DEBITO PUBBLICO: il reale costo dello SPREAD BTP BUND

Scritto il alle 11:15 da Danilo DT

Grazie alla crisi di credibilità politica, il nostro debito pubblico è salito sulle montagne russe, con un forte aumento della volatilità delle quotazioni. Ed in linea di massima, su tutte le scadenze, i rendimenti sono aumentati.
Quindi il famoso Spread BTP Bund non è che la punta dell’iceberg.

SPREAD BTP BUND

 

Si è parlato anche degli interventi del Tesoro a sostegno del nostro debito, scatenando anche un po’ di confusione tra quello che è l’intervento sponda BCE ed il buy back governativo.
Poco importa, il fatto è che i rendimenti dei titoli di stato italiani si sono innalzati su tutta la curva ed il famoso spread lo si può vedere impennato su tutte le scadenze.
Il risultato che otteniamo a livello di rendimenti, è questo.

E’ la curva dei rendimenti attuali confrontata con la stessa tre mesi fa.
Si nota chiaramente l’impennata dei rendimenti di cui sopra, un costo aggiunto per l’Italia e indirettamente per il popolo italiano, un premio che ci occorrerà pagare a colo che credono nell’Italia.
Occorre però fare chiarezza, visto che anche sotto questo aspetto la confusione è tanta.
Prima cosa. Sapete come è composto il nostro debito pubblico?

Struttura debito pubblico italiano

Il grafico è eloquente. Il nostro debito pubblico è composto soprattutto da BTP per un 83.93%. Le briciole restano ai BOT 8.30% ed ai CCT 7.69 %.
Seconda cosa. Sapete come è distribuita la scadenza nel nostro debito pubblico?

Scadenze debito pubblico italiano

Per farla breve, grazie al QE di Mario Draghi, è stato possibile allungare di brutto al duration media nel nostro debito pubblico la quale è diventata pari a circa 7.5 anni.
Quindi, capite benissimo che avere bond che hanno una duration così lunga per lo più a tasso fisso, significa intanto “bloccare” apparentemente il costo del debito (di vecchia emissione) risparmiando un sacco di soldi.
Ovvio, poi ogni anno ci tocca emettere nuovi bond (e qui diventa fondamentale il sentiment e la curva dei tassi italiani). Intanto però una buona base ce la siamo creata. Resta il fatto che con una curva dei rendimenti attuali, comporterà per il nostro debito di nuova emissione una fonte di costo decisamente importante. E’ stato calcolato che in soldoni, significa una spesa teorica di 15 miliardi di Euro in più.
Mica briciole!
Aggiungiamoli a quelli che sono i sogni del Governo Tria marchiato M5S e Lega, ed ecco che siamo belli scoperti. Auguri.

STAY TUNED!

Danilo DT

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4 commenti Commenta
paolo41
Scritto il 10 agosto 2018 at 08:06

…. si sente sempre più forte l’odore del 2011 !!!!!!!……. o sono tutte azioni per tirare fuori il piano B ? ??

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paolo41
Scritto il 10 agosto 2018 at 14:54

….. ci nascondiamo dietro la crisi della lira turca, ma…… il rendimento del decennale italiano ha raggiunto 3 !!!!!!

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pdf79
Scritto il 10 agosto 2018 at 15:40

Il punto è il qe è infinito oppure no? nella seconda ipotesi draghi nel 2011 ha comprato solo tempo, ai posteri l’ardua sentenza se sia stata una mossa azzeccata, lo dico perchè anche i più europeisti non potranno pensare che in 8 anni si cambiava l’europa e i vari stati, fantascienza.
Il piano B è un dato di fatto indipendentemente dal governo in carica, l’euro e l’europa sono dei progetti nati male e poco dopo l’introduzione dell’euro tuttii chi più chi meno volevano/vogliono dei correttivi ma se in 16 anni non si è riusciti a cambiare un cavolo quando si dovrebbe fare?
Ultima cosa gli inglesi hanno votato la brexit, se si sono portati avanti loro la cosa è perlomeno sospetta.

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filipposense1
Scritto il 11 agosto 2018 at 12:39

Io vedo ancora un bel muro di scadenze nel 2019. Credo che le cifre siano in USD in quanto a me risultano 216 B € nel 2019. Complimenti DT, faccio notare come il dato del 2018 sia falsato in quanto preso durante l’anno in corso. In realtà nel 2018 avevamo da rifinanziare la bellezza di circa 309 B €. L’operazione del QE europeo, a livello Italia, è stata un successo in quanto ha fatto si di riuscire a spalmare negli anni, e a tassi decisamente minimi, il nostro debito monstre.

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