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GRECIA: c’era una volta un paese in crisi…

Scritto il alle 11:49 da Danilo DT

crisi-grecia

Troppo spesso certe storie vengono dimenticate, forse perchè non fanno più notizia come un tempo o forse perchè all’apparenza tutto sembra sistemato.
Ma proprio quelle storie, che spesso sono irrisolte, continuano a vivere ed a incancrenirsi.

Parliamo di Grecia… A si! Vero! Crisi Grecia! Ma la Grecia è fuori dalla crisi, no? Non se ne parla più! In effetti i giornali si concentrano su altre cose in questi ultimi mesi. Trump, Le Pen, Brexit, le primarie e della Grecia non si proferisce più parola.
Ma la Crisi Grecia continua ad esserci, eccome.

Ho trovato sul sito Vocidall’Estero questo interessante articolo tratto dal blog Greek Crisis. 
Ve lo propongo perchè ci propone la fotografia ad oggi del mondo greco, calandoci nuovamente nella realtà del quotidiano.

di Grigoriou Panagiotis, 31 marzo 2017

Storie della nostra umanità, non inquadrate dagli obiettivi. Il ripetersi del quotidiano, il rigurgitare della crisi, il tutto sotto un sole radioso, che fortunatamente si percepisce ancora.

“La Grecia non si risolleverà mai più. L’economia non uscirà affatto dalla sua tomba, e quanto al paese, già colonia di Schäuble… finirà con l’essere macellato “. Parole invariabili e timori che si ripetono costantemente… Una vera e propria orazione funebre, diventata permanente e pervasiva, qui: non quella di Pericle, però, no, un’altra, trasmessa per radio, come questa lamentela tratta dalla trasmissione del mattino del 31 marzo 2017 (90.1 FM).

I media ripetono senza sosta che “il prossimo accordo tecnico ( ‘staff level agreement‘) tra il governo e le istituzioni (Troika allargata) è solo una questione di tempo, e di poco tempo. E quindi il governo ha appena effettuato con la consueta urgenza il suo consueto “messaggio” preparatorio… eseguito dai parlamentari della sua maggioranza, per farci inghiottire l’ennesima pillola di memorandum. Tanto più che tra le misure adombrate c’è l’abbassamento della soglia sotto cui non si pagano le imposte, ridotta a 5.900 euro di redditi all’anno (contro gli 8.636 di oggi), così come un’ulteriore riduzione dell’importo delle pensioni (che interesserà oltre 900.000 pensionati), con una diminuzione stimata in media di oltre il 30%” (vedi per esempio il quotidiano “Kathimerini” del 31 marzo). Un accordo che non può essere che “tecnico” e che durerà per sempre… fino al futuro crollo, che si sente arrivare… nel caos sotto l’Acropoli. In ogni caso, per rendere le nostre vicende umane, decisamente poco riprese dagli obiettivi, più chiare, si può far notare che così in Grecia diventa soggetto a tassazione l’impiegato medio di quello che resta del settore privato, un impiegato che a tempo pieno guadagna 400 euro al mese – il che sta diventando la regola.

I giorni passano, la primavera avanza e i turisti a volte si chiedono (e mi chiedono) come va la crisi greca. Perché a volte hanno difficoltà a cogliere a prima vista questa crisi, così specificamente greca, se non osservano la Grecia in maniera appena un po’ più approfondita, soprattutto ad Atene. Come magra consolazione (crisi o meno) per gli spettatori, indipendentemente dalla loro provenienza, sulle alture del monte Imetto si possono incontrare ancora alcune rare greggi. Vicino al giardino botanico è stato possibile riprendere i lavori di restauro sul sito delle terme romane, questa volta in pieno centro. Non tutto è buio, allora. La scoperta di queste terme negli anni ’90 aveva costretto a modificare i piani di costruzione della metropolitana. Altri tempi?

Torna in mente che storici e archeologi ritengono che le terme romane siano state fondate dopo l’incursione degli Eruli, come è noto una tribù germanica che saccheggiò Atene intorno all’anno 267 dopo Cristo, mettendo così fine alla tradizione dell’arte scultorea della città. Forse gli storici e gli archeologi del futuro, che saranno naturalmente paleoinformatici, stabiliranno che dopo l’incursione della Troika allargata all’inizio di questo terzo millennio il Paese non si è mai più ripreso.

Storie della nostra umanità decisamente non inquadrate dagli obiettivi. Il sindacato dei giornalisti di Atene giovedì 30 marzo ha lanciato uno sciopero del personale della Radio di SYRIZA 105,5 FM, denunciando molto precisamente il licenziamento ingiustificato di una giornalista. La dichiarazione, firmata quasi all’unanimità dall’assemblea generale dei lavoratori di SYRIZA 105.5 FM, è chiara:

“Condanniamo con forza la decisione di licenziare la nostra collega Katerina Kanaki. Le è stato comunicato che a partire dal 31 marzo non lavorerà più alla nostra radio. Condanniamo e denunciamo il tentativo dalla direzione di presentare il licenziamento come una “non assunzione”. La nostra collega stava lavorando alla radio 105.5 FM, come risorsa confermata e permanente dal 1° giugno 2016. Per i dieci mesi di lavoro fino a oggi ha ricevuto solo due pagamenti di 400 euro ciascuno. Allo stesso modo condanniamo con sdegno il metodo utilizzato dalla direzione, che dopo nove mesi di ostruzionismo, e poi facendo finta di dover ‘esaminare il sistema e l’inquadramento dell’assunzione’ promessa, le ha fatto firmare un contratto ingannevole di apprendistato della durata di soli 15 giorni, il 17 marzo, in realtà per far valere il quadro giuridico conseguente, e porre fine immediata al contratto di lavoro <…> Crediamo che il licenziamento della nostra collega inauguri un periodo funesto per i dipendenti della radio Syriza 105.5, minacciando direttamente il rapporto di lavoro, viste anche le abominevoli dichiarazioni di alcuni membri della direzione, come: ‘Chi non ce la fa, può andarsene’.”
Così riporta la stampa greca il 30 marzo 2017, per esempio “IEfimerida”.

E dato che il ridicolo raramente uccide – tranne la sinistra – un deputato e… intellettuale organico del partito ANEL (alleato di governo di SYRIZA) ha appena dichiarato (31/03): “Non sono d’accordo con tutte queste nuove misure (di austerità), tanto più che il paese è sotto occupazione. Si è trasformato in una colonia del debito, e certamente la politica del governo è una politica di sinistra, se non che la sua attuazione non lo è” (dal quotidiano” To Pontiki”).

I greci non hanno più l’aria di prestare alcuna attenzione alle dichiarazioni degli Tsiprosauri, sulla piazza della Costituzione ormai splende solo il sole o c’è qualche rara manifestazione, eroica e simbolica. Per esempio quella di chi ha denunciato la vendita della grande compagnia di assicurazioni controllata della cosiddetta Banca Nazionale di Grecia, che non è più una banca, e ancora meno è nazionale o… di Grecia, visto che è stata venduta a fondi stranieri (sotto il governo Tsipras II nell’autunno 2015) al 2% del suo valore.

I turisti, già abbastanza numerosi ad Atene, osservano la scena, “Athens, very beautiful sightseeing“, come no!
Al di fuori della sede del sindacato dei giornalisti di Atene, un grande striscione spiegato crede di ricordare ai passanti, che restano indifferenti, le lotte combattute solo poco tempo fa “per la libertà, e per la dignità” della nostra società. Solo che poi è passata la Troika e poi… SYRIZA. E non è poco, sette anni di storie di vita, dal 2010, chiamate crisi greca.
Ma per rendere questo “futuro” più comprensibile ai nostri amici francesi (giustamente occupati e molto preoccupati per le elezioni di primavera a casa loro), direi che il caso SYRIZA si potrebbe semplicemente riassumere con questo scenario, del tutto ipotetico e immaginario: viene eletto Jean-Luc Mélenchon che immediatamente si comporta come un … François Hollande, sostenendo apertamente e addirittura imponendo il programma bancocratico ed europeista di Emmanuel Macron (si potrebbe ugualmente immaginare un caso equivalente a destra, con Marine Le Pen). Una cosa che non si può neanche immaginare, saremmo tutti d’accordo, no?

Atene, comunque il sole splende. Le guardie evzones faranno la guardia, soprattutto alle apparenze, le squadre sportive continueranno a incontrarsi nelle palestre e i turisti ammireranno come merita lo stadio antico di Atene, rinnovato per i primi Giochi Olimpici dell’era moderna nel 1896. La nostra vita, la più essenziale possibile qualche volta, non avrà bisogno di tanta immaginazione per… accontentarsi della minuscola scatola che è il tempo presente.

“Sappiamo conciliare l’amore per la bellezza con la semplicità, e l’amore per lo studio con l’energia; adoperiamo la ricchezza più perché dà la possibilità di agire, che per vacue vanterie di parole. Da noi ammettere la propria povertà non è considerato vergognoso, mentre lo è assai il non darsi da fare per liberarsene. Le stesse persone possono dedicarsi alla cura degli affari dello Stato insieme a quella dei loro affari privati, e anche i semplici artigiani hanno una sufficiente conoscenza delle questioni pubbliche. Siamo i soli, infatti, a considerare non solamente una persona pigra, ma addirittura un mutilato, chi non se ne occupa”.

Ecco un’altra orazione funebre, come la riporta Tucidide, quella di Pericle… sicuramente, completamente fuori dagli obiettivi oggi.
“Athens, very beautiful sightseeing“. Davvero! (Source) 

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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3 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 5 aprile 2017 at 12:51

mi sembra ridicolo che l’Italia partecipi ancora al pagamento dei debiti della Grecia in scadenza quando ci sono Stati dell’EU che non ci aiutano minimamente sul problema degli immigrati e, anzi, alzano barriere e muri….. e poi vengono a spulciare se il nostro deficit varia di qualche decimale !!!!!!

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gainhunter
Scritto il 5 aprile 2017 at 13:45

Per chi auspica l’arrivo della Troika in Italia.
La Troika in Grecia ha tagliato sprechi, corruzione, evasione, oppure ha tagliato… la Grecia?

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perplessa
Scritto il 5 aprile 2017 at 22:42

ci sarebbe a interrogarsi sul perché in certi periodi i quotidiani parlano di un argomento e in un altro no, in generale, e non solo per il caso greco

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