ITALIA e SPEREQUAZIONE ECONOMICA: e quindi ci siamo giocati il FUTURO

Scritto il alle 11:02 da Danilo DT

Crisi… Crisi…. Ma ridendo e scherzando la crisi oggi sembrerebbe un po’ meno crisi. Ce lo dice il report di Bankitalia. Ma attenzione, come già vi ho spiegato in passato, la situazione sarà anche migliorata ma gli squilibri sono sempre più netti. Ricordate l famosa “classe media”?
Ecco, proprio lei, sta morendo e questo report di Bankitalia, ce lo dice.

(…) Il reddito annuo familiare risulta pari a 30.700 euro, al netto delle imposte sul reddito e dei contributi sociali. E’ in linea con la precedente indagine, mentre a crescere in modo più consistente per la prima volta dall’esplosione della crisi è il reddito medio equivalente. Cresce anche la quota di famiglie che dichiarano di essere riuscite al risparmiare, e al contempo diminuisce la quota di quelle che dichiarano di arrivare con fatica alla fine del mese. (…)

Quindi si conferma la tendenza globale. Aumenta la quota dei ricchi ma il gap con la classe meno abbietta si amplia. Ma non solo, ed è questo il motivo del post.

(…) Le disuguaglianze si riscontrano anche nella ricchezza, non solo nei redditi: la ricchezza media delle famiglie corrisponde a circa 206.000 euro, ma il valore mediano è di gran lunga inferiore, 126.000, per via della grande asimmetria nella distribuzione. Il 30% più povero delle famiglie detiene appena l’1% della ricchezza nazionale; tre quarti di queste famiglie sono anche a rischio povertà. Mentre il 30% delle famiglie più ricche detiene invece circa il 75% del patrimonio netto degli italiani, con una ricchezza netta media pari a 510.000 euro. Peraltro oltre il 40% di questa quota è detenuta dal 5% più ricco, che ha un patrimonio netto in media pari a 1,3 milioni di euro. (…) [Source

Voilà, ma attenzione. La cosa interessante è vedere nei numeri CHI sia passato a grandi passi verso la povertà. E volete sapere chi è? Ecco qui.

Sono i giovani, quindi gli under 35 ed i 35-45enni, quelli che si sono visti peggiorare sensibilmente la situazione. Signori, stiamo parlando del FUTURO che viene negato. E difatti chi è che invece si ritrova con una situazione migliorata? Proprio loro, over 65 e pensionati.

Ragionate un attimo. Viviamo in un paese dove la demografia è a dirsi poco drammatica, con il crollo delle nascite ed una popolazione sempre più vecchia. In questo contesto poi, la povertà diventa sempre più problematica proprio per i più giovani, che dovranno passare la vita a pagare le pensioni delle persone più anziane.

In altri termini ci siamo giocati il futuro. Oppure voi la vedete diversamente?

STAY TUNED!

Danilo DT

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4 commenti Commenta
un [email protected]
Scritto il 13 marzo 2018 at 12:21

Interessante notare anche come al sud la situazione sia rimasta stabile negli ultimi 10 anni, a fronte del quasi raddoppio delle persone a rischio povertà al nord, e dell’aumento significativo del rischio anche al centro. Ancor più significativo il fatto che il centro abbia sorpassato il nord come percentuale di persone meno a rischio, merito della Toscana (regione più ricca d’Italia nonostante sia roccaforte rossa).

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atomictonto
Scritto il 14 marzo 2018 at 04:21

La generazione dei “sessantottini”, che sono gli attuali 65enni circa, a furia di “lotte” e di rivendicazioni di “diritti” si é magnata tutto….compiendo di fatto un paradosso storico: hanno fatto tutto in nome di “uguaglianza e fratellanza” ma in realtà si sono finiti per riempire la panza e vivere una vita oltremodo agiata a discapito del futuro nazionale.
Moltissimi si sono “laureati” col sei politico (!!!!) finendo per formare veri e propri clan professionali (architetti, scrittori, giornalisti) formati da emeriti imbecilli che hanno finito per dover giocoforza sfruttare i giovani, i famosi “praticanti” pagati zero che sono oggi i disoccupati/sottopagati 40enni.
Hanno preteso/ottenuto persino le “baby-pensioni”, un disgustoso anacoluto economico per il quale 1,6 milioni di fancazzisti stanno passando letteralemnte tutta la vita mantenuti dal lavoro precario e sottopagato di quelli piu giovani di loro (costretti pure a sgobbare fino a 67 anni per pagare mensilmente pensioni a gente andata in pensione a 38 anni…é ALLUCINANTE).
Invece di cavalcare col lavoro ben 2 boom economici (’72-’79 e ’82-’90) si sono mollemente rilassati nei “diritti” causando un aumento esponenziale dell pressione fiscale sulle imprese che arrivate nel ‘2000 sono ormai tutte smunte, minuscole e gestite al 90% con puri criteri di sopravvivenza e sono state in gran parte comprate da investitori esteri x un tozzo di pane.
Insomma si sono magnati tutto, han vissuto alcuni anche accumulando discrete ricchezze ed immobili, spesso senza alcun merito reale a parte la “appartenenza politica”, e adesso bisboccia o pure da vecchi con 1700-2500 euro netti al mese di pensione pagati dai loro stessi figli e nipoti poveracci, senza risparmio e senza prospettive (cche tra 7-8-10 anni non avranno manco una pensione “di restituzione”).

un [email protected],

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perplessa
Scritto il 20 marzo 2018 at 20:35

io appartengo alla generazione degli ex sessantottini. intanto non tutti andavano in “piazza”. la sottoscritta sì, ha occupato scuole, fatto scioperi etc. Quando avevo 20 anni tutti i praticanti presso gli studi lavoravano agratis, motivo per il quale la sottoscritta ha fatto un altro lavoro, non avendo le spalle coperte da una famiglia agiata. Se per un certo lasso di tempo qualcuno che faceva il praticante è stato pagato, deve ringraziare le lotte che sono state fatte. Se poi in seguito si è ritornati al costume di non pagare in vigore negli anni 50, chi non percepisce deve dare causa alla propria generazione che non si è mossa per mantenere le conquiste passate, salvo a mungere il babbo e la mamma, che avendo avuto un’educazione in media autoritaria, non hanno trovato una soluzione equilibrata per educare i propri figli. Non la sottoscritta che ha sempre pensato che i figli fossero un impedimento a fruire pienamente della propria esistenza e non li ha fatti, e per questo motivo posso vedere oggettivamente la mancanza di equilibrio nell’educazione dei miei coetanei, che si privano delle proprie risorse economiche per dare ai figli. Nella mia famiglia, non si usava così: o vai a scuola o vai a lavorare, i miei non mi davano un centesimo per i divertimenti, e nelle altre famiglie era uguale, invece ora camminando per Bologna, nei bar del centro vedo principalmente ventenni. E’ una città particolare, con migliaia di studenti fuori sede, quindi benestanti, ma un fatto percepibile empiricamente è che “gli ex sessantottini” stanno in casa e nei ristoranti c’è la generazione dei loro figli, e quella dei quasi loro nipoti. Basterebbe passeggiare con una reflex per documentare il fatto.(siccome detesto fotografare col telefonino, o peggio ancora con il tablet). Con quali soldi, stanno nei bar e nei ristoranti?quelli della mamma suppongo, che è duro convincere a spendere 25 o 30 euro per una cena, per mia esperienza personale. Ognuno vede il mondo dalla propria angolazione, e mi astengo dal commentare oltre. A me questi ragazzi, che non ho fatto io, non mi piacciono, e li avrei educati diversamente.
ato­mic­ton­to@fi­nan­za,

motivo per il quale la sottoscritta ha fatto un altro lavoro, visto rong>ato­mic­ton­to@fi­nan­za,

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perplessa
Scritto il 20 marzo 2018 at 20:40

si munge la vacca se ha ancora del latte da dare

un [email pro­tec­ted]: a fron­te del quasi rad­dop­pio delle per­so­ne a ri­schio po­ver­tà al nord

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