IMMOBILIARE: fondo sovrano della Norvegia investe 11 miliardi di USD

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Uno dei principali fondi sovrani gioca d’anticipo e investe massicciamente sul property Made in USA

Il mercato immobiliare resta uno dei principali punti di riferimento per valutare anche lo stato di salute della ripresa economica. Ormai sono anni che parliamo di un mercato immobiliare fortemente depresso negli USA (da noi molto probabilmente dovremo ancora vederne di cotte e di crude). Da dopo la crisi subprime abbiamo assistito ad una sorta di stabilizzazione, senza mai ritrovarci con una vera ripresa.
L’indice S&P Case Shiller resta un benchmark su questo argomento e mette in evidenza sia la decrescita che la stabilizzazione.

in realtà ci sono grafici ben più inquietanti. Se per esempio andiamo a prendere il dato sulle NUOVE case vendute in fase di costruzione, il grafico è inquietante…

Ops…però in fondo al grafico… si vede un piccolo micro rialzino…sta cambiando qualcosa anche per le nuove case?

In realtà il mercato USA e la macroeconomia stanno dando qualche segnale di ripresa. Il grande problema è capire cosa ci sia di realmente strutturale in questa ripresa.
Ma qualcuno gioca d’anticipo, si fida del mercato e se ne infischia del fiscal cliff e delle politiche espansive delle banche centrali che potrebbero aver drogato il mercato.
E quel qualcuno non è proprio un piccolo trader. Si tratta di un investitore di prim’ordine, anzi, il più grande al mondo. Stiamo parlando del fondo sovrano della Norvegia, il qual butta sul piatto ben 11 miliardi di Dollari e li investe proprio sul mercato USA immobiliare.

Norway’s $660 billion sovereign wealth fund, the world’s largest, plans to invest about $11 billion as it enters the U.S. real estate market, according to the chief executive officer of Norges Bank Investment Management, which oversees the pool.
The fund, mandated by the country’s finance ministry to eventually put 5 percent of assets in property, wants one-third of that, or 1.7 percent, to be in the U.S., said Yngve Slyngstad, CEO of Oslo-based NBIM. The pool held 0.3 percent in real estate, 60.3 percent in stocks and 39.4 percent in bonds as of the end of September, according to its quarterly report. (Source) 

Ora ci resta da capire chi è dalla parte della ragione.

a) Il fondo sovrano norvegese?

b) oppure le nostre logiche di mercato?

Per farla breve, il fondo sta semplicemente giocando d’anticipo, entrando massicciamente sulla debolezza in previsione di un futuro consistente rialzo? Oppure il suo obiettivo è solo quello di prendere posizione a condizioni di mercato interessanti senza curarsi del timing e nel frattempo, beneficiare degli introiti (affitti ad esempio) che derivano dalle costruzioni commerciali dove investirà?

Impossibile dirlo. A livello di timing ritengo abbastanza aggressiva la mossa del fondo sovrano norvegese. Però sicuramente i signori scandinavi, mossi da consulenze di prim’ordine, non si saranno mossi a casaccio. Meglio prendere atto e monitorare con attenzione la situazione.

STAY TUNED!

DT

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Commenti (n° 6)Commenta

  1. Potrebbe essere un modo diverso per diversificare sul dollaro usa. Vedremo quando saranno i cinesi che magari lo faranno con 110 miliardi $.

  2. andrea.mensa scrive:

    io la vedo un pò diversamente.
    Se io avessi un bel pò di dollari, e sospettassi un crollo del valore del dollaro, cosa farei ? andrei a spenderli cercando di acquistare beni REALI dove il dollaro vale a prescindere dai giochi speculativi.
    basta pensare a quanti dollari vi sono in giro per il mondo, e cosa potrebbe accadere se seriamente si cominciasse a cercare un’altra “moneta” di scambio internazionale, visto che gli USA non hanno pensato minimamente alla preservazione del valore della propria moneta (creandone a iosa convinti come sempre di far pagare i loro problemi al resto del mondo) .
    Ma il gioco potrebbe anche finire, ed il dollaro venir rifiutato, almeno all’attuale valore.
    per cui ….. la mossa norvegese mi dice che il dominio del dollaro sta per finire ……. o almeno è una possibile lettura.

  3. Secondo me è semplicemente una diversificazione.

    Essendo un fondo sovrano deve per forza essere investito al 100%, per cui diversificare sul mercato immobiliare usa per una quota inferiore al 2% del proprio patrimonio… non mi pare nulla di eclatante.

    D’altronde, in ottica di lungo/lughissimo termine (anni se non decenni), se foste al posto del fondo sovrano, dove investireste, in un momento in cui molti assets sono in bolla oppure (se non lo sono) pericolanti?

    Meglio investire in qualcosa che è sbollato ben bene… e che potrebbe, nel lungo periodo, aumentare o, almeno mantenersi costante.

    Ecco che tale scelta diventa lecita.

  4. Il mondo sta abbandonando l’uso del dollaro per regolare i conti internazionali, e la domanda di dollari è in calo mentre la Federal Reserve aumenta la sua offerta di dollari.

    Questo significa che il prezzo del dollaro è minacciato.

    Preoccuparsi per il dollaro significa preoccuparsi anche per gli strumenti finanziari emessi in dollari, come azioni e obbligazioni. I cinesi possiedono circa due mila miliardi di dollari di strumenti finanziari degli Stati Uniti. I giapponesi circa mille miliardi di dollari di titoli del Tesoro USA. Anche i sauditi e gli Emirati del petrolio possiedono una gran quantità di strumenti finanziari emessi in dollari. Ad un certo punto abbandonare il dollaro significa anche abbandonare gli strumenti finanziari USA. Sbarazzarsi delle azioni e delle obbligazioni americane destabilizzerebbe i mercati finanziari statunitensi e farebbe piazza pulita di quel che resta della ricchezza degli Stati Uniti.

    Come ho scritto in precedenza, la Federal Reserve può continuare a creare nuova moneta con cui acquistare gli strumenti finanziari oggetto di dumping, mantenendo così il loro prezzo. Ma la Federal Reserve non può stampare moneta d’oro o valute estere con cui comprare i dollari con cui pagare gli stranieri per le loro azioni ed obbligazioni USA. Quando saranno i dollari l’oggetto del dumping, il valore di scambio del dollaro crollerà, ed esploderà l’inflazione americana.

    L’ insorgenza dell’iperinflazione può essere tanto improvvisa quanto il crollo del valore di scambio di una valuta.

    La vera crisi che devono affrontare gli Stati Uniti è l’imminente crollo del valore del dollaro sul mercato estero. Il valore del dollaro in relazione a oro e argento è già crollato. Negli ultimi dieci anni, il prezzo dell’oro in dollari è aumentato da 250 dollari l’oncia a 1.750 dollari, con un aumento secco di 1.500 dollari.

    Il prezzo dell’argento è aumentato da 4 dollari l’oncia a $ 34. Questi aumenti dei prezzi non sono dovuti a una carenza improvvisa di oro e argento, ma a una fuga dal dollaro per tornare ad investire nelle due forme storiche di denaro, quelle che non si possono creare in tipografia.
    Il prezzo del petrolio è passato da 20 dollari al barile dieci anni fa ad un massimo di 120 dollari a barile all’inizio di quest’anno e agli attuali 90 dollari al barile.

    Questo aumento dei prezzi è avvenuto nonostante un’economia mondiale debole e che non soffre di nessuna restrizione di forniture se non quelle causate dal tentativo di occupazione statunitense dell’Iraq, dell’assalto occidentale alla Libia, e alle sanzioni contro l’Iran che però hanno fatto più danni all’occidente. Tutti piccoli impatti che comunque sono stati compensati dai sauditi, ancora fedeli burattini di Washington, in un paese che elargisce la sua preziosa fluida linfa vitale per salvare l’Occidente dai propri errori. IL RESTO LO TROVATE QUI ——————– http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11167

  5. kry@finanza,

    Grande commento Kry ;)…….. la prima cosa a cui ho pensato finito di leggere il tuo commento è il ruolo dello yuan in qst contesto specie negli anni a venire….. Un saluto e grz ;)