Euro Quantitative Easing: per la Bundesbank non è più un tabù

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This time is different.
O per lo meno questo è quanto sembra vogliono farci vedere. Lo stile si avvicina molto a quello visto in passato con la FED. E’ come se volessero “preparare” il mercato a qualcosa di veramente diverso per difendersi dall’arrivo della deflazione. E non si tratta di sola “forward guidance“, o almeno sembra.

Mario Draghi (capo della BCE) e Weidmann (capo della Bundesbank) se ne sono usciti ieri con delle dichiarazioni che, per il banchiere italiano, non portano grandi novità, ma per quanto riguarda il banchiere teutonico, beh, rappresentano un chiaro segno di ammorbidimento verso quel tabù che si chiama quantitative easing.
Andiamo con ordine.

Parigi. Mario Draghi torna a parlare di Eurozona e indirettamente di deflazione.

“Siamo pronti a prendere le misure necessarie per mantenere la stabilita’ dei prezzi. (…) La giusta sequenza di passi compiuti a partire dal giugno del 2012, quando si raggiunse un primo accordo sul progetto di unione bancaria, ha rimesso l’Eurozona su una traiettoria verso la ripresa. (…) La crisi non e’ finita. Per avere successo, la strategia di ripresa deve essere, e continuare a essere, eseguita con impegno e perseveranza”.

Molto bene caro Mario, però solo a parole non si riesce a fare sempre i miracoli che sono riusciti una volta (su mille) con la famosa frase “whatever it takes…

Draghi ha inoltre spiegato che a causa della “forward guidance“, i tassi reali a breve termine, che oggi sono negativi, lo saranno ancora di piu’ nel breve futuro. “Questo perche’ – ha detto – la nostra politica di tassi rimarra’ bassa o ancora piu’ bassa in termini nominale, mentre l’inflazione dovrebbe riprendere gradualmente”.

La forward guidance predica tassi bassi a lungo, Ma il rischio deflazione?

“…la politica monetaria dovrebbe diventare progressivamente piu’ efficace” e anzi “stiamo gia’ vedendo dei segnali di questo processo”. (…) Si prevede un’inflazione in crescita all’1% nel 2014, all’1,3% nel 2015 e all’1,5% nel 2016. Se dovessero comparire dei rischi al ribasso, rimaniamo pronti ad adottare misure di politica monetaria aggiuntive che garantiscano che il nostro mandato sia rispettato. In altre parole siamo pronti a fare il necessario per mantenere la stabilita’ dei prezzi”. (IlSole24Ore) 

Siamo alle solite. Il solito blah-blah che promette ma poi resta un’opera incompiuta visto che c’è il veto tedesco.
Ma ecco che proprio dalla Germania la voce di Weidmann suona come una borraccia in un deserto arido e desolato.

La Banca centrale europea potrebbe acquistare debiti e altri asset dalle banche per supportare l’economia della zona euro. Lo ha detto la Bundesbank, segnando un radicale ammorbidimento delle sue posizioni su questo tipo di politica monetaria. L’economia dell’area euro resta debole e l’inflazione è incollata molto al di sotto dei target della banca centrale europea. In questo contesto, dove ferve la ricerca di misure alternative, il presidente della banca centrale tedesca Jens Weidmann ha detto che la Bce potrebbe considerare l’acquisto di bond governativi della zona euro o asset privati con rating elevati, aprendo la porta a una delle opzioni più dibattute all’interno della Bce, il cosiddetto “quantitative easing” (QE). (Reuters) 

Sogno o son desto? La Bundesbank che parla di quantitative easing in modo propositivo? Allora vuol proprio dire che i tedescih hanno capito che, forse, la situazione così strutturata non può andare avanti e che, in questa fase difficile, un Euro un po’ più debole potrebbe far comodo anche a loro.

Ovviamente Weidmann aggiunge delle postille. Se sarà QE, dovrà avere come sottostante titoli con requisiti qualitativi particolarmente elevati. Quindi, perché no, proprio usando i Bund e contribuiendo indirettamente a far mantenere alla Germania un costo sul debito ancora più straordinariamente basso. Mica ci regalano nulla, i teutonici, anzi se possono ci devono sempre guadagnare.

Ma prima di cantare vittoria occorre comunque attendere. Nel caso in cui la deflazione diventasse una realtà più concreta per diversi stati dell’Eurozona, allora se ne riparla seriamente. Certo è che un’apertura di questo genere era necessaria per poter cominciare a parlare di QE anche in Europa e, soprattutto, per far capire al mercato che anche Bruxelles potrebbe fare ciò che BOE, FED e BOJ fanno ormai da diverso tempo.

Oggi la BCE di spazio ne ha da vendere, visti anche i copiosi rimborsi di LTRO degli utlimi mesi.

Ovviamente gli “effetti collaterali” impauriscono molto la Bundesbank. Ovviamente se sarà Euro-QE, avremo un altro “benzinaio” che inonda il mercato di carburante che potrà consumare in ulteriori rally rialzisti. Ovviamente non è stato ancora fatto nulla e non si esclude che queste parole siano “messe ad arte” per tastare la reazione del mercato, magari nella speranza che possano già avere un effetto benevolo sull’Euro. Ovviamente ci toccherà vedere l’evoluzione della situazione. Intanto vi invito a tenere ben presente questo grafico.

…senza dimenticare poi questo che ci illustra la qualità dell’inflazione, ormai sempre più orientata alla deflazione…

Entrambi i grafici, oggi sono “unidirezionali” ed impietosi. E dicono all’unisono un’unica cosa: se non si interviene, potrà solo essere deflazione. E se poi guardiamo la produzione industriale forse capirete come mai la Bundesbank si sta ammorbidendo: sentono odore di forte frenata e di allargamento di gap dagli USA.

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Danilo DT

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Commenti (n° 4)Commenta

  1. ma che palle questo euro, ancora a 1,38? ma come è possibile visto questo post e quello sull’ultima riunione della fed?….maledetti

  2. Te lo spiego molto rapidamente.
    Ovvio, il mercato vuole fatti e non pugnette. Ma in questo momento secondo me sono 2 i fattori che più influenzano:

    a) flussi finanziari -> tutti a comprare bond & equity Eurozona
    b) Bilancia pagamenti: USA -2.3% del PIl, EZ + 1.4% del PIL

    Senza news concrete non ci si muove.
    Se riesco più tardi vi faccio anche vedere un’altra cosetta carina…

  3. gilles27 scrive:

    …mi chiedo se ci voglia un genio a capire che se non si alzano gli stipendi la deflazione è obbligata. Dal 2002 gli stipendi hanno perso potere d’acquisto (già solo al 31/12/2001 il potere di acquisto si è praticamente dimezzato), e poi per anni non hanno subito aumenti e adesso addirittura vengono ridotti. MATEMATICO che se la massa, il popolino, il ceto medio(ex) ha meno potere di acquisto, comprerà sempre di meno o compra prodotti a prezzi piu’ bassi che arrivano dal sud esta asiatico, la conseguenza è il deserto industriale, ancora licenziamenti, ancora disoccupati…. etc etc etc. LA FESTA è FINITA, FALLIAMO IN PACE.

    • Rendiamo grazie a…chi ci portato alla disgrazia…

      Ovviamente CITAZIONE speciale alla politica: necessario il ritorno della cultura della gestione del BENE COMUNE con la diligenza del buon padre di famiglia. (ehhhh…buoni e sani principi ormai obsoleti per questo farlocco sistema sociale)