CURRENCY WAR 2.0.2018: Trump lancia la sfida al mondo

Scritto il alle 08:01 da Danilo DT

Se prima c’era una disciplina quasi scientifica, oggi con l’arrivo del ciclone Trump non è più così. Prima ogni parola veniva pesata e pensata. Oggi con l’arrivo del ciclone Trump è tutto diverso e chissenefrega che quanto si dice può creare sconquasso.
Nel concreto, si stanno mettendo le basi per far saltare quel tacito accordo tra banche centrali e governi per pilotare nel modo più omogeneo e tranquillo (leggasi bassa volatilità e basso rischio) l’economia mondiale. Guerra valutaria insomma.

Cosa è successo ieri?
Euro ai massimi storici. Motivo? Ha parlato Mnuchin.

L’amministrazione Trump e’ tornata a infischiarsene della tradizione. I governi Usa precedenti si erano ben guardati dall’esprimersi sui cambi valutari ma non quello del 45esimo presidente americano. Un anno fa, ancora prima di mettere piede alla Casa Bianca, il miliardario di New York fresco di vittoria elettorale aveva fatto discutere per avere detto in una intervista al Wall Street Journal che “il dollaro e’ troppo forte“. Oggi il suo segretario al Tesoro, Steven Mnuchin, ha dichiarato che un dollaro debole fa bene all’America. (…) “Un dollaro debole fa bene al commercio” americano, ha detto l’ex Goldman Sachs parlando da Davos, la localita’ svizzera dove e’ in corso il World Economic Forum. (…)

Qui non si pala di eventuale debolezza strutturale del Dollaro USA, ma di mettere le basi ad una vera e propria guerra valutaria. Il mercato legge le parole di Mnuchin come un “atto di guerra” ed una volontà a spingere artificiosamente il Dollaro USA ancora più in basso. A conferma di quanto vi dico basta guardarsi indietro e capire qual è il “mood” dell’amministrazione Trump

(…) Si tenga presente che arrivato al suo undicesimo giorno alla Casa Bianca, Trump accuso’ la Cina e il Giappone di avere manipolato le proprie valute con l’intento di sostenere le esportazioni. E prima di lui il suo consulente numero uno in campo commerciale, Peter Navarro, attacco’ la Germania accusandola di sfruttare un euro “esageratamente svalutato” e dunque di avvantaggiarsi rispetto ai suoi partner commerciali. (…) (Source

Il messaggio non era casuale ed anzi è stato sottolineato e definitivamente CHIARITO dalle dichiarazioni del  Ministro del  Commercio  US Ross,  che ha chiaramente parlato di GUERRA VALUTARIA, dicendo tra l’altro che gli USA la stanno combattendo da un bel pò ed ora sono solo passati al contrattacco. Più evidente di così!

Quindi sembra tutto chiaro. Peccato però che questo comportamento potrebbe ovviamente portare beneficio all’export USA, con un cross EURUSD che si sta dirigendo verso quota 1,30. Ma allo stesso tempo va a ledere quei precari equilibri economici mondiali che, come ben sappiamo, stanno in piedi con lo sputo.

Non sto parlando dell’arrivo del cigno nero, ma semplicemente del fatto che tutto questo potrebbe essere destabilizzante perché banche centrali e governi si fanno in quattro con una forward guidance che potrebbe essere rivista.
Pensate un attimo, ad esempio alla BCE. E proprio oggi vedremo la risposta di Draghi alle brillanti attenzioni di Mnuchin. Causa sfrontatezza USA, c’è il rischio che il programma di lungo termine debba cambiare i connotati, e anche la politica sui tassi di interesse potrebbe essere rivista.

Guerra valutaria, ovvero un tutti contro tutti che alla fine porta ad un pareggio , ma con un evidente spreco di denaro e di energie senza poi ottenere nulla (perché pensate che l’Europa accetti di buon grado la sfrontatezza di Trump? Citofonare Merkel, ad esempio…)

(…) Giacca azzurra d’ordinanza, sorridente, Merkel sale sul palco blu, apre la cartellina nera e legge tutto d’un fiato il discorso in tedesco. «Noi crediamo che l’isolazionismo non ci faccia andare avanti, dobbiamo cooperare, il protezionismo non è la risposta giusta». Che i due non si amassero lo si era capito sin dall’inizio. Due storie, due visioni e caratteri troppo diversi: lei politica, figlia di un pastore protestante, lui spregiudicato uomo d’affari. Il solco lo approfondiscono le circostanze: la Merkel va cercando una nuova legittimazione in patria, e tornerà ad essere Cancelliera con pieni poteri solo a primavera con il sostegno determinante dei socialdemocratici dell’Spd. (…)“Siamo sottoposti a una forte pressione, le grandi società statunitensi hanno accesso ai nostri dati”. E oggi “i dati sono le materie prime del ventunesimo secolo. Chi li possiede?” Già: chi li possiede? (Source) 

Vi annoiavate? Bene , allora mettetevi comodi, di certo qualcosa sta per cambiare. L’amministrazione ha fatto chiaramente intendere l’intenzione di guardare solo al “breve termine”. Avranno ragione loro? Non credo proprio, ma il problema è che il loro comportamento obbliga il mondo ad adeguarsi. Ecco perchè ne vedremo delle belle.

STAY TUNED!

Danilo DT

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8 commenti Commenta
givett
Scritto il 25 gennaio 2018 at 09:24

Andrea Mazzalai @icebergfinanza
Segnatevela! #Trump dovrà affrontare nel 2017 un recessione economica e la #FED oltre a ridurre i tassi sarà costretta a lanciare il #QE4
15:07 – 13 nov 2016

Il 2017 è passato
Il 2018 come andrà ?

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givett
Scritto il 25 gennaio 2018 at 09:24

Mazzali Andrea … il censuratore dei sui blog

Vergognati Mazzalai

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fdonni
Scritto il 25 gennaio 2018 at 11:42

Ciao DT

Mi pare che questo dollaro ci abbia sorpresi proprio tutti. Tu stesso prevedevi un livello di 1,07 ad agosto e uno di 1,12 ad ottobre se non ricordo male…
A questo punto pensi che sia finita qui o davvero può arrivare a 1,30? Mi pare assurdo perché l’economia USA va bene, stanno alzando i tassi, e tutte le altre cose che ci stiamo dicendo da un po’…

Operativamente in questo momento usciresti dagli asset in dollari?

Un saluto e un ringraziamento per il tuo bel blog.

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    Scritto il 25 gennaio 2018 at 12:45

    Dici benissimo, lo shutdown da una parte ed una crescita economica con inflazione prospettica maggiore del previsto in Europa dall’altra hanno fatto la differenza.
    Il differenziale di rendimento resta però enormemente a favore dell’USD.
    Quindi questa debolezza estrema io non riesco a vederla come strutturale, per lo meno per ora, anche se la botta fiscale USA influirà di certo ancora sulla sua debolezza.

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Lukas
Scritto il 25 gennaio 2018 at 11:52

Caro Danilo,
se gli Usa proseguono su questa strada ne vedremo delle belle…….la Cina ha già downgradato il debito americano e minaccia di non comprare più i loro titoli…….nel caso vedremo che farà poi lo smargiasso di New York !!!

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doge
Scritto il 25 gennaio 2018 at 15:05

Ma d’altro canto non comprando il debito americano, metterebbero in crisi il sistema globale e quindi il proprio sistema con il rischio che tutto il loro sistema di bank shadow venga allo scoperto con annessi e connessi (questo come minimo). In pratica lo smargiasso sta dicendo ai cinesi o vi calmate con le vostre “performance artistiche” in cemento armato nei vari mari strategici oppure noi entriamo in forte crisi, ma voi tornate al baratto.

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Lukas
Scritto il 25 gennaio 2018 at 17:59

Mai visto debitori imporre condizioni ai creditori…..forse al tempo dei DOGI, ma sicuramente non ora.

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doge
Scritto il 26 gennaio 2018 at 10:29

Lukas,

Finché hai la migliore forza militare del mondo si, poi su questa si può discutere (come anche sugli attivi cinesi), ma sarebbe meglio non sperimentare nessuna prova di forza (soprattutto perchè abbiamo solo da perdere).

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