IPO Poste Italiane: privatizzazione farlocca già nella struttura

Scritto il alle 11:30 da Danilo DT

poste-italiane-ipo-privatizzazioneConviene aderire all’IPO (collocamento) di Azioni delle Poste Italiane SpA? L’offerta è montata in modo appetibile. Ma ci sono delle criticità che l’investitore deve sapere. Innanzitutto, perché chiamarla privatizzazione quando il controllo resterà pubblico?

Oltre all’IPO Ferrari di cui ho già parlato, sul nostro listino affiora il più importante collocamento dell’anno, ovvero la cosiddetta privatizzazione delle Poste Italiane.
Privatizzazione… già qui c’è da ridire. Perché chiamarla privatizzazione quando al termine del collocamento, il controllo resterà in mano PUBBLICA?

Infatti al massimo 38.2% verrà ceduto mentre il 61.8% resterà in mano al MEF, che non mi sembra un privato, dico bene?

Inoltre come ben sapete, le Poste Italiane raccolgono anche denaro. Questi soldi chi li gestisce e detiene? La CdP ovvero la Cassa Depositi e Prestiti, che è una banca pubblica all’80%, che fa questo lavoro dal 1850, la quale fattura a favore di Poste italiane ricavi per 1.600 milioni di Euro. capite benissimo quanto è FONDAMENTALE il ruolo di una banca pubblica per il calcolo dell’utile di Poste Italiane.

"Le Poste per 60 anni sono state il luogo delle schifezze dei politici. Ora la mettiamo sul mercato e non a disposizione dei politici". Così Matteo Renzi. Il collocamento delle azioni (88mm x 100mm)

“Le Poste per 60 anni sono state il luogo delle schifezze dei politici. Ora la mettiamo sul mercato e non a disposizione dei politici”. Così parlò Matteo Renzi.

Quindi possiamo tranquillamente dire che Poste Italiane SPA resterà pubblica in tutto e per tutto.
Ma cosa pretendete, siamo in Italia, questo iter per noi è normale tanto che possiamo tranquillamente battezzare questa operazione come una delle “privatizzazioni all’italiana”.

Essa (Poste Italiane) è inoltre pienamente in linea con le privatizzazioni storiche condotte dall’Italia che non hanno mai ritenuto di doversi far precedere da robusti processi di liberalizzazione, non hanno visto quasi mai la cessione del controllo e nei pochissimi casi in cui questo è avvenuto hanno trasferito ai privati robuste e indebite rendite anziché restituirle ai consumatori. Le ‘privatizzazioni’ italiane, ma sarebbe meglio chiamarle privatizzazioni all’italiana, sono tipiche di un paese che non crede al mercato e alla concorrenza e nel quale lo Stato è anche disponibile a vendere, se ha bisogno di soldi, ma solo a condizione di poter disporre come prima delle proprietà cedute. Si sono fatte in conseguenza privatizzazioni senza mercato oppure privatizzazioni yo-yo nelle quali l’impresa va in effetti verso il mercato ma si è sempre in grado di richiamarla indietro quando serve. Parafrasando doppiamente von Clausewitz possiamo sostenere che in Italia la privatizzazione è il proseguimento della proprietà pubblica con i mezzi degli altri. (Source)

Quest’ultima frase è sintomatica. La privatizzazione all’italiana è un’operazione che mira a proseguire la gestione, ma facendo cash e quindi sfruttando i denari incassati dai risparmiatori.

Poste_Numeri_Orizzontale
Condizioni di vendita

Sulle condizioni di vendita avrete letto di tutto e di più. Forchetta di prezzo compresa tra i 6 ed i 7.5 €, due anni di dividendi garantiti (dall’importo ovviamente da stabilire, ma gli utili dell’anno 2015 e 2016, verranno redistribuiti all’80% agli azionisti e il rimanente 20% rimarrà nella società per eventuali investimenti.), un’azione gratis ogni venti se si detengono le azioni per almeno un anno.

Questo però non toglierà a Poste Italiane tutte le caratteristiche positive e negative dovute alla sua “privatizzazione all’italiana”. Godrà di un regime di semi – monopolio protetto dal pubblico, con una redditività che dipenderà come ora principalmente da scelte pubbliche e dai rapporti finanziari col settore pubblico (vedi quanto detto prima per CDP) ma che dovrà essere in qualche modo garantita.

E per restare nel mercato, Poste Italiane dovrà essere sicuramente riorganizzata (nell’ambito del recapito). Ormai Poste Italiane è un mix di recapito, banca, assicurazioni, insomma un insieme di business anche molto decorrelati tra loro ma che subiscono una forte concorrenza sul mercato ( e meno male) che sarà guidata NON solo dal fattore costo ma anche dalla qualità dl servizio.

Ma quello che preoccupa per Poste Italiane è quanto segue:

La redditività delle Poste si basa su tre pilastri fondamentali, nessuno dei quali è di mercato: compensi pubblici per la raccolta del risparmio, compensazioni pubbliche per il servizio universale del recapito e il fatto di svolgere servizi finanziari utilizzando personale che gode di un contratto molto meno favorevole di quello dei bancari. Poiché solo il settore pubblico può garantire la permanenza nel tempo di questi tre pilastri, la privatizzazione parziale riguarda non un’azienda di mercato bensì un’azienda a redditività di Stato, qualcosa di cui non sembra esservi precedente traccia nella pur lunga storia delle economie occidentali.

Quindi non pensate che, con la “privatizzazione all’italiana” possa cambiare la governance dell’azienda. E probabilmente mantenere certi privilegi sarà tutt’altro che agevole.
Ma questa è solo la mia opinione…

Un’ultima cosa, che rende bene l’idea. Ricordate qualche anno fa (due per l’esattezza)? Si parlava di un copioso ingresso di Poste Italiane in Alitalia. Mi fermo qui.

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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5 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 14 ottobre 2015 at 12:01

mi sembra una IPO per gli azzeccagarbugli !!!!!!

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draziz
Scritto il 14 ottobre 2015 at 12:21

pao­lo41,

Gli azzeccagarbugli ci hanno lavorato prima.
Adesso tocca ai “polli” fare la loro parte…

Come giustamente fa notare DT, che senso ha parlare di privatizzazione quando solo il 36% passa nelle mani degli investitori?
Quale peso può avere una cordata di azionisti nei confronti della restante maggioranza di capitale?

Venghino siore e siori, venghinoooo!!!
Oggi aumento di capitale alla ciociaraaaaaa…
Benefici per tuttiiiii… (gli altri…)

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Scritto il 14 ottobre 2015 at 12:27

(ANSA) – MILANO, 14 OTT – Continua la richiesta di azioni di Poste Italiane da parte di investitori e risparmiatori. Nel terzo giorno di road-show, a quanto si apprende, la domanda ha coperto l’intero 38,2% del capitale messo in vendita dal Tesoro, inclusa anche la greenshoe. ‘Prenotata’ sia la parte retail (30%) dell’offerta che quella riservata agli investitori istituzionali (70%). Soddisfatte le banche del consorzio di collocamento, guidato da Mediobanca, Banca Imi e Unicredit.

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john_ludd
Scritto il 14 ottobre 2015 at 14:18

è un portage azionario appena mascherato. Allo stato serve far vedere che procede con le privatizzazioni, incassa qualche soldo e gli istituzionali che comprano essendo a tutti gli effetti parti dello stato e viceversa accettano l’operazione. Tutto qui.

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grande mur
Scritto il 14 ottobre 2015 at 17:55

Per enel, eni, terna e snam come ando’ la storia?

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