DRAGHI fa “ALL IN”, ma se perde la partita che succede?

Scritto il alle 09:55 da Danilo DT

Mario-draghi-all-in-politica-monetaria-bce

Vorrei solo mettere in chiaro una cosa.
Spesso sulle pagine di questo blog mi capita di criticare gli effetti e le conseguenze della politica monetaria, in particolar modo di quella europea.
Infatti in molti dei miei post continuo a descrivere gli effetti positivi abbastanza minimali di una politica monetaria che invece è “monstre”, con un impegno di forze (e di finanze) senza precedenti. Senza poi dimenticare che nessuno, e dico nessuno, può dire con certezza come potrà essere condotta (e soprattutto quando) una difendibile “exit strategy”.
Si fa presto a sputare sentenze ed a giudicare male. Io però voglio sottolineare una cosa: non vi sto dicendo che Mario Draghi è un farabutto, un incapace, un visionario.
Secondo me Mario Draghi ha dimostrato di essere uno dei più grandi banchieri centrali. Con le sue mosse ha veramente fatto tutto il possibile per cercare di ridare tono all’economia. Senza poi dimenticare una cosa fondamentale, che oggi si dà per assodata, ma che è la vera chiave della prima fase dell’operatività di Draghi.
Super Mario ha salvato l’Unione Europea e, permettetemi, ha salvato l’Italia. da un default che si stava facendo sempre più concreto nel 2011.

E allora perché critico Mario Draghi?
Fermi tutti: io non critico Draghi ma il fatto che lo sforzo del presidente della BCE è assolutamente infruttifero in un quadro politico economico come quello in cui stiamo vivendo.
Vogliamo replicare i “successi” del QE americano? E’ necessaria una assoluta convergenza di vedute a livello politico. E’ necessaria una guida univoca della politica economica per tutta l’Europa. E’ necessaria, insomma, una VERA UE. Peccato che proprio oggi, come non mai, l’Europa si è trasformata in Unione assolutamente teorica.
Tutti pronti a chiudersi a riccio, tutti a curare il proprio orticello, tutti ad alzare le barriere ma voglia di collaborare e di rifondare l’UE sempre meno. Gli esempi che potrei fare, si sprecano. Ma anche in ambiti vicini Bce piovono le critiche. Leggetevi QUI l’ultimo testa a testa con Schaeuble.
Inoltre molti fattori di mercato (petrolio in primis) influiscono negativamente su certe tendenze inflattive, andando a vanificare gli sforzi monetari.

QE3-Mario-Draghi-mosse

Ora Draghi, al tavolo da gioco, ha fatto un “ALL IN” con l’ultimo suo QE. Lui non sta bleffando, sta giocando in buona fede. Ma vincere il piatto si fa sempre più difficile. Ma se lo perde, poi…che succede?

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Danilo DT

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9 commenti Commenta
adsodimelk
Scritto il 12 aprile 2016 at 10:10

buona fede non credo proprio. è perfettamente cosciente che occorre prendere tempo per portare a termine l’unione bancaria e far svuotare gli amici dal debito periferico (dopo ampie plusvalenze ovvio). Quando sarà il momento, lascerà tutti al proprio destino, con l’italia che ristruttura, la spagna pure, il portogallo default. Il tutto per favorire i suoi amici di sempre, GS, la cricca delle banche americane, Francia, Germania.

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Scritto il 12 aprile 2016 at 11:49

Se non c’era Draghi, chissà che fine faceva l’Italia nel 2011. Non ricordate il famoso “whatever it takes”?
Poi per carità, tutto è discutibile, ma questo mio ragionamento è legato all’operatività che poteva e doveva avere il presidente della BCE:
Coerentemente nelle sue funzioni, secondo me, è stato molto bravo. Poi ripeto, tutto è ampiamente discutibile, e ci mancherebbe

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paolo41
Scritto il 12 aprile 2016 at 14:35

certo !!!! Draghi ha salvato l’Italia e alcuni paesi mediterranei ma, sin dall’inizio, eravamo tutti convinti che i suoi interventi non avrebbero avuto sostanziali effetti sull’economia reale. Non si può trascurare che il rafforzamento del $ nei confronti dell’€ abbia dato un minimo di aiuto alle esportazioni europee ma in sintesi sono poca cosa.
E’ invece ormai consolidato che l’effetto sui margini delle banche è stato disarmante ed è uno delle motivazioni che alimentano le critiche dei teutonici che, al solito, hanno dimostrato di fregarsene altamente dell’efficienza dell’EU che interpretano solo in un’ottica di possibile sfruttamento a vantaggio dei propri interessi.
Denunciare che l’economia reale sia in crisi è ormai pleonastico come l’IMF, del resto, continua a proclamare. D’altra parte la globalizzazione ha raggiunto livelli tali che limitano ulteriori significativi sviluppi e le sopra capacità produttive non permettono ulteriori significativi sviluppi. Di conseguenza si sono fermati gli investimenti produttivi se non quelli che sono orientati al consolidamento e alla ricerca di sinergie e di riduzione dei costi; e tutto questo non può far altro che diminuire le risorse produttive e, conseguentemente, ridurre la domanda.
Si è instaurato un circolo vizioso che può trovare un aiuto solo investendo massicciamente in R&D, ben consapevoli che il risultato di tali investimenti non si realizzerà in breve termine.
E ben sappiamo che tale tipo di iniziative sono rischiose in termini di potenziali risultati, ma estremamente foriere di valore aggiunto se successful (esempio calzante sono le iniziative nel biotech). Quindi nel breve credo che prevarranno le ipotesi più pessimistiche.

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gainhunter
Scritto il 12 aprile 2016 at 21:25

Non ho ancora visto uno studio che mostrasse quanto l’Italia sarebbe andata vicino al default nel 2011.
Facendo un calcolo matematico a spanne:
2000 miliardi al 7% di interesse annuo (max del 2011) = 140 mld
Prima della crisi i tassi sul 10y erano al 4% e con i 2 LTRO sono tornati, almeno inizialmente, al 4% = 80 mld
Quindi Draghi ha fatto risparmiare all’Italia 60 mld/anno.
Ora, pensare che uno stato come l’Italia, con 1500 mld di PIL e 2000 mld di debito, possa andare in default per soli 60 mld mi sembra piuttosto improbabile.
Considerando anche che l’austerity by Monti ha fatto perdere una porzione non insignificante di PIL e di introiti fiscali, e considerando anche che l’Italia è arrivata a fine 2012 senza nuovi introiti fiscali, l’improbabilità acquista ancora più valore.

Di sicuro ha fatto e sta facendo risparmiare molti interessi.

A parte questo, è innegabile che Draghi è forse l’unico leader europeo che fa qualcosa di concreto per cercare di sostenere l’insostenibile progetto di unione europea. Gli va riconosciuto anche di aver sempre sostenuto dal primo giorno del suo insediamento che le sue azioni non sono sufficienti da sole ma necessitano di altrettante azioni da parte degli altri leader sul piano politico, economico, giuridico.

Come sarebbe andata se al posto di Draghi ci fosse stato questo ragazzo qui sotto non lo sa nessuno, magari l’euro non ci sarebbe più, fatto in sè positivo, ma non è detto che con Jens alla BCE la disgregazione sarebbe stata un affare.

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perplessa
Scritto il 12 aprile 2016 at 21:36

se la germania volesse realmente distruggere l’unione europea, l’avrebbe già fatto, non è necessario fare grandi previsioni, basta prendere atto che a loro conviene protrarre questa situazione il più possibile

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gainhunter
Scritto il 12 aprile 2016 at 21:55

perplessa@finanza,

E’ vero, ma ci sono due problemi: uno è se qualcun’altro in un certo momento vuole uscire (e alcune voci sostengono che l’Italia stesse per farlo proprio nel 2011), e loro sicuramente sarebbero bravissimi a tutelare i propri interessi, nel caso lasciando disgregare l’UE nel modo più conveniente per loro; l’altro è che a furia di infiammare le tensioni à la Weidmann per fare gli interessi di certi soggetti la situazione può sfuggire di mano.

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gainhunter
Scritto il 12 aprile 2016 at 22:38

Domanda: con i tassi così eccezionalmente bassi cosa sta facendo il governo europeo per stimolare la crescita e ridurre il debito? Come? Non sta sfruttando l’occasione?
L’inflazione è ampiamente sotto il 2%, cos’ha Schäuble da lamentarsi? Non è quello che ha sempre voluto, il contenimento dei prezzi?

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perplessa
Scritto il 14 aprile 2016 at 21:57

qualcun altro chi? il TTIP gli USA non lo vogliono certo fare investendo in lire o pesetas. il tramonto degli stati uniti,delle sue multinazionali e della sua finanza è ancora molto, ma molto lontano. il popolo bue non ce la può fare a scalzare i suoi vassali, non vede l’ora di parlare inglese, figuriamoci
gai­n­hun­ter,

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gainhunter
Scritto il 15 aprile 2016 at 22:46

perplessa@finanza,

E’ un’ipotesi: se per una qualsiasi ragione dovesse iniziare uno sfaldamento irrecuperabile dell’unione (ho fatto riferimento alle voci sull’uscita dell’Italia nel 2011 a titolo di esempio, ma può essere qualsiasi evento destabilizzante, il brexit è un altro esempio, o il non rispetto di Schengen da parte di più stati membri …), e la BCE dovesse coordinare il ritorno a valute nazionali, con un tedesco al vertice della BCE possiamo essere certi che farà di tutto per far trarre il massimo profitto al proprio paese, e se valuterà che il caos sarà profittevole per la Germania sono certo che la BCE non cercherà di evitarlo.

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