DRAGHI: avanti tutta. Ma il confronto BCE e FED è già imbarazzante

Scritto il alle 09:10 da Danilo DT

ecb-draghi-qe-2016

Non mi aspettavo certo dei discorsi rivoluzionari da Mario Draghi nell’appuntamento che lo vedeva protagonista davanti al parlamento olandese.
Tra le tante provocazioni ricevute ed i discorsi di circostanza, possiamo citare un solo grande concetto che è poi la chiave di tutto: “l’Euro è un progetto irreversibile”.
Quindi tutto quanto gira attorno ad un discorso di Euro-frammentazione lascia il tempo che trova.

Un discorso troppo “interessato” e condizionato dalla sua posizione? Può darsi. Come è ovvio che non poteva certo dire diversamente.
E sull’attuale QE (Quantitative Easing) ha fatto capire che la missione non è ancora compiuta e quindi è presto per parlare di exit strategy, anche perchè l’inflazione non si è ancora stabilizzata.
Quindi come potete capire, nulla di nuovo sul fronte BCE.

Anche se occorre ammettere che le dimensioni del nostro QE sono già ragguardevoli. Parliamo spesso con “snellezza” di acquisti da 80-60 miliardi di Euro al mese. Ma quando significa per l’economia dell’Eurozona?
Ed in paragone con il grande QE USA, come stanno le cose?
Beh, il grafico che vi presento è abbastanza imbarazzante, visto che in molti potrebbero pensare che lo sforzo della FED sia stato maggiore di quanto messo sul piatto dalla BCE. Ed invece non è andata così.

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Il rapporto tra il QE europeo ed il PIL dell’Eurozona arriva quasi al 39%, mentre il rapporto tra il QE USA ed il PIL americano supera di poco, oggi, il 23,5% dopo essere stato di poco sopra il 25%.

Quindi nessuno può negare che lo sforzo di Draghi è stato addirittura maggiore di quanto fatto dalla “madre” di tutte le banche centrali.
Quasi il doppio , e scusate se è poco.
Come potete immaginare, Draghi ha ovviamente lodato il QE come politica monetaria che ha creato posti di lavoro, ha fatto crollare i costi dei finanziamenti ed ha stabilizzato le economie ed i debiti pubblici. Senza però riuscire a frenarli, vedi il capitolo Italia.
Ora, la domanda che dobbiamo farci è la seguente. Visto che il QE non può essere tendente ad infinito, visto che i suoi benefici sono sempre più limitati e visto che prima o poi, la BCE interromperà il suo sostegno…che succederà ad un paese come l’Italia?
Il bilancio della BCE intanto si gonfierà ancora per un po’. Il QE va avanti come da programma, con dei benefici che sono ormai discutibili.

bilancio-bce-inflazione-prevista-eurozona

Inoltre è ormai chiaro che la BCE prende a modello proprio la FED a livello di “guidance”. Infatti Draghi ha capito che al minimo accenno di restrizione monetaria, il mercato risponde col nervosismo (volatilità).

Voi tutti avete visto anche dai miei post precedenti come è messa la volatilità e quindi, sotto questo aspetto, un plauso ai banchieri centrali che al momento hanno il controllo della situazione. Al momento.

Ma quanto inizierà a sentire la percezione del tapering, che per forza di cose diventerà prima o poi realtà, che cosa succederà? Questa volatilità compressa rimarrà sempre debole? Sono certo di no. Ma queste “percezioni” vogliono essere evitate il più possibile. E Draghi coi suoi discorsi mira proprio a questo.

Il problema non è il SE accadrà, ma il QUANDO. Per molti il QE arà addirittura allungo, per altri la fine del QE prevista per inizio 2018 coinciderà col tapering.
Tutte parole al vento. In realtà Draghi farà tutto quanto necessario per “adeguarsi” al mercato sempre con l’obiettivo di tenere compressa la volatilità, anche perché questo processo comporterebbe “effetti colaterali” su tutto il mondo dei tassi di interesse. Le curve di rendimento dei bond diventerebbero più ripide con evidenti conseguenze per il prezzo dei titoli obbligazionari, enfatizzati da una eventuale duration.
E gli High Yield potrebbero diventare un problema? Magari nel breve no, ma poi col tempo…teneteli d’occhio. Chi invece potrebbe avere effetti benevoli da questo scenario sono invece le banche. Tassi in aumento significa anche maggiore redditività per il settore. Ma occhio al titoli che le banche hanno in pancia ed al rischio NPL che, in caso di crescita moderata, si farebbe ancora più forte.

E poi…c’è il rischio Italia… Ce la caveremo anche stavolta?

Riproduzione riservata

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Danilo DT

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1 commento Commenta
paolo41
Scritto il 11 maggio 2017 at 11:57

ma non pensi che nessuno dei “manovratori” ha interesse a mandare all’aria il mondo dei “giocattoli” che hanno costruito ….. ????? perché alzare i tassi se non c’è inflazione e i vari PIL non sono poi esaltanti …. ???? e anche in USA mi sembra che il sistema manifatturiero sia un po’ fermo in termini di posti di lavoro e gli aumenti si sono verificati quasi tutti nei servizi e molti a part-time e comunque con remunerazioni contenute…… attenzione anche al fatto che l’aumento degli utili di molte aziende americane sono realizzati in paesi stranieri e sono lì giacenti per non pagare tasse ( abbiamo anche visto che fregano anche sul pagamento delle tasse locali !!!!!!).
Agli italioti, prima o dopo, toccherà lo stesso destino della Grecia: interverrà l’EU a forzarci azioni per la riduzione del debito, manderemo in pensione ….. finalmente il CNEL, aumenterà l’IVA, arriveranno nuove patrimoniali e nuove tasse e sempre più burocrazia …. la Bossi darà le dimissioni insieme a D’Alema, Bossi, Fassino, etc …. insomma tutti quelli che si sono dati da fare per interferire sulle banche…. Berlusconi si ritirerà insieme alle “olgettine”…… Bersani a lucidare …. gli scogli….Woodcock e alcuni noti giornalisti continueranno a farsi concorrenza per alimentare la “cronaca” …… la giustizia si insabbierà definitivamente…..
sperando che noi più anziani si riesca ancora ad assistere a tale spettacolo !!!!!!

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