Intermarket: se petrolio e rame sono deboli, come fa ad essere tonica la crescita economica?

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Nelle scorse settimane ho parlato spesso (anche nel video TRENDS che, vi annuncio,  questo weekend avrà una veste particolare) del rally delle commodity.
Infatti è evidente un rally veramente importante del Continuous Commodity Index (acronimo CCI, il fratello “avanzato” del CRB) che ha portato l’indice da quota 499 a inizio luglio 2013 a quota 580 qualche giorno fa. Un bel 16% che però, se guardate il grafico, ha avuto il massimo dell’estensione negli ultimi DUE mesi.

Grafico Continuous Commodity Index

Tutte le materie prime sono decollate? In realtà non è affatto così. Nelle scorse giornate vi ho parlato del RAME, ed in questa sede vi parlerò di un’altra commodity fondamentale, il petrolio, pronto a scatenare i commenti (critici e costruttivi, come sempre, ed è giusto che sia così) dei nostri lettori. Ovvero il petrolio.

Grafico Petrolio WTI

La cosa che salta subito all’occhio, ovviamente, è il fatto che queste due asset class WTI e CCI), nella storia, sono sempre state fortemente correlate. Discorso identico per il rame. Ma cosa sta accadendo ora’ Per quale motivo c’è questo scollamento?

Non dimentichiamo che petrolio + rame = materie prime più correlate con la crescita e lo sviluppo economico.

E proprio li dobbiamo guardare. Protagonista, ancora, la Cina, ormai presente in tutti i nostri discorsi (che dite? E’ importante tenerla ben in considerazione?) I segni di indebolimento della domanda cinese si fanno evidenti. Il Governo in questo momento è più che altro preoccupato a dare segnali ai mercati sullo yuan, contribuendo attivamente ad una sua svalutazione (che in questi giorni diventa quasi “automatica” grazie agli speculatori “trend followers”.

Ovviamente poi gli occhi sono rivolti verso la PBOC e le sue reazioni sul mercato monetario. Recentemente la stessa ha annunciato la sua disponibilità di intervento SE le condizionieconomiche dovessero “deteriorarsi” e portare ad u n PIL prospettico inferiore al 7.5%.
Tornando poi al petrolio, di certo hanno anche contribuito i dati dell’AIE che ha venduto 5 milioni di barili di greggio. Una mossa strana che qualcuno inizia a vedere come la volontà degli USA di tenere il prezzo del petrolio sotto area 100 $/bar.

Secondo me il messaggio più chiaro è semplicemente questo. Se le due materie prime più importanti e strategiche continuano ad avere una forte debolezza, deve suonare come un segnale di ALTER molto forte sulle “generose” prospettive di crescita globale. Forse qualcuno avrà sbagliato le stime?

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Danilo DT

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Commenti (n° 28)Commenta

  1. ciao Dream, sull’argomento direi che John ludd è uno specialist.

    Consiglio di leggere il sito Peakoilbarrel e Ugobardiblogspot per tenersi aggiornati

    Le maggiori compagnie petrolifere del mondo stanno raffinando in perdita, il costo medio dell’estrazione del petrolio sta sui 110 $/barile, quindi siamo ben sotto. Solo alcuni paesi del medio oriente riescono a starci dentro perchè hanno un petrolio di qulità maggiore e che quindi presuppone una lavorazione più snella e quindi meno onerosa.

    Difatti se andate a veere le ultime trimestrali delle mayor energetiche sono tutte in peggioramento e con investimenti dimezzati perchè a questi prezzi non conviene estrarre da giacimenti ancora più costosi.

    Quindi le strade sono 2:

    1) lasciare calare il prezzo del petrolio con conseguenze immediate nei bilanci delle compagnie petrolifere con una riduzione della produzione, ma producendo una nuova spinta all’economia che a mio avviso è pazzesco

    2) alzare il prezzo per rendere conveniente nuove estrazioni e aumentare la produzione dato che i pozzi attuali hanno tassi di decadimento tra il 2% e l’ 8% annui. Questa soluzione affosserebbe la già debole crescita economica mondiale

    Quale delle due scegliere? Dato che i mercati ragionano solo nel breve immagino un primo trend di ribasso del prezzo, ma quando la società chiederà più petrolio e l’opec non riuscirà a rispondere in modo elastico mi aspetto un rally incredibile

  2. jesselivermore scrive:

    Scusate esco fuori tema

    Suicidi nel mondo dell’alta finanza: a New York trader si butta sotto un treno:

    http://www.wallstreetitalia.com/article/1676802/societa/suicidi-nel-mondo-dell-alta-finanza-a-new-york-trader-si-butta-sotto-un-treno.aspx

    e siamo a dieci ma cosa sta succedendo????????????

  3. gnutim@finanza,

    Infatti mi riferivo a lui nel post…. :mrgreen:

  4. jesselivermore@finanza,

    HO segnalato la cosa tempi fa, ricordi? come vedi forse non era tutto così casuale…

  5. Occhio però che il rame è appoggiato su un supporto importantissimo. Se dovesse romperlo confermerebbe il pattern di distribuzione pluriennale disegnato. Sul petrolio non sarei così sicuro che possa scendere, anzi lo vedo in potenziale rialzo. Il deprezzamento del rame lo collegherei anche al drenaggio della massa monetaria, oltre ai motivi meramente industriali e economici.

  6. E riguardo i suicidi… secondo me sono omicidi… siamo a quota 10? Chissà che non si arrivi a quota 11 o 13 prima che finiscano… (non sono numeri casuali)

  7. Siamo in guerra? Come ci ricorda Gnutim ieri avevo scritto: Anche il petrolio non sembra proprio in forma o è amplificata da una speculazione contro la russia che necessita di quotazioni di 110$.

  8. john_ludd scrive:

    Il Brent non è certo debole, al più è molto volatile. Il fatto è che l’economia NON può permettersi un prezzo sensibilmente più elevato, punto. Nel contempo il costo marginale di produzione è oltre il prezzo attuale del WTI e questo già di suo è in aperta contraddizione con quanto insegnano a scuola. Ma questo non è un mercato, è un sistema di controllo sociale agli sgoccioli della sua esistenza. Alcuni ottimi analisti ritengono che il prezzo del petrolio calerà intervallato da violenti picchi al rialzo per ragioni geopolitiche proprio in conseguenza del lento collasso delle economie; penso sia una ipotesi assai ben fondata e in linea con il collasso globale in corso (per sua natura un collasso è deflazionario) che personalmente colloco con probabilità 99,9% entro i prossimi 15 anni ma può accadere assai prima e più rapidamente osservando come hanno lavorato gli idioti guerrafondai che infestano il dipartimento di stato e il pentagono. Gli americani avranno il loro picco secondario del petrolio abbondantemente entro questo decennio, poi una rapida discesa proprio quando anche l’export dai paesi OPEC inizierà a calare del 6% annuo. Prendo seriamente l’idea di un first strike nucleare lanciato dagli USA verso la Russia come ripete da sempre Paul Craig Roberts, basta una probabilità dell’1% per non essere sereni.

  9. john_ludd scrive:

    trandy@finanzaonline,

    il problema è che sono troppo pochi; dovrebbero essere nell’ordine di 100 al giorno allora sì che avremmo una chance.

  10. john_ludd scrive:

    Per gli ultimi scettici, questo è appena stato pubblicato:

    http://crudeoilpeak.info/world-crude-production-2013-without-shale-oil-is-back-to-2005-levels

    DT prendi nota. L’analisi tecnica su un bene che è governato da limiti geo fisici dal lato dell’offerta e non dal lato della domanda è poco efficace. Qualunque tentativo di trend al rialzo determina una recessione e la fine precoce del trend, qualunque tentativo di trend al ribasso si scontra contro il costo di produzione e domanda in crescita anche con economie debolissime. Nell’ultra breve so che ci sono bravi scalpers in grado di fare profitti su variazioni piccole ma la domanda è sempre quella: perché dannarsi la vita quando questa presenterà un conto salato assai prima del previsto, non è meglio fare come Lukas (che sarebbe meglio restasse dov’è fino a esaurimento denari e non fino a esaurimento ferie) ?

  11. idleproc scrive:

    http://rt.com/business/us-sells-oil-reserves-574/

    Cmq. per quanto riguarda un first strike e conoscendoli, prima devono inventarsi una balla molto grossa o un false flag spettacolare e in casa USA sono sempre in meno a bersele specie tra i repubblicani seguaci del capitalismo “classico” e libertario… c’è una “guerra” anche sotterranea in corso.
    Sono loro che hanno fatto tutte le battaglie interne per difendere almeno il “concetto” di democrazia liberale.
    Vedi contro il patriot act, NSA, guerre “democratiche”, libertà di opinione…
    Nella cosiddetta europa ci siamo mangiati finora qualsiasi cosa e continuiamo.
    In Italia ci siamo mangiati dei veri colpi di stato eterodiretti con quinte colonne in casa insieme alla demolizione della .sovranità con operazioni anticostituzionali e tutte sottobanco da almeno due decenni.
    Quando ci se la mangia, non si può dare la colpa agli altri che ovviamente fanno i loro interessi.
    Con tutti i suoi difetti e contraddizioni dovute alla concentrazione del capitale e del controllo politico in oligarchie, USA è ancora la democrazia liberale più avanzata dell’occidente, se casca da loro come sta accadendo, casca in tutto l’occidente e quello sarà il momento in cui sarà più alto il rischio di una guerra globalista contro “Putin” o altri che nella vicenda non ha né pena né colpa.

    E’ un po’ difficile per chi ha in campo una roba del genere + il controllo della NATO, spacciarsi come vittima dopo quanto è successo con le guerre democratiche per destabilizzazioni successive e quelle “umanitario democratiche” con masscri nell’ex-Jugoslavia.

  12. john_ludd@finanza,

    Tranquillo John, io da qui non mi muovo..vita natural durante….quindi fine ferie mai…….quanto all’esaurimento denari…..diciamo che per ora……ho riserve e risorse sufficienti….a meno di tracolli borsistici…. al momento altamente improbabili :mrgreen:

  13. john_ludd scrive:

    idleproc@finanza,

    hi hi hi… quella della vendita delle riserve di cui al tuo link ha suscitato uno scoppio di ilarità senza precedenti. La vendita di 5 milioni di barili equivale al consumo di 6 ore dato che i panzoni sui SUV si bevono 18 milioni di barili/giorno. Non ho dubbi che quando cascheranno dall’albero (cioè presto) si faranno 1000 volte più male di chi è abituato a centellinare e a fare i conti con le difficoltà della vita. Tra 100 anni i pastori del Tibet faranno i pastori in Tibet come 100 anni fa e 1000 anni fa… per quanto riguarda i panzoni, quelli che resteranno torneranno a fare gli agricoltori e chissà che i pro nipoti di Geronimo si ricordino bene del non recente passato.

    La mania del first strike è idea fissa di Paul Craig Roberts, ex ministro di Ronald Reagan che odia a morte i neocon e che sul suo blog ogni tanto ricorda che “quelli” ai suoi tempi non li lasciavano neppure entrare in anti camera perchè erano troppo stupidi, ignoranti e fanatici… questo la dice lunga del degrado degli States capaci di decadere in 30 anni quanto gli antichi romani avevano fatto in 300. Per quanto riguarda l’Europa che dire di un continente che si è auto affondato 3 volte in 100 anni: 1914, 1939 e ora con l’euro a trazione integrale Quattro !

  14. idleproc scrive:

    john_ludd@finanza,

    Il mio timore è che esauriti per caduta di credibilità i false flag e le ribellioni “gestite”, ci sarà un tentativo che dubito funzioni, di destabilizzazione economico-finanziaria in modo da metterli con le spalle al muro per evitare problemi interni.
    Per farlo avrebbero bisogno della “collaborazione” dei soliti che sembrano, come da “telefonata” resa pubblica, leggermente recalcitranti.

    http://www.paulcraigroberts.org/2014/03/12/obama-regimes-hypocrisy-sets-new-world-record-paul-craig-roberts/

    http://www.paulcraigroberts.org/2014/03/13/failure-german-leadership-merkel-whores-washington/

    http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Craig_Roberts

    A mio parere, è che è errato valutare la politica US “per schieramento” , ormai sta accadendo col solito ritardo, anche da noi.
    Tra repubblicani ci stanno dai “libertari” ai fanatici del nwo, come tra i democratici che comunque per tradizione sono molto più interventisti in geopolitica… comandano le lobby criminali del nwo.

  15. john_ludd scrive:

    idleproc@finanza,

    non sono tuttavia d’accordo con l’idea che Roberts si è fatto della Germania; penso che la questione sia molto più complessa. Non ho dubbi che Merckel dirà una cosa e ne farà una differente essendo il suo potere condizionato dal blocco industriale/finanziario che governa la Germania da decenni. Non dimentichiamoci che quando un governo, presunto succube, come quello tedesco autorizza una campagna di stampa per denunciare che viene sistematicamente spiato da anni è chiaro che nella realtà i rapporti non sono ideali. L’idea di espansione dell’EU verso est è di origine americana, al fine di accerchiare la Russia ma lasciando che questo avvenisse senza coinvolgimento diretto. Dubito che questo piaccia ai crucchi che possono utilizzare metodi puramente economico/finanziario senza le complicazioni e i costi dell’integrazione politica. In sintesi siamo, a prescindere di quanto i vari commentatori scrivono, in presenza della disgregazione degli assetti usciti dalla seconda guerra mondiale. Oggi il mondo è multi polare e questo ovviamente non va bene all’ex potenza unica che al crollo del muro di Berlino si era convinta di essere entrata nell’era dell’impero eterno americano. Così non è, e un mondo multi polare è certo luogo assai più instabile e pericoloso di uno mono o bipolare anche perché questi poli non solo si combatteranno tra loro per rafforzare la propria sfera di influenza ma lo faranno sempre di più per l’accesso alle risorse energetiche (idriche e agricole) dalla quale dipenderà la propria sopravvivenza, evento che stiamo vivendo oggi e che è in ogni caso battaglia persa x chiunque in quanto quelle risorse semplicemente non ci sono nella quantità necessaria a mantenere in vita a lungo la nostra civiltà che ha caratteristiche simili sia che si viva in occidente sia che si viva in oriente. Ritengo plausibile che una volta iniziato il declino della produzione petrolifera avremo meno di 10 anni prima di un collasso globale del sistema finanziario e dei pagamenti e un radicale riassetto delle nazioni in grado di sopravvivere come entità politiche. Anarchia, carestie e guerre locali sono l’esito più probabile nelle regioni più sfortunate che saranno abbandonate al loro destino per l’impossibilità da parte delle ex potenze di mantenere una presenza militare capillare che richiedendo una enorme quantità di energia, andrà concentrata per la mera sopravvivenza del centro. L’Italia, posta in una regione climaticamente ottima, potenzialmente auto sufficiente da un punto di vista alimentare e in grado di prodursi il 40% dell’energia elettrica consumata oggi con le rinnovabili avrebbe buone chance di riorganizzarsi sebbene su un livello di vita più basso e verosimilmente con un più semplice assetto politico.

  16. john_ludd@finanza,

    John prospettive edificanti….intanto io oggi finisco di redigere l’ennesimo avviso d’asta di un’esecuzione immobiliare….e poi vedo di organizzarmi un bel weekend…..che qui è ormai arrivata la primavera

  17. idleproc scrive:

    Concordo sull’analisi generale, la dinamica è anche dal mio punto di vista quella hai descritto salvo salti qualitativi tecnologico-scientifici nell’ambito del reperimento delle risorse energetiche e di alcune materie prime.
    L’attuale modello fondato sulla crescita infinita dello sviluppo delle forze produttive anche in funzione di risolvere il problema “finanziario” è incompatibile coi limiti delle risorse prevedibili attualmente.
    Dato che lo sanno, la scelta nwo è quella di lasciare, all’interno di un “mercato” che da un punto di vista dell’economia classica è diventato altro, la gestione del processo a corporation globali in quanto strumento “di mercato” per risolvere in modo efficiente l’accesso alle risorse e alla loro distribuzione. Penso anche che la geopolitica attuale “imperiale” ne derivi direttamente e che preveda anche la scomparsa degli US come stato nazionale.
    Dal mio punto di vista è pura ideologia in quanto per logica operarativa ove il lungo periodo non esiste e hanno difficoltà col medio e per gli interessi minoritari che servono manager e CdA delle corporation globali oligopoliste, non potranno mai determinare una politica economica globale efficiente.
    Aggraveranno la situazione visto che controllano tutto il gioco, anche delle banche centrali.
    Come hai sottolineato in altri interventi, è la traiettoria che conta, anche se il punto di arrivo è prevedibile.

  18. john_ludd scrive:

    idleproc@finanza,

    “Dato che lo sanno…”

    è un’affermazione razionale che mi ripeto spesso anche io, ma è probabilmente sbagliata perché semplicistica. Presuppone che “loro” (quelli che governano e lo sanno”) siano un gruppo unico, coeso e preparato. Al contrario sono bande, sono ignoranti e alquanto stupidi. Per comprendere la realtà (o meglio averne una idea) è necessario tanto tempo e studio. Realizzare una sintesi richiede avere studiato a fondo almeno 1) economia e finanza 2) geopolitica 3) energia e risorse 4) sociologia etc… Al contrario chi occupa posizioni di potere ha trascorso la vita a battagliare per il proprio posto al sole spesso utilizzando come unico strumento un sistema di relazioni basato sullo scambio di favori. Non c’è molto spazio per la comprensione, quindi questi sono effettivamente ignoranti e incapaci di comprendere il sistema che vorrebbero governare. Lo si comprende d’altra parte dall’ossessiva ripetizione di clichè che hanno un solo pregio: semplificano la realtà al punto tale da illudere i governanti stessi di essere in controllo mentre al contrario non solo non lo sono, ma collaborano attivamente alla destabilizzazione. Poi certamente esiste anche chi sa, pur occupando posizioni nei ranghi del vasto sistema di potere che possiamo definire governo in senso ampio. Sono in genere persone non elette, non dedite alla gestione quotidiana del potere. Negli Stati Uniti e in altri paesi dove i servizi informativi dell’esercito sono ampi queste persone non mancano sicuramente ma dubito che esistano tuttavia piani di contingenza, il mitico piano B per intenderci. D’altra parte non lo avevano i romani o i khmer. Ritengo banalmente che quando la complessità raggiunge un certo livello non esiste forza alcuna in grado di gestirla perchè il nostro stadio evolutivo non ci fornisce la possibilità di farlo. Noi siamo individui, programmati per proteggere la nostra singola esistenza, non la cultura di appartenenza (transitoria) o la civiltà (transitoria) ma la specie intesa come trasmissione del genoma, non molto di più. Il nucleo che ha resistito alla prova del tempo è sempre e solo stato UNO: la famiglia estesa, 3 generazioni che vivono vicine e realizzano economie di scala sostenibili ed eventualmente allargate a un limitato numero di gruppi simili. Per questo popolazioni come i Rom hanno resistito alla prova del tempo, al crollo degli imperi, a persecuzioni e carestie: sono rimaste fedeli a un modello che noi giudichiamo senza comprenderlo. La loro memoria storica è non tecnologica, tramandata oralmente, non dipende dalla tecnologia ma dalla forza dell’individuo e del gruppo, dalla capacità di camuffarsi, dalla facilità di spostamento, non richiede uno stato e la sua complessità. In realtà, come i pashtun e altre popolazioni, sono resilienti, robuste, anti fragili, noi siamo tecno dipendenti, la nostra identità è elettronica e non più etnica, la struttura familiare è stata polverizzata e sostituita con rapporti di natura commerciale con sconosciuti, dipendiamo in tutto e per tutto da strutture esterne ed energeticamente costosissime come uno stato centrale; siamo fragili e inadatti a sopravvivere a un repentino mutamento della struttura cui abbiamo delegato la cura della nostra esistenza. E’ già accaduto altre volte, ma mai la dipendenza è stata così forte come nelle moderne società tecno/industriali.

  19. idleproc scrive:

    Penso che la contradditorietà intrinseca al sistema e ai tentati livelli di accentramento decisionale per linee verticali divergenti e contradittorie passerà obbligatoriamente attraverso una destrutturazione del sistema qualsiasi sia il risultato finale.
    Il piano “B” potrebbe essere quello di un sistema policentrico e reticolare con le caratteristiche socioeconomiche che hai ricordato presenti in alcune popolazioni ma senza perdere il livello di sviluppo delle conoscenze e del soddisfacimento dei bisogni primari dei popoli e con ampi margini di progettare un futuro che non sia di arretramento.
    Non lo ritengo probabile, si sarebbe dovuto cominciare ieri.

  20. john_ludd scrive:

    “Non lo ritengo probabile, si sarebbe dovuto cominciare ieri.”

    Nel 2005 venne pubblicato il documento che ti allego. Viene direttamente da fonti governative ed è tra i più citati e celebri (per quanto data la fonte, molto prudente). Gli autori, comprendendo la natura del peak oil, raccomandavano una incisiva azione atta a prevenire e ridurre gli effetti, convinti che servano 20 anni almeno per la transizione. Sono esponenti di quella parte di governo che “sa”. Tuttavia in questi 10 anni non è stato fatto nulla, segno che chi comanda non sa, o non può o non vuole. D’altra parte i governi occidentali sono oggi in mani al complesso finanziario/industriale che non potendo sopravvivere a una società post carbon, ne nega la possibilità di esistere, condannando anche gli altri a morte in un magno cupio dissolvi. Oggi non è immaginabile un esito differente dal collasso. Quanta parte del sapere tecnico possa sopravvivere e quale di esso è essenziale, è il vero tema. Questo dovrebbe pure guidare le scelte individuali, immaginare che da strutture che stanno collassando come le nazioni possa venire aiuto non solo è errato ma contro producente. Al contrario, come sempre accade in questi frangenti le parti che più direttamente beneficiano dal far parte delle strutture dello stato diverranno sempre più nemiche, concentrandosi sulla propria sopravvivenza, forzando chi sa e desidera salvarsi a comportarsi in modo più o meno palesemente illegale e altamente rischioso in un tutti contro tutti che è una ricorrenza storica. Non per caso le varie mafie, da sempre organizzate “contro” gli stati prosperano in questi situazioni e in casi estremi sono esse stesse a emergere come nuovo ordine e nuovo stato come di recente accaduto dopo il crollo dell’Unione Sovietica dove il gruppo di mafiosi vincente è dapprima diventato “oligarchia” e poi stato.

    http://www.netl.doe.gov/publications/others/pdf/Oil_Peaking_NETL.pdf

  21. john_ludd scrive:

    idleproc@finanza,

    Le altre organizzazioni che recupereranno spazio sono i culti organizzati. Quindi sia la chiesa cattolica che le varie forme di islamismo potranno sopravvivere facilmente e incrementare/recuperare la propria influenza durante la fase (già in corso) di collasso. Tutto già visto, se la storia non si ripete in modo puntuale, i grandi schemi che discendono dal comportamento sono predicibili.

  22. ob1KnoB scrive:

    duro il lavoro di banchiere centrale….
    https://www.youtube.com/watch?v=6FqT8O9u7fQ

  23. john_ludd@finanza,

    ” Quanta parte del sapere tecnico possa sopravvivere ….. ” ritieni per questo ormai irrealizzabile la terza rivoluzione industriale di Rifskin ? Grazie e ciao.

  24. john_ludd scrive:

    kry@finanza,

    sono assai più vicino alla posizione di Bardi e altri. La rivoluzione verde globale se mai aveva una possibilità doveva partire 10 o 15 anni fa quando le risorse fossili erano molto più ampie. Servono infatti combustibili fossili per costruire le fabbriche che producono celle solari o turbine eoliche, serve petrolio per far funzionare i mezzi che costruiscono le centrali etc… Servono alcuni decenni per una transizione ordinata. Sono stati sperperati combustibili preziosi per alimentare un ultimo spasmo di consumismo che come puoi ben vedere non ha prodotto 1 solo posto di lavoro in più e ha solo allontanato la meta. Risorse finanziarie sono state dilapidate (e continuano a esserlo) in esplorazione e produzione di petrolio in zone difficili e rischiose con ritorni (EROI) assolutamente inadeguati. Prigionieri di un modello fallito, il treno è fuori controllo, il macchinista è ubriaco e invece di frenare spinge sull’acceleratore, i passeggeri guardano un film, parlottano tra loro, se ne stanno “always on line” a un mondo che non esiste, mentre sono sempre più “off line” dall’unico che esiste. Alla fine quando mancherà la luce, forse non se ne accorgeranno neppure, molti son già morti anche se camminano. E’ razionalmente possibile il mantenimento di una civiltà sostenibile su scala locale, il livello di tecnologia che potrà essere mantenuto difficilmente potrà essere alto, ma non credo che questo degrado sarà istantaneo. Il collasso non è un evento ma un processo, già in corso, i cui tempi non sono prevedibili. Solo il collasso del sistema finanziario è abbastanza prevedibile, esso non ha possibilità di sopravvivere alla prossima recessione/depressione le cui avvisaglie sono ormai evidenti. Ma se il sistema politico tiene (una volta eliminati gli attuali timonieri), se il sistema socio/culturale tiene allora è possibile che ci si posizioni su un punto di minimo più basso per un pò di tempo nel quale alcuni paesi con residue risorse energetiche/idriche/agricole potrebbero realizzare una forma di civiltà resiliente a bassa intensità energetica. Alcune tecnologie, per esempio tutto ciò che riguarda la costruzione di abitazioni a bassissimo consumo è relativamente semplice e può essere interamente contenuta in ambito locale, dove per locale intendo una nazione di media dimensione come la Svizzera, una macro regione italiana o le zone scandinave attorno alle poche grandi città. L’adozione di tecnologie agricole, già disponibili e utilizzate ad esempio dagli israeliani consentirebbero di mantenere i terreni fecondi molto più a lungo senza ricorrere a fertilizzanti che sono destinati a non essere più prodotti. Mezzi di locomozione leggeri elettrici potrebbero assicurare la mobilità su percorsi locali. Avremmo frecce sufficienti non solo a mantenere una vita piacevole ma anzi a migliorarla, sacrificheremmo una moltitudine di oggetti inutili, saremmo “off line” ma avremmo il tempo per investire di nuovo nella costruzione di rapporti sociali reali e non più virtuali. Mantengo la speranza che i miei nipoti possano vivere sereni, ricercando ciò che è meglio e non ciò che è nuovo, sviluppandosi in profondità e non in ampiezza.

  25. john_ludd@finanza,

    Immaginavo e temevo la tua posizione vicino a bardi. La macro regione italiana immagino che consideri la pianura padana e che di necessità virtù scordandoci la tragedia del Vajont verranno costruite dighe sui fiumi ( anche il Po ) sia per produrre energia che convogliare l’acqua per l’agricoltura e magari anche trasporto merci su chiatte. Lo so che per costruire dighe ci vuole energia ma qualora crolli l’euro ipotizzo che l’italia non riesca a restare unita e le eventuali risorse rimanenti serviranno per concentrarsi su questi investimenti durevoli.

  26. capitan_harlok scrive:

    john_ludd@finanza:
    kry@finanza,

    sono assai più vicino alla posizione di Bardi e altri. La rivoluzione verde globale se mai aveva una possibilità doveva partire 10 o 15 anni fa quando le risorse fossili erano molto più ampie. Servono infatti combustibili fossili per costruire le fabbriche che producono celle solari o turbine eoliche, serve petrolio per far funzionare i mezzi che costruiscono le centrali etc… Servono alcuni decenni per una transizione ordinata. Sono stati sperperati combustibili preziosi per alimentare un ultimo spasmo di consumismo che come puoi ben vedere non ha prodotto 1 solo posto di lavoro in più e ha solo allontanato la meta. Risorse finanziarie sono state dilapidate (e continuano a esserlo) in esplorazione e produzione di petrolio in zone difficili e rischiose con ritorni (EROI) assolutamente inadeguati. Prigionieri di un modello fallito, il treno è fuori controllo, il macchinista è ubriaco e invece di frenare spinge sull’acceleratore, i passeggeri guardano un film, parlottano tra loro, se ne stanno “always on line” a un mondo che non esiste, mentre sono sempre più “off line” dall’unico che esiste. Alla fine quando mancherà la luce, forse non se ne accorgeranno neppure, molti son già morti anche se camminano. E’ razionalmente possibile il mantenimento di una civiltà sostenibile su scala locale, il livello di tecnologia che potrà essere mantenuto difficilmente potrà essere alto, ma non credo che questo degrado sarà istantaneo. Il collasso non è un evento ma un processo, già in corso, i cui tempi non sono prevedibili. Solo il collasso del sistema finanziario è abbastanza prevedibile, esso non ha possibilità di sopravvivere alla prossima recessione/depressione le cui avvisaglie sono ormai evidenti. Ma se il sistema politico tiene (una volta eliminati gli attuali timonieri), se il sistema socio/culturale tiene allora è possibile che ci si posizioni su un punto di minimo più basso per un pò di tempo nel quale alcuni paesi con residue risorse energetiche/idriche/agricole potrebbero realizzare una forma di civiltà resiliente a bassa intensità energetica. Alcune tecnologie, per esempio tutto ciò che riguarda la costruzione di abitazioni a bassissimo consumo è relativamente semplice e può essere interamente contenuta in ambito locale, dove per locale intendo una nazione di media dimensione come la Svizzera, una macro regione italiana o le zone scandinave attorno alle poche grandi città. L’adozione di tecnologie agricole, già disponibili e utilizzate ad esempio dagli israeliani consentirebbero di mantenere i terreni fecondi molto più a lungo senza ricorrere a fertilizzanti che sono destinati a non essere più prodotti. Mezzi di locomozione leggeri elettrici potrebbero assicurare la mobilità su percorsi locali. Avremmo frecce sufficienti non solo a mantenere una vita piacevole ma anzi a migliorarla, sacrificheremmo una moltitudine di oggetti inutili, saremmo “off line” ma avremmo il tempo per investire di nuovo nella costruzione di rapporti sociali reali e non più virtuali. Mantengo la speranza che i miei nipoti possano vivere sereni, ricercando ciò che è meglio e non ciò che è nuovo, sviluppandosi in profondità e non in ampiezza.

    Mi sfugge un passaggio e vorrei porvi una domanda , ma dalla disgregazione che sicuramente si verrà a creare a livello nazionale e dalla decadenza dei vari stati si dovrà fronteggiare anche situazioni di flussi migratori da zone del mondo magari devastate da guerre civili da carestie o da disastri ambientali come fare fronte a queste emergenze in territori che non hanno la possibilità di dare ospitalità a questi popoli vista l’esigua disponibilità di risorse ed energia non sufficienti per tutti ? sapreste darmi una risposta ? :(

  27. capitan_harlok@finanzaonline,

    Non sono in grado di risponderti anche se pure io mi sono posto la questione. Tieni presente che le mie sono ipotesi soggettive supportate da ipotesi di chi ha maggiori conoscenze delle mie. Per esempio se l’italia si dovesse dividere nel nord si formerebbe una macro regione di 6 regioni oppure si torna al regno piemonte/lombardo e alla repubblica serenissima? Comunque ci sono molte probabilità che il mondo non arriverà a 10 miliardi di persone e che molte di quelle che ci sono non sopravviveranno. Per farti qualche idea in proposito http://ugobardi.blogspot.it/2014/03/picco-del-suolo-la-civilta-industriale.html