IL VASO DI PANDORA: la scoperta di quanto era già noto

Scritto il alle 09:26 da Danilo DT

Il flash crash che ha colpito i mercati finanziari ha riempito di paura gli investitori che si vedono traghettare dalla Goldilocks Economy alla Relative Economy. Le motivazioni erano per i lettori di I&M già note. Ma ora anche i media tradizionali se ne rendono conto.

Quindi oggi sul Sole24Ore finalmente scopriamo l’acqua calda. Nessuna polemica, ma semplicemente una presa di coscienza che anche i giornali (benchè specialistici essendo il Sole24Ore il giornale i finanza principale in Italia) iniziano a parlare di tutto quanto abbiamo detto fino ad ora.
Segno che dobbiamo “voltare pagina” ed andare oltre.
Quindi quanto scrive il pur sempre ottimo Morya Longo non ci sconvolge il sonno perché per noi sono cose arcinote. Un ripassino non ci fa male di certo.

L’aspetto più interessante del flash-crash avvenuto sulle Borse mondiali a inizio febbraio è la reazione di economisti, analisti e investitori. Tanti di loro si sono affrettati a commentare che l’economia mondiale resta solida e che dunque le Borse possono tornare a crescere. Questo è vero. Però proprio il flash-crash ha dimostrato che la turbolenza può non nascere da motivi economici (questi possono anche essere anche solo pretesti), ma dagli squilibri che si trovano nei meccanismi interni dei mercati finanziari. Algoritmi, strategie d’investimento particolarmente aggressive, scommesse in massa su parametri come la volatilità. Speculazioni. E non solo. (…)

Ecco fatto, la nostra teoria, ampiamente provata da quintali di numeri che ho snocciolato negli ultimi mesi, viene perfettamente descritta da chi è giornalista di professione e che quindi ha capacità dialettiche ben migliori rispetto alle mie.

(…) Come moderne giraffe 2.0, tanti investitori hanno “allungato il collo” per andare a cercare rendimenti e profitti finanziari dove prima nessuno arrivava. (…) Si tratta di strategie remunerative, certo, ma con possibili rischi nascosti. Rischi nuovi, per cui spesso sottovalutati. (…) Ecco, in questa inchiesta, i 5 lati oscuri della finanza. Uno ad uno. (…)

Direi che non fa una grinza, fino ad ora.

VIX: Il caso dell’indice Vix che misura la volatilità di Wall Street, solitamente chiamato indice “della paura”, è l’unico “baco” già emerso. (…) A trarre tutti in inganno era il fatto che il Vix fosse molto basso e dunque segnalasse bassa “paura”: questo ha favorito l’esposizione sui mercati azionari e le speculazioni sul Vix stesso. Il realtà il Vix non era basso perché i rischi erano assenti, ma perché tutte queste strategie stavano creando una bolla proprio sul Vix. Insomma: un rischio nuovo è stato confuso per un non-rischio. (…)

Grafico VIX by Tradingview

Esatto, un VIX artificiosamente compresso verso il basso dal sistema. Il motivo era chiaro: mantenere lo status quo, evitando la volatilità che sarebbe diventata destabilizzante. Un mercato che quindi sembrava il migliore dei mondi possibili (Goldilocks Economy) dove la crescita era lenta ma costante e pian pianino si continuava a generare ricchezza artificiale. Ma era ovvio, sui mercati non esistono pasti gratis ed un bel giorno qualcuno avrebbe presentato il conto. Siamo saliti con una scala mobile, siamo scesi in stile Bungee Jumping. Inoltre ve lo ribadisco per l’ennesima volta, e cercate di assimilarlo perché è importante. Il mondo della finanza oggi è molto legato alla volatilità e alla gestione del rischio. Il numero di fondi, prodotti finanziari, gestioni che sono basati su questi principi sono innumerevoli. Se il VIX si stabilizzerà in area 30 (da area 10 a cui eravamo abituati) comporterà l’OBBLIGO a chi gestisce questi prodotti, umano o software che sia, a diminuirne l’esposizione sul rischio, quindi nuovo sell off su equity, high yield, titoli a spread ecc.

CORRELAZIONI: (…) un tempo era molto probabile che quando i mercati azionari andavano bene soffrivano quelli obbligazionari. (…) Dopo la crisi tutto è invece cambiato: negli ultimi anni, grazie all’abbondante liquidità, hanno guadagnato azioni, obbligazioni, Paesi emergenti, titoli di Stato. Settori tradizionalmente decorrelati, sono diventati correlati. Si pensi che nel 2017 nessun’asset class ha chiuso l’anno in perdita. (…)

Eccolo qui, il mercato UNIDIREZIONALE di cui tanto abbiamo parlato. Finalmente state iniziando a capire che il problema numero uno sarà difendere il patrimonio? In altri termini, se quando l’equity corregge ci ritroviamo con i bond che seguono a ruota, cosa difenderà il capitale? Chiedete al vostro consulente di fiducia, vedete che vi risponde. Come potete capire, queste nuove correlazioni hanno fatto saltare la cosiddetta filosofia della DIVERSIFICAZIONE, che una volta poteva proteggere,, ma ora non più. Semplicemente occorre cambiare strategia.

ILLIQUIDITA’: (…) Paradossalmente nel periodo delle grandi iniezioni di denaro da parte delle banche centrali, grandi fette di mercato sono diventate illiquide: è cioè difficile vendere titoli quando ce n’è bisogno. Questo perché le regole partorite dopo la crisi del 2008 hanno costretto le grandi banche d’affari a non svolgere più il ruolo di “garanti” della liquidabilità: un tempo erano loro i grandi «market maker», ora molto meno. Negli anni del boom di emissioni di bond, i mercati secondari sono dunque andati in “secca”. (…)

Fate MOLTA ATTENZIONE quando sottoscrivete degli investimenti. Molti prodotti, oggi, sono confezionati con sottostanti che apparentemente sembrano “sexy” con rendimenti interessanti. In realtà nascondono un palese rischio illiquidità. Il 2008 ha insegnato molto, ma come sempre l’investitore ed il mercato (cannibale di commissioni) non recepiscono la lezione. E quello che più mi preoccupa è che molte fette di mercato potenzialmente a “rischio illiquidità” è in mano a prodotti passivi (ETF). Motivo? Essendo passivi sono comandati da un software che in determinate condizioni, in modo “bovino”, opera senza guardare in faccia nessuno. Se per esempio un ETF sui “leveraged loans” o su titoli “high yield” dovesse muoversi massicciamente in un mercato illiquido, sapete che succede? Beh, il 2008 insegna… Citofonare ABS.

BOND MATUSALEMME: (…) Il concetto è intuitivo: se una società emette un bond che scade tra tre anni l’investitore rischia poco, ma se emette un titolo che scade tra 50 anni il pericolo che qualcosa vada storto è più elevato. Così in questi anni distorti, dove contava più racimolare rendimenti che stare attenti ai rischi, gli investitori hanno comprato grandi quantità di obbligazioni “Matusalemme”. (…)

Ve l’abbiamo detto in tutte le salse, questi BOND sono un business per chi li emette e non per chi li compra anche perché spesso si tratta di emittenti che avevano fame di capitali e che volevano sfruttare la possibilità di pagare interessi bassi per scadenze lunghissima. Ma l’ingordo investitore, questi rischi, spesso non li VUOLE proprio capire. Ovviamente questi bond, oggi sono i più volatili ed i più pericolosi. Inutile piangere sul latte versato. Se li avete in portafoglio fatevi un esame di coscienza e VALUTATE con attenzione che fare. Ricordate i tanti post, i tanti grafici ed i tanti discorsi fatti nei video di TRENDS sull’argomento? Spero siano serviti a qualcosa.

ALGORITMI: Ormai il 66% degli scambi azionari in Borsa è fatto da algoritmi. Cioè da computer che vendono e comprano azioni in autonomia, seguendo complessi calcoli matematici. Il «flash-crash» ha però mostrato che anche queste macchine, apparentemente perfette, possono prendere cantonate. E far scattare vendite automatiche molto velocemente. Il motivo è che gli algoritmi basano i calcoli su serie storiche di dati, sovrappesando però quelli più recenti. (…)

Evviva! Finalmente lo avete capito! Immane liquidità presente sui mercati, generata dalle banche centrali. Soldi che non si sanno come e dove investirli. Delega a prodotti a gestione passiva o legata alla volatilità che quindi hanno generato una mega colossale bolla. Ma proprio quei prodotti continuano ad avere un’esposizione sui mercati estremamente importante.

CONCLUSIONE: adesso si sta iniziano a prendere coscienza del mostro che la finanza ha generato. Se pensavate quindi che la correzione di questi giorni sia la “soluzione” ed abbia messo le basi per una ripartenza, beh, credo sia illusorio. Anche perché, come leggerete nel prossimo post, qualche problemino chi ogi è in “cabina di regia” potrebbe avercelo…

STAY TUNED!

Danilo DT

(Clicca qui per ulteriori dettagli)

Questo post non è da considerare come un’offerta o una sollecitazione all’acquisto. Informati presso il tuo consulente di fiducia.
NB: Attenzione! Leggi il disclaimer (a scanso di equivoci!)

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3 commenti Commenta
santis
Scritto il 13 febbraio 2018 at 17:10

Qui la pensano diversamente …” Fra qualche settimana, passata la salutare buriana, le ragioni che alimentano da anni quest’ormai storico bull market riprenderanno, quindi, di nuovo ed inevitabilmente, il sopravvento, ed i mercati azionari proseguiranno nella loro irresistibile ascesa.”

http://intermarketandmore.finanza.com/wall-street-e-guerra-tra-large-traders-e-commercials-82335.html

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Scritto il 14 febbraio 2018 at 09:12

E’ una questione anche di archi temporali. Quanto scritto da Lukas è coerente sempre per un arco temporale più breve. Settimanalmente il COT Report può anche dare delle indicazioni “rivoluzionarie” e girare di brutto. Un esempio potrebbe essere il dato di oggi sull’inflazione. A seconda del dato che uscirà, il sentiment potrebbe essere molto diverso.
il mio ragionamento invece è più strutturale e va OLTRE a queste prese di posizioni di breve.

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Lukas
Scritto il 14 febbraio 2018 at 10:10

Da­ni­lo DT,

Esatto il problema è proprio il tasso d’inflazione…….personalmente non credo ad un suo imminente ritorno sulla scena, anzi ne dubito alquanto. Per tale motivo nel medio periodo resto positivo sull’azionario.
Ma potrei essere smentito…ed in tal caso dovrò riformulare la mia vision.

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