FOMC: affonda il Dollaro USA per un “somewhat”

Scritto il alle 07:45 da Danilo DT

 

FOMC-Statement

Sulla carta il meeting FED di oggi si è chiuso col classico “nulla di fatto”. Tassi invariati come ampiamente previsto ma quello che interessava era il POST FOMC, ovvero quello che la Yellen raccontava ai mercati dopo l’incontro di oggi.

Sulla carta è stata confermata l’inizio della riduzione del bilancio FED a settembre e il terzo rialzo dei tassi del 2017, il quinto dal giugno 2006, a dicembre. Questa quindi la teoria. Ed è quello che forse la Yellen vuol far credere al mercato, chissà. Poi però succede qualcosa. Per carità, nulla di catastrofico. Lo si vede dal termometro del VIX, sempre ampiamente sotto controllo. Però c’è secondo me un tassello che ha un po’ sballato proprio quello che Janet aveva appena affermato.
E quel tassello si chiama “somewhat”.
Strana parola per alcuni di voi, che può significare anche poco. In realtà questo termine, che significa “piuttosto”, è stato usato nel presente comunicato in alcuni punti ma in altri casi, il termine “somewhat” è scomparso. Eccovi un rapido confronto tra il comunicato precedente e l’attuale.

fomc-statement-july-2017
Somewhat è stato rimosso quanto di parla di inflazione. Ammissione da parte del FOMC di un tasso inflazione che quindi è sceso sotto i “livelli di guardia” e che deve essere monitorato.

Il mercato, ovviamente, ha letto la cosa come se fosse una chiara ammissione che la FED NON alzerà più i tassi nelle prossime sedute. Infatti sui future la reazione è stata chiarissima. Oggi il mercato sconta al 94,5% che i tassi a settembre non saranno toccati, e ad oltre il 90% che tale cosa sarà replicata a novembre.

future-aumento-tassi-usa-2017
E visto che i mercati sanno essere efficienti, questo significa quindi tassi USA che salgono meno del previsto. E la reazione sulla curva dei tassi è stata altrettanto immediata con il decennale USA che è colato a picco come rendimenti, causa nuovi copiosi acquisti. Eh cari lettori, la debt deflation

us-10yr-note-usa
E quindi, intermarket docet, la reazione poteva solo essere PRO Euro che quindi sfonda area 1,17 e si rafforza ancora di più.

Ultima nota: in merito al bilancio FED, si è detto che si vuole cominciare la riduzione come previsto. Ma solo se il mercato lo consente e non si frena la crescita. Quindi cari lettori, il messaggio è chiaro. No illusioni, si naviga a vista. Ma come accennato nei giorni scorsi, il quadro continua ad essere favore di un rafforzamento dell’Euro. Siamo a livelli estremi e non escludo l’intervento (vocale) di qualche esponente BCE che porti un po’ di speranza un possibile indebolimento. Anche perché un Euro che si rafforza significa meno export e quindi frenata economica. Dite che diventa addirittura un favore per i tedeschi, visto che si tratterebbe indirettamente di una mossa paragonabile ad un intervento restrittivo BCE? Forse è per quello che in fondo in fondo, a Francoforte va bene così…

STAY TUNED!

Danilo DT

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