E’ il turno di CariCesena. Ma interviene il FITD e non il fondo Atlante.

Scritto il alle 11:11 da Danilo DT

CR-CESENA

Ennesima puntanta della saga “risparmio tradito”, con protagoniste banche italiane che si ritrovano in difficoltà e con l’onere di dover far digerire al mercato degli aumenti di capitale, pena la chiusura dei battenti.

Tutto avviene in sordina. Ma anche un’altra realtà italiana sta scricchiolando non poco e, in suo aiuto interverrà non Atlante, impegnato con altre operazioni, ma il vecchio e tradizionale FITD, il fondo Interbancario di Tutela dei Depositi. La banca in oggetto è Caricesena.

Come scritto dal Resto del Carlino,  .il consiglio di amministrazione della Cassa di Risparmio di Cesena ha approvato all’unanimità il Bilancio 2015, il Piano industriale 2016-2020 e deliberato l’aumento di capitale necessario per il rafforzamento patrimoniale. La banca spiega in una nota che è stato deliberato un aumento di capitale fino a 280 milioni di euro riservato allo Schema Volontario del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi e l’attribuzione di warrant gratuiti da assegnare in opzione agli azionisti esistenti. Una scelta che secondo l’istituto è stata presa per dare agli azionisti «una prospettiva di parziale recupero dei valori patrimoniali, avendo questi ultimi fino a 5 anni di tempo per valutare se esercitare o meno i suddetti diritti». Il Consiglio di Amministrazione ha chiesto all’Assemblea di prossima convocazione di avere delega per eseguire il suddetto aumento di capitale ad un prezzo compreso tra euro 0,1 ed euro 0,8 per azione.

Storie già viste in passato, dico bene? Agli investitori storici un pugno di mosche (essendo sottoscrittore dell’aumento di capitale il FITD, ai nuovi azionisti la possibilità di sottoscrivere a prezzi risibili, e una marea di risparmi che vengono polverizzati.
Per il FITD è la prima operazione di questo tipo. Sarà anche l’ultima? L’impressione è che non dipende dalle sue volontà ma dallo stato di salute delle banche italiane.

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Danilo DT

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2 commenti Commenta
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Scritto il 9 giugno 2016 at 13:29

prova per altre situazioni…? Sinceramente siamo alle prese con una vera e seria crisi bancaria, in cui più parti, ma spiccano certamente i controllori hanno letteralmente dormito. Banca d’Italia li aveva ispezionati non più tardi di 4 anni fa e la situazione com’era? Chi ha fatto il botto, chi è stato sottoposto a sequestro erano già nero su bianco da diversi anni e cosa hanno mai fatto…???? Questo è un nuovo caso che colpisce una terra che ha visto una banca in liquidazione coatta, vd. bcc romagna centro, un’altra in difficoltà, altre ancora alle prese con fusioni per arginare i problemi… e certamente altri casi vi sono in giro per l’Italia. Mi viene in mente il Veneto… ma dov’era la Banca d’Italia??? Spero solo chje ora la magistratura avvii le sue indagine e colpisca pesantemente dove deve colpire…

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aorlansky60
Scritto il 9 giugno 2016 at 15:56

ma dov’era la Banca d’Italia???

domanda più che lecita, considerato il numero di casi di “sboom” che negli ultimi 6 mesi hanno interessato casi italiani
(Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara… e Veneto Banca, POP VI… più una ventina di altri nomi nazionali, commissariati da anni, che per il momento non fanno troppo rumore… non ancora…)

dalla quale ne scaturisce spontanea un altra :

BankItalia annovera oltre 7000 dipendenti pubblici a libro paga, e costa ai contribuenti italiani oltre 1 MILIARDO di €uro l’anno;

data la sua splendida efficienza (si fa per dire),

e

dato che non deve neppure più costituire da garante su una divisa sovrana (la LIRA) che abbiamo perso, nostro malgrado,

cosa ci stà ancora a fare un simile istituto ??? …a proposito di “rami secchi”…

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