GUERRA COMMERCIALE: i dazi di Trump ed i timori dei mercati finanziari

Scritto il alle 08:53 da Danilo DT

Dalla globalizzazione al protezionismo commerciale? Intanto Jerome Powell fa marcia indietro e scatena l’incertezza. Ed i mercati, quindi, perdono la bussola.

Una storia già scritta, o meglio già spiegata.

I mercati riacquistano quelle caratteristiche che li hanno sempre contraddistinti, soprattutto in ambito di volatilità. Se fino a qualche settimana fa, anche se la Corea del Nord avesse mai lanciato un missile sulle Hawaii poco sarebbe accaduto sui mercati, oggi le cose stanno diversamente. E’ tornata la sensibilità nei confronti dei fatti, il sentiment si dimostra meno “inscalfibile” e le notizie vengono assorbite non più con indifferenza (in quanto ci si sentiva protetti dallo scudo del sistema “banche centrali – politica – sistema bancario che conta) ma con timore.

Qualche giorno fa è stato Jerome Powell che, senza dire o fare nulla in particolare, ha messo paura. Il taglio del suo discorso era però abbastanza da “falco”, come vi ho spiegato QUI. Peccato che poi proprio ieri ha fatto la frittata destabilizzando tutti con un discorso decisamente da “colomba”. E visto che la politica monetaria è fatta sopratutto di parole e di forward guidance, gli effetti sui mercati si sono subito fatti sentire.

(…) Nel corso di un’audizione al Senato (dove in teoria avrebbe dovuto replicare i contenuti elargiti ai deputati due giorni prima) Powell si è trasformato da “falco” in “colomba” affermando di non vedere alcun pericolo di surriscaldamento dell’economia, riportando quindi le attese a tre strette. Sui salari, tornati a crescere negli ultimi mesi dopo mesi di stallo, lo stesso ha smorzato i toni spiegando che si aspettava incrementi più consistenti rispetto al dato di gennaio (buste paga a +2,9% su base annua). Powell non si aspetta grandi scossoni sul versante salari. Quella che è per la gente comune una brutta notizia (salari poco mossi) si è trasformata immediatamente in una buona notizia per gli investitori. (…) [Source]

Perfetto, Jerome Powell ha distrutto in poco tempo quelle poche certezze che il mercato stava con difficoltà digerendo. Lo scenario peggiore, perchè significa incertezza diffusa su quello che fino ad ora è stato un programma ben definito. Ma dopo Powell, ieri sera ci ha pensato il Presidente USA a mettere la ciliegina sulla torta. Infatti  è stato  Donald Trump ad annunciare dazi per proteggere l’industria siderurgica americana, nonostante il rischio di scatenare guerre commerciali globali.

(…) Un coro di critiche e minacce di ritorsione immediata hanno accolto la nuova guerra commerciale di Trump che, dopo pannelli solari e lavatrici, annuncia di voler chiudere le porte dell’America a materi prime prime fondamentali come acciaio e alluminio, materie che Washington importa ora in gran parte da Canada, Europa e Cina. Dopo qualche incertezza alla fine Trump ha deciso di andare avanti, costi quel costi. E ha annunciato che la stretta sulle importazioni di acciaio ed alluminio ci sara’, come promesso in campagna elettorale. E pazienza se tra i suoi piu’ stretti collaboratori non tutti sono d’accordo. A partire dal consigliere economico Gary Cohn, una delle figure di piu’ alto profilo del suo staff, contrario alle misure generalizzate auspicate dal presidente. – (…)  

Per carità, i timori sono fondati. Dopo la svalutazione competitiva annunciata ed eseguita, in barba agli accordi del G-20, ecco una manovra molto invasiva (dazi pari al 25% sull’acciaio e 10% sull’alluminio) che significano una cosa : guerra commerciale.

Quindi si fa un passo indietro? Dopo la globalizzazione si torna al protezionismo commerciale? Sembra un assurdo, visto anche il carattere “disruptive” di alcuni fenomeni assolutamente condizionanti il nostro vivere quotidiano (pensate ad esempio ad Amazon o Google). Però questa è l’intenzione di Donald. Curioso il fatto che, dopo pochissimi giorni dalla nomina, lo stesso Powell e la FED in generali si mettono contro Trump.

“This is not the answer” dicono in coro Dudley e Powell. E la storia lo insegna anche se il nemico da combattere per Trump è sicuramente uno: si chiama Cina.
Dite che il mercato se lo poteva aspettare visto che già in passato Donald Trump aveva sposato e spinto la causa? Vero, peccato che le misure oggi previste sono ben più invasive rispetto a quanto si poteva immaginare.

America first! (Chaos time)

Il tutto è mirato ovviamente a far crescere gli USA. Rientro di capitali, svalutazione competitiva, dazi doganali, un bel mix di vecchie tecniche per sfavorire il mondo e rafforzare l’economia USA. Ma siamo sicuri che tutto questo abbia poi effetti benefici e non deleteri soprattutto nel medio periodo anche per gli stessi USA?

Certo, c’è ancora il jolly per Trump, già annunciato e digerito dal mercato: la riforma fiscale. Ma resta sempre un grande dubbio: visto anche il clima ostile a livello commerciale, visto che il ciclo economico USA è in fase di esaurimento, visto che arriviamo da un megatrend positivo di crescita di utili importante, visto che è normale anche un raffreddamento economico dopo tanti anni di euforia, come diavolo verrà impiegato il risparmio fiscale generato dalla riforma Trump? A questa domanda posso provare a rispondere con questo eccellente grafico che testimonia un fatto: i soldi non finiranno nell’economia ma, guarda un po’, nella finanza pura, in primis nei buyback e nell’elargizione di dividendi. Un bene per le borse, forse, ma di certo non sarà un impiego particolarmente produttivo per l’economia. Segno ulteriore che forse siamo a fine corsa.

STAY TUNED!

Danilo DT

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3 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 2 marzo 2018 at 14:31

in riferimento al tuo grafico sulla allocation dei tax savings l’avevo anticipato …. senza fonti esterne…. ma per pura logica dettata dall’esperienza e dal buon senso e….. dalla storia, come dire i nostri polli, ormai, li conosciamo bene.
Sono invece più perplesso della situazione attuale…. in real time…. mi sembra che le borse siano spaesate e cerchino di trovare un livello di rientro in acquisto, ma c’è molta incertezza, non sono ancora quantificabili le conseguenze delle decisioni di quel buffone di Trump !!!!!!

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paolo41
Scritto il 2 marzo 2018 at 16:46

eureka!!!!! ho trovato dove voleva andare il future nostrano….. c’era un gap ancora da chiudere a 21930….. naturalmente sto scherzando!!!!!

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alplet
Scritto il 3 marzo 2018 at 09:27

Sul Mib di gap ce ne sono: anche sotto i 20.000…

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