FOCUS: i cigni neri del mercato

Scritto il alle 15:01 da Danilo DT

In questo video si descrivono i cigni neri. Viviamo in un’epoca di particolare concentrazione di tali eventi? E cosa ci aiuta a capire se un evento è, o non è, un cigno nero?

Buongiorno a tutti!

Ennesima puntata della“piccola partnership” con una casa d’investimento  (AnimaSgr).

Tengo a precisare che questo video è dedicato soprattutto agli investitori magari non super professionisti, ma è anche interessante per coloro che sono più “navigati”.


Ovviamente sarò ben lieto di leggere i Vs feedback su questa iniziativa. Vi lascio al video e alla sua trascrizione. Buona visione!

Immagine anteprima YouTube

D1. Cosa sono i cigni neri?

Nella vita comune i fatalisti dicono “Quando qualcosa può andare storto, andrà comunque storto!”, questa è la cosiddetta “legge di Murphy“. In finanza si parla di “cigno nero”, cioè eventi che l’analisi statistica considerava impossibili o statisticamente molto improbabili.Le curve di probabilità, in statistica, hanno una forma “a campana”: ciò significare che gli eventi che si posizionano al centro sono più probabili e che spostandosi verso le code le probabilità decrescono, fino ad associare una probabilità quasi nulla agli estremi (positivi o negativi che siano). La forma della curva di probabilità si calcola sulla base della frequenza con cui certi eventi si sono ripetuti nel passato. I “cigni neri” sono eventi che non sono mai accaduti prima e che, proprio per questo, cambiano il corso delle cose, perché inaugurano una statistica inedita inserendo nel quadro generale un pezzo di informazione che prima non c’era. Non c’era stato Hitler, prima di Hitler. Non c’era stato un 11 settembre, prima dell’11 settembre 2001. Il “cigno nero” identifica eventi che si collocano per probabilità a questi estremi o addirittura oltre gli estremi. Fino al secolo scorsogli ornitologi consideravano impossibile l’esistenza di cigni neri, finché non ne fu trovato uno,uno solo: una sola osservazione può d’un tratto rovesciare una teoria consolidata.


D2. Viviamo in un’epoca di cigni neri?


Molti direbbero di si, dato il numero di eventi imprevisti e disastrosi degli ultimi anni. Diciamo che la propensione all’ansia dei mercati è aumentata e si traduce in volatilità alta e, talvolta, in panico. Navigare in queste acque è più difficile, ma non tutto ciò che appare come un “cigno nero” lo è. La straordinaria potenza distruttrice dello “tsunami” giapponese è un “cigno nero” e lo è l’esplosione della centrale nucleare di Fukushima. Non sono però “cigni neri” i terremoti né le conseguenze economiche globali del cataclisma. Le reazioni dei mercati finanziari alla catastrofe giapponese sono emblematici: nonostante la drammaticità degli eventi, l’analisi razionale dei fatti ha finora prevalso. La reazione d’impatto dei mercati globali è stata ovviamente negativa, ma il recupero è stato rapido, appena si è compreso che il Giappone ha le risorse per assorbire gli effetti distruttivi del sisma e che l’ondad’urto sulla crescita mondiale sarà di entità contenuta. Gli effetti di propagazione passeranno, semmai, dalle conseguenze indirette dell’emergenza nucleare. La vulnerabilità dei reattori di Fukushima ha spinto tutti i paesi del mondo a rivedere i propri piani di sviluppo nucleare o, addirittura, a chiudere le centrali esistenti. Nel lungo andare i prezzi delle materie prime energetiche subiranno sicuramente l’effetto della sostituzione con fonti tradizionali (petrolio, gas ecc.) e ogni aumento dei prezzi delle materie prime ha impatti sulla crescita. Anche se negativi, sono però impatti calcolabili, non “cigni neri“. Ad esempio,è stato stimato che nel nostro paese un aumento permanente del 20% del prezzo del petrolio provoca un rallentamento del Pil dello 0,5%. Per ora però il prezzo del petrolio è sceso (in anticipazione del minor consumo giapponese) e sappiamo che dovrà tornare stabilmente attorno ai suoi massimi storici (attorno a 140$/barile) perché si verifichi un azzeramento della crescita prevista. Questo evento non è del tutto improbabile, ma non dipende dallo tsunami giapponese.Dipende molto di più dalla situazione in Nord-Africa ed in Medio-Oriente, dove in 3 mesi il panorama geopolitico è stato sconvolto da uno tsunami politico e sociale. A ben vedere neanche quello era un “cigno nero”, perché gli osservatori più attenti avevano per tempo avvertito del pericolo. In quell’area possono tuttavia emergere nei prossimi mesi insidie impreviste, come già accadde trent’anni fa in Iran.


D3. Cosa ci aiuta a capire se un evento è o no un cigno nero?


L’economista Frank Knight (contemporaneo di Keynes) distingueva tra la nozione di “incertezza” e quella di “rischio”, classificando come “incerte” situazioni in cui l’ignoto è ignoto (unkwown unknown) e “rischiose” situazioni in cui l’ignoto è noto (known unknown). Fortunatamente, la maggior parte delle vicende con cui facciamo i conti tutti i giorni sono eventi in cui “l’ignoto è noto” e che gli strumenti dell’economia e della finanza ci consentono di gestire senza evocare fatalistiche “leggi di Murphy“.Quando un evento è stimabile, si possono infatti adottare misure che ne neutralizzino ( o almeno ne mitighino) gli effetti. Quello che vale per la politica, deve valere anche per i nostri investimenti.

By AnimaSgr

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DT

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8 commenti Commenta
mattacchiuz
Scritto il 25 marzo 2011 at 15:31

i cigni neri sono stati tutti presi a fucilate da bernanke

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tommy271
Scritto il 25 marzo 2011 at 16:16

Il mio cigno nero rimane la Gran Bretagna con tutte le sue banche fallite.

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Scritto il 25 marzo 2011 at 16:16

Infatti negli USA è molto noto un piatto prelibato, teh black swan alla Bernie, condito con salsa all’inchiostro di stampante di zecca, aromatizzato con erbette cresciute nel giardinetto privato di Lord Blanky di GS, servito con CMBS, CDO, ABS e tutti i titoli salsiccia disponibili sul mercato…

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Scritto il 25 marzo 2011 at 16:17

Ops… non ho chiuso il maiuscolo… Provvedo subito… ecco fatto!

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daino
Scritto il 25 marzo 2011 at 16:22

Anima è una buona società di investimento con alcuni fondi interessanti. Molto famoso Anima liquidità.
Lo dico perchè è una società italiana in un settore in cui le società anglosassoni la fanno da padrone. E’ un dispiacere che tutti i nostri risparmi siano dati in gestione a società estere quando sono convinto che anche in italia abbiamo le qualità per competere.
Tra l’altro se l’operaio non lo si può più fare perchè la cina e c. la fanno da padroni grazie ai basti costi, è necessario che ci sviluppiamo in settori tipo questo.

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smsj
Scritto il 25 marzo 2011 at 21:59

daino,

Se i soldi vanno in fondi esteri ci saranno degli ottimi motivi o sono tutti cretini?
Se un fondo è competitivo il mercato se ne accorge subito, non preoccuparti.
Piuttosto fa molta fatica a rendersi conto quando competitivo non lo è.

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gainhunter
Scritto il 26 marzo 2011 at 08:35

Io ho avuto Anima Liquidità per diversi anni, e posso dire che quando la Lehman Brothers è fallita il fondo ha perso l’1% (che non è poco per un fondo monetario, ma è andata mooolto peggio a chi aveva obbligazioni LB invece di un fondo con dentro obbligazioni LB). Ma la cosa che mi ha spinto a chiuderlo è che dopo qualche mese il fondo era ancora particolarmente esposto su titoli bancari.
Vedo che ora invece il portafoglio è per la maggior parte su titoli di stato italiani:
http://www.morningstar.it/it/snapshot/snapshot.aspx?id=F0GBR04W4E&tab=3

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lampo
Scritto il 26 marzo 2011 at 10:39

Video interessante… che conferma quanto avendo letto nell’ultimo libro del famoso Mandelbrot (noto al grande pubblico per i frattali…):
“Il disordine dei mercati. Una visione frattale di rischio, rovina e redditività”
In pratica spiega come la teoria gaussiana… non può assolutamente essere applicata ai mercati finanziari.
Ve ne consiglio la lettura… anche perché, scritto nel 2005, ha previsto un bel po’ di cose… e tratta del tema della facilità con cui si perdono soldi nei mercati finanziari

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