ITALIA: il termometro della crisi può essere lo spread?

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Mettendo a confronto lo spread sui tassi tra due PIGS come Italia e Spagna, utilizzando il titolo decennale, si scopre che…

L’incoerenza dei mercati mette a disagio gli investitori e gli analisti. E’ palese lo stato di ipercomprato e di eccessiva fiducia presente anche sulle asset class più rischiose.
Quindi, al fine di trovare delle corrette chiavi di lettura, occorre cercare degli indicatori che possano far luce sulla realtà dei fatti.
Buttate un occhio a questo grafico e troverete delle interessanti indicazioni. Ho messo a confronto il rendimento del BTP 10yr con il Bonos spagnolo di pari scadenza. Lo spread che ne deriva diventa un eccellente termometro per misurare lo stato di percezione del rischio sul nostro Bel Paese.

Grafico Spread ITA ESP 10yr

Notate infatti che, nel periodo estivo del 2010, lo spread tra i due era oltre i 200 bp a favore dei BTP (quindi il BTP rendeva il 2% in più rispetto al Bonos a 10yr). Era il periodo ante Berlusconi. Il mercato temeva il fallimento dell’Italia ed il collasso del paese. Poi è arrivato Monti che con la sua politica di austerità ha acquistato quella fiducia che ha aiutato lo spread in un eccellente recupero. Ovvio, l’OMT + ESM di Draghi ha poi fatto il resto.
Da quando poi, sono arrivati le previsioni elettorali, con un PDL in recupero ed un PD in affanno, e quindi rischio ingovernabilità, lo spread è tornato a risalire a favore del BTP (e a sfavore del rischio Italia).

Mi fa sorridere quando qualcuno dice che lo spread è un’invenzione degli ultimi tempi. Lo spread è sempre esistito, ma….fino a qualche anno fa non era un parametro usato in quanto in Europa NON si pesava il rischio paese. Infatti lo spread tra Italia e Germania è stato per TANTI anni costantemente sotto i 50bp. E proprio in quel periodo (la grande colpa della politica italiana!) noi avremmo dovuto approfittarne per “rimetterci in riga”. Invece la nostra straordinaria casta politica ha invece peggiorato enormemente le cosa, facendoci perdere una grande occasione.
Ora il rischio è di tornare stabilmente nell’area “verde” come nel 2010 (siamo a meno di 10 punti base!). E ritrovarci commissariati dalla Troika con un piano di ancora più pesante da sopportare. Ed è proprio questo che dobbiamo evitare.
Leggete qui perché.

STAY TUNED!

DT

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Commenti (n° 2)Commenta

  1. dfumagalli scrive:

    “Incoerenza dei mercati”, “Investitori ed analisti a disagio”, “Ipercomprato”…

    Stiamo parlando di un servizio da telegiornale televisivo o con analisti da telegiornale delle 13? Perché è lì che mi aspetterei simili vocaboli e nozioni.

    Per quanto riguarda gli investitori veri, loro guardano al nudo prezzo senza tanti orpelli. Se vuole salire comprano, se vuole scendere vendono. Senza oscillatori, stocastici e diagrammetti comparativi.
    Forse qualche incapace nella sezione investimenti di alcune banche usa ancora strumenti anni 80, e giustamente quelle perdono anche i pantaloni.

  2. idleproc scrive:

    dfumagalli@finanza,

    In condizioni “normali”.
    In questa situazione mi paiono esistano fondati motivi per non rischiare di restare col cerino acceso in mano. E’ una valutazione del rischio giusta o sbagliata che sia. Alle volte si sbagliano i tempi e in un sistema “gestito” è anche abbastanza facile. Personalmente concordo con DT.
    Comunque, le tue valutazioni, che rispetto, valgono in condizioni “lineari” tipiche di altri momenti socio-economici e che possono durare per periodi considerevoli.