Grecia sta a UE come Italia sta a mondo

Scritto il alle 15:51 da Danilo DT

Alla fine del 2009, abbiamo iniziatio a temere per il futuro dell’UE. Iniziavano ad esserci i primi sentori e timori per un potenzauile default Grecia.
Oggi, 2011, il mercato si interroga sul futuro di un paese a livello di peso economico ben più influente, ovvero l’Italia. La cosa curiosa è però un’altra. Facenddo una rapida ponderazione dei pesi, possiamo creare questa simpatica equazione economica:

Grecia : Unione Europea = Italia : Economia globale

Spannometricamente il ragionamento può stare in piedi. Infatti la Grecia produce un PIL pari al 3% di quanto prodotto nell’Unione Europea. E l’Italia invece viaggia con un PIL che è pari al 2.5% di quanto prodotto nel l’intero globo terrestre.
Quindi, un default dell’Italia dovrebbe avere lo stesso impatto, su scala globale del botto subito in Unione Europea per il default Grecia.
In realtà, non funziona proprio così. Tanto per cominciare il default Grecia avrebbe conseguenze serie in ambito UE e limitato impatto su scala globale. Invece il Default Italia non solo distruggerebbe l’Unione Europea, l’Euro e le finanza di tutti noi, ma avrebbe consegunze catastrofiche su scala globale. Questo perchè il debito pubblico italiano a livello volumetrico è il quarto al mondo (dopo USA, Giappone e Germania), perchè l’interconnesisone dei mercati è tale che un default Italia sarebbe non solo ingestibile ma catastrofico per tutto il sistema economico globale.

Quindi credo di poter categoricamente escludere una forma di default del Bel Paese. Ben inteso, default inteso come haircut sul debito. Oggi non sarebbe gestibile, non ci sono le condizioni, il sistema bancario è già estremamente indebolito dalle problematiche greche, dalla crisi di liquidità, da Basilea III, figuriamoci poi se si dovrà gestire anche problemi in Portogallo e magari Spagna… no, in questo momento non è pensabile. Però la cosa inqueta nel medio lungo termine. Infatti come farà l’Italia a gestire il debito e come farà a rientrare nei parametri di Maastricht?
A questo proposito vi ripropongo questa soluzione che personalmente appoggio. Diciamo che è la meno peggio, la più praticabile e al più risolutiva di quanto è stato partorito sino ad oggi. E si chiama EuroUnionBond. CLICCATE QUI.

Stay Tuned!

DT

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9 commenti Commenta
paktrade
Scritto il 2 settembre 2011 at 16:44

Sbaglio o lo spread btp-bund è a 323?
La BCE lo sta lasciando andare?
lo spread Bonos-Bund è sui 307… Vuoi vedere che la manovra non va giù così com’è e sarà necessario rivederla ancora?
Scommessa facile…

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ob1KnoB
Scritto il 2 settembre 2011 at 16:51

Avevo un cliente che raggiunto un certo livello di esposizione invitai a regolare il pregresso. Brave persone che cercavo di aiutare (perche’ era utile anche a me’ e non solo per l’etica) ma che mi replicavano ‘se non ci aiuti non saremo in grado di ripagarti’. Ho corso il rischio di far saltare anche la mia attivita’ ma ho dovuto (sacrificando qualcosa o molto) tagliare questa situazione perche’ correvo il rischio di diventare a mia volta debitore o insolvente. Questo cliente ha ridimensionato di molto la sua attivita’ (non per sola colpa mia) le banche hanno chiuso i rubinetti, ed il loro mercato si e’ ristretto ma tutto sommato sopravvivono.
Sappiamo entrambi che è stato bene cosi’.

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lampo
Scritto il 2 settembre 2011 at 17:07

ob1KnoB@finanzaonline,

Stanno facendo uguale con la Grecia e l’Italia: continuare ad aiutarli oppure tagliare… in proporzione… il ramo o l’albero secco?
Chissà cosa decideranno! :roll:

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flavio_5
Scritto il 2 settembre 2011 at 20:03

Non ho dubbi che faremo la fine della Grecia, la nostra classe politica non farà ciò che è necessario fare, ne sono assolutamente certo. Pazienza.

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calciatore
Scritto il 2 settembre 2011 at 21:13

Penso che nessun tipo di bond europeo nasca in futuro, sarebbe troppo difficile dare un giusto peso agli impegni di stati che sono lontani anni luce uno dall’altro, perche’ se deve nascere una cosa che unifica, si dovrebbe partire da un livello piu’ o meno equo, questo nella normalita’ delle cose. non si possono imitare i T_BOND, qui nella cosa chiamata europa abbiamo che ogno stato ha un suo parlamento, una sua politica fiscale, un suo esercito , una sua lingua, un suo sistema di istruzione ed anche una sua banca centrale. spiace a molti doverlo ammettere , ma l’euro e’ il piu’ grosso fallimento mai verificatosi nella storia moderna, non sara’ un problema abbandonare l’italia al suo destino, perche’ ci saranno problemi molto piu’ grossi da gestire , in futuro.-

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gainhunter
Scritto il 2 settembre 2011 at 22:58

E forse ‘sti benedetti o maledetti eurobond si faranno… proprio perchè l’Italia tiene il mondo per le OO…
Se fosse così, dovremmo stare attenti a non dare troppe garanzie che facciano gola ai nostri *soci* europei, perchè, è sempre bene ricordarlo, siamo in guerra…

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vichingo
Scritto il 3 settembre 2011 at 10:30

Anch’io penso che gli eurobond al 3% potrebbero attenuare o risolvere il problema dei debiti sovrani, in attesa che le economie dei vari paesi crescano, aumentando sia il loro pil che l’occupazione, ma per fare questo si dovrebbe cambiare radicalmente la classe politica o indurre quest’ultima a fare scelte che vadano verso l’interesse del paese e non verso le varie caste. Tornando ai mercati quando il pessimismo, peraltro suffragato da dati oggettivi, toccherà il fondo, potremo assistere ad un rally sontuoso delle borse, forse indotto dal probabile qe3 di Bernie che sta accendendo la stampante o semplicemente al cambiamento di rotta dell’ingente liquidità in mano alla speculazione che enfatizzerà qualche notizia positiva, tipo la forte crescita di molte aziende……………………… 8)

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ottofranz
Scritto il 3 settembre 2011 at 13:40

gainhunter,

Bravo.

D’ora in poi sarà meglio non dimenticarlo.

Vi copio e incollo qui alcuni passi di un pezzo che avevo trovato interessante e archiaviato.

Purtroppo non sono più in grado di citare la fonte .Solo la data Novembre 2010

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l’Unione Europea, 27 Stati membri con mezzo miliardo di persone, è il più grande e ricco blocco economico del mondo.

Produce circa un terzo dell’economia mondiale, quasi pari a USA e Cina messe insieme. L’Europa ha più aziende nella lista di Fortune 500 che USA, Cina o Giappone».

gli Stati europei spendono molto meno degli Stati Uniti per la sanità pubblica, danno assistenza sanitaria gratuita a tutti i cittadini (al contrario del sistema americano) e le prestazioni sanitarie sono regolarmente indicate ai primi posti nella graduatoria dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, mentre il sistema americano gestito da assicurazioni private (la riforma Obama non ha fatto che rendere obbligatoria l’assicurazione sanitaria) si situa al 37° posto nella graduatoria.

Nel consumo di energia, l’Europa è il doppio più efficiente rispetto agli USA, e la sua orma ecologica (ecological footprint, la quantità di risorse terrestri che una popolazione consuma) è la metà di quella americana, nonostante il livello di vita dei due blocchi sia praticamente uguale, e l’Europa sia ancora piena di industrie.

Il lavoratore americano, almeno prima della recessione, lavorava 1.804 ore l’anno (con punte di 2.300), mentre il lavoratore tedesco lavora(va) 1.436 ore l’anno: l’equivalente di nove settimane da 40 ore in meno all’anno.
E tuttavia la Germania rivaleggia con la Cina come grande esportatore industriale.

In USA, le pensioni medie non raggiungono il 39% dello stipendio, in Germania il 67%, ed anche se questa percentuale sta crescendo, i cittadini tedeschi ed europei in generale hanno notevoli risparmi in banca a fare da ammortizatori, il che non è certo il caso per gli americani, stra-indebitati.

Eppure, la soluzione è lì da vedere: il blocco continentale con 500 milioni di consumatori-lavoratori, con un buon potere d’acquisto (nonostante tutto) con ancora una quantità di industrie di tutto rispetto, che ancora produce quasi come Cina e USA messi insieme, ha ancora un buon margine di autosufficienza.

Potrebbe ancora diventare la Fortezza Europa. Con «una regolamentazione continentale degli scambi commerciali attraverso un protezionismo ragionevole», dice Todd (per pagare i telefonini made in Taiwan e le valigie Made in China un po’ meno, ci giochiamo il lavoro e il futuro di figli e nipoti) per aumentare i salari e la domanda interna continentale.

Un controllo pubblico sull’euro, esattamente come fa la Cina sulla sua moneta, che manipola per rendere concorrenziali le sue esportazioni.

Il protezionismo aggressivo e predatorio della Cina è condonato dal consenso globale dei poteri forti globali; un tentativo europeo di protezionismo ragionevole avrebbe contro tutti, banchieri centrali, mercati, speculatori, ed anche Berlino.
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Questo per sottolineare che se questi dati sono reali e con queste prorogative non attuiamo strategie, forse è perchè nella stanza dei bottoni .Il Nemico , ci ha messo la quinta colonna .

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gainhunter
Scritto il 4 settembre 2011 at 12:03

ottofranz,

Molto interessante, grazie Otto!

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