FOCUS: il livello giusto dello spread BTP Bund e il dilemma del prigioniero

Scritto il alle 11:11 da Danilo DT

La lunga battaglia dello spread sembra avere trovato un argine potente, di cosa si tratta? Ma qual è il livello “giusto” dello spread? Quali altri fattori di rischio incorpora allora lo spread? Che cosa deve accadere perché lo spread torni a livelli teoricamente corretti?

In questa fase di mercato, è sempre interessante analizzare alcune view di professionisti.
Ennesima puntata della “piccola partnership” (non di tipo commerciale, ci tengo a sottolinearlo) con una casa d’investimento (AnimaSgr) con un approfondimento di indubbio interesse.
Tengo inoltre a precisare che questo video è dedicato soprattutto agli investitori magari non super professionisti, ma è anche interessante per coloro che sono più “navigati”.
Ovviamente sarò ben lieto di leggere i Vs feedback su questa iniziativa. Vi lascio al video e alla sua trascrizione. Buona visione!
Vi lascio al video…

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1. La lunga battaglia dello spread sembra avere trovato un argine  potente, di cosa si tratta?

Il 6 settembre scorso il Direttivo della BCE ha deciso che interverrà direttamente,  acquistando sul mercato i titoli dei paesi sotto attacco speculativo, con la finalità di abbassarne i rendimenti e portarne lo spread su livelli “appropriati”. In verità i fondi salva-stati avrebbero potuto già farlo, ma le risorse di cui sono stati dotati non sono riuscite ad esercitare alcuna efficace deterrenza.
Il bazooka che la BCE imbraccia è infinitamente più potente dato che una banca centrale può permettersi interventi senza limiti. Chi attacca i titoli di uno stato sovrano (vendendoli allo scoperto per deprimerne il prezzo e poi ricomprarli a prezzi più bassi) rischia molto: l’intervento della banca centrale può infatti impedire che i prezzi scendano e può farli addirittura salire, costringendo gli speculatori a ricoprirsi in perdita. Pertanto, in conseguenza dell’annuncio della BCE, lo spread è sceso in pochi giorni di oltre 100 punti base.

2. Ma qual è il livello “giusto” dello spread ?

Se diamo uno sguardo al passato recente, vediamo che fino alla primavera del 2010 (nonostante fossero già scoppiate le crisi greca, irlandese e portoghese) lo spread italiano è sempre rimasto vicino agli 80 punti base: nell’anno successivo è un po’ aumentato, ma su livelli inferiori a meno della metà degli attuali: in media 150 punti base. L’esplosione dello spread italiano ha luogo a partire dal luglio 2011; se fosse attribuibile alla sola speculazione, l’azione deterrente della BCE dovrebbe oggi riportarlo sotto 150 punti base, non a 340, come è ora.

3. A quanto ammontano le munizioni dell’ESM?

Un recente studio della Banca d’Italia ha isolato con opportune tecniche econometriche l’effetto esercitato sullo spread da ciascuno dei singoli fattori da cui si presume esso dipenda. Poiché lo spread misura il premio contro il rischio di insolvenza del debitore, gli imputati sono tutti gli ingredienti da cui dipende la solvibilità dell’Italia: l’andamento dei conti pubblici, il livello del debito e la solidità del sistema bancario.
La sorpresa è che, anche tenendo conto di tutti questi fattori assieme, lo studio della Banca d’Italia non riesce mai a giustificare uno spread superiore a 200 punti base. Nello spread italiano c’è quindi anche dell’altro: il vecchio rischio di cambio, la possibilità di un ritorno alla lira, cioè il collasso della moneta unica. Lo spread è infatti tornato ai livelli del 1998-99, quando l’euro ancora non c’era.

4. Che cosa deve accadere perché lo spread torni a livelli teoricamente corretti?

Pochi mesi fa una grande banca americana ha paragonato la situazione dell’Eurozona al  paradosso denominato il “dilemma del prigioniero”, in cui due prigionieri sono interrogati in stanze separate senza poter comunicare. Ciascuno dei due ha la possibilità di cavarsela accusando l’altro e alla fine entrambi vengono condannati perché si accusano reciprocamente. Se, al contrario, tutti e due avessero taciuto, se la sarebbero cavata e la polizia sarebbe rimasta senza prove. Gli economisti chiamano questo esito infausto un “equilibrio di Nash”. L’equilibrio di Nash stabilisce che anche se una strategia migliore esiste, alla fine prevale invece la soluzione peggiore. Da un anno l’Europa sembra in preda al dilemma del prigioniero: una soluzione collaborativa potrebbe essere a portata di mano, ma prevalgono diffidenze e divisioni. Tutti vogliono che l’euro sopravviva, ma le strategie perseguite sembrano invece condurre all’implosione della moneta unica. La determinazione della BCE ad intervenire direttamente sui mercati non mira soltanto a  bloccare la speculazione: ambisce a risolvere il dilemma di cui sono prigionieri i governi.

Solo quando lo spread sarà di nuovo stabilmente sotto i 200 punti sapremo che la mossa della BCE ha avuto finalmente successo.

STAY TUNED!

DT

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