ITALIA: Repubblica fondata sul lavoro, sulle tasse e sull’economia del sommerso

Scritto il alle 16:33 da Danilo DT

La Costituzione Italiana parla chiaro.

« L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. »

Molto bene. Una Repubblica, democratica, fondata sul lavoro. Peccato che di lavoro ce ne sia sempre meno, e molto di questo lavoro sia diventato mal pagato. E spesso poi, per difendere il posto traballante, si accettano compromessi. E l’occupazione passa in un amen da Ufficiale a ”lavoro nero”.
Questo ve lo posso dire con estrema franchezza in quanto diversi lettori mi hanno riferito che soprattutto nel Mezzogiorno, molte aziende hanno “costretto” i dipendenti a rinunciare a buona parte dello stipendio, sostituendolo con una busta parallela in nero. O addirittura, quando le cose sono più drammatiche, il taglio dello stipendio non viene compensato da nessuna integrazione. Il tutto per difendere sempre e comunque il posto di lavoro.
Ovvio, in questo modo si aggira il fisco, ma si tagliano anche i costi. E allora, andiamo a fare due conti, proprio per renderci conto della drammaticità del fenomeno.
Vi pubblicherò un paio di grafici che, come sempre, non devono nemmeno essere commentati.
O meglio, guardateli e commentateli, credo che di cose da dire ce ne siano a bizzeffe.

Grafico 1 – La pressione fiscale italiana: total tax rate

Come potete vedere siamo straordinariamente al di sopra di qualsiasi altro nostro partner. Nel 2012 la pressione fiscale effettiva o legale in Italia, cioè quella che mediamente è sopportata da un euro di prodotto legalmente e totalmente dichiarato, è pari al 55%. Lo indica l’Ufficio studi di Confcommercio, precisando che si tratta di un record mondiale, e che la pressione fiscale apparente è al 45,2%. Il valore della pressione fiscale effettiva, precisa Confcommercio nel rapporto “Una nota sulle determinanti dell’economia sommersa”, «non solo è il più elevato della nostra storia economica recente, ma costituisce un record mondiale assoluto». Questa analisi di Price Waterhouse Cooper è addirittura peggiorativa. Leggetevi il report CLICCANDO QUI.

Befera. «C’è una maggioranza silenziosa che non evade, che sopporta una pressione fiscale del 55% e in qualche caso anche di più». È quanto ha affermato il direttore dell’agenzia delle entrate, Attilio Befera, aggiungendo, nel corso di un convegno alla Confcommercio, che «qualche imprenditore mi ha parlato anche del 70%». Chi paga le tasse «lo fa per il senso del dovere, che è una delle nostre virtù». Quindi, ha proseguito Befera, «per tanti che evadono ci sono tantissimi che non evadono». (…)  Il sommerso. «Sotto il profilo aritmetico – si legge nel rapporto – il record mondiale dell’Italia nella pressione fiscale effettiva dipende più dall’elevato livello di sommerso economico che dall’elevato livello delle aliquote legali». L’Italia si classifica ai vertici della classifica internazionale anche per la pressione fiscale apparente, quella data dal rapporto tra gettito e Pil: con il suo 45,2% il nostro Paese è al quinto posto su 35 paesi considerati, dietro a Danimarca (47,4%), Francia (46,3%), Svezia e Belgio (entrambi 45,8%).  (Source)

Grafico 2 – Dove si produce il reddito in Italia?

Un bel gap tra Nord, Centro e Sud

Grafico 3 – Unità di lavoratori NON regolari

Questi dati non sono recentissimi ma sono sicuramente molto indicativi.

Grafico 4 – La stima del sommerso in Italia

Ma vogliamo esagerare? E andiamo allora a disturbare direttamente la Banca Mondiale e il suo “In from the Shadow- Integrating Europe’s Informal Labor” 
Secondo questo report, la parte della forza lavoro “in nero” appartiene generalmente ad una fascia di età che non supera i 25 anni, è di sesso maschile e con un livello di istruzione minimo. Questi aspetti generali contengono però diverse eccezioni sorprendenti: nei nuovi Paesi membri della UE, ad esempio, la quota maggiore dei lavoratori informali (circa 2/3) ha completato l’istruzione secondaria. In paesi come Belgio, Cipro, Francia, Grecia, Israele, Romania, Russia, Ucraina e Inghilterra, il 20 – 30% possiede un titolo universitario. Nell’Europa del Sud, come in Italia, Spagna e Portogallo, i lavori in nero sono tipicamente manuali e richiedono una bassa specializzazione, ma in paesi come la Repubblica Ceca, l’Ungheria, la Romania e la Slovenia una fetta sostanziale di coloro che sono senza contratto svolgono lavori che non sono necessariamente di bassa manovalanza, bensì richiedono una specializzazione più elevata. La World Bank fa poi notare che dal 2006 al 2009, quando la crescita economica ha cominciato a rallentare, l’economia informale ha subìto un deciso rallentamento, dimostrando come siano proprio i lavoratori in nero ad essere le prime vittime della crisi, perché senza contratto e protezione.


Guardando all’Italia, la maggior parte degli informal workers ha un’istruzione di base. I lavori manuali altamente qualificati e i lavori non manuali con una bassa qualifica sono quelli più interessati dal fenomeno del sommerso. Le prestazioni lavorative non manuali altamente qualificate sono solamente in minima parte irregolari. Secondo le stime Istat del 2008, il peso dell’economia sommersa in Italia è compreso tra il 16,3 per cento e il 17,5 per cento del Pil (nel 2000 era tra 18,2 e 19,1 per cento). L’industria presenta il minor tasso di irregolarità, sono invece l’agricoltura e le costruzioni i settori con la maggiore incidenza di unità di lavoro non regolari. Anche il settore dei servizi è interessato al fenomeno, ma in maniera più rilevante nel commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni (18,7 per cento nel 2009).

Come risolvere un fenomeno così altamente diffuso? Le ricette tradizionali sono veramente quelle efficaci? Come dimostrato dalla stessa World Bank la motivazione dei cittadini nel rispettare gli obblighi fiscali è fortemente correlata alla loro fiducia nel sistema statale. Riforme strutturali volte a diminuire l’evasione fiscale sono necessarie, ma potrebbero essere non sufficienti se non accompagnate da misure capaci di migliorare allo stesso tempo la governance, l’accountability (responsabilità) e la trasparenza delle amministrazioni nazionali. Il primo e più importante passo è infatti quello di ricostruire la fiducia dei cittadini in chi li governa.  (Source) 

Facile a dirsi ma difficile a farsi, anche perchè i dati sull’economia criminale in Italia sono assolutamente da tenere in considerazione.

(ANSA) – VENEZIA, 24 NOV – L’economia criminale in Italia vale 170,5 mld di euro all’anno. Molti soldi che oltre essere creati attraverso una serie di attività illegali spesso viene riversata sul mercato, finendo per inquinarlo e per stravolgerlo. Nello studio di Cgia non entrano reati violenti come le estorsioni e l’usura. Oltre alle distorsioni del mercato,agli effetti sociali devastanti e allo svantaggio competitivo delle aree ‘inquinate’, il danno erariale annuo prodotto dall’economia criminale di 75 mld.

Ora, prendete tutti questi elementi, mescolateli per benino e vi renderete conto della drammatica situazione del mondo del lavoro in Italia. E se arrivasse una rivoluzione? Anche in quel caso, alla fine, cambierebbe qualcosa oppure a quel punto, sarebbe terreno fertile per la malavita che diventerebbe ancora di più potente e influente?

STAY TUNED!

DT

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23 commenti Commenta
candlestick
Scritto il 27 novembre 2012 at 11:57

ohh bel post! verità a galla!

noi cittadini è ora che PRETENDIAMO che la politica si occupi di questi problemi! non di regalare soldi in giro per l’Europa che tanto non torneranno!!

INIZIATE A PENSARE A CHI DARE IL VOTO! E A SVECCHIARSI NON CONTINUANDO A REGALARLO AI SOLITI, MA A CHI VERAMENTE VUOLE CAMBIARE LE COSE!!

L’EUROPA FISCALE E MONETARIA SONO UN BLUFF! DIFFIDATE! L’UNICA SOLUZIONE E’ TORNARE AD UN UNIONE EUROPEA COME DIRETTIVE GENERALI, FISCO E MONETA INDIPENDENTI IN OGNI STATO!!!!

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paolo41
Scritto il 27 novembre 2012 at 12:21

è ormai noto e arcinoto che ad un aumento del carico fiscale corrisponde un aumento più che proporzionale dell’evasione; ma non c’è bisogno di andare all’università per imparare certe cose!!!! Se uno guadagna dal lavoro che svolge è disposto a pagare una equa tassa, se uno, nonostante l’impegno, non vede frutti dal suo lavoro, prima prova a pagare meno tasse, poi se non ce la fa più o chiude l’attività e lavora completamente al nero, oppure, se ha un’attività manifatturiera , si trasferisce in altri paesi meno esosi.
E’ la cosa più semplice di questo mondo e sarebbe meglio che i professori ricomincino a pensare di rivedere le loro strategie; ci hanno dato la dimostrazione che a seguire i diktat dei teutonici, stanno distruggendo definitivamente il paese.
…teutonici che, guarda caso, approfittando di questa situazione,si sono arricchiti e ccontinuano ad arricchirsi a spese dei paesi periferici.
Il colmo è la partecipazione di Italia e Spagna al salvataggio della Grecia: forniamo sostanziali fondi che ci costano più del 4% ( emettendo titoli di ) e veniamo rimborsati (forse….. o meglio con probabilità quasi vicino allo zero) con cedole vicino allo zero.
Aggiungo, per completare lo sfogo, che tutto questo per cercare di salvare i crediti delle banche tedesche, francesi e inglesi,,,ECCEZIONALE!!!!!!

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ciromot
Scritto il 27 novembre 2012 at 12:31

Prova ad immaginare cosa sia la vita per chi nn ha neanche una singola stanza di proprieta’ come me. E’ una nazione la nostra che ha mangiato la vita dei suoi figli.Ci penso spesso a tt quei ragazzi che sono morti regalandoci la Costituzione.Nascere italiani è quasi una punizione.Ti negano proprio il minimo , le cose basilari…….

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alice88
Scritto il 27 novembre 2012 at 12:45

Per cominciare, che senso ha una Repubblica “fondata sul lavoro” ? Solo una mente bacata poteva inventarselo. Una Repubblica, caso mai si fonda su libertà, eguaglianza, giustizia. Perchè se siamo “basati” sul lavoro, ce lo diano a tutti ma da 15.000 eu netti al mese in su, cari padri fondatori, proprio come voi.
Sembra che tutti capiamo qualcosa di economia, aggiungo che l’attuale politica, tasse e NON TAGLI, non ancora visti i tagli, può solo portare a recessione.
Ma io, scusate, non ho studiato alla Bocconi.

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alice88
Scritto il 27 novembre 2012 at 12:54

E aggiungo viva l’economia sommersa (per chi può). Dobbiamo morire di fame perchè i vari politici si intaschino milioni e milioni di euro pro domo propria ?

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ernestoillesto
Scritto il 27 novembre 2012 at 12:55

Scusate l’ off topic ma questi ragazzi fanno davvero paura quando parlano bene di qualcuno :(
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-11-26/goldman-sachs-italia-sorpresa-145441.shtml?uuid=AbM85Z6G

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bimbogigi
Scritto il 27 novembre 2012 at 13:46

ernestoillesto@finanza:
Scusate l’ off topic ma questi ragazzi fanno davvero paura quando parlano bene di qualcuno
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-11-26/goldman-sachs-italia-sorpresa-145441.shtml?uuid=AbM85Z6G

Carta igienica…la vado subito a mettere in bagno. Loro parlano di mercati finanziari mentre la gente è sempre più preoccupata e ci sono sempre più disoccupati. Proprio oggi che anche l’OCSE ha rivisto al ribasso le nostre stime. Ridicoli!

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lampo
Scritto il 27 novembre 2012 at 16:32

Che bel post DT… veramente interessante :!:

Sarebbe utile approfondire un aspetto.

Con l’inizio della crisi del 2007, l’economia sommersa è aumentata o no rispetto al PIL? E dove? Soprattutto nei paesi periferici?

Ciò spiegherebbe molte cose e forse anche perché le politiche di austerity non stanno funzionando per gli scopi per cui sono varate (ogni tanto mi chiedo se lo siano veramente), mentre sono sicuramente utili a rovinare intere generazioni di lavoratori (e famiglie purtroppo), spesso per sempre.

Pensa se in Italia avessimo un salario minimo come in molti altri Paesi UE. Forse la crisi diventerebbe anche una bella occasione per riqualificarsi, aprire nuove imprese e creare nuove idee (quindi innovazione) e in ultimo rilanciare il Paese aumentandone la competitività.

In Italia NON C’E’, per diversi motivi, tra cui chi le donazioni/sovvenzioni all’ex (ed attuale) potere temporale che si occupa dei più poveri/emarginati, ovvero una sempre fetta della popolazione (almeno risolviamo il problema dell’emarginazione :evil: ).

Insomma abbiamo anche stavolta perso l’occasione di una crisi senza precedenti come questa!

In più, visto che siamo subito dietro la Grecia, come economia sommersa, ci potremmo risparmiare di rivedere, con l’applicazione delle stesse politiche da parte della Troika, il film greco degli ultimi anni.

Pensa… ci sarebbe finalmente chi, in politica, avrebbe un’idea molto chiara: uscire dall’europa per svalutare, ripudiando il debito.
Almeno un’idea l’avrebbero (anche se indotta)… attualmente non ne vedo molte… a parte i soliti rimpasti di mummie…

Credo di essere andato giù pesante stavolta. :twisted:

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gainhunter
Scritto il 27 novembre 2012 at 19:21

lampo: Pensa se in Italia avessimo un salario minimo come in molti altri Paesi UE.

Invece secondo me sarebbe stato molto peggio (anche se più giusto):

http://2.bp.blogspot.com/-w7aIW9TL0tY/UJ7KL9IpvII/AAAAAAAAKT0/SHB_ZTpTxAc/s1600/Screen-shot-2012-10-23-at-2.50.43-PM.png

L’Italia avrebbe perso ancora più competitività nel periodo pre-crisi e avrebbe subito in questi anni la megasvalutazione salariale accaduta agli altri PIIGS, cosa che in Germania i cittadini hanno subito piano piano negli anni (e che secondo me è probabilmente il fattore più importante che ha causato la divergenza economica con gli altri stati europei avvenuta negli stessi anni).

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john_ludd
Scritto il 27 novembre 2012 at 19:36

lampo,

Ormai oltre 2/3 del debito pubblico italiano è rientrato in Italia acquistato dalle banche italiane con il denaro del LTRO che è non è un prestito ma il modo contorto che le autorità europee si sono inventate x guadagnare un pò di tempo e fare QE senza chiamarlo QE. Del rimanente terzo il grosso è nei computer della BCE; non oltre il 20% è oggi realmente in mano a investitori esteri. Quindi di quale default straparli ? A chi non paghi il debito ? Alle banche italiane che dovrebbero poi finanziare la “ripresa” dell’economia. Inoltre il costo medio ponderato del debito pubblico italiano è oggi al 3,61% il più basso della storia. Tutta la curva sotto i 5 anni è abbondantemente a tassi reali negativi, mai successo. Quindi perchè straparlare dato che non posso pensare che non conosciate questi numeri. Non è necessario impegnarsi per aumentare l’entropia dell’universo che è già abbastanza alta. Perchè invece non parlate un pò del fatto che a una generazione di imprenditori attivi è seguita una una più scadente (termine assai gentile) che NON ha investito nelle proprie aziende e al contrario le ha spogliate di risorse senza perarltro volerle cedere perchè “a casa mia comando io”. Ora che non valgono niente nessuno le vuole. Bravi, come il loro alfiere il Silvio nazionale che cerca disperatamente di vendere le sue baracche e nessuno arriva neppure a fare un’offerta. E tutto questo è iniziato 30 anni fa, quando l’imposizione fiscale era molto più bassa. E questi politici cattivi e ladri (bu bu bu) ve li siete votati x 30 e passa anni. L’Europa è una cacca, i tedeschi dei prepotenti ma qui c’è una generazione piena di falliti che ora piange e si lamenta in pieno stile italico. Spiace per quei pochi ancora veramente capaci (eroi nazionali) che si vedono superati in “vittimismo” da chi non merita altro che un calcio nel….

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idleproc
Scritto il 27 novembre 2012 at 20:05

Io sono uno dei fessi che le ha sempre pagate tutte, anzi, all’interno del gioco dell’oca per il pagamento e il calcolo delle tasse, avendo nel passato versato più del dovuto, mi sono beccato anche una multa salata. Il quesito che pongo è questo, ovviamente tolto il sommerso legato alla criminalità, siamo sicuri che se tutti pagassero le tasse oggi come oggi diminuirebbero e avremmo servizi migliori? Dubito. Il sistema clientelare e burotico-politico malavitoso è intatto. Inoltre, punto fondamentale, siamo soggetti ad esproprio usuraio finanziario. Da un punto di vista etico preferisco eventualmente ribellarmi io e che la commessa che mi serve il caffè abbia un lavoro magari pagato in parte in nero. Non credo affatto che, oggi, si ridurrebbe la pressione fiscale per noi che paghiamo. Le risorse recuperate finirebbero in blocco nella finanza e senza alcuna riduzione del debito ma con un ulteriore aumento dovuto al circolo vizioso, caduta del pil, diminuzioni delle entrate, ulteriore tassazione. Circolo vizioso voluto, dato che fino a questo punto no sono stupidi da non saperlo.

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lampo
Scritto il 27 novembre 2012 at 21:53

john_ludd@finanza,

Colgo l’occasione del tuo commento per esternare un po’ di idee (quindi non prenderlo come un commento specificamente rivolto a te).

1. Debito elevato in mano ai cittadini di un Paese? Ma siamo proprio sicuri che sia un bene?
Certo per essere meno sottomessi alla speculazione finanziaria non c’è dubbio… ma, prendiamo il Giappone e il suo “fantastiliardo” di debito in mano ai giapponesi.
Secondo te, adesso che hanno problemi con la bilancia commerciale, hanno una valuta forte (perché usata per carry trade) che non riescono a svalutare (neanche con politiche espansive, se non di poco), non esportano più come prima (causa anche boicottamento da parte della Cina per la diatriba avuta… la Cina era uno dei maggiori acquirenti dei loro esportazioni, infatti nel 2011 il 20% delle esportazioni andava in Cina soprattutto macchinari ed elettronica), hanno una curva demografica da paura (troppi vecchi), ecc… cosa succederà a tale debito?
Chi ci perderà? Ovviamente i detentori giapponesi… che, per il bene della loro patria, se lo vedranno azzerare a più riprese! O pensi che aumenterà in eterno?
Prova ad applicare la stessa cosa all’Italia (che non abbiamo la mentalità di sacrificio dei giapponesi). Siamo sicuri che sia un bene quando diranno… cari concittadini… non possiamo pagare più gli interessi… scegliete o più tasse… o una svalutazione sui debito (prima sugli interessi… poi sul capitale).
Anche se lo facessero con l’inflazione… ci perderebbe sempre chi non è in grado di difendersi… ovvero i lavoratori e piccoli risparmiatori (detentori di titoli di stato).
Io non lo considero un bene… preferisco la scelta islandese… almeno invece di destinare per decenni gran parte del nostro PIL a pagare interessi (anche a noi stessi), forse (con il suo ripudio) possiamo vedere finalmente se la nostra classe dirigente è in grado di pensare solo a far di nuovo debito… oppure a offrire anche qualche servizio ai cittadini, stile paesi nordici per intenderci!

2) Le banche (italiane) che dovrebbero finanziare la ripresa economica. Alla maggior parte delle banche interessa ben poco oramai delle attività economiche del loro territorio, visto che guadagnano di più con la finanza… e se proprio vogliono rischiare con qualche impresa, richiedono firme e controfirme per il doppio di quello che devono erogare. Questo lo chiami prendersi un rischio o investire?
Preferisco vedere una banca che investe su un’idea, su una start-up e via dicendo… quante ce ne sono? Quanti soldi delle banche sul totale dei loro investimenti… va a finire nell’economia imprenditoriale come credito?
E’ stato proprio il comportamento delle banche, non più legate all’economia reale che ci ha portati dove siamo! Non saranno sicuramente loro a salvarci! Anzi… chiedono sempre di essere salvate con il denaro dei contribuenti (nazionalizzazioni varie). Quindi siamo sicuri che i soldi che abbiamo dato alle banche siano… ancora NOSTRI? Oppure lo sono solo sulla carta… ma in realtà servono per finanziare i giri dei soliti poteri di interesse? Alcuni esempi: a Siena sono corsi subito a salvare la banca (anche con l’aiuto del governo). C’è un Presidente del Consiglio che subito dopo il suo insediamento, mentre varava una manovra lacrime e sangue per gli italiani… dall’altra restituiva (pagava) miliardi di derivati ad una nota banca d’affari… al punto che qualche giornale si è posto la domanda… se anche le altre potevano fare uguale?

3) In merito all’Europa non ho mai detto che sia pessima… ho scritto diversi post e commenti da cui puoi capirlo… l’idea europea delle origini la ammiro e ne sono tutt’ora convinto che sia stato un bene. Il problema è l’Europa che si è trasformata in questi ultimi anni… diventando solo finanziaria che non mi piace! Non è più un’europa dei cittadini europei… è di proprietà delle banche, delle troike, della non decisione politica…, del litigio sulla spartizione del bilancio europeo… in modo che possa rientrare di più di quello che abbiamo versato (siamo solo noi i fessi che abbiamo sempre pagato di più… vai a vederti i resoconti del precedente bilancio europeo!!).

4) In Italia non c’è il problema della generazione di falliti o del cambio imprenditoriale… quello che mi spaventa di più (e l’ho scritto oramai più di un anno fa) è la disoccupazione giovanile… in particolare il record assoluto che abbiamo di NEET persone che non lavorano, non studiano ne fanno altro (cioè non hanno nessun interesse per il loro futuro)… e si tratta di MILIONI. Sono però bravissimi a schiacciare i ditini sulla playstation, sul telecomando del televisore (altro scatolone che privo di contenuti educativi o quasi… in quest’ultimi decenni ci ha rincoglioniti), su quello del cellulare o smartphone di ultima generazione che non si possono permettere se non viene comprato dai genitori/nonni/parenti… e che non so se quando stanno con il loro compagno/compagna stanno ancora lì a muovere ancora i ditini :twisted: (credimi che ho visto preferire coppie giovani chattare tramite sms a meno di un chilometro di distanza… piuttosto che vedersi e parlare).
MA CHE FUTURO GLI ABBIAMO CREATO?
ABBIAMO CREATO DEI MOSTRI… CHE SARANNO IL NOSTRO INCUBO!
E abbiamo ancora il coraggio si sperperare in mille burocrazie i soldi dell’unione che servono per risolvere tale problema (cioè si perdono in gran parte negli apparati burocratici e di formazione… prima di arrivare alle finalità per cui sono destinati… e a risollevare i nostri giovani… che sono oramai parcheggiati ovunque…

Per quanto riguarda gli imprenditori… avevo scritto tempo fa un commento ad un bel post di Gaolin cui ti rimando.. forse cambi opinione:
http://intermarketandmore.finanza.com/italia-la-competitivita-questa-sconosciuta-50706.html/comment-page-1#comment-124264

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lampo
Scritto il 27 novembre 2012 at 22:12

Infine lo sai perché i più colpiti dalla crisi finanziaria sono i giovani? In parte è dovuto sicuramente alla crisi demografica… ma ricordati che l’unica e più facile maniera per consumare i risparmi privati (sopratutto di chi tende sempre a risparmiare) e colpirlo in famiglia… con i figlio o nipoti.
Altrimenti come pensi che arrivino a convincere in maniera “democratica” a consumare i risparmi per finanziare la nostra bella economia consumistico-finanziaria?

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john_ludd
Scritto il 27 novembre 2012 at 22:15

lampo,

Lascia perdere le troike e le matrioske. L’unione monetaria attuale non funziona INDIPENDENTEMENTE dal fatto che le banche siano buone o cattive. Ci sono decine di documenti ben scritti che spiegano perchè, senza ricorrere a demagogie, solo buona dottrina economica. Bagnai per quanto antipatico e arrogante ne ha scritto (piuttosto bene) in lungo e in largo insieme ad altri 100. Comunque se una macchina non funziona perchè è progettata male, o la rifai nuova e presto oppure ti porta fuori strada e ti ammazza. Morale: non c’è alcuna possibilità che l’euro sia tra noi tra 5 anni restando così le cose (e forse è tardi comunque). Quindi chi invoca l’uscita dall’euro sorrida perchè probabilmente l’avrà, se poi pensa che questo automaticamente lo farà stare meglio senza prima stare molto peggio, libero di illudersi. In fondo era bello credere alla befana. Per il resto le tue affermazioni sul debito pubblico sono completamente errate. In un paese sovrano debito pubblico = ricchezza privata. Se uno è povero l’altro è ricco. Il tema vero è come è distribuita quella ricchezza e se e quando determinerà inflazione. Questo le menti semplici non lo comprendono: uno stato sovrano non può fallire perchè finisce i soldi, ma può avere inflazione o anche iper inflazione se è governato male. Ma almeno fallisci tu cittadino italiano perchè sei stato pessimo e non ti fanno fallire gli altri. Se uno non vede la differenza è inutile perdere tempo a discuterne.

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perplessa
Scritto il 27 novembre 2012 at 23:00

“la motivazione dei cittadini nel rispettare gli obblighi fiscali” , consiste nel fatto che per lavoratori dipendenti e pensionati hanno inventato la figura del sostituto d’imposta, che le imposte te le toglie direttamente e mensilmente in forma anticipata,a prescindere se i quattrini saranno poi percepiti o no. se uno crepa gli eredi chiederanno il rimborso delle imposte pagate con la presunzione che il medesimo reddto sarebbe stato percepito mensilmente per il resto dell’anno originando un reddito presunto e delle aliquote presunte .idem se uno è sfigato che perde il posto di lavoro: che problema c’è?dopo si chiede il rimborso.
Nessuno fiata nemmeno sul fatto che questa diversa esazione delle imposte,rispetto ad altre categorie di contribuenti, in pratica equivale anche a una diversa aliquota fiscale.Oltre il fatto che non è stato utilizzato il medesimo ingegno per escogitare norme che mettano gi altri soggetti in condizioni di pagare. ma di che stamo parlando?l’evasione è un ammortizzatore sociale, altro che articolo 18!

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lampo
Scritto il 27 novembre 2012 at 23:10

perplessa@finanza,

Purtroppo sì, l’evasione per certi versi è proprio un ammortizzatore sociale.

Peccato però che in certi Paesi sia ad un livello fisiologico (anche come ammortizzatore), nel senso che c’è uno stato che “funziona” più o meno bene, un’etica nel rispetto delle regole in modo che i controlli non costino più del recuperato, ecc, mentre in altri abbia raggiunto livelli insostenibili che aggravano ulteriormente la crisi… e il benessere delle famiglie.

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perplessa
Scritto il 27 novembre 2012 at 23:15

lampo,

bisogna chei lavoratori “siano competitivi” con i paesi in via di sviuppo. questo è il punto. pertanto bisona creare classi di disperati disposti a lavorare per un soldoi cacio. gli sta come un paio di scarpe nuove a quelli che hanno applaudito, che poi adesso si devono rendere conto che la gente invece di chiamarre ad es. l’imbianchino, si pittura la casa da solo, e impara a farsi tutti gli altri lavoretti da solo,come si faceva una volta.incluso piantare i radicchi in terrazzo. e non spende ,così si chiude bottega

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luigiza
Scritto il 28 novembre 2012 at 08:05

lampo,

In Italia NON C’E’, per diversi motivi, tra cui chi le donazioni/sovvenzioni all’ex (ed attuale) potere temporale che si occupa dei più poveri/emarginati, ovvero una sempre fetta della popolazione (almeno risolviamo il problema dell’emarginazione :evil: ).

Lampo potevi dirlo con due parole. Lo dico io Luigi Zambotti che si firma luigiza.
E’ una semplice equazione:

Cacchianesimo = Agonia d’Occidente

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luigiza
Scritto il 28 novembre 2012 at 08:10

john_ludd@finanza,

John_Ludd anche a te che dice cose vere rispondo allo stesso modo con cui ho risposto a Lampo:

Cacchianesimo = Agonia d’Occidente

E’ il pietismo di cui siamo stati impregnati negli ultimi decenni la causa prima dei nostri mali.
Il resto é venuto di conseguenza e quindi dopo.
Tutti vittime nessun colpevole.

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Scritto il 28 novembre 2012 at 08:31

Un ben tornato a john_ludd, è sempre un piacere sentirti!
Sei ancora eremita o sei tornato alla base? :-)

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luigiza
Scritto il 28 novembre 2012 at 08:33

Invece di continuare a discettare sulle fantomatiche alchimie economiche e finanziarie proviamo a capire da quale ideologia folle è nato tutto il pasticcio.

Partiamo da questa affermazione:

L’origine dei nostri mali è da ricercare piuttosto in un disposItivo di legge promulgato dagli Stati Uniti (sotto il mandato di Jimmy Carter) alla fine degli anni Settanta su pressione di esponenti politici appartenenti al Partito Democratico, ed in più occasioni soggetto a modifiche ed aggiunte continue nel corso degli anni successivi, denominato Community Reinvestement Act (CRA) che venne concepito per conseguire ambiziosi ideali di equità sociale, ma al tempo stesso anche molto utopici. (L’enfasi é mia)

Aricolo completo

E’ dalla folle utopia sottostante a tali azioni che si ripartire se vogliamo prima capire e poi risorgere.

Se pretendi che le Banche buttino dalla finestra i soldi loro e quelli dei loro clienti DEVI consentire loro di distribuire il rischio di quella operazione.
Da qui i CDS ecc,. ecc. e la follia finanziaria che ne é seguita.

Ma la follia stava nella utopia. Se apri le porte agli squali non te la devi prendere con gli squali ma coi dementi che hanno aperto loro le gabbie.

Finiamola con ‘ste stupide chiacchiere.
Noi eravamo i padroni del pianeta ora grazie a quei dementi, criminali e demnti ci siamo ridotti come scrive Perplessa ad avere classi di disperati disposti a lavorare per un soldoi cacio.
Ed abbiamo esaltato un guitto e tuttora ne manteniamo gli epigoni che girava il mondo per chiedere scusa per quello che abbiamo fatto noi occidentali nei loro paesi.

E che cosa avremmo fatto?
Li abbiamo tirati fuorio dalla miseria ed ora stiamo diventando i loro servi.

Ecco quello che é successo?

Luigi Zambotti

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john_ludd
Scritto il 28 novembre 2012 at 09:11

Dream Theater,

sono in Italia, l’inverno mi piace. Ma ho poco da dire e ancora meno da scrivere. Potrei stare lontano 1 giorno o 1 anno senza leggere i giornali o internet e non cambierebbe nulla. Le stesse parole ovunque, ognuno appiccicato alle proprie idee e disperatamente alla ricerca di conferme. Il rumore di fondo ci sommerge e ognuno nel suo piccolo si impegna nel crearne di nuovo. Poi un giorno, improvvisamente, ci sarà silenzio.

Come diceva il più grande filosofo dell’era moderna…

http://www.youtube.com/watch?v=WGQ7JZRZ65M

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kry
Scritto il 28 novembre 2012 at 10:08

john_ludd@finanza,

Ciao John, ben tornato, mi mancavano i tuoi commenti. Mi piacerebbe una tua opinione ( se ti va ) http://www.hasslberger.com/economy/moneta.html , quello che mi sorprende è che sembra sia stato scritto nel 1999 con riferimento anche Giacinto Auriti. Ciao e grazie.

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