Jobs Act: la sfida di Matteo Renzi

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I dati sul lavoro e sul tasso disoccupazione italiano usciti ieri sono a dirsi poco preoccupanti. Per cartà, sapevamo che era prevedibile un aumento ma non già subito arrivare a sfiorare il 13%.

MILANO (Reuters)  - Il nuovo record del tasso di disoccupazione a gennaio evidenzia la difficoltà in cui continua a versare l’economia italiana, tornata a crescere marginalmente nell’ultima parte del 2014 dopo oltre due anni di recessione.

Nel primo mese del 2014, secondo i numeri resi noti stamane da Istat, il tasso di disoccupazione è salito al 12,9%, il livello più alto da 35 anni. Un dato che il neo presidente del consiglio Matteo Renzi definisce “allucinante”, assicurando che il primo provvedimento del nuovo governo sarà il cosiddetto ‘Jobs Act‘, un pacchetto di misure volto a semplificare e rilanciare il mercato del lavoro, cui dovrebbe accompagnarsi una riduzione del cuneo fiscale di “almeno 10 miliardi”.

I numeri odierni sono peggiori rispetto alle attese degli economisti, che pronosticavano una conferma del 12,7% registrato a dicembre. Si allarga, poi, il divario con l’intera zona euro, dove il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 12%.

Sviscerando il dato italiano, gli analisti rilevano che l’aumento dei disoccupati, 60.000 in più rispetto al mese precedente, è legato in buon parte ad un aumento della forza lavoro, salita di 52.000 unità, mentre solo in quota marginale all’emorragia dei posti di lavoro, con un saldo negativo di 8.000 unità su mese. L’anno scorso i posti di lavoro andati in fumo sono stati 478.000.

Dice bene Renzi, sono numeri allucinanti soprattutto se si pensa che qualcuno ha parlato di ripresa e di ripartenza. Ma per favore, ci stiamo inabissando! Occorre intervenire, certo. E il neo Premier ne è ben cosciente. Sono ovviamente dubbioso, come tutti, di cosa potrà fare e degli effetti che ne deriveranno. Intanto la TASI l’hanno aumentata e poi si vedrà.

Tornando al lavoro, Renzi come scritto sopra dice che il primo provvedimento sarà la “Jobs Act”. Ma in cosa consiste? Eccovi la bozza di cosa DOVREBBE prevedere:

La premessa: finora si tratta di una bozza contenuta in una newsletter diffusa dal premier Matteo Renzi l’8 gennaio scorso. Ai punti B e C contiene una serie di riforme per creare occupazione e rendere più efficiente il mercato del lavoro. Tuttavia siamo ancora nel campo delle ipotesi e delle intenzioni. Qui intanto un prospetto programmatico da dover poi declinare in norme e azioni concrete:

Parte B – I nuovi posti di lavoro

Per ognuno di questi sette settori, il JobsAct conterrà un singolo piano industriale con indicazione delle singole azioni operative e concrete necessarie a creare posti di lavoro.

a) Cultura, turismo, agricoltura e cibo.
b) Made in Italy (dalla moda al design, passando per l’artigianato e per i makers)
c) ICT
d) Green Economy
e) Nuovo Welfare
f) Edilizia
g)Manifattura

Parte C – Le regole Semplificazione delle norme.

Presentazione entro otto mesi di un codice del lavoro che racchiuda e semplifichi tutte le regole attualmente esistenti e sia ben comprensibile anche all’estero.
Riduzione delle varie forme contrattuali, oltre 40, che hanno prodotto uno spezzatino insostenibile. Processo verso un contratto di inserimento a tempo indeterminato a tutele crescenti.

Assegno universale per chi perde il posto di lavoro, anche per chi oggi non ne avrebbe diritto, con l’obbligo di seguire un corso di formazione professionale e di non rifiutare più di una nuova proposta di lavoro.

Obbligo di rendicontazione online ex post per ogni voce dei denari utilizzati per la formazione professionale finanziata da denaro pubblico. Ma presupposto dell’erogazione deve essere l’effettiva domanda delle imprese. Criteri di valutazione meritocratici delle agenzie di formazione con cancellazione dagli elenchi per chi non rispetta determinati standard di performance.

Agenzia Unica Federale che coordini e indirizzi i centri aper l’impiego, la formazione e l’erogazione degli ammortizzatori sociali.
Legge sulla rappresentatività sindacale e presenza dei rappresentanti eletti direttamente dai lavoratori nei CDA delle grandi aziende. (CdS) 

Mi fermi qui proprio perchè voglio capire cosa si riuscirà a fare e se Renzi sarà in grado di fare il miracolo. La coperta però è troppo corta. La vedo dura.

Vi lascio con i migliori post della settimana. Buttateci un occhio, troverete tantissimi temi da leggere e condividere. Una visione INDIPENDENTE che vi aiuterà a meglio capire cosa sta accadendo.

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Commenti (n° 1)Commenta

  1. paolo41 scrive:

    …cambiano i suonatori ma la musica è la stessa…
    Primo atto del governo Renzi: la Tasi” discrezionale” che dà libertà ai comuni di aumentarla a proprio piacimento, cioè primo atto= nuovo aumento delle tasse.
    La Cgia di Mestre ha già calcolato un miliardo in più a carico delle aziende, quelle che il mago Renzi aveva dichiarato che era suo obiettivo renderle più competitive….
    Comincio a domandarmi se anche questi giovani virgulti della politica hanno mai letto il bilancio di un’azienda!!!!