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Il più grande referendum della storia italiana

Scritto il alle 00:49 da Danilo DT

Carissimi lettori,

questo blog non è esposto politicamente. In primis perché tutto voglio fare fuorchè politica. E in secondo luogo, avrei serie difficoltà a parlare bene di qualcuno dei notri politicanti in questi giorni…

Ma questa è un’altra storia.

Il malcontento popolare però sta lievitando. La gente non ne può più di questa classe politica, da sempre pronta a mungere la mucca fino ad esaurirla. Perché proprio di questo si tratta. La nazione italiana, seppur piena di problemi, potrebbe essere oggi una delle nazioni più ricche la mondo. Ci ritroviamo invece a dover piangere per una manovra finanziaria che non è che l’aperitivo a quello se sarà un salasso sul povero risparmiatore.

Ma la cosa che più mi fa incavolare è un’altra. Tutti dovremo fare sacrifici…Opsss…quasi tutti. Infatti proprio loro, i politici, saranno quelli che l’austerity la vedranno solo in televisione, quando guarderanno i TG con la povera gente che si lamenta perché non riesce più ad andare avanti… Cosi ha parlato un sostenitore della necessità di tagliare gli stipendi ai Parlamentari…

(AGI) – Roma, 16 lug. – “Quello che salta agli occhi e’ il modo scorretto con cui il governo ha completamente messo da parte gli emendamenti che prevedevano tagli ai costi della politica”, ha sottolineato, “non e’ pensabile andare a scavare nelle tasche dei cittadini mentre la casta rimane intoccata”.
Ora, ha proseguito, “dal momento che a settembre sara’ necessario un intervento che sia realmente significativo per l’economia del Paese allora dovra’ essere la maggioranza ad  avere quel senso di responsabilita’ che in questa occasione hanno avuto le opposizioni e dovra’ farlo ascoltando le nostre richieste di tagliare in modo reale i costi della politica, a iniziare dai vitalizi. Siano questi i primi punti in discussione: lo dobbiamo ai cittadini, dei quali e’ giusto avere rispetto”. (AGI)

Voi ci credete che taglieranno i costi della Politica? Ne dubito, come dubito che taglieranno i rimborsi elettorali. Leggete questo post per capire la folle onerosità di questa partita. Forse la gente certe cose nemmeno le sa… E allora questo blog vuole anche essere, in questo particolare momento storico, la voce del popolo. Ecco cosa mi scrive un particolarmente irritato Francesco da Trieste.

(…) E allora, dico io, perché non facciamo una volta per tante il più GRANDE REFERENDUM DELLA STORIA dove la percentuale di votanti raggiungerebbe molto probabilmente i massimi storici? Certo il referendum è ABROGATIVO. Ma possibile che non si possa fare nulla? Dobbiamo trovare il modo di concretizzare:

a)      taglio ai costi della politica

b)      taglio ai costi dell’amministrazione (ad esempio considerare seriamente la problematica delle Province)

c)      taglio al rimborso elettorale

d)      taglio a tutto quanto di pubblico è superfluo ed è sinonimo di “casta”

Proposta aggressiva,  già ipotizzata da alcuni lettori nei commenti e totalmente condivisa dal sottoscritto.

Fino a prova contraria la Costituzione italiana recita così:

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. (Art. 1)

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese. (Art.3)

Se la Sovranità appartiene al popolo, e la Repubblica difende il principio di pari dignità sociale ed uguaglianza davanti alla legge, andando a rimuovere gli ostacoli che fanno venir meno questa uguaglianza, allora è giusto che l’italiano difenda i suoi diritti. Con le poche armi di cui dispone.

Qualcosa occorre fare. E dobbiamo farlo noi, italiani, visto che i politici fanno orecchie da mercante (sfumato infatti ieri il taglio da 82 milioni sugli stipendi degli Onorevoli).

Per chi non lo avesse ancora capito, siamo soli. Le condizioni di crescita sono peggiorate, l’imposizione fiscale è aumentata. Il differenziale Bund BTp oggi è salito a 330 bp, uno sproposito che non è solo statistica, ma si tramuta in denaro sonante che dovrà uscire in più dalle casse dello Stato.  E lo Stato che paga siamo noi. E nessuno lo farà per noi. E lo sapete perchè? Perchè l’Italia è troppo grande per essere salvata. Quindi occorre fare qualcosa perchè c’è il forte rischio che un bel giorno, probabilmente il giorno più buio della storia finanziaria dopo il 1929, ma il più buio per noi italiani, qualcuno se ne uscirà dicendo che l’Italia è spacciata. La speculazione farà il resto e noi saremo fritti. Il mondo patirà per mesi l’effetto domino del default italiano. Ma noi… che fine faremo?

Questo è il caso più estremo e sicuramente difficile. Ma badate bene, non utopistico. Perchè è quello che ci spetta se non si fa qualcosa. TUTTI. A partire proprio da chi ci rappresenta.

UPDATE: L’EGOISMO DEI POLITICI

C’è un’interessante letteratura, al confine tra la teoria economica e la scienza politica, che si domanda quale sia la retribuzione ottimale dei politici. Politici meglio pagati avrebbero maggiori incentivi a comportarsi bene; e un buon stipendio eviterebbe che la politica resti un mestiere solo per chi se lo può già permettere. D’altra parte, alte remunerazioni potrebbero attrarre persone di bassa qualità, professionale e morale, che vedono nella politica una possibilità di affermazione che gli è negata nel più competitivo settore privato.
Come spesso succede nelle scienze sociali, l’evidenza empirica è inconcludente: ci sono elementi a favore sia dell’una che dell’altra ipotesi.
In questi giorni, però, il comportamento di alcuni nostri parlamentari, in particolare del centrodestra, ha offerto un contributo illuminante al dibattito, facendo propendere nettamente per la seconda ipotesi, almeno nel nostro caso.

DEPUTATI IN AZIONE

Mentre varavano una manovra dagli effetti pesantissimi sui cittadini, sostanzialmente blindata per consentirne la rapida approvazione, i politici nostrani sono comunque riusciti a intervenire all’ultimo secondo, per depotenziare di fatto le norme che seppure dalla prossima legislatura, avrebbero ricondotto i loro stipendi alla media europea. Due emendamenti notturni, uno dello stesso relatore (pidiellino) e un altro di due deputati siciliani, sempre del Pdl, hanno infatti prima riportato lo stipendio dei parlamentari italiani a quello medio dei principali sei paesi europei, e poi aggiunto l’ulteriore condizione che la media deve essere ponderata rispetto al Pil. Con l’effetto che la retribuzione dei parlamentari italiani, quasi dimezzata nella proposta originale, viene ora ridotta in misura marginale, se non del tutto.
Con la stessa noncuranza, due giorni prima, quando il Presidente della Repubblica metteva in campo tutta la sua autorevolezza per invitare alla coesione nazionale in un momento drammatico per il paese, ventidue deputati-avvocati del Pdl, con il sostegno dal ministro della Difesa, non hanno trovato niente di meglio da fare che minacciare di non votare la manovra se non si fossero revocate le norme che riducono i privilegi della “casta” degli avvocati: uno spettacolo che resterà a imperitura memoria nella mente di tutti i cittadini italiani e degli osservatori stranieri.

NON SI VIVE DI SOLO STIPENDIO

Naturalmente, lo stipendio dei parlamentari è solo l’ultimo dei nostri problemi. Numerose inchieste giudiziarie stanno mettendo in luce che per molti, di nuovo soprattutto nel centrodestra, la carriera politica è diventata solo un modo per accedere agli affari, conquistando posizioni di potere che consentono di scambiare con il settore privato favori e prebende. Per questi, la vera remunerazione della politica è la tangente, la consulenza ben pagata, l’affitto o la casa pagata, piuttosto che lo stipendio, e dunque se non si risolve questo problema, anche un taglio netto nelle retribuzioni dei politici servirebbe a ben poco per migliorare la qualità del personale politico.

LE ARMI DEI CITTADINI

Purtroppo, non si può neanche fare molto per cambiare la situazione. In un paese a democrazia matura, gli stessi elettori dovrebbero automaticamente punire i comportamenti devianti, costringendo così i partiti a selezionare con maggiore attenzione i propri rappresentanti. Ma l’evidenza accumulata in decenni suggerisce che l’elettore italiano sia singolarmente incapace di svolgere questa funzione; prontissimo ai moti di piazza contro la casta, ma poi incapace di trasformare le prese di posizione in una selezione accurata dei propri rappresentanti, anche laddove sia ancora possibile, cioè nelle elezioni locali e regionali.
Comunque, qualche suggerimento ne deriva. In primo luogo, agli argomenti tradizionali che nella teoria economica si avanzano per decidere se una particolare funzione debba restare nell’ambito privato e pubblico, si dovrebbe aggiungere anche la possibilità che una determinata collocazione ne aumenti la capacità di controllo da parte della politica disonesta. Un ritiro massiccio della politica da tutte le funzioni non proprie parrebbe una delle soluzioni da perseguire. E sarebbe utile anche semplificare la struttura dei governi, eliminando livelli ulteriori di intermediazione politica che possono condurre a maggiori tangenti. In secondo luogo, bisognerebbe migliorare la capacità di selezione dei propri rappresentanti da parte dei cittadini. Gli italiani saranno anche ideologici e poco propensi a scegliere; ma togliergli del tutto questa possibilità, trasformando i parlamentari in “nominati” dalle segreterie dei partiti, non aiuta certo a migliorare la qualità del personale politico. La riforma della legge elettorale è dunque un elemento essenziale di una strategia di riscatto da una crisi che, con tutta evidenza, è più morale e politica che economica.
(Source: LaVoce)

STAY TUNED!

DT

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16 commenti Commenta
ciromot
Scritto il 19 luglio 2011 at 03:38

Si potrebbe intraprendere un’ iniziativa tramite facebook???Non so’ la butto la’ anche perche’ non ho molta esperienza con i social netw.

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idleproc
Scritto il 19 luglio 2011 at 06:27

Coi referendum ci hanno sempre fregati. Tranne quello sul divorzio che interessava “in primis” a loro. Figuriamoci se ai punti di cui sopra aggiungessimo l’ineleggibilità per chi ha avuto condanne penali-amministrative (anche prescritte) e, in via transitoria, per chi ha ricoperto cariche pubbliche per più di 5 anni cumulati. Se poi aggiungessimo che l’impiegato pubblico dovrebbe sostenere una verifica professionale sulla capacità di svolgere le sue mansioni e sulle sue entrate reali ogni 5 anni… La cittadinanza, gli dobbiamo togliere.

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nervifrank
Scritto il 19 luglio 2011 at 08:19

idleproc@finanza,

Senti, io sono un impiegato pubblico e francamente questa retorica continua sugli impiegati pubblici mi ha rotto le palle.

Non ci rinnovano il contratto dal 2009 (Enti locali personale non dirigente, sai che contratto de mierda!) e hanno da poco deciso che ci congelano gli stipendi fino al 2014.
Volevi sapere le nostre entrate reali? Eccoli qui, le nostre entrate!

Io sono un funzionario, poco sotto i dirigenti, e prendo 1660 euro al mese.
Ti basta come dato di entrata fino al 2014?

Vai a vedere piuttosto quanto prendono dirigenti generali, vice dirigenti generali, dirigenti colonnelli vari, dirigenti generali delle Usl, dirigenti delle ex-municipalizzate, parlamentari, consiglieri della Regione Liguria che non fanno una cippa e che dopo cinque anni hanno un vitalizio, dirigenti della Regione Sicilia che sono in numero di uno ogni 5,7 dipendenti etc. etc

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shoottheredc
Scritto il 19 luglio 2011 at 08:31

per curiosità sono andato a vedere i vecchi referendum:

http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_delle_consultazioni_referendarie_in_Italia

tralasciando il nucleare, particolarmente “bello” è quello abrogativo del ministero dell’agricoltura del 1993 (abrogato) e del 1997 (no quorum…dunque riecco il ministero)
ma quanto dura la volontà popolare espressa tramite il referendum???
mi sembra un pò poco…

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Scritto il 19 luglio 2011 at 09:07

UPDATE: aggiunto un interessante punto di vista autorevole.

shoottheredc@finanza,

Sono d’accordo, però credo che stavolta la sensibilità popolare sia abbastanza forte… E non dimentichiamo che quando all’italiano si tocca il portafoglio….

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idleproc
Scritto il 19 luglio 2011 at 09:26

nervifrank,

Colpa mia. Non sono stato chiaro e mi scuso. Non sono scuse retoriche. Tutte le tue osservazioni le condivido. Mi occupo di security e di network e system management, lavoro anche con l’amministrazione pubblica. Conosco personalmente dipendenti pubblici che tengono un sacco a pelo in ufficio e quando ci sono problemi e senza rimborso economico si fermano di notte. In un altro caso sono a conoscienza di 1340 ore di straordinario efettivamente fatte e regalate all’amministrazione per cui lavora. Mi riferivo agli stessi casi a cui ti riferisci, non a chi tiene il fronte e lavora in prima linea e si becca pure le corna dal Vs. Brunetta.

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bergasim
Scritto il 19 luglio 2011 at 09:27

Mi viene da vomitare

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paktrade
Scritto il 19 luglio 2011 at 09:41

Dream Theater,

Ieri e forse anche oggi sarà così, ma vedrai, basterà una settimana di bel tempo e via ad incensare questo e quello, che grazie a loro l’Italia si salvò, e la manovra FU cosa buona e giusta, e forse si riprenderà la cara vecchia perfida Albione e le si darà la colpa…
E poi un sondaggino, un giro di valzer, riprende il GF e anche Vespa e di tutto ci riempiremo la bocca tranne che di cose importanti per noi….

RICORDIAMOCELI QUESTI GIORNI, E RICORDIAMOCELI BENE, NON FACCIAMOCI PRENDERE PER IL NASO!!!!
NON FACCIAMOCI PASSARE L’INCAZZATURA FINCHE’ DURA QUESTO STATO DI COSE!!!

Vabbè, l’orso oggi è tornato nella caverna, e ci torno pure io…

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shoottheredc
Scritto il 19 luglio 2011 at 09:53

Dream Theater,

certo Dream…ora sono tutti in bestia…ma aspetta che riparta il campionato di calcio e vedrai che i problemi più contingenti saranno sempre i fuorigioco e/o rigori dati e/o rubati…
comunque in occasione dei 150 anni della RI sto leggendo la “Storia d’Italia” di Denis Mack Smith…150 anni di campanilismo, scandali e incompetenza…e il periodo storico contemporaneo non è neanche il peggiore…almeno noi abbiamo il “pilu” :mrgreen:

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giandino
Scritto il 19 luglio 2011 at 16:44

Berlusconi è sempre li (anzi ha tre deputati e forse qualche mignotta in più… beato lui), Tremonti è sempre ministro dell’economia (ormai ce l’invidia tutto il mondo ed i greci, in particolare, lo citano nei loro slogan contro Papandreu) e, per sovrappiù, rischiamo di avere Brunetta alla Giustizia (dopo gli spettacolari successi ottenuti riducendo i costi ed aumentando l’efficienza dell’apparato pubblico. L’Italia intera, attonita da tanta “grandezza”, ammutolita approva annuendo con l’elmo di Scipio in testa).
Rassicuratevi: “la banda delle libertà e dell’amore” è rimasta al suo posto con qualche aggiunta di rinforzo e, se proprio non succederà un terremoto, ha intenzione di restarci fino al 2013. E finché la banda sarà li, i mercati saranno più che rassicurati di… shortare l’Italia, quest’Italia variamente rappresentata da Berlusconi, Bossi e Tremonti. Tre statisti che la storia non poteva perdersi e farci perdere.
Quando shorti i titoli di un’azienda fallimentare, cosa può rassicurarti di più del fatto che il management che l’ha condotta al fallimento resti al suo posto a fare altri danni? Saresti preoccupato solo se quelli fossero licenziati e, al loro posto, arrivasse gente capace.
Lo spread sul Bund aumenta? Il costo del debito sale e, quindi, bisogna aumentare le tasse per coprire quel nuovo costo.
E le tasse le paghiamo noi. Chi altri?
Questa, è la democrazia… che, in altre parole, è lo stesso concetto del “chi è causa del suo male pianga se stesso”… o, se preferite, la traduzione nella vita di tutti i giorni della “legge del menga”

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gainhunter
Scritto il 19 luglio 2011 at 19:30

shoottheredc@finanza:
ma quanto dura la volontà popolare espressa tramite il referendum???
mi sembra un pò poco…  

Per legge dovrebbe essere 25 anni, poi…. :roll:

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lampo
Scritto il 19 luglio 2011 at 23:46

1) Referendum
Per quanto il referendum sia uno strumento fortemente democratico, che manifesta chiaramente la volontà degli elettori… lo ritengo uno strumento obsoleto al giorno d’oggi. Perché una legge ordinaria “uscito dalla porta” mediante referendum abrogativo votato dai cittadini… può “rientrare dalla finestra” in un batter d’occhio… magari con un semplice decreto legge. Pensiamo ad esempio al referendum sul finanziamento dei partiti e sul Ministero del turismo.
2) Decreto legge
Strumento oggi abusato e aggiungerei “violentato” in maniera inaudita, visto che è previsto solo per casi di giustificata straordinarietà ed urgenza (provatemi a spiegare quanti dei decreti legge emanati nell’ultimo ventennio rispondevano a questo principio con cui è nato come strumento previsto dalla Costituzione). Viene abusato perché, spiegandolo in maniera molto semplice, è uno strumento molto potente con cui il Governo può legiferare direttamente… senza ottenere praticamente il consenso parlamentare. Per questo la Costituzione prevede che sia destinato solo a motivi di grave urgenza: ad esempio motivi di ordine pubblico, calamità naturali, ecc.
Pensate che entrambe le Camere devono ogni volta esprimere anche un parere sulla sua urgenza: evidentemente ne hanno molta di fantasia… visto l’enorme produzione di decreti legge.
3) Province
L’abolizione della provincia che causa una riduzione dei costi è un’utopia che sarà difficilmente raggiunta: dimostrazione ne è stata la votazione dell’ultima proposta di abolizione.
Non comporta una riduzione dei costi, perché comunque le competenze in mano alle province non scomparirebbero con la loro abolizione, ma verrebbero molto probabilmente demandate all’ente più vicino al cittadino, il Comune, con un probabile aggravio dei costi, visto che verrebbe frazionata la competenza e bisognerebbe istruire molte più pratiche per assolvere l’esigenza territoriale che veniva svolta con l’apertura di una sola pratica da parte della Provincia.
Il risparmio sarebbe solo nell’eliminazione degli stipendi degli eletti alle cariche provinciali.
Aggiungo… che da quando si parla in politica (qualsiasi schieramento sia…) di abolizione delle province… misteriosamente nel frattempo ne sono aumentate le competenze, visto che molte di quelle che erano in capo alle Regioni sono passate alle Province. Ad esempio Centri per l’Impiego (ex uffici di collocamento).
Poi vi immaginate un Comune che decida di istituire un centro di trattamento dei rifiuti nel proprio comprensorio, compito attualmente affidato alle province?
Quindi prima di compiere un intervento legislativo del genere… bisogna cambiare l’assetto normativo… e capire quale ente riesce ad assolvere meglio le competenze attualmente in mano alle province, possibilmente con una riduzione dei costi e snellimento delle pratiche… non con un aumento esponenziale… come succederebbe con il passaggio di tali competenze ai Comuni.
Non contiamo poi il far west che si verrebbe a creare grazie alla potestà regolamentare dei Comuni: il cittadino non riuscirebbe più a capire quali regole seguire, visto le differenze che si verrebbero a creare.
Preciso che quanto enunciato è da intendersi in maniera apolitica… solo come considerazione per ragionare sull’argomento.

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gainhunter
Scritto il 20 luglio 2011 at 01:26

lampo: 3) Province

Ecco, bravo lampo, io non sono intervenuto perchè andare su un discorso politico (perchè di politica, quella seria, si tratta) è sempre rischioso, ma condivido in pieno i dubbi sull’equazione “abolizione delle province = risparmio di costi” e sulle difficoltà a redistribuire le competenze tra gli altri enti. Tu hai parlato dei rifiuti, ma ci sono anche il sistema idrico e fognario, tutti i controlli in materia di ambiente, le strade, ecc..
Secondo me la provincia serve, bisogna andare a vedere quanto dovrebbe costare e quanto invece costa, e mettere in riga chi spende troppo in relazione a quello che fa. Si può sicuramente verificare se tutte le nuove (e le vecchie) province servono o se possono essere accorpate. Un esempio stupido: magari scorporare la nuova provincia MB da quella di Milano può avere un senso (considerando popolazione, numero di imprese e la prossima trasformazione di Milano in città metropolitana), mentre creare 5 nuove province in Sardegna fa venire qualche dubbio…
Si possono riorganizzare le competenze tra comuni, province, regioni e stato con l’obiettivo di renderle più economiche e più efficienti…
Sicuramente si devono ridurre gli stipendi ai componenti della giunta provinciale.
Io penso che l’idea di eliminare le province abbia preso piede perchè è l’ente meno conosciuto e chi non lo conosce è portato a pensare che non serva a niente. Ma pensandoci bene, è forse l’ente che incide di più sulla nostra vita quotidiana…

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lampo
Scritto il 20 luglio 2011 at 07:43

Condivido.
Il problema principale del funzionamento dell’amministrazione pubblica secondo me è la mancanza di pianificazione del lavoro.
Mi spiego: la burocrazia e la ragnatela di norme, spesso contrastanti fra di loro o di difficile interpretazione, rendono difficile alla stessa amministrazione pubblica lo svolgimento dei propri compiti in maniera celere, con un grado di efficienza simile al settore privato.
Poi grazie all’autonomo potere di regolamentazione, ovviamente sempre nel rispetto della gerarchia delle fonti (cioè seguendo il dettato delle leggi di ordine superiore), crea un’applicazione delle norme differente a seconda dell’ente che le applica! Nella speranza che poi l’ente (leggi il personale) riesca a mantenersi aggiornato, visto che a furia di decreti legge si è ingarbugliata ancora di più la ricerca delle leggi che si riferiscono ad una singola materia. C’è bisogno di testi unici che trattino singoli argomenti, accorpando leggi e leggine che sono talmente ingarbugliate che all’interno delle stesse spesso troviamo articoli e commi che riguardano materie completamente diverse (è il meccanismo usato dalla maggioranza parlamentare ed in particolare dal governo per far passare disposizioni, spesso grazie alla semplice fiducia, che altrimenti, se lette, non passerebbero).
Ovviamente tale mancata semplificazione (in contrasto con quello che viene invece pubblicizzato) ritengo sia voluta… in maniera che gli amministratori degli enti meno importanti e più vicini al cittadino abbiamo meno potere… visto che hanno a malapena il tempo per la gestione ordinaria.
In questo modo le decisioni vengono prese dall’alto… con meno contrasti dagli enti che dopo devono applicarle.
Mi rendo conto che il discorso è un po’ complesso da spiegare… ma è la triste realtà.
C’è bisogno di semplificazione normativa, testi unici, leggi chiare e di facile interpretazione, ecc. ecc. Solo in questo modo la pubblica amministrazione può essere più efficiente e vicina al cittadino e quindi giocare un ruolo di primaria importanza nello sviluppo economico.
Però questo non succede… visto che bisogna dare lavoro a quella persona ogni 250 che in Italia si chiama “avvocato”. Cinque volte il numero di quelli presenti in Francia.
Insomma… il tempo della burocrazia non è finito… almeno finché tutti vogliono continuare a fare gli avvocati!
Preciso anche in questo caso che il mio commento è da intendersi apolitico, una semplice analisi di un aspetto spesso ignorato dai mass-media.

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nervifrank
Scritto il 20 luglio 2011 at 07:48

idleproc@finanza,

Grazie Idle della risposta

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henry74
Scritto il 20 luglio 2011 at 20:36

Il problema in sè non esiste, se non nel fatto che finalmente si facciano e si prendano azioni e decisioni forti, da parte di tutti, politicanti e cittadini. Noi lo stiamo facendo già ora e già da tempo, ora tocca a loro, tocca alla ‘Casta’. La differenza nel migliorare le cose la può fare una riduzione seria e concreta ed anche immediata delle spese da parte dei politici…. E’ inutile tergiversare su come e quando e forse e perchè fare questa riduzione. Se si ha la volontà di farlo lo si potrebbe fare subito, non ci sono santi. 8)

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