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DRAGHI: “Euro irreversibile”. Ma ora ci vuole il BUON SENSO!

Scritto il alle 09:01 da Danilo DT

E quando la tensione aumenta, quanto Frexit, Brexit, Italexit e tutto quello che poi ci si potrebbe inventare iniziano ad imperversare, ecco che arriva colui che con quel “whatever it takes” calmierò la situazione di tensione che si era generata soprattutto sul mercato italiano. Un discorso che diede il via ad un fenomeno di “scudo BCE” che portò poi al QE che resta tuttora in vigore e che ha fatto della BCE un enorme “hedge fund” contenente un mix di bond governativi dell’Eurozona, proprio quel contenitore che io ipotizzo (come spiegato in passato) come propedeutico ad una parziale e “tutta da decidere” socializzazione di parte del debito pubblico.

Ma non portiamo il carro davanti ai buoi, torniamo all’episodio di ieri.
Mario Draghi era atteso all’Europarlamento, per un discorso in un’occasione non proprio normale, ovvero in occasione del 25° anniversario dei trattati di Maastricht, in un momento dove tutto è messo in discussione. Dove gli stessi trattati devono essere messi in discussione. Dove l’Euro è sotto attacco e la stessa Unione Europea è messa in discussione.

Ma Draghi non demorde, il cavaliere che difende l’Euro a spada tratta mette in chiaro alcuni concetti. Non basteranno di certo a calmierare gli animi, ma sottolineano la concezione di Euro secondo il Vangelo di Draghi: una cosa è il pragmatismo e una cosa è il populismo. Non facciamo l’errore di confondere la Brexit con una ipotetica Italexit. Sono due universi diversi.
Ma ecco alcuni passaggi chiave:

“L’euro è irrevocabile e così prevede il trattato”

Vero, così dice il trattato ma siamo così certi che un paese non possa uscirne a seguito di una presa di posizione forte e netta?

“Maastricht fu una decisione coraggiosa con cui si sono creati legami che hanno resistito alla peggior crisi economica dalla seconda Guerra Mondiale”.

Fu coraggiosa ma anche drammaticamente assemblata male. E questi trattati, questi se che possono e devono essere cambiati. Proprio per il bene dell’Euro al fine di garantire al sussistenza della Moneta Unica e dei paesi aderenti, Italia in primis.

“Non siamo manipolatori del cambio”.

Su questo credo che non ci siano dubbi. Anche su questo blog ho più volte dimostrato che il cambio EURUSD è stato comandato non da manipolazioni ma da elementi di politica monetaria e differenziali di rendimenti.

“Guardiamo con preoccupazione a annunci di potenziali misure protezionistiche”

Il paese che più deve essere preoccupato è proprio la Germania, la quale dipende moltissimo dall’export USA. Eventuali dazi genererebbero danni importanti per il commercio teutonico.

“A Malta si è parlato di un’Europa a due velocità ma non è chiaro chi, cosa, come, è un concetto forse non ancora completamente sviluppato. Credo sia una visione appena abbozzata su cui certamente non sono in grado esprimere alcun commento almeno in questa fase”.

Qui entriamo nel mondo della fantafinanza. E’ stata soprattutto la Merkel ad avallare questa ipotesi che prevede un processo di integrazione a differenti velocità a seconda del paese. Ma attenzione, nessuno sa nel dettaglio cosa si intenda dire. Puzza molto di propaganda politica.

“Diversamente da una percezione diffusa, le condizioni economiche dell’eurozona sono stabilmente migliorate i rischi per le previsioni dell’eurozona restano al ribasso e sono prevalentemente legati ai fattori globali”

VERO, quanto dice Draghi sta nei numeri. C’è un problema. Come mai l’Italia invece continua ad essere fanalino di coda? Sempre e solo colpa dell’Euro o a problemi strutturali che stanno zavorrando la nostra economia in modo insostenibile?

“L’idea di ripetere le condizioni che hanno portato alla crisi finanziaria è qualcosa di molto preoccupante e l’ultima cosa di cui abbiamo bisogno è l’allentamento delle regole”.

Il riferimento è alla volontà di Trump di andare a cambiare le norme restrittive per le banche USA (Dodd Frank Rule). Il rischio ovviamente è di ritrovarsi in futuro con nuove Lehman Brothers. Un tuffo nel passato, come se non fosse successo nulla. Come non condividere questa cosa?

“Una società di gestione dei crediti deteriorati a livello europeo sarebbe ancora più complicata di quelle già complicate a livello nazionale”

Quindi è chiaro. Niente Bad Bank Europea con la benedizione della BCE.Ognuno dovrà gestirsi localmente gli NPL nel miglior modo possibile. Qui in Italia infatti stiamo andando alla grande. Atlante è stato un vero successo, non è vero?

CONCLUSIONI: nel discorso di Draghi ci sono molti passaggi condivisibili e molti che invece meritano di essere discussi perché profondamente contraddittori, incompleti e criticabili. Credo che l’UE, malgrado il ragguardevole 25° compleanno di Maastricht, resti un enorme cantiere aperto che rischia di trasformarsi in opera incompleta, con il rischio che, progressivamente, vada a sgretolarsi o a sciogliersi come neve al sole. Pragmatismo? Populismo? Credo sia giunto il momento del buon senso, ovvero quello che manca alle istituzioni europee per provare a cambiare (in meglio) questa Europa. Sempre che poi, nel concreto, la si voglia cambiare.

STAY TUNED!

Danilo DT

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4 commenti Commenta
pecunia
Scritto il 7 febbraio 2017 at 10:21

buongiorno DT, innanzi tutto grazie per questo post.
Ieri mi sono seguita tutto il discorso di Mr Draghi e relative domande poste. E’ stato un Draghi a 360° , non ha lesinato le risposte. Francamente a me è piaciuto

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andrea357
Scritto il 7 febbraio 2017 at 10:23

Quando nel 1992 l’olanda e la germania prepararono di nascosto i piani per l’uscita dall’euro allora l’euro non era irrevocabile? Lo è solo oggi che a voler uscire, secondo i sondaggi, sono italia e francia?

Riguardo gli npl, ma se imponessimo in qualche modo di considerare negli stress test che determinano quali banche devono ricapitalizzarsi anche i derivati cosa accadrebbe? Nazionalizzazione di tutto il settore bancario europeo?

Saluti

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andrea357
Scritto il 7 febbraio 2017 at 14:13

Correggo il mio commento precedente

era il 2014 quando Dijsselbloem ammette in una intervista che olanda e germania prepararono i piani di uscita dall’euro
“Dutch Had Back-Up Plan for Guilder Return, Dijsselbloem Says”
https://www.bloomberg.com/news/articles/2014-11-18/dutch-had-back-up-plan-to-reintroduce-guilder-dijsselbloem-says

E’ evidente che la difesa dell’indissubillità dell’euro è solo una difesa d’ufficio.

Riguardo gli NPL che sono chiaramente un problema tutto nostro ed esploso a seguito delle ispezioni dell’eba, vorrei capire: se imponessimo in qualche modo di considerare negli stress test anche i derivati cosa accadrebbe? La nazionalizzazione di tutto il settore bancario europeo?

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aorlansky60
Scritto il 8 febbraio 2017 at 16:55

@ andrea357 : gli NPL sono chiaramente un problema tutto nostro ed esploso a seguito delle ispezioni dell’EBA…

in un sistema organizzato -come lo è quello dell’€uro- da più partecipanti, quello PIU FORTE detta le regole [come generalmente avviene in ogni forma societaria pluriazionista] e lo fà anche e soprattutto per mezzo della propaganda e dei media, che mai come in questo periodo storico caratterizzati da sviluppo tecnologico, posseggono potere [di disinformare ad arte e a scopo] le masse di individui;

per esempio, i media non racconteranno mai i particolari del sistema bancario tedesco, il sistema dei landers tedeschi – oltre 400 sparkassen e 7 landesbanken distribuite in svariati landers tedeschi – che di fatto è PUBBLICO sotto il diretto controllo dello Stato tedesco;

proprio grazie a questo particolare la merkel è riuscita a tenerle fuori dagli STRESS TEST effettuati da EBA nel luglio 2016 (*) (oltre ad altri stress test effettuati in date precedenti)

altrimenti sarebbero emerse una copiosa e nutrita serie di sorprese circa un sistema [come quello delle casse rurali tedesche] che si crede solido e che invece è strapieno di buchi di falle e di debiti, detto ufficiosamente, perchè ufficialmente NON SI PUO’ DIRE, [perchè i crucchi altrimenti si offendono]

(*) Le Landesbanken sono state fra i protagonisti negativi della bolla dei subprime e ne sono state travolte. Poiché fanno parte del sistema Sparkassen è intervenuto l’apposito fondo di salvataggio (quello preservato nei confronti della futura unione bancaria). Ma le Landesbanken erano troppo grosse ed è dovuto intervenire il governo di Berlino. Sborsando, per il salvataggio di queste medie banche regionali, ben 67 miliardi di euro dalle tasche dei contribuenti tedeschi.

Quello che i media internazionali -specie quelli europei- non vi racconteranno mai è QUANTO POSSA ESSERE FRAGILE INTERNAMENTE IL SISTEMA BANCARIO TEDESCO, ADESSO come già da diversi anni, tanto da rappresentare un rischio potenziale assai più elevato rispetto ai 350 miliardi di NPL degli istituti bancari italiani, che i tedeschi amano tanto descrivere quale “uno dei problemi più critici dell’europa attualmente” forse per cercare di sviare l’attenzione DAL VERO PROBLEMA (IL LORO)…

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