Europa: la Germania è sempre più sola, ora è tempo di cambiare

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Austerity, guerra valutaria, quantitative easing in un quadro intermarket preoccupante che deve cambiare. Per la nostra sussistenza.

Il G7 della presidenza inglese si è concluso come preannunciato: un passaggio formale in attesa delle elezioni tedesche del prossimo settembre, mentre si va delineando lo scenario delle nuove alleanze. Mentre gli anglo-americani si preparano a cingere d’assedio la Germania preannunciando una apertura dei mercati transatlantici nel settore dei servizi, il Giappone si incarica di tallonare la Cina e di versare liquidità per alleggerire la morsa che attanaglia l’Europa. Fa quello che la Bce non può fare.

La corale richiesta alla Germania di farsi promotrice di un generale ribilanciamento tra austerity e crescita è servita solo a creare una densa cortina fumogena, così come era del tutto implausibile che Berlino accogliesse l’auspicio di aumentare la domanda interna per fare da traino all’Europa ed al resto del mondo.

La Francia cerca di resistere: i due anni di moratoria concessi per rientrare al 3% di deficit sul Pil le consentono di scollinare sia le elezioni tedesche sia il rinnovo del Parlamento europeo. L’Italia è chiusa in una morsa: obbligata al pareggio strutturale per via del colossale debito pubblico che ha riaccumulato, vede la sua economia continuare ad andare a picco. Giorno dopo giorno, affonda silenziosamente.

Washington guida il Tridente occidentale: alleanza transatlantica con Londra e transpacifica con Tokyo

Washington, Londra e Tokio sono perfettamente allineate: elevato deficit del bilancio pubblico per ridurre le tensioni nell’economia reale e quantitative easing delle banche centrali per tirare su velocemente i listini di Borsa: hanno festeggiato insieme l’avvenuto recupero dei valori finanziari.

Gli indici di Wall Street, Londra e Tokyo sono tornati ai livelli pre-crisi. Anche il Nikkey, come d’incanto, negli ultimi sei mesi ha ripreso il volo, replicando le dinamiche di Wall Steet e della City londinese, mentre lo yen si è svalutato del 25% sul dollaro e sull’euro. Nei confronti del remninbi cinese ha toccato in questi giorni il tasso di 6,06: il più basso da oltre un decennio, visto che nel gennaio del 2002 quotava 6,15.

La manovra è riuscita: visto che non si riesce a forzare il peg tra remninbi e dollaro, è toccato allo yen aprire il varco che frutterà a Tokyo maggiori esportazioni verso la Cina, alleggerendo contemporaneamente la pressione verso gli Usa e soprattutto spiazzando la Germania, il suo grande concorrente nel celeste impero.

Non è un caso che di guerra valutaria nessuno vuole più parlare: la liquidità immessa dalla Fed serve prevalentemente al rilancio dell’economia americana, con l’acquisto di titoli della Treasury e del settore immobiliare. Ben poco del Quantitative easing 3 si indirizza invece alla speculazione sulle commodities, come si ritiene che sia avvenuto nell’inverno del 2011: far salire i prezzi internazionali del petrolio avvantaggerebbe la Russia e creerebbe un generale scontento.

Anche l’oro è sceso a picco. La Banca del Giappone, poi, raddoppiando il volume degli interventi di allentamento quantitativo, per un verso compra asset interni a basso rendimento liberando risorse che il sistema bancario può utilizare all’estero, e per l’altro concorre al finanziamento del deficit pubblico destinato ad ulteriori colossali investimenti interni.

Nel 2013, il deficit pubblico di Tokyo aumenterà del 2% del Pil, portandosi al 11,5%. Gli investimenti pubblici aggiuntivi dovrebbero ammontare complessivamente a 170 miliardi di dollari, di cui 85 miliardi a carico della finanza pubblica e l’altra metà a carico dei privati: finalizzati alla ricerca nelle tecnologie avanzate, specie nel settore energetico, alla ricostruzione dopo lo tsunami, alla sicurezza antisismica ed al sostegno dei redditi delle fasce più deboli.

Il risultato atteso da questi interventi, che sono iniziati ad aprile in coincidenza con il nuovo esercizio finanziario, dovrebbe essere di circa 600 mila nuovi posti di lavoro. Insomma, il Giappone ha adottato ancora una volta una strategia opposta a quella della pauperizzazione del lavoro, che viene ancora adesso propugnata in Europa come unica soluzione per sopravvivere nella competizione globale, Il debito pubblico giapponese, che arriverà al 236% del Pil, viene piazzato sull’interno al tasso dello 0,82% per i titoli decennali, un livello più basso dei corrispondenti titoli statunitensi e tedeschi.

Per quanto riguarda la liquidità impiegata all’estero, si stima che da settembre scorso siano entrati in Europa già 50 miliardi di dollari provenienti da Tokyo. Le preoccupazioni espresse al vertice dal Cancelliere dello Scacchiere britannico Osborne circa la stabilità del settore bancario e la necessità di coordinare a livello internazionale la lotta all’evasione fiscale hanno una chiara motivazione interna: i 1.206 miliardi di euro di interventi pubblici a favore delle banche inglesi, con due istituti nazionalizzati ed altrettanti in amministrazione controllata, rappresentano un problema di prima grandezza. Rappresentano quasi la metà del complesso degli aiuti alle banche stanziati nell’intera Europa. D’altra parte, anche il deficit pubblico inglese va ridotto: e non c’è più niente da privatizzare, anzi.

L’assedio all’Europa continentale da parte dell’asse anglo-britannico è rappresentato dalla richiesta di creare una nuova partnership transatlantica, aprendo i mercati nel settore dei servizi. L’obiettivo è chiaro: far saltare gli equilibri europei che la Germania sta tessendo dal 2009. Già il Presidente americano Obama lo aveva annunciat,o nel suo ultimo Discorso sullo stato dell’Unione: questi accordi tra Usa ed Unione europea preludono alla creazione negli Usa di milioni di posti di lavoro ben retribuiti.

La Germania? un triste, isolato dominio

A ben vedere, anche il Dax di Francoforte è alle stelle: ma ha recuperato per via dell’immensa quantità di risorse finanziarie ritirate dalle banche tedesche dall’estero dopo la crisi. A partire da gennaio del 2007, hanno ridotto complessivamente la loro esposizione verso i Paesi industrializzati di ben 1.126 miliardi dollari, di cui 778 miliardi nell’area dell’euro: -190 alla Spagna, -71 alla Francia, -39 alla Grecia, -159 all’Irlanda, -140 all’Italia, -31 all’Olanda, -30 al Portogalli e -11 alla Slovenia.

Dagli Usa sono stati ritirati 260 miliardi di dollari: più che una fuga dal rischio sembra la necessità di dare copertura di perdite interne, per compensare gli oltre 646 miliardi di euro di aiuti concessi dal Governo di Berlino alle sue banche, ripartiti in 114 miliardi di ricapitalizzazioni, 455 miliardi di garanzie, 66 miliardi di acquisti di titoli illiquidi e 9 miliardi di provvista di liquidità.

È qui la solitudine strategica della Germania: isolata ad Occidente, sfidata dal rinsaldato asse anglo-britannico; sfidata ad Oriente dal competitor giapponese; in difficoltà con il Meridione europeo, cui ha impartito inflessibili lezioni di rigore. Anche la Francia si allontana, a poco a poco. Un’Europa tedesca non è mai piaciuta a nessuno.

Articolo tratto da HuffingtonPost che si ringrazia

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DT

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Commenti (n° 24)Commenta

  1. con qualche sfumatura per quanto riguarda Francia e Italia, ma concordo in pieno con l’analisi.

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  2. john_ludd scrive:

    E vai con l’offensiva mediatica anglo-americana che cerca di convincere innanzitutto i suoi cittadini sudditi obesi che a casa loro va tutto bene e che il mondo partirebbe verso nuovi mirabolanti orizzonti di crescita se solo quei maledetti tedeschi… certo il fatto che il reddito mediano in USA è al livello del 2001 è irrilevante… certo in Inghilterra è un nuovo miracolo economico con crescita zero o negativa malgrado un deficit al 9%, con la BOE che compra tutte le emissioni lunghe e inflazione al 3%. Tutto ok anche in Giappone, il debito pubblico+privato al 500% è troppo poco, questa la ragione per cui sinora non è andata bene, quindi creiamone di più. Irrilevante il fatto che gli utili delle multi nazionali nipponiche verrà fatto all’estero in valuta estera e di sicuro non rientrerà in patria per essere convertito in una valuta nazionale che precipita con grande gioia e sollievo della signora Watanabe appena andata ad aggiungersi alle decine di milioni di pensionati. D’altra parte è successo lo stesso in USA dove le multi nazionali fanno utili record e tengono i loro miliardi offshore. Tuttavia la luce sta per splendere anche da noi, grazie al nuovo accordo commerciale trans atlantico che creerà milioni di miliardi di nuovi posti di lavoro nei… servizi… di chè ? finanziari forse… perchè se vi imprimete nelle vostra zucca vuota questo grafico forse è meglio:

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  3. john_ludd scrive:

    … e fatevene una ragione … a meno di miracoli che oggi non si vedono e che richiederebbero anni e anni di investimenti nei settori giusti invece che insistere dilapidando le ultime risorse in quelli sbagliati, la crescita in occidente è finita e questa è una delle ragioni:

    nella migliore delle ipotesi siamo a crescita zero nei paesi a bassa natalità e attorno all’1,5% negli USA la cui popolazione continua a crescere attorno al… 1,5% ma guarda un pò.

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  4. john_ludd scrive:

    Sempre sul tema va tutto bene, senza austerity andrebbe come in USA dove stanno bene…

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  5. john_ludd scrive:

    Sempre sul tema senza austerity staremmo come in USA dove stanno bene…

    non vi viene in mente che c’è qualcosa DI DIVERSO e che il MONDO E’ DAVVERO CAMBIATO ?

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  6. john_ludd scrive:

    scusate il casino con gli upload… conta il messaggio e non la forma

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  7. ti perdoniamo per stavolta…. :mrgreen:

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  8. john_ludd scrive:

    manca un grafico, riprovo…

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  9. john_ludd scrive:

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  10. john_ludd scrive:
  11. bergasim scrive:

    Scusa JOHN

    Ti stai troppo bergasimmizzando, qui non serve farsi il sangue amaro , si fa finta di voler capire ma poi si parla di analisi delle frattaglie, la realtà non interessa.

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  12. idleproc scrive:

    Il grafico Delta GDP/Delta Debt ove anche dall’altra parte dell’Atlantico alcuni la buttano giù pesante mi pare tagli la testa al Toro in prospettiva…

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  13. john_ludd@finanza,

    Chi si ricorda quando ormai mesi fa john diceva che i dati delle esportazioni cinesi erano truccati. http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-05-08/lexport-cinese-diventa-giallo-192055.shtml?uuid=AbiNcEuH

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  14. john_ludd scrive:

    kry@finanza,

    eppure le fonti che ho io sono pubbliche, quello che so io lo può sapere chiunque e anzi… ho il sospetto che quello che so io le cancellerie che contano (non la bettola che sta a Roma) lo sanno anni prima che le fonti che consulto lo possano pubblicare… solo un sospetto naturalmente… d’altra parte quando membri dello stesso apparato governativo USA dichiarano (magari perché sono in pensione o vogliono salvarsi l’anima nera che hanno) che la guerra in Iraq è stata pianificata negli anni 90 durante l’amministrazione Clinton… sospettare viene facile.

    …intanto i consumi di combustibili liquidi in Italia sono tornati al livello del 1998, dati di novembre quindi alla fine di quest’anno saremo al 1996. Noi siamo uno di quei paesi che è stato deciso di tagliare fuori dai flussi energetici… affinché altri ne possano beneficiare dato che non ce sarà per tutti. Non fossimo governati da entità extra nazionali da 60 anni avremmo invece la possibilità di crearci un nostro spazio… povera Italia e poveri italiani che non sanno nulla di quello che gli accade attorno. Abbiamo prodotto solo degli ometti di paglia dopo Enrico Mattei.

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  15. john_ludd scrive:

    Follow the money ?

    Dont’ fight the FED ?

    NO MORE !

    Follow the energy STUPID !

    http://www.smartplanet.com/blog/bulletin/realpolitik-japan-trades-nuclear-tech-to-middle-east-in-exchange-for-oil/19535?tag=nl.e660&s_cid=e660&ttag=e660

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  16. idleproc scrive:

    Infatti… Mattei ce lo hanno fatto fuori.

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  17. john_ludd scrive:

    bergasim,

    >> Ti stai troppo bergasimmizzando…

    sai ogni tanto mi ripropongo di piantarla di scrivere commenti che non servono a un tubo… poi leggo il repost dell’huffington post di oggi e mi inca…xo. Agli americani restano solo due armi 1) il possesso dell’apparato mediatico (huffington post = blog di regime) 2) il sistema finanziario dollaro centrico.

    C’è anche l’esercito ma devo capire (mica solo io) come i militari si collocheranno nei prossimi anni rispetto il potere finanziario. Continueranno a essere subalterni ? Continueranno a fare cattive figure per essere stati costretti a combattere guerre con modalità che avevano in tutti i modi avversato (Iraq) ? O un giorno ne avranno abbastanza e l’America avrà finalmente il suo necessario Oliver Cromwell e il boia lavorerà a pieno regime ?

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  18. idleproc scrive:

    http://www.zerohedge.com/news/2013-05-13/chinese-power-consumption-collapses-economic-growth-slowest-early-2009

    I militari US hanno già più volte brontolato… si stanno infatti buttando sui mercenari… anche all’interno…

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  19. john_ludd scrive:

    idleproc@finanza,

    certo ma non i tedeschi, quelli hanno lavorato alacremente e su vasta scala sino al 1945, poi sono arrivati i liberatori, i nostri nuovi padroni. Oggi sono molto stanchi, perdono potere ogni giorno che passa e quindi come sempre accade agli imperi morenti, diventano pericolosi, molto pericolosi. L’impero che splende è invece benevolo con i propri sudditi, qualche soldo casca sempre per il popolino.

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  20. john_ludd scrive:

    Sulla Cina ho tentato altre volte qualche commento fuori dal solito coro. Non è facile non scrivere corbellerie e di certo ne ho scritte parecchie, ma una cosa la posso dare x certo. Tutto quello che viene comunicato è voluto e pianificato in largo anticipo dalle autorità. Non sottovalutiamo questa gente che ci mangia in testa mille volte. Sinora hanno voluto comunicarci che il paese cresceva al 10% fosse realmente vero oppure no. Era x loro utile che il numero fosse quello. Se e quando decideranno di farci sapere che la nuova crescita cinese è del 5%, non vorrà dire che sarà effettivamente del 5% ma solo che x le autorità cinese è ora utile che il numero sia questo. Questi hanno un piano in testa, essere il numero uno al mondo entro 20 anni e considerando la velocità con la quale sono passati dall’essere un paese agricolo a prima potenza industriale e considerando la spregiudicatezza con la quale questo passaggio è stato fatto (dai disastri ambientali all’utilizzi del cambio etc…) beh insomma…

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  21. john_ludd@finanza,

    Su quest’ultima cosa non posso che darti ragione. Purtroppo i dati dalla Cina sono da prendere con le pinze.
    Ma temo NON solo quelli cinesi.
    Il sistema ormai ci ha ingabbiati, noi siamo i burattini. O forse sbaglio?
    E questo cosa comporta? Semplice, comporta che cercheranno di pilotare le cose nel modo che a loro conviene di più, per il quieto vivere e per il raggiungimento del benessere per il maggior numero di giorni possibili. Benessere virtuale, visto che l’economia è quella che è.
    Ma allora, fino a quando la situazione può proseguire? Fintanto che certi equilibri reggono.
    Poi quando un giorno capiterà un qualcosa che farà perdere la fiducia nell’operato della FED, e qualcuno capirà che la situazione sta “scappando di mano” allora ci sarà da ridere.
    E questo capiterà…tra un mese? tre mesi? un anno?
    Nessuno e dico NESSUNO lo può. Un mio amico, Bradley, mi suggerisce giugno… Vediamo se ci azzecca…

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  22. john_ludd scrive:

    Dream Theater,

    la storia non si ripete ma fa la rima, dicono. Quindi non sarà proprio uguale ma… ricordati del 1973, l’ombelico del mondo è sempre lì, una volta culla delle prime civiltà, oggi area destabilizzata da dove provengono i decisivi flussi petroliferi. Basta un nulla e ti trovi il petrolio a 200 dollari, se lo trovi ! Sulle nostre testate pseudo giornalistiche non si parla dell’Egitto, paese sull’orlo della guerra civile, la Libia è oggi un paese fallito, centro di reclutamento di Al Quaeda, la Siria è dove si combatte la guerra che per ora si tiene fuori dall’Iran dove a Giugno si svolgeranno le elezioni… in Pakistan dove ci sono 100 testate nucleari le recenti elezioni hanno spinto il paese ancora un passo più in là verso l’ingovernabilità… ma la gente che ne sa, anzi direi che non gliene importa un fico secco. Il mondo di oggi mi ricorda un mix tra 1913 e 1973.

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  23. ilcuculo scrive:

    john_ludd@finanza,

    Quello che mi sfugge leggendo i tuoi commenti , che definirei sommariamnete apocalittici, cosa secondo te dovrebbero fare le persone.

    Di fronte alla crisi molti hanno contratto i consumi, ma questo ha aggravato la crisi.

    c’è un problema di redistribuzione, forse dovrà essere affrontato con fucili e barricate come dice Grillo ?

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