DEBITO PUBBLICO: diminuisce il costo, aumenta il volume. Ma è sostenibile?

Scritto il alle 11:11 da Danilo DT

debito-pubblico-italiaDebito pubblico. Vale a dire il grande fardello che ogni italiano si ritrova suo malgrado sulla schiena. Un macigno che frena inesorabilmente il percorso della crescita economica. E proprio questo è stato l’oggetto di un recente studio del FMI intitolato “When Should Public Debt Be Reduced?”, effettuato su una tabella elaborata da Moody’s Analytics.

Occorre ridurlo, ovvio, ma come fare?

Ecco cosa dice il report del FMI:

Niente spazi di manovra per le riduzioni fiscali per l’Italia. Nelle stesse condizioni si trovano solo il Giappone, la Grecia e Cipro. Quando un Paese ha un limitato spazio fiscale, si legge, significa che si trova vicino a un limite sul debito a cui i mercati chiedono un enorme premio o persino vi negano l’accesso. Per queste nazioni che sono considerate a “grave rischio” – sostiene l’Fmi – il peso della sostenibilita’ del debito lascia poche opzioni e le nazioni in questione devono focalizzarsi sulla riduzione del debito. Nello studio del Fondo, intitolato “When Should Public Debt Be Reduced?” (Quando il debito pubblico dovrebbe essere ridotto) si sostiene che i Paesi considerati come “sicuri” – Regno Unito, Usa, Germania, Svizzera e Norvegia (la piu’ virtuosa) -possono finanziarsi a tassi di interesse ragionevolmente o persino eccezionalmente bassi. Per loro “non c’e’ una reale possibilita’ di una crisi provocata dal debito sovrano” e quindi lasciare il debito e permettere al rapporto debito/Pil di scendere in modo organico attraverso la crescita “potrebbe essere la migliore opzione”. – (Source) 

Il grande problema infatti è proprio questo. La crescita: se il PIL non cresce, il rapporto debito/PIL non può che degenerare e l’impatto del debito pubblico, interessi compresi, non fa che aumentare. E se non è la crescita c’è solo un’altra cosa che può aiutare e non poco: l’inflazione. Peccato che il quadro di fondo non sia molto a nostro favore…

«Il debito pubblico italiano deve assolutamente scendere e lo farà. Punto. Poi dovremo aumentare la crescita, sfruttare i tassi di interesse bassi, che non dureranno a lungo, ma toccherà alle politiche fiscali recuperare l’avanzo primario che avevamo e che era il più alto in Europa. Nello stesso tempo un po’ più di inflazione ci potrà aiutare». (Source) 

Vivere solo sulla speranza e nella consapevolezza di dover coesistere con un lungo periodo di debt deflation non è certo il massimo per un paese come il nostro, anche perché, non dimentichiamolo, nella migliore delle ipotesi inflattive, ovvero se riparte l’inflazione, la BCE sarà costretta nel medio periodo ad alzare i tassi. E a quel punto, siamo così sicuri che per un paese come il nostro sia un bene? Intanto attenzione.

Debito pubblico italiano: 15% a breve

italia-debito-pubblico-consistenza-scadenze

ll 15% dei titoli di Stato italiani ha una maturità di meno di un anno, il che rende l’Italia il terzo paese Ue con la più alta percentuale di debito pubblico a breve scadenza, dopo Svezia e Bulgaria. Questo fatto è importante in quanto, con questo scenario di tassi, permette di allungare eventualmente le scadenze dello stesso, diminuendo il costo di approvigionamento. Il grafico qui sopra vi fa vedere quanto è importante in questi prossimi anni avere tassi bassi per poter migliorare ulteriormente quel 3.77% che già è difendibile se consideriamo il “merito” del’Italia (thanks to QE e BCE) e se paragonato a rendimenti visti in passato.

Mario Draghi, quindi, con il suo artificioso QE fa un grandissimo piacere alle finanze pubbliche le quali possono “rollare” il debito a scadenze più lontane con costi minori.

Ci tengo infatti a precisare una cosa che spesso viene dimenticata.

Un paese NON fallisce se ha un alto debito pubblico. Fa default se non ha il CASH per pagare cedole o rimborsi di capitale. Il debito pubblico (Giappone insegna) può anche essere di importanti dimensioni ma la cosa che più conta è che resti sostenibile e non fuori controllo. Ovviamente, essendo all’interno di un’organizzazione come l’Euro, volumetricamente parlando il debito pubblico italico fa paura anche perché il suo costo (anche se basso grazie ai tassi zero di oggi) è importante se rapportato al PIL complessivo e soprattutto FRENA qualsiasi operazione di “deficit spending”.

Capite benissimo che, quindi, diminuire il debito pubblico in queste condizioni è tutt’altro che facile. Non si cresce, non c’è inflazione, bisognerebbe investire per ripartire, occorrerebbe aumentare salari e pensioni. Ma non ci sono spazi.
Guardate questo grafico.

Debito pubblico ed interessi pagati

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Come potete vedere, il debito pubblico continua a lievitare, ma guardate sotto il costo dello stesso. Per assurdo oggi il debito pubblico al 132% del PIL ci costa come quando nel 2006 il rapporto era pari a circa 102%.

Domanda: cosa accade se il costo del denaro inizia a lievitare? Che questo costo decolla, soprattutto che non si è riusciti a rollare sufficientemente sul lungo periodo. Dite che ci sarà l’inflazione ad aiutarci? Questo bisogna vederlo, intanto approfittiamo del momento e cerchiamo di rinnovare il rinnovabile allungando le scadenze. E poi …tanti auguri….

UPDATE: si diceva del debito pubblico italiano?

ROMA, 15 giugno (Reuters) – Il debito pubblico italiano è aumentato nel mese di aprile di 10 miliardi a 2.194,5 miliardi di euro. Lo si legge nel Supplemento di finanza pubblica al Bollettino statistico di Bankitalia.

L’incremento, spiega Via Nazionale, è stato superiore al fabbisogno del mese (6,4 miliardi) per l’aumento di 4,2 miliardi delle disponibilità liquide del Tesoro (a fine aprile pari a 83,1 miliardi; 77,4 ad aprile 2014). In senso opposto ha operato l’effetto complessivo dell’emissione di titoli sopra la pari, dell’apprezzamento dell’euro e degli effetti della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione (0,6 miliardi).

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Danilo DT

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6 commenti Commenta
lukeof
Scritto il 15 giugno 2015 at 13:29

C’era un ottimo studio della BIS che (pur in termini prudenziali) studiava la questione della “sostenibilità del debito” a livello globale.
Si trova qui: http://www.voltairenet.org/article164897.html

Ora, su questa questione della “sostenibilità” si sono sprecati milioni di bit e di parole.

Il mio parere è drastico ma abbastanza semplice.
Il debito attuale, anche considerandolo a livello mondiale, NON E’ SOSTENIBILE IN NESSUNA MANIERA NE’ MODO.
Soltanto pochissime “isole felici” possono riuscire a “tenere sotto controllo” il debito, ma tutte le altre (e parliamo della stragrande maggioranza) non ne hanno ALCUNA possibilità.

Il problema che “un paese non fallisce se ha un alto debito ma se non ha i soldi per pagarlo” è verissimo, come ripeto da tanto tempo il problema vero per un paese non è affatto un “nominale default” ma la crisi di liquidità, ma è altresi’ vero che siamo in una fase in cui il costo interessi del debito è mantenuto artificiosamente basso, ma che tale “intervento” delle banche centrali non ha nessuna possibilità di “eternità” e nemmeno di stabilità.

Quindi la si giri come la si vuole, ma questa mole di debito non è piu’ sostenibile anche e solo in termini di interessi richiesti.
Poi se ci si vuole chiudere gli occhi le orecchie e anche il naso, è altra questione.

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aorlansky60
Scritto il 15 giugno 2015 at 16:01

La Germania ha -dato uffle EUROStat 2014- un valore di debito assoluto superiore a quello dell’italia, ma il suo debito pubbl preoccupa molto meno -tanto che le sue emissioni sono prese a riferimento per gli altri dell’eurozona- in quanto il suo pil cresce anno dopo anno dando così fiducia agli investitori e ai mercati tutti; cosa che invece non riesce a dare l’italia, dato che con quella crescita asfitica che si trascina dietro da anni (e le prospettive future non sono rosee) ne fanno un paese che più che attirare investitori ne accresce il clima di sfiducia.

Il dato uscito oggi da BankItalia sul valore di deb pubbl raggiunto a APR 2015 – – è il più elevato di sempre.

Da molti anni ormai monitoro mensilmente questo dato e la statistica che ne consegue cita una cosa certa : il deb pubbl italiano è in costante crescita al ritmo medio di 60 mld/anno negli ultimi 12 anni.

Il problema per l’italia è che da quando è entrata a far parte del consorzio chiamato EURO non può più decidere da sola le sue misure economiche ma deve sottostare a regole imposte più in alto di lei.

Ai burocrati UE non sfugge che l’italia è il paese più vecchio d’europa(17 mln di pensioni erogate) e che di conseguenza pesa su di essa una spesa assistenzialistica più elevata di altri paesi (in italia le pensioni si bevono annualmente € 280 mld su una spesa tot di € 800 mld al netto degli interessi versati sul debito); non ci sarebbe alcun problema in una paese dalla Costituzione a dal Welfare migliori che sia mai stato creato nel mondo come l’italia, se il tutto fosse sostenibile con una crescita annua come quella della Cina (7%); il fatto però è che la sostenibilità di tutti questi benefit non cresce per aria come manna dal cielo ne in terra dalle piantagioni, ma è data solo dalla ricchezza che un paese è in grado di creare anno per anno, e se questa negli ultimi 8 anni si è rivelata quel che è in italia(*), si comprende che per un investitore che valuta tutte queste causali, investire in un paese come il ns diventa un bel rischio; se poi egli valuta altri fattori nel novero delle deficienze croniche che il ns paese si trascina dietro da decenni, ovvero “lentezza pachidermica del suo sistema giuridico, burocrazia della pubbl amministraz e qualità correlata dei servizi italiani” il quadro che ne emerge è ulteriormente demotivante.

Essendo già ben oltre il massimo sopportabile la pressione fiscale esercitata dallo Stato ita sui propri cittadini, è chiaro che l’italia si ritrova in un vicolo cieco senza uscita. Se la desertificazione del lavoro procede in futuro al ritmo condotto nel corso degli ultimi anni devastati dalla crisi, può essere messo in dubbio la sostenibilità dell’intero servizio pensionistico nei prossimi anni.

(*)andamento pil italiano nel corso ultimi otto anni – fonte dati Istat :

2007 +1,4%
2008 -1,0%
2009 -5,1% (anno terrificante, nel quale il deb pubbl è balzato a +5,8% sull’anno prec)
2010 +1,5%
2011 +0,6%
2012 -2,5%
2013 -1,9%
2014 -0,4%

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aorlansky60
Scritto il 15 giugno 2015 at 16:19

Un paese NON fallisce se ha un alto debito pubblico. Fa default se non ha il CASH per pagare cedole o rimborsi di capitale.

ESATTO.

Un paese come il nostro, per il debito che si porta dietro, deve continuamente organizzare mese dopo mese aste di propri bonds a varie scadenze; guai se la domanda andasse deserta rispetto all’offerta anche in una sola occasione o fosse molto minore dell’offerta! lo Stato italiano non potrebbe corrispondere pensioni e stipendi pubbl. da li a un solo mese di distanza!!

C’è da sperare che il clima di fiducia(…) verso l’italia non venga mai meno, e i bassi tassi attuali aiutano non poco in questo… un altro dato che aiuta la fiducia è sapere che il debito privato degli italiani è il minore di tutti in orbita UE (Francesi inglesi e tedeschi sono assai più indebitati di noi a livello privato, e se si mettesse l’aggregato di questi 3 paesi, si scoprirebbe che l’UK è indebitata da far paura, ma PAURA veramente, eppure riscuote più fiducia di noi a livello internazionale…)

Il Giappone viaggia attualmente al 246% di rapp deb/pil

se ci mettiamo l’aggregato del debito priv dei giapponesi, si raggiunge quasi il 500% .

Perchè nessuno al mondo parla mai del giappone -in tema di deb pubbl- ne se ne preoccupa ?

perchè il debito pubbl jap è tutto nelle mani dei giapponesi o per meglio dire tutto in pancia della BOJ che da anni, senza che abbia annunciato di voler cambiare la sua politica a breve, ricompra il proprio debito al ritmo selvaggio di oltre 500 mld di $ all’anno rapportati alla loro divisa locale. Cosi facendo però stanno emettendo una sentenza sul futuro del paese (ma questi sono solo dettagli del tipo : i nodi al pettine arriveranno di sicuro prima o poi, ma ad altri rispetto a quelli che sono al comando ora in Giappone…): come faceva notare Lukeof circa l’insostenibilità del debito pubbl a livello mondiale, il Giappone è messo in posizione di preminenza per costituire valido es di un paese destinato al COLLASSO economico.

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lukeof
Scritto il 15 giugno 2015 at 16:22

A parte che il debito pubblico tedesco (a differenza dell’Italia) NON considera al suo interno i debiti delle varie casse tipo KfW, senno’ saremmo a limiti ben superiori, ripeto che (a mio parere) fare considerazioni sull’ipotetica “sostenibilità”, sia in Germania come dovuneque è come giocare col cerino.
Il mercato obbligazionario oramai (e da parecchi anni) è volatile QUANTO quello azionario, e pensare che solo in quanto “emissione concorrente” ci sia una sorta di utilizzo come “bene rifugio” a fronte di tensioni su altre emissioni è semplicemente una boutade.
Su tassi negativi o vicini allo zero hai difficoltà a reperire acquirenti, perchè TUTTI sono alla ricera di rendimenti e ci mettono meno di una frazione di secondo a mollare miliardi di euro di emissioni per trasmigrare su altri mercati.
In questo momento quello che ci salva è il rischio cambio, perchè ovviamente tutti i grossi gestori di portafoglio devono tenere presente appunto questa variabile che riduce la tendenza a utilizzare emissioni estere a piu’ alto rendimento, ma poichè è tutto collegato, è altrettanto chiaro che tensioni valutarie sull’Euro conseguenti a problemi sia della Grecia che del Portogallo che dell’Italia o della Spagna, porterebbero anche il sistema tedesco a risentirne, senza piu’l’ombrello del cambio.

Hai voglia a raccontare che “oddio la Germania è fortissima” o altre questioni.
Anche il Giappone è fortissimo come economia reale, ma è sull’orlo del disastro, e questo indipendentemente da quanto siano produttivi o da quanto sia efficiente la PA o altro.

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ob1KnoB
Scritto il 15 giugno 2015 at 16:30

Chissa perchè ci si dimentica sempre che già di fronte alla ragion di stato…una cosa interamente tua potrebbe già non essere tua…figuriamoci se hai un debito… e non cambia, se non socialmente (e globalmente è il problema) se a te sembra di avere una cosa ma il tuo stato si indebita per te (…per te?!)

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ob1KnoB
Scritto il 15 giugno 2015 at 16:36

lukeof@finanza,

Il mio mentore (rip) mi ricordava sempre quando compravo: “ricordati che un asset non vale quanto ‘vale’ ma solo quanto riesci a venderlo e spesso neanche”.

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