Economia reale contro finanza: basta frottole!

Scritto il alle 17:00 da Danilo DT

CESI INDEX, CFNAI Chicago Fed National Activity Index e borse: chi ha ragione?

Mi piace cercare sempre il realismo. Di fumo ce n’è troppo, ovunque. In ogni ambito. Politico, economico, finanziario. Il mondo ha bisogno di avere certezze e non solo di sentirsi “pilotato” a consumo del sistema.
Tra i vari indicatori che esistono, a disposizione per analisi, abbiamo avuto modo di conoscere, in passato, l’ECRI Index. Ottimo indicatore anticipatore, ma troppo condizionato, negli ultimi mesi anche da quei rami della finanza che oggi sono palesemente pilotati: faccio il nome, tanto per intenderci, di SP500 e VIX, due tra i tanti.
Abbiamo conosciuto il BFCIUS, Bloomberg Financial Condition Index US. Idem come sopra. E poi abbiamo conosciuto un indice alternativo, il CESI Index, Citigroup Economic Surprise Index, che va a considerare il differenziale tra i dati macro usciti e le attese degli analisti. Qui già le cose cambiano vistosamente.
La logica è la seguente. I mercati scontano tutto. E quindi scontano le attese degli analisti. Se quindi le attese non vengono raggiunte, questo è un dato negativo per le borse che dovrebbero correggere.
E poi… e poi c’è il cosiddetto CFNAI, il The Chicago Fed National Activity Index , un indice che ha solo un oggetto di calcolo: la produttività. Niente finanza, quindi.

The Chicago Fed National Activity Index (CFNAI) is a weighted average of 85 monthly indicators of national economic activity. The CFNAI provides a single summary measure of a common factor in these national economic data. As such, historical movements in this Chicago Fed index closely track periods of economic expansion and contraction, as well as periods of increasing and decreasing inationary pressure. The Chicago Fed’s goal in releasing this index monthly is to provide an objective, \real-time” statistical measure  of coincident economic activity derived from a wid e range of monthly indicators. Research studies by economists at Harvard University, Princeton University, and the Federal Reserve Bank of Chicago have shown that the CFNAI often provides early indications of business cycle turning points and changes in inationary pressure. (source)

In questi giorni la FED di Chicago ha rilasciato proprio il CFNAI aggiornato. CLICCATE QUI per visualizzare il report della FED di Chicago.
Il report parla molto chiaro:

A CFNAI-MA3 value below –0.70 following a period of economic expansion indicates an increasing likelihood that a recession has begun. A CFNAI-MA3 value above –0.70 following a period of economic contraction indicates an increasing likelihood that a recession has ended. A CFNAI-MA3 value above +0.20 following a period of economic contraction indicates a significant likelihood that a recession has ended.

Il CFNAI-MA3 è la media mobile a 3 mesi del CFNAI e viene utilizzata per “sminuire” gli eccessi.
E allora…bando alle ciance, come siamo messi?

CESI Index, CFNAI e SP 500

Andiamo con ordine: CESI Index, evidente la fase di debolezza. L’economia USA sta rallentando. Evidente e clamorosa la divergenza con l’equity. Quindi registriamo una chiara anomalia tra finanza ed economia. Chi dei due ha ragione? Fate un po’ voi…
Ma poi guardiamo sotto il CFNAI, il Chicago Fed National Activity Index.

Come detto sopra il raggiungimento di quota -0.7 della media, significa sicura recessione. Io vi dico di più. Oggi il CFNAI è a -0.45, ad un passo dall’importante livello di 0.55, supporto statico. E se il CFNAI va sotto -0.7? La recessione diventa molto probabile. E quando poi ci arriva la Media mobile, allora è sicura.

Ripeto: bando alle ciance, guardiamo in faccia la realtà. Fanculo la finanza costruita ad arte con il Photoshop delle banche centrali, dei media e delle grandi istituzioni finanziarie. Guardiamo negli occhi l’economia. E poi chiediamoci chi, tra finanza ed economia reale, oggi, ci dice la realtà e chi bleffa. E soprattuttu chi può darci delle certezze per il futuro.- Probabilmente nessuna delle due, ma almeno una può ancora essere analizzata in modo più coerente…

STAY TUNED!

DT

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10 commenti Commenta
vichingo
Scritto il 25 maggio 2011 at 17:32

Tutte analisi giuste e coerenti, ma più ci si strizza il cervello, più si rischia di perdere occasioni di guadagno. Io penso che crollo epocale ci sarà quando la bolla sarà troppo gonfia, ma se ogni tanto qualcuno fa uscire un po’ d’aria dalla bolla stessa (correzioni) c’è ancora spazio per fare qualcosa di buono……………………………. 8)

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mattacchiuz
Scritto il 25 maggio 2011 at 17:54

beh dai… ci voleva un rally il giorno del collasso degli ordinativi… QE3?
così i nostri burocrati sistemano il mondo! stampando :-)

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Scritto il 25 maggio 2011 at 17:54

Sono assolutamente d’accordo . Ma qui si parla di economia reale e di bufale che ci vogliono far bere.
Sul trading già ho detto tantissimo. Siamo in bolla, seguire il trend con gli stop loss e strategia chiara.. Punto e basta.

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sonorovinato
Scritto il 25 maggio 2011 at 18:36

Ciao, sapete gia’ che sono un perfetto profano e cialtrone …
pero’ dal grafico ufficiale del report non mi pare che siamo un zona di pericolo. Siamo entro le normali fluttuazioni in una zona senza infamia e senza lode …

Insomma, non vedo la bolla….
Se quoti SP500 o altri asset in oro e non in US$, vedi che dai minimi del 2008 l’andamento e’ stato pressoche’ piatto. Solo poche commodities e metalli preziosi si sono apprezzate. Le azioni hanno guadagnato quello che serve per compensare la svalutazione del dollaro, niente di piu’ niente di meno (forse qualcosa di meno), restando comunque a valori molto depressi….
Io non vedo un mercato schizofrenico, vedo un modo sbagliato di guardare il mercato.
Ma questa e’ la mia visione, quella di un rovinato. :wink:

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Scritto il 25 maggio 2011 at 19:31

sonorovinato,

Beh, se cerchi la bolla non devi certo cercarla in questo grafico!
Magari la puoi invece trovare in questo post…

http://intermarketandmore.finanza.com/il-perverso-meccanismo-che-lega-fed-banche-e-liquidita-26929.html :wink:

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lampo
Scritto il 25 maggio 2011 at 19:55

Certamente notizie come queste non aiutano: L’uscita dall’euro della Grecia è una opzione sul tavolo
http://www.repubblica.it/economia/2011/05/25/news/grecia_l_uscita_dall_euro_ormai_un_tema_sul_tavolo-16746096

Concordo comunque con Papandreou che “la speculazione” dovrebbe lasciare in pace la Grecia… a portare avanti i sacrifici richiesti ai suoi abitanti… ma ovviamente è pura utopia.
La speculazione, con un paragone, è come immaginarsi tante persone bisognose di trapianti di organi che stanno attorno al letto del malato moribondo…e chiedono continuamente come stia di salute. :mrgreen:

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gainhunter
Scritto il 26 maggio 2011 at 07:35

Molto interessante!

Solo un dubbio: spesso si guarda all’S&P in raffronto all’economia USA, ma siamo sicuri che sia del tutto corretto? Voglio dire che moltissime delle 500 aziende che fanno parte dell’S&P 500 sono multinazionali, quindi, se è vero che le loro quotazioni riflettono le attese degli investitori sui profitti e sull’andamento della loro attività economica futura, non sarebbe più corretto confrontare l’S&P 500 con l’economia mondiale?
Non è certo una critica, d’altra parte uno “CFNAI” mondiale non credo che esista, e forse neanche un indice rappresentativo di aziende USA che operano solo in USA…
E poi la speculazione, il QE e l’HFT penso che incidano sull’andamento dell’S&P 500 molto di più delle maggiori aspettative dovute all’attività economica all’estero delle 500 aziende che ne fanno parte. :|

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mattacchiuz
Scritto il 26 maggio 2011 at 08:22

gainhunter: se è vero che le loro quotazioni riflettono le attese degli investitori sui profitti e sull’andamento della loro attività economica futura, non sarebbe più corretto confrontare l’S&P 500 con l’economia mondiale?

per quello c’è l’indice CESI

oggi a singapore la produzione di aprile ha segnato un -9.5 mese su mese e un -17% annualizzato…
lasciamo perdere poi il giappone…
poi c’è la cina, i cui dati secondo il candidato ( o il vice, non ricordo ) premier, sono puramente indicativi… :-)

gainhunter: E poi la speculazione, il QE e l’HFT penso che incidano sull’andamento dell’S&P 500 molto di più delle maggiori aspettative dovute all’attività economica all’estero delle 500 aziende che ne fanno parte.

lo penso pure io. su per sempre, e per sempre significa finché bernanke vuole…

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gioetf81
Scritto il 26 maggio 2011 at 15:51

A proposito delle incongruenze tra dati macro e rendimenti azionari, avete letto questo articolo?
http://www.economist.com/research/articlesBySubject/displaystory.cfm?subjectid=2512631&story_id=18713528

Insomma siamo sicuri che l’andamento dell’economia reale sia il driver principale dei rendimenti azionari? Stando alle stime econometriche del prof. Ritter, non ci sarebbe correlazione, anzi la correlazione è negativa!

Per chi volesse verificare la bontà della tesi sostenuta, questo è il link http://bear.warrington.ufl.edu/ritter/PBFJ2005.pdf

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gainhunter
Scritto il 26 maggio 2011 at 19:26

mattacchiuz,

Quindi potremmo dire che per valutare la reale economia USA è più corretto usare il CFNAI, mentre per valutare se l’S&P è sopravvalutato o meno è più corretto usare il CESI?

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