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FOMC: a settembre il prossimo rialzo dei tassi USA. Mondo permettendo.

Scritto il alle 08:40 da Danilo DT

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Il meeting FED si conclude con un nulla di fatto sui tassi, ma apre le porte a possibili aumenti del tasso FED già fin da settembre. Ma sarà la naturale conseguenza di tanti fattori coincidenti.

E alla fine il FOMC è andato a finire esattamente come pensavamo. Non mi riferisco ovviamente alla decisione sul tasso FED, che era ovviamente destinato al “nulla di fatto”. Mi riferisco in particolar modo a quanto invece è stato detto a corredo del meeting.
Se vi rileggete questo post o ancor meglio vi guardate questo VIDEO, capirete che molto probabilmente la realtà si è distanziata dalle mie previsioni di…un nulla.

Ma andiamo con ordine.

La Federal Reserve è più ottimista sull’andamento dell’economia americana tanto da lasciare aperta la porta a una stretta monetaria, magari già a settembre.
Uno a zero. Esattamente come pensavo. La Yellen butta l’amo e vede se il mercato abbocca. Anche perché c’è la macroeconomia a supporto…

“I rischi di breve termine relativi all’outlook economico sono diminuiti”

In questa frase c’è tutta la sintesi della questione. Macroeconomia in miglioramento, minori rischi sistemici e Brexit che è stata quasi ignorata dal mercato, e quindi possibile riavvio della normalizzazione. E la conferma la troviamo in questa altra frase di Janet Yellen:

“La Fed si aspetta che le condizioni economiche evolveranno in modo tale da richiedere soltanto un rialzo graduale dei tassi”.

Ecco la pioggia di condizionali di cui vi parlavo. E nella sfilza di se e di ma, ecco che viene sottolineato il graduale rialzo dei tassi, graduale perché dovrà essere il meno invasivo possibile e accompagnerà il quadro generale non solo economico ma anche politico. Si andrà quindi ad operare solo se ci sarà la calma e se le condizioni di mercato lo permetteranno. Quindi calma e gesso. E difatti ecco cosa dice ancora la FED.

“I tassi rimarranno probabilmente, per un po’, al di sotto dei livelli che ci si aspetta prevalgano nel lungo termine”.

Quindi tutto dipende dal futuro, la famosa “sagra del relativismo” continua, e tutto dipenderà da mille fattori. Però il messaggio è chiaro. La volontà è quella di alzare i tassi quanto prima. E allora ecco che se il mercato reggerà, se la macroeconomia continuerà a dare soddisfazioni, settembre potrebbe già essere il momento giusto, previa una fase propedeutica di forward guidance che cercherà rendere il più digeribile possibile la mossa restrittiva. E tutto questo avverrà anche se l’inflazione continuerà ad essere molto bassa.

Ed i mercati come hanno reagito alla Yellen? Quasi in modo indifferente. Come se lo fossero aspettato o come se ormai sapessero che, chi comanda, non è certo la FED ma il mercato stesso. Quindi le parole di Janet sono state gradite perché non destabilizzanti. Ma era tutto abbastanza ovvio, tanto che il sottoscritto, nella sua profonda ignoranza, era riuscito già ad immaginarsi tutto.

Ovvio: ora tutto dipenderà dal prossimo FOMC, che sarà appunto il 20 e 21 settembre. Un meeting carico di attese e di timori. Ma state pur certi che se arriverà un rialzo, non sarà poi così inatteso. La FED ce lo farà sapere in più modi (ricordate? La fase propedeutica è fondamentale), a partire dall’ormai tradizionale simposio di Jackson Hole, dove ogni anno i grandi potenti della finanza e dell’economia, si incontrano.

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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1 commento Commenta
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Scritto il 28 luglio 2016 at 15:32

Se i tassi vanno alzati, vanno alzati, però l’alzarli comporta conseguenze varie. Potrebbero esserci delle conseguenze di fasi turbolente a Wall Street? Se così fosse, secondo voi, la cosa verrebbe fatta a settembre o 3 mesi dopo, dopo le elezioni presidenziali? Dipenderà, probabilmente. Però, se alla Fed possono scegliere, è più probabile che non creino problemi ai politici.

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