DJTA diverge da SPX: ma i mercati poi sono un’altra cosa

Scritto il alle 09:06 da Danilo DT

Grafico già arcinoto ma che mi piace riportare in evidenza. In realtà è un grande classico per chi conosce la cosiddetta “Dow Theory” che prevede semplicemente che i due grafici si confermino a vicenda.
Il mese di febbraio è stato un mese di profonda divergenza tra DJIA e DJTA.  E il grafico che confronta questi due indici è già stato presentato in passato. In questo post ritroverete un confronto tra SPX e DJTA.
Segno che l’economia USA non sta poi tirando così tanto.
E’ fisiologico attendersi un pull back, ma facciamo attenzione: oggi l’economia (e non solo quella europea) è drogata dalla politica monetaria aggressiva.
Anche se non sono proprio operazioni simili, il quantitative easing è tranquillamente paragonabile negli effetti al nostro LTRO.
Per entrambe le manovre siamo arrivati alla seconda puntata (QE2 e LTRO2). Al momento non è prevista un terzo episodio semplicemente perché gli effetti dei primi due (ovviamente il LTRO2 è appena partito) non sono ancora terminati. Ma poi…siamo così certi che non si farà un’altra bella dose di doping monetario?
Mai sottovalutare la potenza delle banche centrali.

SPX vs DJTA

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DT

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21 commenti Commenta
john_ludd
Scritto il 6 marzo 2012 at 09:15

DT scrive:

“… Mai sottovalutare la potenza delle banche centrali.”

non credo sia così. Direi piuttosto:

… Mai sottovalutare la disperazione delle banche centrali.

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poseidone
Scritto il 6 marzo 2012 at 09:23

ma perche la giapponesizzazione dell’economia o l’intervento massiccio delle banche centrali per l’acquisto dei titoli statali è vista come una brutta cosa?

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sturmer
Scritto il 6 marzo 2012 at 09:48

… perchè è il passo prima del baratro, considerando soprattutto che il Giappone è riuscito a stare a galla questi 20 anni solo grazie alle esportazioni verso le economie del resto del mondo… ma se crolla tutto assieme…

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a_rnasi
Scritto il 6 marzo 2012 at 09:50

ocio che non è DJIA vs DJTA ma SPX vs DJTA

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poseidone
Scritto il 6 marzo 2012 at 10:01

sturmer@finanza,

scusa l’ignoranza e chiedo anche perdono di questo,. ma mettiamo caso che sia l’america che l’europa facciano come sta facendo ora il giappone, che problema sarebbe per l’economia?

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poseidone
Scritto il 6 marzo 2012 at 10:05

cioè si annullerebbe definitivamente la paura del debito dei paesi..

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gremlin
Scritto il 6 marzo 2012 at 10:31

poseidone@finanza,

Il giappone è un sistema complesso che puoi analizzare da mille punti di vista diversi e ciascuno presenta due facce della stessa medaglia; siccome qui è tecnicamente impossibile imbastire una tavola rotonda su argomenti di questa portata ti propongo uno dei tanti punti di vista, cioè il grafico di lungo periodo del nikkey e ti chiedo: se tu avessi comprato azionario giapponese nel 1990 ora saresti contento? e vent’anni è un periodo sufficiente per esprimere nei prezzi di borsa un giudizio socioeconomico sul Paese

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yaldus
Scritto il 6 marzo 2012 at 10:42

Caro Poseidone, tu sogni un bel sistema di debito giapponese ma ormai è precluso per noi italiani! Da oltre 15 anni, abbiamo ceduto al mercato il 50 % del nostro debito e siamo assolutamente “dipendenti”. La sola Francia possiede un quarto del debito italico. Come pensamo di uscirne? Abbiamo perduto la sovranità nazionale e stiamo navigando in acque sconosciute!

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yaldus
Scritto il 6 marzo 2012 at 10:52

E poi, l’esplicito grafico di Gremlin evidenzia sì, che il Giappone è blindato in casa (stato+creditori), ma ha pesantemente perduto il favore dei mercati mondiali!

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john_ludd
Scritto il 6 marzo 2012 at 11:28

gremlin,

mi ricorda il grafico di un’altra borsa… chissà quale.

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sturmer
Scritto il 6 marzo 2012 at 11:29

Ciao… ti rispondo per quello che posso, non essendo un professionista della finanza, quindi chiedo perdono per una spiegazione non tecnica.

Dato che l’economia dei paesi alla fine si basa sul mercato di beni reali e non sul mercato della fuffa finanziaria, prima o poi un consumatore/risparmiatore, massacrato da tassi reali negativi (a causa non tanto della reale propensione al risparmio, ma delle manovre della banca centrale che abbassa il tasso di interesse immettendo liquidità dal nulla, qe, ltro…ecc..) preferisce beni reali ad investimenti finanziari dal rendimento negativo.

Allora cosa succede?
Che nessuno compra più i titoli del debito statale, se non le banche, che però per farlo sono costrette (in realtà ritengo stato e banche assolutamente colluse, ma sarebbe lungo spiegarlo in dettaglio…) a chiedere liquidità alla banca centrale, subordinata alla politica statale.

Si innesca così un circolo vizioso e senza sbocchi tra debito pubblico e banche, peccato però che la liquidità immessa serva allo stato per comprare beni e servizi reali sul mercato dell’economia reale, che così viene lentamente prosciugata della sua capacità di creare ricchezza… come una vacca troppo munta.

In pratica se rifletti i debiti pubblici non sono altro che un altro modo dello stato di consumare più ricchezza reale di quanta sarebbe stata socialmente “accettabile” se prelevata per via fiscale… per farci cosa dipende dalla serietà dei singoli paesi (per cui piango al pensiero di quello che ci abbiamo fatto in italia…).

Fintantochè non faremo un partito dei produttori per contrastare i partiti di parassiti… continueranno a mungere finchè potranno…

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sturmer
Scritto il 6 marzo 2012 at 11:41

Bis… ritengo che il Giappone sia riuscito a resistere, ed anzi ad indicare le strade di politica economic e finanziaria alle altre banche centrali, proprio in ragione della sua specificità culturale e della situazione generale del resto del mondo…

A) debito pubblico comprato internamente (credo che la percentuale di debito esptero sia molto bassa, cosa che impedisce le pressioni internazionali a cui sono invce sottoposti gli altri paesi)
B) possibilità di far girare l’economia reale grazie alle esportazioni (non dimentichiamo che la 2°GM è stata provocata dall’esigenza di risorse che il giappone non possedeva e non possiede…)
C) una cultura nazionale (oserei dire nazionalista) molto forte che penso sia solo nascosta, e non del tutto sopita, che però permette di far accettare alla popolazione una situazione che in occidente non sarebbe accettata (vai a dire ad un europeo di comprare i titoli del suo stato quando potrebbe investire meglio i suoi soldi…)

Ora, quanti di questi presupposti esistono nell’attuale economia occidentale?
Fino a quando il denaro non sarà considerato solo carta straccia, con le implicazioni che ne seguono?

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kry
Scritto il 6 marzo 2012 at 11:42

yaldus@finanza,

Finalmente capisco perchè la finanza Francese è presente con quote rilevanti nelle maggiori banche nazionali: per tutelare i loro interessi.
sturmer@finanza,

Fin troppo chiaro per capire cosa vuol dire (parziale)”socializzazione delle perdite”.( Peccato che continueranno a mungere perchè vige la legge CHI SBAGLIA NON PAGA). Grazie.

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Scritto il 6 marzo 2012 at 11:54

john_ludd@finanza: DT scrive:“… Mai sottovalutare la potenza delle banche centrali.”non credo sia così. Direi piuttosto:… Mai sottovalutare la disperazione delle banche centrali.

Allora mettiamola così. mai sottovalutare la disperata potenza delle banche centrali iperdepresse. :mrgreen:

a_rnasi@finanza: ocio che non è DJIA vs DJTA ma SPX vs DJTA

Vero.. correggo subito…

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paolo41
Scritto il 6 marzo 2012 at 12:26

….se andate ancora avanti con queste considerazioni, arrivate alla “nazionalizzazione coatta” del debito che avevamo proposto insieme a Gainhunter…
Per inciso anche la Camusso si è fatta paladina di tale soluzione..!!!!

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sturmer
Scritto il 6 marzo 2012 at 13:29

Camusso, una degli esponenti del sistema di parassitismo assistito che ha mandato l’italia in vacca… per non sbagliare mai, chiedi la loro opinione e fai il contrario!

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lukeof
Scritto il 6 marzo 2012 at 13:48

sturmer@finanza,

Caro Sturmer, non dimentichiamoci mai che il sistema di “parassitismo assistito” è di genesi politica e non risponde ad alcunchè schieramento ma a semplici logiche spartitorie e di dominio ai vari livelli (nazionale, regionale, locale) dei vari “ras” di partito in maniera trasversale.

Ergo se è indubbio (e in particolare nella PA lo è senza ombra di dubbio) che la CGIL (come altri) nulla ha fatto per modificare lo status quo ergendosi ed arroccandosi a difesa della situazione, è altresi’ vero che essa NON è affatto la causa del problema.

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sturmer
Scritto il 6 marzo 2012 at 15:11

lukeof@finanza,

Ciao… magari non causa unica, ma concausa di certo… e con l’aggravante di fornire anche una “tutela ideologica” al parassitismo stesso… basti vedere le difese d’ufficio di certi “lavoratori” presi con le mani nel sacco (ricordi Malpensa qualche anno fa?).
Licenziamento in tronco, altro che difesa perchè “poveretti…”
Questo è il mio pensiero…

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lukeof
Scritto il 6 marzo 2012 at 15:19

sturmer@finanza,

Pensare che un sindacato non tuteli i suoi iscritti è come chiedere ad un avvocato di non difendere gli assassini (anche in flagrante).

Se poi la legislazione (perchè il problema sta li’) permette ai famosi parassiti e ladri di continuare a lavorare il problema è la medesima “legislazione” (o meglio la sua interpretazione).
In altri termini è facile indicare i colpevoli “ideologici” è piu’ difficile trovare i riferimenti reali, e ti diro’ perfino, che l’Art. 18 c’entra ben poco al riguardo.

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sturmer
Scritto il 6 marzo 2012 at 16:40

lukeof@finanza,

Hai ragione.. ma dopo essermi scontrato più volte con certi personaggi… per me sono come il classico drappo rosso di fronte ad un toro…

Condivido in pieno la tua opinione relativa alla scarsa qualità e obiettività degli interpreti della legislazione…
:lol::lol::lol::lol:

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john_ludd
Scritto il 6 marzo 2012 at 17:50

Come volevasi dimostrare il mercato alla prima correzione piomba giù del 3,4%. Rialzo solido non c’è che dire. Tutto correlato, o tutto su, poco alla volta per mesi, o tutto giù, a testa bassa, da 3 piani. Deja vu all over again.

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