DRAGHI ed il “QE DEMENZIALE”: le banche tedesche minacciano la BCE

Scritto il alle 16:39 da Danilo DT

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So che si rischia di diventare monocordi, ma questo è sicuramente il “tema” del momento e quanto sta accadendo è di grande importanza non solo per il breve ma anche per il medio lungo periodo.
La politica monetaria della BCE sta per essere rivista (QE3 in arrivo?) e l’evoluzione della stessa rischia di essere un elemento condizionante per i mercati ma non solo per loro.

Un piccolo passo indietro. Proprio stamattina parlavo degli effetti del quantitative easing: tra i tanti ho ricordato la compressione dei tassi verso il basso, il che ha reso molto meno oneroso (e più accessibile) il costo dei finanziamenti. Inoltre ha reso anche meno gravoso il peso del debito pubblico. Per farla breve, buone notizie per chi ha debiti, per chi ne chiede ancora e per chi possiede titoli di debito.

curva-tassi-italia-2016
Ma per tutti gli altri? Beh, per gli altri le cose non sono poi andate così bene, o quantomeno in parte.
Guardate le banche: se da un lato la compressione dei rendimenti verso il basso ha fatto lievitare il valore dei BTP, gonfiando la valorizzazione dei portafogli di proprietà delle istituzioni finanziarie, dall’altra parte una curva così schiacciata ha drammaticamente limato verso il basso i margini per il settore bancario.
Discorso molto simile lo si può fare per le compagnie assicurative, in particolar modo quelle che hanno delle gestioni separate che hanno in pancia ancora un minimo garantito da riconoscere ai clienti. Come fare a mantenere tali promesse in un mercato a rendimenti negativi?
E poi ancora i grandi investitori: hanno liquidità da investire ma in un mercato così complesso, dove il rapporto rischio /rendimento conta come il due da coppe, diventa molto difficile poter fare delle scelte.

I ragionamenti che vi ho appena illustrato sono già sentiti qui in Italia. Immaginate in Germania, dove i rendimenti sono ancora più bassi ( e negativi). Si sta rischiando veramente di far “saltare il banco”. E difatti, come vi ho già spiegato in passato, molte compagnie assicuratrici teutoniche si trovano costrette a fare incetta di derivati per poter mantenere certi tipi di redditività. Ma la situazione sta per diventare ancora più insostenibile, soprattutto se Mario Draghi partirà con il famigerato QE3. Motivo in più secondo cui, a mio parere, il board BCE dovrà subire l’ostruzionismo della Bundesbank che, ovviamente, deve essere portavoce di questi investitori ei di queste realtà finanziarie tedesche che si trovano in difficoltà. Motivo per cui il QE3 sarà una sonora delusione? Lo scopriremo domani.
Intanto però ecco che la brillante Tonia Mastrobuoni  se ne esce proprio oggi con un articolo estremamente interessante che va a confermare tutto quanto sto dicendo.

Le casse di risparmio tedesche, le potenti Sparkassen, hanno dichiarato guerra a Mario Draghi. E una vera e propria ondata di isterìa sulle mosse della Bce sta investendo le assicurazioni, i grandi investitori, i fondi pensione in tutta la Germania. Che rischia di contagiare, anche a causa di un’incauta campagna mediatica, persino i piccoli risparmiatori. (…) Le Sparkassen bavaresi hanno già minacciato la scorsa settimana di non depositare più i soldi presso la Bce – secondo la maggior parte degli analisti la “sanzione” sui depositi a breve potrebbero essere portata a 0,4/0,5% – e di tenerli nei forzieri. Ieri l’associazione che le riunisce a livello federale – sono circa 430 – ha fatto trapelare un rapporto di fuoco sugli effetti dei rendimenti al lumicino. (Source)

Avete letto bene, pensavate che tutto il mondo della finanza fosse con Draghi? Bene, vi sbagliavate, perché lacoperta è corta e qualcuno rischia di stare coi piedi al freddo, tanto per usare un eufemismo.

l documento parla di “interventi frettolosi di politica monetaria che alimentano il clima da crisi e la perdita di fiducia nell’eurozona”. Una prosecuzione della politica dei tassi minimi danneggerebbe i risparmiatori e chi vuole investire in assicurazioni sulla vita e fondi pensione, sostengono gli economisti delle casse di risparmio. Che suggeriscono di smetterla di adottare mosse espansive di politica monetaria e di abbassare l’obiettivo di inflazione della Bce dall’attuale 2%. Sembra demenziale, ma è una proposta seria

Notate il contrasto con quello che è il pensiero di molti operatori. Qui si parla di mossa sfrontata di Draghi. Chissà cosa pensano di Kuroda… La proposta demenziale, invece, sembra quella delle Sparkassen…

In più, i media tedeschi fanno circolare da tempo un pericolosissimo quanto improbabile scenario. Prima o poi i tassi di interesse negativi – attualmente vengono applicati solo ai soldi depositati a brevissimo termine presso la Bce – potrebbero essere scaricati persino sui clienti. In Svizzera succede già: la Banca centrale elvetica applica il -0,75% alle banche da tempo. E da quest’anno la piccola Alternative Bank Schweiz li scarica su chiunque depositi anche solo un euro nei suoi forzieri. Altri istituti lo fanno solo oltre una certa soglia, ad esempio sui depositi oltre i 100mila euro. Ma il tabù, sostiene la stampa tedesca, è rotto e può contagiare anche la Germania.

Si arriva a delle minacce che non sono nemmeno troppo impossibili, secondo me. Pensavate che il QE iperespansivo non avesse controindicazioni? Facevamo bene oppure no ad essere ipercritici sull’utilità di questo tipo di spavalda operatività, che poi è fine a se stessa e non porta a miglioramenti strutturali?

Intanto, le piccole e grandi banche tedesche si stanno già “vendicando” del tasso negativo sui grandi clienti come i fondi pensione, che hanno l’abitudine di parcheggiare milioni di euro per periodi brevi presso di loro. Da quando queste ultime sono “punite” dal rendimento negativo sui depositi dell’Eurotower, perdono margini di guadagno. Dunque hanno deciso di trasferire quella sanzione sugli investitori di peso. Ad aprire le danze è stato, all’inizio del 2015, un piccolo istituto della Turingia, la Skatbank. Ma nel frattempo persino il colosso Commerzbanz ha cominciato a scaricare all’esterno i rendimenti negativi che subisce per parcheggiare i soldi a breve presso la Bce.

E’ evidente che tutto questo, potrebbe anche portare ad importanti movimenti di capitali. Quindi non sorprendiamo se poi come inflow/out flow avremo dati “strani”.

L’agitazione delle Sparkassen è difficile da ignorare. Lungi dall’essere un esempio di virtù, le casse di risparmio locali vantano tuttavia un asset da mille miliardi di euro – pari al 40% del sistema creditizio tedesco – hanno cinquanta milioni di clienti in Germania e sono da sempre considerate il simbolo del piccolo risparmiatore. Ma sono anche l’emblema di un sistema bancario pericolosamente legato alla politica e da sempre messo al riparo da qualsiasi tentativo di supervisione europea. Sono dei veri e propri potentati locali i cui margini di guadagno, a causa dei tassi di interesse quasi azzerati, si stanno talmente riducendo da metterne seriamente a repentaglio la sopravvivenza.

Eccoci qui al punto cruciale. Le SparKasse sono il cuore del potere politico tedesco. E voi pensate che quindi i crucchi accettino un Draghi iperespansivo? Non ci credo. Draghi non potrà che fare qualcosa ma si limiterà a promettere molto, dicendo che interverrà ulteriormente SE ce ne sarà bisogno.
Non ci resta che aspettare sul bordo del fiume e vedere Draghi passare…

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Danilo DT

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6 commenti Commenta
Longobardo
Scritto il 9 marzo 2016 at 18:16

Quindi un QE3 sarebbe da escludere. Propendo anch’io per le solite parole ad (ex) effetto, però penso anche che il draghi dovrebbe aver capito che le promesse a questo punto lasciano il tempo che trovano e, anzi, suonano sempre più come un’ammissione di impotenza. E se quei dementi della BCE tirassero fuori qualcosa di nuovo, o meglio di vecchio: un altro TLTRO? Cosa ne pensi Dream?

Quel che Draghi dovrebbe dire per convincere i mercati 09/03/2016 14:29 – WS

Mario Draghi ha già salvato due volte l’economia europea, una prima volta nell’estate del 2013 con il “Whatever it takes”, una seconda a inizio 2015 con il varo del piano di acquisti mensile da 60 miliardi di euro. Per salvarla una terza volta, l’incremento degli acquisti a 70 miliardi di euro atteso dal consensus, potrebbe non bastare: c’è il rischio che l’incremento della potenza di fuoco venga interpretato come la riproposizione di una terapia che fino a oggi non è stata in grado di allontanare la minaccia di deflazione.
Anche l’ulteriore aumento della tariffa per il parcheggio della liquidità a Francoforte (il tasso sui depositi) viene data già per scontata dagli investitori.
Per ottenere una risposta positiva dai mercati finanziaria, Draghi deve tirare fuori dall’arsenale un’arma già utilizzata con successo in passato, un nuovo maxi finanziamento a condizioni agevolate da mettere a disposizione delle banche: un nuovo TLTRO a condizioni più vantaggiose di quelle in essere. Sempre di immissione di liquidità si tratta, ma incanalandola verso gli istituti di credito, la BCE risolve il problema della carenza di titoli acquistabili, sempre più scarsi proprio a causa degli effetti del QE.
Incrementando la quantità di acquisti in un alveo di disponibilità sempre più ridotto, l’istituto centrale potrebbe provocare effetti distorsivi sui prezzi, con il rischio di destabilizzare il mercato delle obbligazioni.
Con un nuovo TLTRO, le banche diventerebbero un braccio operativo del QE, sarebbero loro ad andare sul mercato a rastrellare titoli di Stato e altra “carta”, senza i vincoli ai quali deve sottostare la Bce. Formalmente, le risorse messe a disposizione da Francoforte agli istituti di credito dovrebbero essere girate alle famiglie e alle imprese, ma alla fine, anche se in modo meno diretto, si arriva allo stesso risultato. Il TLTRO prevede che le banche, per poter partecipare all’asta, presentino come collaterale obbligazioni di vario genere, governative, bancarie e corporate.
Draghi potrebbe fare anche di più: uno degli annunci che il consensus non si aspetta, ma che qualcuno prende in considerazione, riguarda la possibile inclusione negli acquisti della Bce di titoli sotto il livello investement grade, o di subordinati emessi dalle banche. In questo modo, ci sarebbe un immediato effetto positivo sulle banche: essendo grandi detentrici di questa classe di bond, sarebbe per loro possibile dismetterne una parte con una plusvalenza.
Un passo di questa portata sarebbe impegnativo in quanto esporrebbe la banca centrale al fuoco delle critiche, soprattutto dei tedeschi, ma c’è qualcosa che Draghi, in questo ambito potrebbe dire.

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Scritto il 9 marzo 2016 at 18:40

Un nuovo TLTRO? Fattibile ed anche prevedibile secondo me. Sarebbe un modo per “scaricare” la responsabilità degli acquisti sul settore bancario. Ma sarebbe sempre secondo me un autogol di grande inutilità. Il mercato e le stesse banche centrali hanno capito che la sola immissione di liquidità non è sufficiente ed è per questo che, secondo me, Draghi domani farà meno di quanto si pensi, promettendo interventi futuri in caso di necessità, confidando in una ripresa del petrolio e DEMANDANDO molto ai singoli Governi che dovranno fare la loro parte .
Poi magari ci sorprende tutti. Però permettetemi, se si mette il mantello da SUPER MARIO DRAGHI allora mi preoccupo “nell’altro senso”….

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Scritto il 9 marzo 2016 at 20:39

Secondo me se domani draghi dovesse deludere avremmo un bel discesone. Tutti sanno che la politica monetaria ha effetti collaterali importanti ma non fare niente e continuare con le promesse forse sarebbe peggio

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Scritto il 9 marzo 2016 at 20:39

Secondo me se domani draghi dovesse deludere avremmo un bel discesone. Tutti sanno che la politica monetaria ha effetti collaterali importanti ma non fare niente e continuare con le promesse forse sarebbe peggio

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ob1KnoB
Scritto il 10 marzo 2016 at 10:59

Alla lunga diventa stucchevole. La liquidità c’è? Si. Tanta o tantissima. Pensiamo che aumentandola le banche cambieranno atteggiamento? Ovvio che non funzioni. E a questo punto pensiamo che 0,1% o circa cambino le dinamiche aziendali da far diventare conveniente qualche business?. Illusioni. Forse una leva 100 può produrre una qualche modifica su simili variazioni di quadro monetario. Quindi? Vuoi ‘obbligare’ il sistema bancario a prestare?: impediscigli di ridartelo…..

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ob1KnoB
Scritto il 10 marzo 2016 at 11:30

Ovvio che non puoi farlo……se il cavallo non beve l’alternativa è annegarlo? Ricordiamoci che diamo l’acqua al cavallo perchè possa lavorare. L’unico che lavora adesso è chi porta l’acqua e ne ha l’esclusiva

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