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EXIT STRATEGY: crocevia per l’Europa

Scritto il alle 11:15 da Danilo DT

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All’investitore medio, un modico rialzo dei rendimenti dei nostri titoli di stato passa quasi inosservato. Lo spread tra BTp e Bund resta sui livelli massimi dal 2015, a 174,5 punti, ed il rendimenti del titolo decennale italiano è al 2,21%.
Di per se non è successo assolutamente nulla, se non la percezione di un po’ di timori per il rischio di elezioni anticipate.
Nelle ultime analisi che ho redatto sul mio blog si è parlato di un “rischio” spread ed un “rischio” tassi in quanto si è associato un movimento dei rendimenti verso l’alto come un segnale di allarme. Per carità, lo confermo, però è giusto anche dire una cosa. Un rialzo dei rendimenti nel mercato obbligazionario non sempre deve essere visto in chiave negativa. Nella logica di questo momento, a seguito di una copiosa manovra di politica monetaria della Bce, sarebbe anche normale poter parlare di reflazione, ovvero un aumento dei rendimenti dovuto all’aumento dell’inflazione e ad un miglioramento del quadro macroeconomico. Sarebbe il segnale che conferma un quadro economico dove l’economia risponde positivamente agli stimoli della politica monetaria.
Questo è quanto possiamo dire sicuramente degli USA.
Ma per l’Europa e nella fattispecie per l’Italia, questo ragionamento regge?

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Danilo DT

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4 commenti Commenta
kociss01
Scritto il 27 gennaio 2017 at 18:36

lo scrivo anche qua:
potrebbe essere arrivato il momento di minacciare un default selettivo SOLO sul debito pubblico in mano agli istituzionali esteri….. sarei proprio curioso di vedere se una mossa del genere portasse finalmente al considerare qualcosa come emissione di eurobond o condivisone di parte del debito pubblico al fine di evitare il tracollo dell’eurozona.

mettiamo ADESSO con le spalle al muro la BCE e i tedeschi altriemnti a fine anno con l’esaurimento del QE ci finiamo noi con le spalle al muro e col sedere x terra.
cosi’ le istituzioni europee e i governi forti saranno costretti a afre qualcosa per non far crollare tutto, e statene certi che hanno anche loro parecchio da rimetterci.
se non ora quando???

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kociss01
Scritto il 28 gennaio 2017 at 16:52

scusate se insisto sulla mia ipotesi espsota sopra, mi piacerebbe leggere i vs commenti sempre molto lucidi e competenti…. ma io vedo il IL GOVERNO ITALIANO IN ESTREMA DIFFICOLTA’ CON L’EUROPA CHE VUOLE CHE I CONTI PUBBLICI SIANO SOTTO CONTROLLO…IL RISCHIO? UNA PROCEDURA DI INFRAZIONE…CHE PUO’ PORTARE ALLA TROIKA..E AL COMMISSARIAMENTO…CON CONSEGUENTE BLOCCO DELLA LIBER A CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI E TASSE DI SUCCESSIONE A MANETTA.(COME PRIMA MISURA..OLTRE CHE L’IVA AL 25%) in pratica quelloche rischiammo in novembre del 2011…
a questo punto non e’ meglio muoverci prima noi??
quali sarebbe ro secondo voi le implicazioni o i rischi ?
Grazie mille

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Scritto il 30 gennaio 2017 at 08:21

a tendere se le cose peggiorano, la troika potrebbe essere ben più di un’ipotesi…

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paolo41
Scritto il 30 gennaio 2017 at 18:24

kociss01@finanza,
vuoi che Padoan e la Commissione EU non trovino l’accordo per due “spiccioli” quando il problema politico è ben più grave sia a livello europeo dove hanno una paura bestiale dell’irrompente populismo sia a livello italiano dove la sentenza della Consulta ha definitivamente confermato l’ingovernabilità del sistema Italia…. è il galoppante spread e l’aumento del tasso del decennale ne sono la semplice prova……

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