ITALIA: ritratto di un paese che non ha più futuro

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ormai cronica per l’Italia e che usano la comunicazione per comandare l’economia. Ma questa volta non lo diciamo noi di I&M.

Mi ha fatto piacere, in questi giorni vacanzieri, leggere diversi giornalisti che hanno cambiato la loro view e si sono indirizzati a quella che ormai è un tantra da diverse settimane su questo blog.
Ma non solo giornalisti. Anche diversi professori stanno cambiando parere. E tra i tanti anche una voce eccelsa della Cattolica, ovvero Alessandro Penati, il quale scrive:

La politica economica è diventata una questione di comunicazione. La Fed ha creato un’aspettativa continua di quantitative easing, con l’obiettivo di iniettare fiducia; la Borsa, più sensibile agli umori, sale, creando un effetto ricchezza; la gente, sentendosi più ricca dovrebbe consumare di più e le imprese tornare a investire. Ma se Wall Street ha messo a segno una forte crescita, credito, consumo e investimenti languono. (Source) 

Bene, perfettamente in linea con il punto di vista del vostro DT che da tempo continua a dire che è la comunicazione la chiave della FED per gestire non solo questa fase economica, ma anche l’uscita dal Quantitative easing e l’ingresso nel tapering nel modo meno “violento” possibile, quantomeno a livello emotivo.

E sull’Italia, Penati sembra copiare I&M! Ovvio, sto scherzando, magari può succedere il contrario, però fa piacere vedere le voci più autorevoli allinearsi col pensiero di un blogger di periferia.

Anche Draghi ha sposato l’approccio mediatico. Prima con l’annuncio degli acquisti sul mercato di titoli di Stato per difendere l’euro “a qualunque costo” (anche se non ha mai specificato quando e come interverrebbe): una sfida al mercato a “vedere” le carte; il mercato ha passato; Draghi ha vinto la mano e lo spread è sceso. Adesso rilancia con “la ripresa è dietro l’angolo”, lasciando a Saccomanni l’onore dell’anticipazione.
Lo scopo è convincere che se la crescita è alle porte, la crisi è finita, il debito pubblico diventa sostenibile, il rischio paese e lo spread spariscono, e la riduzione dei tassi rilancia credito, consumi e investimenti.
Se la ripresa è dietro l’angolo, l’angolo però non si vede. Il credito è un indicatore sensibile al ciclo economico. Ma il credito non si sta espandendo, e addirittura continua a contrarsi (-2% alle imprese dell’Eurozona a giugno, -4% in Italia).

E’ la perfetta sintesi dei post scritti dal sottoscritto nelle scorse settimane. Provate a spulciare nei post precedenti e leggerete voi stessi. Ma attenzione, Penati continua in modo eccellente la sua analisi.

Compiacersi perché abbiamo rallentato la caduta, o l’abbiamo fermata, ma rimaniamo a terra, pur sopravvissuti allo schianto, significa aver perso di vista il problema: l’Europa ha subìto contemporaneamente il peggior episodio di doppia recessione e il più lungo periodo di contrazione visti nel dopoguerra. Non se ne esce con la politica degli annunci. Come negli altri casi, mi sembra rivolta a condizionare i mercati; ma che crea soltanto l’illusione di poter risolvere i problemi economici sottostanti.
Se anche arrivasse la crescita in Italia, non si trasformerebbe in benessere diffuso ancora per anni. La crisi del debito italiano (di Stato e banche) è una crisi del debito collocato all’estero negli anni dell’euro: gli stranieri non ne vogliono di nuovo, né vogliono rifinanziare il vecchio. Così l’Italia deve accumulare avanzi delle partite correnti per esportare il risparmio necessario a riassorbirlo. E poiché non può svalutare, deve tirare la cinghia, ovvero vendere all’estero il più possibile di quanto produce.
L’Italia ha raggiunto il pareggio della partite correnti non grazie alle esportazioni, piatte nel primo trimestre, ma a una caduta media del 7% delle importazioni in sei trimestri consecutivi. Il Pil potrà anche crescere grazie alle esportazioni, ma dato l’avanzo con l’estero che bisognerà accumulare e mantenere è illusorio pensare si traduca in una decisa inversione dei consumi e degli investimenti in un futuro ragionevolmente prossimo.

Rileggetevi con calma queste ultime righe, meditatele e condividetele. Qui c’è in sintesi il dramma del Paese Italia, sommerso da una recessione cronica e da un quadro economico veramente difficile.
Solo una cosa non cita Penati. La politica e quanto è costata all’Italia ieri e…quanto costa all’Italia oggi in termini di incapacità gestionale. Con questo ultimo cenno il quadro sarebbe perfetto e completo.

STAY TUNED!

DT

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Commenti (n° 3)Commenta

  1. Mai toccare la politica…
    Anche quando sei arrivato, anche quando sei autorevole, non puoi cercare di attaccare il vero cancro di questo Paese…
    Tutte le carriere meritevoli sembrano inattaccabili, ma se attacchi la politica l’imprevisto è sempre dietro l’angolo… :twisted: :twisted: :twisted:

  2. Sará molto difficile aumentare le esportazioni, se si uccidono le imprese o le si invoglia ad espatriare. Anche un’azienda sana, ovvero che esporta sui mercati esteri, rischia di rimanere inguaiata se gli viene privata da quelle aziende (a volte con uno o due clienti importanti e basta) che generano componentistiche specifiche. Ed é quello che sta avvenendo, perdere le azienda di punta solo perché degli imbecilli ne hanno tagliato e dissecato le radici.

  3. doge@finanza,

    E pensi che sia casuale?
    Oppure frutto solamente di una improvvisata “cattiva gestione”?
    Quello che non puoi controllare deve essere… eliminato, no?
    Altrimenti prima le prendi per fame, le metti in miseria con i più disparati pretesti ed “incidenti” nella quotidianità,
    le porti alla sopravvivenza, poi mandi avanti gli “amici” (in questo caso capitali dall’estero) offrendo soccorso finanziario per non soccombere…
    Così pure ti ringraziano…