Il prezzo da pagare per la ripartenza economica

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La Ripresa Economica globale, in particolar modo in Europa e in USA, è legata a dinamiche non sempre ordinarie. E prima o poi questo sostegno verrà meno e si presenterà il conto. Leggasi exit strategy.

Quando parliamo di un sistema economico che sta uscendo dalla crisi e sta ripartendo, sarebbe necessario anche porsi una domanda.
Ma questa ripartenza è effimera? E soprattutto, stiamo pagando un prezzo per questo scenario? E se così fosse, qual è questo prezzo da pagare?
Non voglio dilungarmi oltre, tanto tutti sapete benissimo come la penso.
Vi posto però un grafico “facile facile”, nel senso che dà la possibilità a tutti di caper una cosa.
Oggi la situazione finanziaria dell’Eurozona è sensibilmente peggiorata rispetto a come stavano le cose PRIMA della grande crisi subprime (alias default Lehman Brothers).

Courtesy from Reuters

Quindi, la cosa che occorre dire è che questa ripartenza effimera ha un prezzo, anche molto salato. Ed è il prezzo del debito pubblico. Scenario che si è visto anche negli USA, dove un apparente deleveraging del debito privato si è invece trasfomranto in una “traslazione” del debito da privato a pubblico.
Quindi, sia ben chiaro, lo scenario economico sia micro che macro è peggiorato. Ne è la prova il fatto che nessuno degli stati sopra citati si trova all’interno del quadrato verde, ovvero quello che dovrebbe rappresentare la “normalità” secondo i trattati europei.

Eventuali miglioramenti sono dovuti ad interventi di natura straordinaria che aiutano, sostengono e rilanciano l’economia ma NON in modo definitivo.
Non dimenticate che ogni situazione di stimolo (vedasi quantitative easing in USA) necessita poi, col tempo, dell’operazione di segno opposto (exit strategy).

Cosa può fare la BCE?

Cosa comporterà sui mercati finanziari? Questo sarà il grande problema dei prossimi anni.
Intanto però, in Europa, potenzialmente di cartucce da sparare la BCE ne ha ancora tante, il che potrebbe regalare ulteriore sostegno ai mercati, allo spread e alle borse.

Quindi, proprio grazie a queste cartucce, occorre ammettere che l’Europa potrebbe ancora rappresentare qualche opportunità per l’investitore. Le imprese europee sono molto più in forma di quanto non fossero prima della crisi (cosa inversa rispetto alle finanze pubbliche). Sono aumentati i soldi in cassa,  il rapporto debt-to-equity è sceso di circa 10 punti percentuali, posizionandosi al 48% medio. Ma la redditività delle imprese è ancora limitata. Sarà proprio questo l’elemento che muoverà più di tutto il mercato: gli utili aziendali.

Ma sappiate che tutto questo ha (o meglio, avrà) un prezzo.
E prima o poi l’oste presenterà con il conto. Anche se potrebbe volerci ancora un pò di tempo.

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Danilo DT

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Commenti (n° 12)Commenta

  1. …senza dimenticare che i soldi prestati e che servono per risanare una situazione corrotta da troppe tasse, troppi tributi, troppi contributi a carico di chi produce se vengono iniettati nel sistema non ancora modificato servono solamente ad alimentare la… “combustione”.
    Perchè molti istituti bancari hanno chiuso i rubinetti del credito?
    Perchè molte aziende hanno chiesto e chiedono soldi per pagare… le tasse!
    Non per acquistare macchinari o merci, ma per alimentare l’altoforno del prelievo fiscale.
    E ricordiamoci che in questa nazione si pagano le tasse anche sugli interessi passivi, considerati indeducibili, sul costo del lavoro, cioè più dipendenti assumi (più lavoro dai) più paghi tasse… e paghi tasse anche se il bilancio è in perdita.
    Non pagare tasse sul lavoro? Elimina il fattore umano ed usa le macchine… già, il sogno delle multinazionali e delle industrie automatizzate…
    Risultato: è stata drenata la liquidità ed il meccanismo si è rotto.
    Ripartire?
    Per dove e per quali risultati se prima non si riforma il sistema?
    …tranquilli, tranquilli, niente tornerà come prima…

  2. gilles27 scrive:

    draziz@finanza,

    “Perchè molti istituti bancari hanno chiuso i rubinetti del credito?
    Perchè molte aziende hanno chiesto e chiedono soldi per pagare… le tasse!
    Non per acquistare macchinari o merci, ma per alimentare l’altoforno del prelievo fiscale.”

    NO, IN MOLTI CASI HANNO CHIUSO I RUBINETTI PER FORZA. GRAZIE ALLE SOFFERENZE SI SONO “MANGIATE” IL PATRIMONO, DI CONSEGUENZA NON POSSONO PRESTARE.
    ps: e poi le aziende che vanno in banca a chiedere soldi per pagare le tasse…
    “è meglio che chiudessero”!!! :evil: :evil: :evil:

  3. gilles27@finanza,

    …probabilmente non sei aggiornato o sei esterno a tale situazione, che vedi in maniera molto di parte.
    DT te lo può confermare, come del resto hanno fatto molti funzionari di diversi istituti bancari, che la richiesta di liquidità da parte di molte imprese riguarda la necessità di cassa, prosciugata prorio dalle eccessive imposte…
    “è meglio che chiudessero?”
    Scusa caro ma dove vivi?
    Ti risulta che ci sia un fiorire di attività ed apertura di nuove iniziative imprenditoriali in questo “magico” Paese?
    Disoccupazione quasi al 13%, quella giovanile che sfiora il 48%…
    Le sofferenze bancarie sono esplose negli ultimi 2 anni, ma non sono la causa prima dei buchi nei bilanci delle stesse…
    Penso che DT possa confermare che il problema viene da un po’ più lontano e che le sofferenze delle imprese sono il risultato finale di un sistema fiscale nazista e che ha sconfinato nella persecuzione mafiosa per come ha ridotto i contribuenti onesti.

    Fai un bel favore alla collettività: prendi il tuo TFR, oppure impegnati la casa, avvia un’attività imprenditoriale e poi ne parliamo…
    Buona fortuna!!

  4. gilles27 scrive:

    draziz@finanza,

    …HAI RAGIONE… NON SONO INFORMATO…. TU INVECE SI. :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

    PS: Potrei scrivere un libro sulle follie delle banche…
    OPS SCUSA, SCRIVILO TU CHE SEI INFORMATO. :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

  5. gilles27@finanza,

    Sempre pronto ad imparare da chi ne sa più di me.
    Ed ecco il domandone: secondo te perchè le sofferenze sono aumentate e le imprese non riescono più a restituire i prestiti?
    Dai, non dirmi che è dovuto al calo della domanda sul mercato interno e i “cattivoni” concorrenti esteri la sanno più lunga di noi…
    Domandone n.2, visto che sei “ben informato”: perchè le banche non prestano più soldi alle imprese?
    Dai, non dirmi che trovano troppo comodo comprare i BTP con i soldi BCE.
    Non sarà forse perchè hanno la matematica certezza che le imprese non riescono più a produrre utili e che in genere spendono tutto in interessi passivi, tasse e contributi?
    La produttività? Tac! No, risposta sbagliata… ti sei dimenticato che manca la domanda interna e quella estera… beh, per un po’ te la scordi…

  6. idleproc scrive:

    Una delle conseguenze (volute) della cosiddetta globalizzazione è stato l’azzeramento della capacità contrattuale a livello nazionale di tutti i settori del corpo sociale, lavoro, classi medie, lavoro autonomo, imprese a base nazionale.
    Chi ci ha “guadagnato” sono stati i soggetti globali, garande finanza e corporations.
    Il gioco lo hanno condotto e lo conducono loro azzerando di fatto il potere contrattuale degli altri soggetti economici e con la loro dominanza lobbystica a livello politico hanno determinato tutte le scelte macroeconomiche comprese quelle geopolitiche.
    Il capitalismo come processo funziona sulla valorizzazione e concentrazione del capitale col profitto da un lato e dalla contemporanea spinta alla redistribuzione da parte del resto del corpo sociale.

    Il meccanismo si è grippato e da un bel po’ se si valutano come prime avvisaglie evidenti di crisi la bubble Dot-com del ’97-2000, dovremmo esserne già fuori anche considerando gli aspetti di ciclo di lungo periodo.

    Le spinte sono contradditorie, opposte e reciprocamente indispensabili:
    da un lato la ricerca della produttività comporta l’aumento dell’automazione con la conseguente riduzione del lavoro vivo sostituito dalla robotica, dall’efficienza sistemica, dalla compressione dei redditi da lavoro, dall’aumento del tempo di lavoro, dalla ridistribuzione dei redditi verso l’alto a mezzo tassazione con finanziamenti statali a sostegno del profitto… etc, etc.
    dall’altro lato, la redistribuzione dei redditi verso il basso, la diminuzione del tempo di lavoro che comporta anche l’assorbire la disoccupazione introdotta dall’automazione… etc, etc.

    Ciascuna delle due parti considera reciprocamente eresia il “profitto” come “fine” e altrettanto eresia la “redistribuzione” del profitto e del tempo di lavoro risparmiato come “fine”.
    E’ ora che se la mettano via, il “sistema” funziona così, piaccia o no, se semette di funzionare sulla base di questa dinamica degraderà inevitabilmente in un sistema oligarchico neofeudale esaurendo la spinta allo sviluppo delle forze produttive e di nuove frontiere tecnologiche e scentifiche.

  7. idleproc scrive:

    A proposito di Global Boys, se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da ridere:

    http://rt.com/usa/154380-us-based-seized-libya/

  8. gilles27 scrive:

    draziz@finanza,

    draziz@finanza:
    gilles27@finanza,

    Sempre pronto ad imparare da chi ne sa più di me.
    Ed ecco il domandone: secondo te perchè le sofferenze sono aumentate e le imprese non riescono più a restituire i prestiti?
    Dai, non dirmi che è dovuto al calo della domanda sul mercato interno e i “cattivoni” concorrenti esteri la sanno più lunga di noi…
    Domandone n.2, visto che sei “ben informato”: perchè le banche non prestano più soldi alle imprese?
    Dai, non dirmi che trovano troppo comodo comprare i BTP con i soldi BCE.
    Non sarà forse perchè hanno la matematica certezza che le imprese non riescono più a produrre utili e che in genere spendono tutto in interessi passivi, tasse e contributi?
    La produttività? Tac! No, risposta sbagliata… ti sei dimenticato che manca la domanda interna e quella estera… beh, per un po’ te la scordi…

    …provo a risponderti (ma sono parole in libertà… :mrgreen: )
    risposta domanda nr. 1 -a: le sofferenze sono aumentate in quanto negli ultimi anni le banche hanno prestato troppo e male, ovvero hanno dato soldi a cani e porci, senza le dovute garanzie e
    senza la corretta destinazione del finanziamento (troppi mutui “liquidità” alle imprese già decotte, che come dici tu chiedevano soldi alle banche per pagare le tasse e non per un piano industriale), ai privati si erogavano mutui fino al 100% del valore del bene oggetto di garanzia, con perizie gonfiate di un 10-15% su prezzi di mercato folli); 1-b: le imprese non restituisco i prestiti in quanto come detto sopra, si sono ipotecate capannoni, magazzini etc etc, per avere liquidità per pagare le tasse…. sperando in aumento di fatturato, cosa che non è avvenuta, anzi dal 2007 fatturati in picchiata. (che poi le tasse in Italia siano a livelli assurdi concordo con te…)
    2-a: le banche non prestano alle imprese perché non hanno abbastanza patrimonio… vedi tutti gli aumenti di capitale in corso sulle banche quotate… le sofferenze assorbono moltissimo patrimonio, ogni nuovo prestito assorbe patrimonio – che devi avere – se non hai…. 2:b: acquisti btp… (ora non piu’ spero…) ma dalla prima erogazione LTRO, la bce ha teleguidato le banche in quella direzione… (e dott. Draghi è stato bravo…. ha preso due piccioni con una fava…. ha salvato le banche facendole fare un sacco di utili sui BTP, ha salvato i BTP, in quanto acquistati dalle banche.. bravissimo stato è!!! :mrgreen: )
    …il tuo ragionamento è troppo fine, le banche non arrivano a tanto…. non si chiedono se e ma… vedrai, quando il vento gira, che avranno di nuovo patrimonio, cominceranno a prestare a cani e porci…. :mrgreen: ….dovranno fare utili per prendere lauti bonus… e se coi btp la festa è finita…per fare utili: si chiudono filiali, si riduce personale, e si ricomincia a prestare… :mrgreen:
    ciao e buona giornata.

  9. ottofranz scrive:

    Ripartenza economica

    Una ripartenza economica prevede ci siano domanda in salita e mezzi per pagare una contropartita alla soddisfazione della domanda

    Dunque …vediamo un po’…

    cominciamo ad essere troppi ad avere delle necessità da soddisfare senza avere un qualcosa da scambiare per ottenerle che non sia il mero lavoro

    La produzione di beni tangibili come cibo energia e servizi si sta sempre più concentrando nelle mani di pochi mentre prima era diffusa ed in un regime di concorrenza

    Sono pochi quelli che hanno la possibilità di soddisfare le necessità di tutti e non sono interessati a scambi senza contropartita.

    Sempre più gente come unica merce da scambiare ha il proprio corpo e forza lavoro.

    Essendo molti ad offrire la stessa merce, in un sistema capitalistico il valore di questa merce tende ad abbassarsi notevolmente in ragione appunto della quantità di offerta.

    Soluzioni

    A abbassare l’offerta eliminando tanti attori quanto basta per fare salire il costo del lavoro , e obbligando cosìi pochi, ad accettare uno scambio interessante per loro dovuto alla mancanza di offerta ( Nella storia la peste ha svolto egregiamente questo ruolo)

    B accettare di lavorare gratuitamente per soddisfare il minimo di esigenza a tenerci in vita

    C ?

  10. ottofranz,

    C eliminare/obbligare i pochi in cui tutto è concentrato e redistribuire.

  11. ottofranz scrive:

    kry@finanza,

    non percorribile…
    i pochi hanno in mano il potere economico mediatico legislativo militare

    probabilmente l’unica soluzione ai mali del mondo verrà se sarà scoperta una nuova forma di energia sfruttabile in modo diffuso come internet di cui proprio per la difusione e per la facilità di produzione non sia possibile monopolizzare

    O magari il teletrasporto.

    Del resto c’è una cosa che è più veloce della luce

    IL PENSIERO :-)

    Che cazzone quel’Einstein !!!

    Domani mi chiudo in officina e metto giù qualcosa :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen: :idea: