ITALIA: la recessione continua e il PIL resta in crisi anche oltre il 2014 (forse)

Scritto il alle 12:00 da Danilo DT

Una bella recessione è quella che ci siamo subiti nel 2012 e ancora recessione sarà quella del 2013. La Banca d’Italia stima un calo del pil del 2,1% nel 2012 e rivede al ribasso le previsioni per il 2013. Il pil, si legge nel Bollettino economico, scenderà dell’1% e non del 0,2% come stimato precedentemente per il «peggioramento del contesto internazionale e del protrarsi della debolezza dell’attività nei mesi più recenti». Il PIL crescerà solo nel 2014 dove si ipotizza un +0.7%. Classico scenario dove si “spera” ma senza certezze, ovviamente. Ma incuriosisce che la stessa Banca d’Italia ammette “ampi margini di incertezza”.

Morale: scordiamoci pure, anche nel 2014, un PIL positivo… SOTTO troverete la sintesi e il BOLLETTINO della Banca d’Italia

Vi lascio li meglio della settimana, come sempre da condividere coi vs contatti. E fidatevi, c’è tanto materiale che merita di essere letto con attenzione!

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BOLLETTINO ECONOMICO N. 71, GENNAIO 2013 (Sintesi)

Persiste la debolezza del contesto internazionale… I rischi per l’economia mondiale si sono attenuati a seguito dell’accordo raggiunto negli Stati Uniti per evitare il fiscal cliff, dell’allentamento delle tensioni finanziarie nell’area dell’euro e del miglioramento delle prospettive nei paesi emergenti; non sono tuttavia venuti meno. Nella seconda metà del 2012 la dinamica dell’economia globale è rimasta debole; le stime di crescita del commercio internazionale formulate dai principali previsori per l’anno in corso sono state riviste al ribasso. Nelle previsioni degli analisti l’espansione del prodotto mondiale dovrebbe rafforzarsi nel 2014.

…e del quadro congiunturale nell’area dell’euro… Nell’area dell’euro l’attività economica ha continuato a perdere vigore nell’ultimo trimestre del 2012. Le conseguenze delle tensioni finanziarie che hanno colpito, nel corso dell’anno, alcuni paesi dell’area e gli effetti del necessario consolidamento dei bilanci pubblici si sono trasmessi anche alle economie finora ritenute più solide. L’Eurosistema ha rivisto significativamente al ribasso le previsioni di crescita per l’anno in corso.

…ma le tensioni sui mercati finanziari sono in sostanziale allentamento… Sono molto migliorate le condizioni dei mercati finanziari, il cui deterioramento aveva finora rappresentato un ostacolo alla ripresa ciclica nell’area. I rendimenti dei titoli di Stato sono scesi nei paesi maggiormente interessati dalle tensioni; gli afflussi di capitali verso alcune delle economie più colpite dalla crisi del debito sovrano sono ripresi. I saldi sul sistema dei pagamenti TARGET2, che riflettono gli squilibri nei flussi di capitali privati nei paesi dell’area, hanno mostrato segni di aggiustamento.

…a seguito dell’azione monetaria, dei progressi a livello europeo, delle politiche nazionali – A questi sviluppi favorevoli hanno contribuito gli effetti dell’annuncio, in estate, delle Outright Monetary Transactions da parte della BCE e, più recentemente, le decisioni prese a livello europeo. In particolare, in novembre l’Eurogruppo ha rinnovato il sostegno alla Grecia; l’operazione del governo greco di riacquisto di titoli del proprio debito in circolazione, terminata l’11 dicembre, implica una riduzione del debito di circa dieci punti percentuali del prodotto. Inoltre, il Consiglio dei ministri economici e finanziari dei paesi dell’Unione europea ha raggiunto un accordo sull’istituzione di un meccanismo unico di vigilanza bancaria, volto a impedire il circolo vizioso tra debito sovrano e condizioni del sistema bancario. Questi progressi sono stati resi possibili dalla credibilità acquisita dall’azione dei governi nazionali. Le condizioni sui mercati restano però incerte; va confermato l’impegno a proseguire nell’adozione delle misure necessarie a garantire la coesione dell’Unione.

L’eterogeneità nella trasmissione monetaria si è attenuata – Il miglioramento dei mercati del debito sovrano si è riflesso positivamente sulle condizioni monetarie e finanziarie nei paesi interessati dalle tensioni. Persistono tuttavia divari nei tassi bancari attivi, che riflettono sia i ritardi con cui le variazioni delle quotazioni dei titoli di Stato si trasmettono alle condizioni del mercato del credito, sia l’effetto dello sfavorevole quadro congiunturale sul merito di credito della clientela bancaria. In Italia e in Spagna il costo medio di finanziamento di famiglie, imprese e intermediari finanziari in ottobre era ancora superiore di circa 110 punti base a quello osservato nei paesi dell’area meno colpiti dalla crisi.

In Italia la fase ciclica resta debole anche nei mesi iniziali del 2013… Nel nostro paese la domanda interna non ha ancora raggiunto un punto di svolta. Secondo gli indicatori congiunturali la dinamica del PIL è stata negativa anche nel quarto trimestre del 2012 e rimarrebbe debole in quello in corso. Sono tuttavia emersi lievi segnali di stabilizzazione; si è arrestata la prolungata fase di deterioramento dei giudizi delle imprese sulle prospettive dell’economia.

…mentre gli scambi con l’estero sostengono ancora l’attività produttiva – La domanda estera continua a fornire un contributo positivo all’attività economica. Negli ultimi mesi l’aumento delle esportazioni è stato sostenuto dalle vendite verso i paesi esterni alla UE. Tra gennaio e ottobre il disavanzo del conto corrente della bilancia dei pagamenti in rapporto al PIL è diminuito di oltre due punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2011, a seguito del miglioramento del saldo mercantile.

L’occupazione è rimasta finora stabile, ma aumentano le persone in cerca di lavoro e la cassa integrazione – Gli effetti della recessione non si sono finora riflessi in una caduta dell’occupazione, ma hanno determinato soprattutto un maggiore ricorso alla cassa integrazione guadagni e un aumento delle persone in cerca di lavoro che ha spinto verso l’alto il tasso di disoccupazione, in particolare quello giovanile. Nel terzo trimestre del 2012 quest’ultimo era superiore di oltre sei punti percentuali rispetto a un anno prima.

L’inflazione scende – Il graduale calo dell’inflazione al consumo negli ultimi mesi (al 2,3 per cento in dicembre) riflette in larga parte l’allentamento delle spinte provenienti dalle quotazioni petrolifere e l’esaurirsi dell’impatto delle manovre sulle imposte indirette varate nell’autunno del 2011. La debolezza della domanda e le minori pressioni dal lato dei costi dovrebbero continuare a moderare la crescita dei prezzi nel 2013.

Le condizioni del credito restano ancora tese – Le condizioni del credito hanno beneficiato, nel corso dell’anno, della graduale rimozione dei vincoli di liquidità che gravavano sulle banche italiane, anche grazie alle politiche attuate dall’Eurosistema. L’offerta di finanziamenti è tuttavia ancora frenata dall’elevato rischio percepito dagli intermediari, in relazione agli effetti della recessione sui bilanci delle imprese. I crediti deteriorati sono aumentati in misura significativa.

La capacità di raccolta e la capitalizzazione sono robuste – Emergono però segnali positivi. La raccolta al dettaglio è in crescita, le condizioni di liquidità sono migliorate, alcuni intermediari sono tornati a emettere sui mercati all’ingrosso. Il core tier 1 capital ratio dei principali gruppi bancari è ulteriormente aumentato.

Prosegue il miglioramento dei saldi di finanza pubblica – Si può stimare che nel 2012 il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche, al netto delle dismissioni e dei prestiti dello European Financial Stability Facility, si sia collocato intorno al 3 per cento del PIL, contro il 3,9 del 2011. Nonostante la debolezza congiunturale, le manovre approvate nel secondo semestre del 2011 consentiranno di migliorare ulteriormente i saldi di finanza pubblica nel biennio 2013-14. Il rapporto tra debito pubblico e PIL inizierebbe a scendere nel 2014, grazie all’ulteriore aumento dell’avanzo primario e alla ripresa dell’attività.

Si stima che la flessione del PIL nel 2012 sia stata di circa il 2 per cento – Nel quadro macroeconomico presentato in questo Bollettino, il PIL dell’Italia sarebbe sceso di poco più del 2 per cento nella media dello scorso anno, sostanzialmente in linea con quanto previsto in luglio. La stima per il 2013 è stata rivista al ribasso (da -0,2 a -1,0 per cento), per effetto del peggioramento del contesto internazionale e del protrarsi della debolezza dell’attività nei mesi più recenti.

La caduta dell’attività potrebbe arrestarsi nel corso del secondo semestre del 2013… Lo scenario prefigura tuttavia un ritorno alla crescita nella seconda metà dell’anno, sia pure su ritmi modesti e con ampi margini di incertezza. La svolta ciclica sarebbe resa possibile dalla graduale ripresa degli investimenti, a seguito della normalizzazione delle condizioni di finanziamento e del recupero della domanda nell’area dell’euro, nonché del parziale miglioramento del clima di fiducia. In tale quadro la dinamica del prodotto resterebbe comunque negativa nella media del 2013 e tornerebbe lievemente positiva nel 2014.

…ma i rischi sono ancora elevati – I maggiori fattori di rischio al ribasso sono legati all’andamento della domanda interna e alle condizioni del credito: il ritorno a tassi positivi di accumulazione potrebbe essere ritardato da un’evoluzione meno favorevole delle aspettative delle imprese; gli effetti sull’attività delle banche del deterioramento dei bilanci bancari e dell’accresciuta rischiosità della clientela potrebbero essere più persistenti. Un’evoluzione più positiva potrebbe invece derivare da un ulteriore rafforzamento delle prospettive per l’area dell’euro.

È necessario consolidare i progressi compiuti – Requisiti indispensabili per un ritorno alla crescita sono il continuo miglioramento dell’offerta di credito, condizioni favorevoli sui mercati dei titoli di Stato e un recupero della fiducia che consenta di riavviare gli investimenti. Resta essenziale garantire che i progressi finora realizzati in questi ambiti grazie all’azione congiunta di tutte le politiche economiche, nazionali ed europee, siano duraturi. In Italia è indispensabile consolidare il riequilibrio dei conti pubblici e intensificare lo sforzo di riforma volto a rilanciare la competitività e a innalzare il potenziale di crescita dell’economia. (Source: Bankit)

BOLLETTINO ECONOMICO N. 71, GENNAIO 2013

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DT

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9 commenti Commenta
ilcuculo
Scritto il 19 gennaio 2013 at 16:50

Va bene che i problemi vengono da lontano, ma questo quadro dovrebbe essere valido in assenza di una politica economica volta alla crescita.

Io non ci credo che lo scenario sia INEVITABILMENTE recessivo.

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candlestick
Scritto il 19 gennaio 2013 at 20:46

Ma va?? È da anni che dico che il triennio 2013-2016 farà terra bruciata…

Forse forse il denagogo populista Beppe Grillo non dice solo cazzate…

Sveglia belli addormentati nel bosco!!!

Mi ricordo che 3 anni fa si era fatto un calcolo(stime fatte da analisti professionisti) del costo che avremmo dovuto pagare a testa se si fosse usciti dall’euro… erano circa 6-9000€!
Bhè io penso che fra tasse e tutti gli aumenti disoccupazione ed extra li abbiamo già pagati!!
È cosi difficile fare come fece la gran bretagna? Far parte dell’unione europea preservando la propria autonomia monetaria?
Se si continua così solo un conflitto, armato o meno decreterà le sorti.
pensate bene a chi votare, non è mai stato così importante come queste elezioni andarci prima di tutto e con ben poco prosciutto sugli occhi!

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ilcuculo
Scritto il 19 gennaio 2013 at 21:35

candlestick@finanza,

E quindi tu per chi voti? e perchè?

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candlestick
Scritto il 20 gennaio 2013 at 21:32

È questo il salto di mentalità che l’italia deve fare.. io non voto proprio per nessuno, io voto per me stesso! Perchè uno vale uno!

Ci vuole coraggio e smettete di avere paura e aspettare che arrivino gli altri a mettere a posto le cose.
il mondo è diventato piu competitivo è ora che ognuno abbia ben chiaro che si deve dare da fare nel suo piccolo per migliorare la propria realtà senza trucchi anche facendosi controllare se serve!

Spero di averti risposto…
Non è piu possibile essere schiavi dell”abitudinarietà e finchè non lo si capisce la mentalità non cambia ci si porrà solo impoverire sempre piu!

Il caro Jovanotti direbbe:
” tensione evolutiva,
nessuno si disseta ingoiando la saliva
ci vuole pioggia vento e sangue nelle vene “

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Gigi
Scritto il 21 gennaio 2013 at 11:00

Di certo evitiamo di credere ancora a buffoni (celebrati dalla disinformazione mediatica) che ci propinano ricette fatte di Fase 1 e Fase 2 da ingoiare stupidamente perché somministrate da chi vanta una supposta credibilità internazionale.
Chi arriva dicendo di essere un tecnico ed avere un incarico a termine, ma poi si rivela di parte e di termine non ne vuole sentire più parlare, é solo un buffone!
Chi ci racconta di Fase 1 e Fase 2, ma poi fa solo la Fase delle Tasse e della Fase 2 non si vede traccia, é solo un buffone.
In quanto alla credibilità internazionale, basta leggere quello che ha detto Goldman Sachs e quello che dice oggi il FT.

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bergasim
Scritto il 21 gennaio 2013 at 11:54

candlestick@finanza,

Prima dici di votare e poi dopo sostieni il contrario

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candlestick
Scritto il 21 gennaio 2013 at 20:30

bergasim:
candlestick@finanza,

Prima dici di votare e poi dopo sostieni il contrario

Aha ma dire che non voto per nessuno e che voto per me stesso non significa che io non voto per nessuno..

Vai a vedere che significa uno vale uno.. poi ne riparliamo..

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ilcuculo
Scritto il 21 gennaio 2013 at 22:55

candlestick@finanza,

assolutamente no…

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pecunia
Scritto il 22 gennaio 2013 at 10:47

Gigi,

per quel che può valere, oggi vi è una rettifica.

:oops: :idea:

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