diventa ancora più forte e di attualità.
La vittoria del NO per molti analisti non porterà alla crisi di governo. Vero, subito no, ma renderebbe l’aria irrespirabile in Parlamento. Sarebbe l’anticamera della crisi politica.
Due indizi fanno una prova, e il mercato coglierebbe la palla la balzo. Vendere Italia, prima che sia troppo tardi.
Quindi il futuro si fa incerto anche se sembra chiara la nuova direzione che assumerà il mondo degli investimenti.
Intanto però, per fortuna, come ci ricorda Esposito, per lo meno un paese come l’Italia avrà beneficiato di tassi interesse molto bassi per rifinanziare il proprio debito…

Insomma, se il tapering rappresenta la fase di passaggio per il ritorno ad una situazione di quasi-normalità, allora ben venga il costo che dovremo pagare in termini di perdite in conto capitale sui portafogli obbligazionari. Alla fine, noi italiani ci troveremo comunque con una spesa per interessi molto più bassa di quella prevedibile anche solo un paio di anni fa e con un debito pubblico che, al netto degli acquisti della Banca d’Italia, si è riportato verso il livello del 120% rispetto al Pil. Ciò che non fece la spending review, potè il QE. (Source) 

Molto bene, il QE ha mosso i tassi di interesse e questo è palese, ma poi nel concreto ha funzionato per l’economia reale?
La risposta già la sapete. Ovviamente no o per lo meno, gli effetti del QE in Europa non sono stati paritetici a quelli visti negli USA.
Motivo?
Il QE di FED e BOE hanno comprato titoli di stato da entità NON bancarie, andando quindi ad aumentare il potere d’acquisto di imprese e famiglie, anche se sul QE USA bisognerebbe approfondire il ruolo della Cina (la FED comprava, la PBoC vendeva Treasury). Invece BCE (e anche BOJ) avevano come detto un obiettivo principale che era salvare il sistema. Sono andate quindi a comprare titoli NON sui mercati ma dalle banche.

Lo specchio del QE Europeo: grafico Eurostoxx50, Euribor 3 mesi, bilancio BCE

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Come potete agevolmente vedere, questo grafico è molto diverso da quello che vi ho fatto vedere in questo POST in cui parlavo invece della FED e del QE USA.

Segno che qualcosa è andato storto. Segno che il QE in Europa non è funzionato, anche perchè non dimentichiamo mai che la DIsunione Europea dal punto di vista politico, economico, finanziario e sociale funge da sbarramento e limita in modo importante qualsiasi iniziativa comunitaria. Se non si rema tutti dalla stessa parte, è difficile concludere qualcosa di buono.

Intanto però, le voci di un QE Europeo che proseguirà anche oltre marzo 2017 non risollevano dalle vendite i BTP. Come sempre comandano gli USA, malgrado tutto e tutti? Oppure i mercati vedono e sperano in una reflazione?

L’unica certezza è che il quadro di fondo sta cambiando. Ed i mercati lo stanno dimostrando.

Italia: curva rendimenti oggi, un mese fa, un anno fa

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