ITALIA: Le proposte di Munchau in un sistema economico dove regna il credit crunch

Scritto il alle 09:15 da Danilo DT

L’Europa continua a vivere in una complessa situazione, con una recessione che ormai continua da tempo e non accenna a rallentare. E in tutto questo scenario, ci troviamo con una Banca Centrale, la BCE, che non si comporta in modo “aggressivo” (per motivi di Statuto)come invece fanno le consorelle principali: La FED, la BOE, la BOJ, tutte concentrate, come la BCE, a mantenere i tassi bassi. Ma a differenza dell’istituto guidato da Mario Draghi, queste ultime stanno condizionando mercato ed economia con un pesante quantitative easing, condito con una bella svalutazione competitiva.
Interessante l’articolo di Wolfgang Munchau che sul Financial Times scrive un editoriale con tanti spunti interessanti.

(…) Da nessuna parte la situazione è più grave che in Italia dove le piccole e medie imprese sono state colpite dall’austerity e dalla crisi del credito, contemporaneamente.
Le misure di austerità fiscale implementate dall’amministrazione Monti hanno impedito a comuni ed enti pubblici di pagare i propri fornitori, trasformando la situazione in una minaccia esistenziale per le piccole e medie imprese che devono contemporaneamente affrontare due problemi: non essere pagati dai clienti e non avere accesso al credito per tirare avanti.
In Italia, le piccole imprese affrontano tassi del 10% circa, ma oltre il confine, in Austria, le imprese accedono al credito con un tasso della metà. Anche le famiglie sono in ristrettezze: le richieste per mutui e per beni di consumo sono in costante calo, ma i tassi in aumento. (…)

Personalmente sono contrario al taglio sui tassi di interesse. Al contrario, credo che la BCE debba abbandonare la politica dei tassi a zero per contrastare la caduta della domanda. Mentre ciò potrebbe avere un piccolo effetto positivo sulla media delle condizioni monetarie, sarebbe meno efficace di un programma pensato appositamente per ridurre i tassi di prestito reali.

In un recente lavoro del FMI, Edda Zoli spiega il rapporto tra la dimensione degli spread, i costi di finanziamenti per le banche italiane e l’aumento dei costi per i prestiti aziendali. Spread elevati creano indirettamente vincoli di offerta del credito al settore privato, ma il processo non funziona all’inverso.
L’anno scorso, il presidente della BCE, Mario Draghi, ha tentato di risolvere il problema lanciando il programma delle Transazioni Monetarie Dirette (Outright Monetary Transaction, OMT). L’effetto è stato quello del calo degli spread nazionali, ma non ha funzionato dal punto di vista della trasmissione della politica monetaria.

La scorsa settimana Draghi ha detto che la BCE sta pensando a 360° gradi alle misure non convenzionali. Sembrerebbe che la banca centrale abbia qualcosa per le mani, ma cosa potrebbe fare Draghi?
A questo punto mi vengono in mente tre possibilità, ognuna più potente delle altre.

• 1. Prestiti diretti utilizzati come garanzia
La BCE potrebbe trovare un modo per fornire incentivi diretti alle banche per prestare denaro. Si potrebbero allentare i requisiti di garanzia per le varie classi di titoli assicurati o estendere il programma esistente per consentire che i prestiti bancari vengano utilizzati come garanzia. Ma senza contarci troppo, questo programma non ha mai avuto molto successo.
• 2. Prestiti dalla BCE alle imprese
La BCE potrebbe guidare un programma di prestito massiccio come “punto d’arresto” per i prestiti per gli investimenti di piccole e medie imprese. Per funzionare, un programma del genere dev’essere ampio, estremamente veloce e poco burocratico.
• 3. Programma di acquisto per obbligazioni societarie

Nell’ipotesi più radicale, la BCE potrebbe intraprendere la decisione di acquistare obbligazioni corporate sul mercato primario e secondario, finanziando così direttamente le imprese. Un programma di acquisto di azioni societarie, però, non aiuta le piccole imprese, anche se teoricamente non c’è alcun motivo per queste di non emettere titoli per l’acquisto da parte della banca centrale.
In sostanza, soltanto una combinazione delle tre alternative permetterebbe il corretto funzionamento del “trucchetto”.

Tutto ciò sarebbe legale? Assolutamente, sì. La BCE ha un mandato legale per lavorare sulla stabilità dei prezzi, non è consentita la monetizzazione del debito pubblico, ma è permesso trovare il modo di sistemare il meccanismo di trasmissione della propria politica monetaria.

A questo punto gli ostacoli sono piuttosto politici e giuridici. Ho diversi dubbi sul fatto che la Bundesbank e le altre banche centrali del Nord Europa siano disposte a portare avanti un piano del genere. In passato, essi hanno sostenuto che la sistemazione dei sistemi bancari nazionali spettava ai governi degli Stati membri.

In definitiva, la situazione attuale è l’effetto di un conflitto sull’unione bancaria. Una unione bancaria a tutti gli effetti, infatti, costituirebbe la soluzione necessaria e sufficiente a tutti i problemi della crisi del debito. Se si interrompesse quel collegamento fatale tra banche e Stato Italiano, non ci sarebbero motivi per cui le imprese debbano pagare tassi di interesse superiori rispetto a quanto non accada nei paesi del nord.
Per raggiungere qualsiasi obiettivo, Draghi dovrà ancora una volta riuscire ad organizzare una maggioranza contro la Bundesbank. Non è impossibile, ma potrebbe accadere che egli perda il suo capitale politico e in quel caso, Draghi dovrà dare massima priorità al “non convenzionale”, piuttosto che al convenzionale. (Source: ForexInfo)

La tesi di Munchau è sicuramente intrigante. Ma come riuscire a bypassare il canale bancario? Cioè, per incentivare l’economia, è necessario far arrivare alle imprese il denaro necessario per gli investimenti, denaro che oggi è negato dalle banche, le quali temono gli effetti negativi del ciclo economico (credit crunch).
Diventa però difficile vedere una BCE che vuole incentivare le imprese alla crescita senza però passare dalle banche (finanziare le banche le quali POI finanzieranno le imprese). Infatti questo è già successo. Pensate per esempio all’LTRO. Dove sono finiti quei soldi? Non certo alle imprese. Le banche lo hanno utilizzato per comprarsi BTP e lucrare sullo spread. E tra l’altro, scopriamo anche che, mentre le banche tedesceh, francesi e spagnole hanno giàrestituito parte dell’LTRO, in Italia siamo ancora FULL…

 

Come sempre il problema restano le banche. Sia la Bundesbank che fa muso duro contro la BCE , ma anche il canale bancario tradizionale, che di certo non sta aiutando la ripresa. Queste ultime fanno la guerra per dare denaro a chi ha “rating” creditizio elevato, mentre scartano in modo categorico chi invece ne ha più bisogno. La coperta è corta, qualcuno deve intervenire, sennò il banco salta. Ovvero noi…

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2 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 9 aprile 2013 at 09:57

a mio avviso anche Munchau fa l’errore di pensare che esista un minimo di europa unita..
Non esiste!! c’è solo un’egemonia della Germania che usa i burocrati della cosidetta Comunità a suo unico e inderogabile vantaggio. Per essere “candid” fino in fondo, se l’Italia fosse nella situazione della Germania, si comporterebbe nello stesso modo, perchè non esiste una logica di unione di sentimenti e di appartenenza all’interno di ogni singola paese dell’Eu, ma solo egoismi e interessi nazionali.
Ma questo non è sufficiente a giustificare l’attuale situazione dell’economia italiana che ha oltre a profonde ragioni accumulate nel tempo per l’insipienza e la mancata “vision” e competenza economica dei nostri politici, ha subito una incredibile mazzata dalla gestione Monti, europeista convinto ed economista da strapazzo.
Proprio oggi, la Germania ha appena comunicato una bilancia commerciale positiva per 16,8 Mld, mentre, solo per paragone, la Francia (altro paese che sta attraversando una sensibile crisi) ha denunciato un passivo commerciale di 6 Mld.
Purtroppo questa situazione è costretta dalla presenza di una moneta unica ( grazie a Prodi, che ora, per i meriti acquisiti, figura fra i candidati alla presidenza della repubblica:mrgreen: ) e fino a che questa situazione non implode continueremo ad avere un progressivo soffocamento della nostra già bistrattata economia ed un continuo peggioramento dello stato sociale.

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ihavenodream
Scritto il 9 aprile 2013 at 17:55

paolo41,

L’ho gia’ scritto e lo ripeto: il tessuto e l’organizzazione politico-economica italiana e’ di tipo sovietico, tutto e’ gestito direttamente o indirettamente dallo stato, ne e’ evidenza l’altissimo rapporto tasse/pil, la spesa pubblica elevatissima, i servizi pessimi, la corruzione dilagante, la miseria diffusa, l’ignoranza, tutte cose tipiche di un regime comunista in decomposizione…la nostra economia andra’ sempre peggio fin quando non cambiamo questa impostazione, l’Europa e l’euro non centrano nulla, anzi la durezza con la quale ci trattano rappresenta la nostra possibilita’ di salvezza…stampare moneta e regalarcela avrebbe lo stesso effetto di dare denaro ad un eroinomane…fratellanza e amicizia, unita’ e solidarieta’ non significa finanziare i vizi di un tossicodipendente, al contrario significa tagliargli i viveri, per costringerlo a cambiare…

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