ITALIA: La verità sulla disoccupazione nazionale

Scritto il alle 11:00 da Danilo DT

lavoro-disoccupazione-occupazione-italiaIl nostro premier festeggia leggendo i dati sul tasso disoccupazione ITALIA. Ma se poi andiamo a leggere la realtà dei fatti scopriamo che la disoccupazione giovanile aumenta? Come mai? Ecco scoperto l’inghippo.

Il tasso disoccupazione italiano è stato sicuramente uno dei discorsi più battuti dal nostro Premier negli ultimi giorni. Il motivo è più che ovvio. Le ultime rilevazioni hanno portato l’indice dei disoccupati a tornare sotto quota 12%, registrando quindi un palese miglioramento anche psicologico. Ma, come vedrete, non di certo strutturale.

Scende sotto la soglia del 12% la disoccupazione in Italia. Ad agosto il tasso di disoccupazione risulta pari all’11,9% dal 12% precedente con crescita sostenuta degli occupati (+69mila). Negli ultimi dodici mesi il tasso di disoccupazione è diminuito di 0,7 punti. In aumento invece il tasso di disoccupazione tra i giovani, passato dal 40,4 al 40,7%. (Source)

Bene quindi, più lavoro per tutti? Ma neanche per sogno. Nelle frasi sopra citate, in realtà, c’è anche la risposta al quesito. La disoccupazione giovanile non è scesa ma è SALITA. Che sia questo il futuro dell’Italia? Un paese che fa lavorare i poveri vecchi? Infatti se la matematica NON è un’opinione, risulta ovvio che, se aumenta la disoccupazione giovanile ma diminuisce il tasso disoccupazione generale, significa che per forza di cose aumentano i vecchi (passatemi il termine) al lavoro.
E la conferma la possiamo trovare in questo grafico che va a “scomporre” il mondo dei lavoratori per età.

DEF-disoccupazione-occupazione-italia-divisa-per-fascie-etaSenza poi togliere quanto vediamo dalla percentuale degli OCCUPATI. Ma tu guarda, sono scesi…

tasso-occupazione-italiaCerto, senza Jobs Act le cose sarebbero andate sicuramente peggio, ma cantare vittoria e fare propaganda solo su delle mezze verità (come spesso accade in politica) porta a falsare la realtà delle cose.
E se questo è il nostro futuro, non so cosa ci sia da festeggiare.

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Danilo DT

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4 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 3 ottobre 2015 at 14:45

non dobbiamo dimenticare i rientri dalla cassa integrazione che, naturalmente ….. non pesca fra i giovani.

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draziz
Scritto il 3 ottobre 2015 at 15:25

La cialtroneria è un esercizio diffuso nel nostro Paese, soprattutto quando si tratta di fare propaganda (te lo ricordi l’Istituto Luce…?)
La realtà, dura da digerire ma sotto gli occhi di tutti (tranne di chi ha la testa sotto la sabbia…), è che si stanno ridimensionando dappertutto gli organici per un’evidente sproporzione tra costo del lavoro per unità di prodotto e ricavo ottenibile.
Ma andiamo per gradi: nel nostro Paese il tessuto economico era (ERA) costituito per più del 90% da micro e piccole imprese, un patrimonio di conoscenze diversificate, di competenze ed un “bacino di carenaggio” per il lavoro a tutte le età: si iniziava da giovane, affiancato dagli anziani, si finiva, sempre nello stesso posto ma non per sfiga o per negazione al mettersi alla prova, da anziano a “crescere” i giovani.
L’aver massacrato (letteralmente) questa miriade di piccole realtà (sia perchè incontrollabili politicamente e soprattutto, o contemporaneamente, sindacalmente – che è quasi la stessa cosa…, sia perchè non uniformabili ad un disegno “superiore” che vedrà un totale controllo delle risorse e del loro utilizzo – e quindi di distribuzione della ricchezza) con la scusa del poco capitale e della poca aderenza alle normative (sempre più ad arte emanate ad uso e consumo di grandi imprese) ha prodotto una situazione di precarietà del lavoro ed una situazione di maggiore difficoltà nel mantenimento di una ricchezza diffusa socialmente e soprattutto negli starti sociali medio-bassi.
E le “medie e grandi imprese” rimaste, o che nascono magari grazie all’arrivo di capitali stranieri, non sono in grado di riassorbire le migliaia di “esuberi” degli espulsi dalle ceneri del rogo “salvifico” delle micro e piccole imprese cancellate dal “progresso”…
Se vuoi aprire un impresa sei il benvenuto solo se metti tanti soldini, tanto capitale (da farti fottere con l’IRAP o metodi di tassazione da fantafinanza con i quali non ti riconoscono mai il vero costo sostenuto per produrre…).
Poiché, nella ratio di un imprenditore, i lavoratori sono fattori produttivi, cioè ad ognuno di loro deve corrispondere un certo numero di pezzi/servizi da vendere e che devono essere prodotti in base agli standard di qualità aziendale, è automatico allocare nel business plan (quel bell’esercizio di previsione di costi e ricavi che chiunque vuole per finanziarti – ah? come dici? sei nato ricco? beato te…) un costo del lavoro ottimale/ideale.
Quest’ultimo si ottiene con l’impiego di manodopera qualificata (deve conoscere cosa fare e in che tempi), già formata (il cliente vuole il prodotto domani, non dopo che hai istruito “il pupo” su cosa e come), ed in grado di capire (l’età ed il funzionamento del cervello aiutano molto in questi casi) come il benessere dell’Azienda per cui lavora (il fatturato, i ricavi, l’utile) sia contemporaneamente il suo.
Se il carico fiscale e contributivo (il jobs act non agisce principalmente su questo a favore delle aziende?) è troppo alto, lo si abbassa artificialmente per ottenere uno scatto dell’economia (quale? I consumi? Quelli generati dalle nuove retribuzioni pagate e dalle merci e servizi in più generati? Ammazza…che geni che governano questo Paese…) e dopo 3 anni che si fa? Domanda: perchè non lo riducono definitivamente e basta?
Dopo 3 anni tutto è ripartito e continua come prima che iniziasse questa crisi? (che ci ha portato indietro di più di 10 anni…)
Il problema è che non tutti hanno capito che indietro non si torna più, che come era prima lo si vedrà solo nei filmati d’archivio.
E sul mercato del lavoro sta arrivando altra manodopera…non qualificata (ma non sempre – vi sono anche dei laureati), ma qualificabile, con bisogni superiori ai giovani lavoratori nostrani, che parlano qualche lingua in più e che magari vogliono lavorare il sabato e la domenica e che per ricevere la formazione si accontentano di uno stipendio iniziale pari alla metà.
Tra le altre cose: mi spieghi perchè per fare il commercialista, il notaio, l’avvocato e via dicendo… devi fare il praticantato durante il quale prendi cifre miserabili e fai orari da imprenditore (almeno 80 settimanali, con buona pace di quello che voleva imporne 35…), mentre per fare la formazione dei dipendenti nelle normali aziende si dà stipendio pieno e con le 40h. settimanali?
(per favore lasciate stare le caz…te del “non è vero”, “è falso, la normativa vigente prevede ben altro” e tutte ‘ste fandonie di facciata: non ho mai conosciuto un professionista che non mi abbia detto del mazzo “gratis” che gli hanno fatto per fargli prendere il titolo…)
Ci nascondiamo come sempre dietro il filo d’erba sperando nel radioso “sol dell’avvenir?”

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Scritto il 4 ottobre 2015 at 15:22

draziz for president! :-D

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draziz
Scritto il 4 ottobre 2015 at 17:08

Da­ni­lo DT,

Il mio motto per le elezioni?
“Chiu pilu pe’ ttutti”
(o l’aveva giá detto…?)

A presto caro DT

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